Tag: naturismo estero

  • Origini del Naturismo in Francia

    Origini del Naturismo in Francia

    Naturismo in Francia

    La Francia è da decenni la prima destinazione mondiale per il turismo naturista: circa 4 milioni di presenze naturiste all’anno, delle quali la metà straniere e il 40% sotto i 40 anni, 500 strutture ricettive naturiste, 155 associazioni, 85 spiagge autorizzate.

    La nascita e lo sviluppo del Naturismo in Francia ha radici lontane, ma non ha sempre avuto un percorso facile e lineare come si potrebbe pensare. Sono passati quasi cento anni dalle prime grandi battaglie culturali e sociali che i loro primi pionieri dovettero combattere, e qui vogliamo ripercorrere sinteticamente i passaggi principali della storia del Naturismo in Francia, così importante per la storia e lo sviluppo del Naturismo nel mondo.

    Anche se ci furono dei precursori a inizio ‘900 in varie località, soprattutto nel Sud, il fondatore del movimento naturista francese e suo primo organizzatore è stato Marcel Kiennè De Mongeot (1897-1977), che nel 1926 fonda la rivista “Vivre d’Abord”, una delle prime al mondo a parlare di nudo-naturismo. Ma il De Mongeot, prima ancora di parlare di nudismo e naturismo, introduce il concetto di “gimnosofia”, mutuato dall’India e Grecia antica, ritenendolo più accettabile per la società di allora e meno attaccabile dei termini “nudismo” e “naturismo” da parte dei pubblici poteri e dal clero; troverà però contestazioni a questo termine tra gli stessi naturisti di allora, che trovavano la parola “gimnosofia” poco comprensibile per la maggioranza delle persone e culturalmente troppo elitario. Ma proprio questo era uno degli scopi del De Mongeot: selezionare l’adesione al movimento naturista a persone scelte e moralmente irreprensibili. In ogni caso, è grazie a lui se dapprima in Francia e poi nel mondo si inizia a definire il naturismo come un valore umano universale per la protezione e promozione della natura e lo sviluppo interiore dell’essere, mai disgiunti dallo stile di vita della nudità in comune. Molti anni dopo scriverà: “per i gimnosofi la nudità è un simbolo di verità, di franchezza, di coraggio per un ritorno dell’essere umano a ciò che Dio o la Natura ha voluto che fosse”.

    Nel 1928, il De Mongeot fonda il primo centro naturista francese, lo “Sparta Club”, che troverà la sua definitiva sistemazione nella regione Seine-et-Oise, a est di Parigi. Nel 1930, insieme ad altri, organizza il primo congresso naturista, dando il via a altri congressi e aperture di altri centri fino al 1939, tra i quali ricordiamo nel 1934 l’Ile du Levant dei fratelli Durville.

    Dopo la fine della seconda guerra mondiale, il testimone del naturismo francese passerà ad Albert Lecoq (1905-1969) e sua moglie Christiane (1912-2015), continuando il De Mongeot fino agli anni ’70 una intensa e proficua attività culturale con articoli e scritti. Albert Lecoq era già attivo nel movimento naturista francese fin dalla fine degli anni ’20, e aveva fondato nel 1931 il Club Gymnique de France insieme a un’altra figura storica del naturismo francese, Fougerat de Lastours (antropologo e medico, 1896-1976).

    Furono loro a introdurre il concetto di naturismo come “nudismo sociale”, uscendo dalla visione elitaria della gimnosofia del De Mongeot, per rendere accessibili a tutti i benefici del Naturismo, e sviluppando l’idea e le conseguenti azioni per aprire, secondo il loro programma, in ogni città della Francia un terreno o un club naturista tramite un movimento naturista associativo. Oggi ci sembrano concetti acquisiti, ma allora erano nuovi, ambiziosi e futuristici. Molti di questi obiettivi sono poi stati raggiunti, e se oggi in Francia il Naturismo è così diffuso lo si deve anche, se non soprattutto, all’attività primigenia di Albert e Christiane Lecoq e dei loro collaboratori.

    I Lecoq nel 1948 fonderanno la Federazione Francese Naturista (FFN), che oggi conta 16.000 tesserati, e nel 1949 la rivista “la Vie au Soleil” tutt’ora attiva; nel 1950 apriranno il Centro Heliomarine Montalivet (CHM), oggi una delle capitali mondiali del Naturismo, dove nel 1953 nascerà la Federazione Internazionale Naturista INF/FNI. Una curiosità: sia Albert che Christiane non saranno mai Presidenti della Federazione francese, pur essendovi stati ispiratori e grandi protagonisti.

    Grandissima è stata l’importanza dell’opera dei Lecoq, non solo per il naturismo francese, ma anche per quello internazionale, e di grande ispirazione per la nascita di quello italiano.

    Nel 1950 redigeranno un vero e proprio manifesto del Naturismo, nel quale affermano come tramite il Naturismo si possano “…diffondere idee di igiene naturale, partendo dal principio fondamentale che ogni qualvolta l’uomo infrange le leggi della natura, la sua salute ne subisce prima o poi le conseguenze…”
    E ancora: “…è di capitale importanza reinserire l’individuo nel suo ambiente originario, in contatto con gli elementi naturali: il Sole, l’acqua, l’aria…ritemprarsi in seno alla natura sui terreni concepiti per il riposo del corpo e dello spirito e per l’esercizio in un ambiente familiare, fatto di cose naturali e semplici, dove ciascuno possa sentirsi libero e nudo, senza falsa vergogna, a qualsiasi età, livello sociale, confessione, nazionalità, colore…” Pensiamo sia inutile sottolineare con ulteriori parole l’attualità e la validità ancor oggi, soprattutto oggi, di quanto scritto dai Lecoq 70 anni fa.

    Chi scrive ha avuto l’onore e il piacere di incontrare e parlare con Christiane Lecoq nel 2004 durante il Congresso Mondiale INF/FNI che ne celebrava i 50 anni dalla fondazione: la sua passione per il Naturismo e il suo futuro erano ancora vivissimi a 92 anni.

    Dalla metà del secolo scorso e fino verso la fine degli anni ’60 lo sviluppo del Naturismo in Francia (e Corsica) sarà lento ma costante. Poi arriverà il ’68, e nella mutata situazione sociale e culturale il Naturismo conoscerà una grande crescita. Si farà sempre più numerosa la presenza di naturisti, non solo francesi, al di fuori dei terreni designati, sulle spiagge soprattutto, e questo, unitamente all’attività di informazione e sensibilizzazione della associazioni, spingeranno le autorità pubbliche, a partire dalla metà degli anni ’70, a riconoscere le prime spiagge ufficialmente a uso naturista. Da quel momento il Naturismo in Francia conoscerà un successo e una diffusione inarrestabile, soprattutto negli anni della Presidenza della Federazione di Philippe Cardin, eletto nel 1981 e che la guiderà per vent’anni: nel 1983 la Federazione Francese Naturista verrà riconosciuta dal Ministero per lo Sviluppo della Gioventù e dello Sport come un movimento di educazione popolare, e da allora è uno dei movimenti ufficiali facenti parte di questo Ministero. Così come, sempre a partire dagli anni ’70, è stata molto importante l’attività divulgativa e di
    informazione sul Naturismo, attraverso libri e articoli, di Marc-Alain Descamps, filosofo e psicologo, professore alla Sorbona di Parigi e in altre Università: dei suoi libri ricordiamo “Le Nu e le vètement” (1972), “Vivre Nu, psychologie du Naturisme” (1987) e “Histoire du Montalivet” (2005).

  • Come organizzare e comunicare il Naturismo nel mondo

    Come organizzare e comunicare il Naturismo nel mondo

    di Valerio Rupo

    British Naturism

    Nello scorso weekend del 14 e 15 novembre la federazione naturista britannica British Naturism ha promosso l’interessante iniziativa del Global Naturism Forum, un ciclo di quattro sessioni online per confrontarsi sull’attuale stato del Naturismo nel mondo e le sue prospettive future.
    Ognuna di queste sessioni ha visto la partecipazione di circa 200 persone da tutto il mondo, compresi anche alcuni italiani.

    L’ultima sessione, Working together as a global community, è stata quella di maggiore interesse per Naturistitalia, perché dedicata al tema della comunicazione dell’idea naturista.
    Il moderatore Jon Williams, VIce Direttore di British Naturism, dopo aver salutato la grande partecipazione di utenti da tutto il mondo, ha introdotto la domanda cardine: come si può collaborare per essere percepiti come una reale comunità naturista mondiale?

    Il canadese Stéphane Deschénes, proprietario del Bare Oaks Family Naturist Park ha sottolineato come una comunità naturista globale esista già da almeno 100 anni, per merito della struttura delle federazioni nazionali, poi raggruppatesi nella Federazione Mondiale INF-FNI. Ma al giorno d’oggi, ha proseguito Deschénes, il controllo dell’informazione naturista sfugge di mano, trascinata da molteplici voci attraverso il Web, ma si dice convinto che sia proprio « l’informazione la chiave per il futuro del Naturismo ».

    Se le difficoltà rimangono sempre le stesse, ovvero riuscire a portare l’informazione corretta su cosa sia il Naturismo e chi siano i naturisti a un pubblico generale, ai governanti e ai media, in un contesto di comunicazione iperveloce e iper-pervasiva come quello dei Social Networks, l’informazione sui principi del Naturismo come nudità priva di significati morbosi rischia di rimanere sommersa. E, come abbiamo già sostenuto in questa sede, la tecnologia dell’informazione digitale non aiuta.

    Dal punto di vista di Stéphane, le federazioni dovrebbero lavorare di concerto, di conseguenza, cavalcando quella volontà di condivisione dei valori naturisti, che prescinde la semplice condivisione di contenuti tramite Web e Social, che danno sostanza a un Movimento non formalizzato da uno statuto.

    A questo proposito, l’intervento del fondatore della Naturist Association Thailand Gregers Moller ha raccontato del tentativo di formulazione di una visione/missione per un Naturismo globale. Il primo passo proposto da Moller è ricreare da capo un’organizzazione Naturista unita a livello mondiale, ricreando quell’unione tra le euro-centrica INF-FNI e l’americana AANR. Secondo lui, bisognerebbe prima definirne meglio i suoi scopi, e poi dare una forma effettiva a quel Movimento, istituendo un board di professionisti in ambito legale, contabile, promozionale, eccettera. E senza lasciare fuori da tale tipo di organizzazione naturista mondiale, temi di interesse comune quali l’ecologia, il benessere fisico e mentale, la Body Positivity e una cultura di sana alimentazione.

    Una strutturazione di questo tipo potrebbe davvero espandere il Movimento Naturista oltre i suoi attuali confini? Per l’International Director di British Naturism Edwin Kilby, il Naturismo rimarrà sempre una minoranza rispetto all’opinione pubblica. Ed è in base a questa considerazione che l’INF-FNI dovrebbe rinnovarsi, promuovendo il confronto tra le Federazioni Nazionali nella condivisione di esperienze e best-practices, ponendosi anche come punto di riferimento per il turismo Naturista nel mondo.

    Inoltre, secondo Kilby, i semplici nudisti non dovrebbero essere percepiti come eccessivamente distanti dai puri naturisti, sono anzi da incoraggiare, in quanto potenziali Naturisti: « È più quello che ci accomuna che quello che ci separa. »
    Se ciò che ci accomuna come naturisti è il vivere la natura senza vestiti, bisogna cercare i punti di contatto tra noi e loro.

    Al termine della video-conferenza, per molti partecipanti sembra che la risposta alla domanda iniziale “come si può collaborare per essere percepiti come una reale comunità naturista mondiale?” passi anche e soprattutto per una riforma degli scopi e del tipo di struttura organizzativa dell’INF-FNI: e l’iniziativa on-line di British Naturism ha offerto ulteriori spunti. A tal proposito, Stephane Deschénes ha affermato che “l’INF-FNI ha bisogno di un leader che guidi le Federazioni, non di un comandante in capo che prende decisioni da solo”.

    Al termine della video-conferenza, per molti partecipanti sembra che la risposta alla domanda iniziale ”come si può collaborare per essere percepiti come una reale comunità naturista mondiale?” passi anche e soprattutto per una riforma degli scopi e del tipo di struttura organizzativa dell’INF-FNI: e l’iniziativa on-line di British Naturism ha offerto ulteriori spunti. A tal proposito, Stephane Deschénes ha affermato che « l’INF-FNI ha bisogno di un leader che guidi le Federazioni, non di un comandante in capo che prende decisioni da solo. »

  • I vestiti “uccidono” le persone

    I vestiti “uccidono” le persone

    Vestiti

    Un videoclip della band americana Joywave, dove i vestiti sono pallottole sparate da armi tessili…

    Directed by DANIELS & Zak Stoltz vimeo.com/zstoltz
    DP Larkin Seiple
    AD Jesse Fleece
    Production Designer Jason Kisvarday
    Stylist Corban Poorboy
    Hair/Makeup Eleanor Marks
    Stunts Jess Harbeck
    Catering Stefanie Lynch
    Starring Sarah Hess
    Producer Jonathan Wang
    PM Judy Craig
    Exec Producer Candice Ouaknine
    Prettybird Productions

    Music video by Joywave performing Tongues (official video). (C)
    2014 Cultco Music / Hollywood Records, Inc.

  • Black’s Beach 1976, USA (video)

    Black’s Beach 1976, USA (video)

    Black's Beach

    Per chi ha scarsa conoscenza della storia, dello sviluppo e della situazione attuale del Naturismo nelle varie parti del mondo, è facile dire che gli Stati Uniti d’America sono una nazione dove il Naturismo/Nudismo è poco diffuso. Ma se da un lato una certa cultura sociale, che ha antiche radici storiche, alimenta una falsa morale sul diritto al nudo naturale delle persone, dall’altra una contro-cultura risalente all’Ottocento, unita alla disponibilità geografica di vasti spazi, hanno sempre tenuto viva l’idea e la pratica naturista.

    Oggi negli USA esistono due organizzazioni naturiste, l’American Association for Nude Recreation (AANR) e The Naturist Society (TNS), circa 150 strutture ricettive e una decina di spiagge legalmente autorizzate. Certamente numeri piccoli rispetto all’Europa e in rapporto alla vastità del territorio statunitense ma, come dicevamo sopra, proprio questi vasti spazi lungo le coste marine, laghi, fiumi, boschi e foreste, hanno permesso e permettono spesso un Naturismo “libero e selvaggio” in posti isolati o poco frequentati.

    La più antica e anche più estesa spiaggia ufficialmente autorizzata è quella di Black’s Beach a La Jolla, una località turistica californiana presso la città di San Diego.
    Legalmente riconosciuta dal 1977, e dal 1999 ridotta su 2 chilometri di battigia, la frequentazione naturista della spiaggia è iniziata negli anni ’60 del secolo scorso, per raggiungere l’apice della sua popolarità tra gli anni ’70 e gli albori del Duemila, quando nei week-end estivi veniva frequentata da decine di migliaia di persone.

    A testimonianza di questo, pubblichiamo un video girato sulla spiaggia di Black’s Beach nel 1976, quando rispetto a oggi c’erano forse più tolleranza e rispetto reciproco.

  • Le vere ricchezze

    Le vere ricchezze

    di Albert Lecocq

    Albert Lecocq

    Quest’anno si festeggiano i 70 anni della fondazione della Federazione Naturista Francese, fondata da Albert Lecocq (1905-1969) e sua moglie Christiane (1911-2015).
    Per celebrare anche noi di Naturistitalia l’anniversario, pubblichiamo un articolo che ci sembra ancora attuale scritto da Albert Lecocq nel 1950, anno di fondazione della Federazione e della rivista “La Vie au Soleil”.

    Le vere ricchezze
    di Albert Lecocq

    Con quale aberrazione del buon senso siamo arrivati ​​allo stato della vita attuale! L’uomo corre dietro una caricatura di felicità. Tutte le nozioni sono distorte. Tutto è artificiale. Cerchiamo di estrarre minuscoli momenti di gioia da falsi stereotipi. La nostra esistenza è diventata estremamente complessa e senza logica.

    Abbiamo perso la strada principale a favore di una strada secondaria che non arriva a nulla e se persistiamo nel perseverare in questo modo, dobbiamo correre dietro alla nostra stessa distruzione. 
    Se chiedete a qualcuno “Quali obiettivi stai perseguendo?”, spesso la risposta è sempre la stessa: guadagnare molti soldi, garantire un maggiore lusso e un migliore comfort di vita.

    Il raggiungimento dei nostri obiettivi, spesso la consacrazione di una vita di sforzi, non crea che mera soddisfazione per l’orgoglio personale, una falsa impressione di sicurezza, di cui non sempre si sospetta la precarietà, ma non crea la vera felicità.

    Inoltre, in questo gioco crudele, uno avrà perso giovinezza e salute; per concentrare intensamente tutte le sue possibilità individuali nella ricerca della fortuna, del potere, degli onori, avrà dimenticato la più elementare concezione di se stesso. Siamo colpevoli di aver collaborato a questo conformismo collettivo, colpevoli per l’esempio che abbiamo dato, colpevoli dell’obbligo che ne abbiamo fatto nei confronti di coloro che dipendono da noi, colpevoli nei confronti dei nostri discendenti ai quali abbiamo instillato gli stessi principi invece di provare a liberarli.

    Chi approfitta eccessivamente dei beni materiali e li sfrutta in maniera eccessiva commette l’errore di basare la sua vita su questi eccessi che accentuano sempre più i danni di questo suo stesso squilibrio.
    Quanti, nudi davanti alla loro coscienza, possono riconoscersi perfettamente felici?

    L’uomo moderno ha trovato nei suoi vizi le sue più potenti leve d’azione. Per soddisfare il suo sconfinato orgoglio, la sua insaziabile avidità, la sua immodestia e la sua lussuria, il suo desiderio di possedere, ha bisogno di sempre più denaro. Il denaro è re. Apre tutte le porte, offre tutti i piaceri, spinge indietro i limiti del nostro potere di schiavitù. Dà una risposta provvisoria al desiderio, perché non ha limiti e appena appagato rinasce più esigente.

    Christiane et Albert Lecocq sur l'Ile du Levant

    Ma è nella vita semplice che il saggio conosce la felicità. Limitando i suoi desideri, con modestia, sviluppando le qualità del cuore e dello spirito, non opprimendo, e di conseguenza non odiando, acquisisce profondamente inestimabili ricchezze di cui non teme la riduzione o la perdita. Una cosa che l’uomo tende a ignorare sempre di più è che ha bisogno di poco per vivere e, anche nelle circostanze attuali, poco lavoro da dedicare per assicurargli ciò che è necessario. È la ricerca del superfluo che lo trasforma in uno schiavo prigioniero di se stesso. È il suo desiderio di una vita artificiale e di beni inutili, la sua ansia di apparire, sfilare e imporsi, è la sua follia di voler forzare cose, persone, eventi, che sono alla fonte di tutte le sventure, del disgusto per la vita, nozione della propria inutilità, stato deplorevole della propria psiche, rovina delle sue risorse fisiologiche, danno alla sua longevità.

    Ecco perché così tante persone moltiplicano gesti e parole inutili, occupazioni irrisorie, per nascondere i loro profondi sentimenti di angoscia, solitudine, paura nel dramma cosmico a cui sono rimasti impreparati. 
    Quanti anestetici narcotizzanti scopriamo nel comportamento: rifiuto di pensare, autoipnotismo, desiderio di realizzazioni egoistiche. Piccole, false soluzioni alle nostre preoccupazioni.

    Ma in ogni epoca ci sono sempre stati degli esseri illuminati che sono sfuggiti alla dannosa atmosfera culturale del loro tempo. Ci sono stati uomini saggi, persone felici. Alcuni hanno lasciato le loro parole d’oro che hanno resistito alla prova del tempo. Altri rimarranno per sempre sconosciuti. La maggior
    parte di loro ha sofferto prima di prendere piena consapevolezza di se stessi. Tutti hanno trovato la verità nella vita semplice, nel distacco dai beni materiali, nella loro liberazione dalla sofisticazione umana, nel riunirsi la natura e adattarsi alle sue leggi.

    Un intero programma di riforme si offre al naturista. Le misere esigenze di una civiltà troppo spesso disumana nella sua forma pratica, non consentono all’uomo di tornare indietro a una forma di vita più completa e appagante, poiché è molto difficile potersi collocare ai margini della comunità alla quale è socialmente, economicamente legato. 
    Il problema che si pone è tanto più difficile da risolvere poiché queste riforme richiedono di essere condotte su due livelli: prima individuale, e poi collettivo.

    Non è conveniente concepire una società perfetta se è composta da individui contaminati e offuscati. D’altra parte, sembra molto lungo aspettare i risultati dei miglioramenti individuali, specialmente in circostanze sfavorevoli. 
    Il Naturismo porta a rivedere la maggior parte dei valori su cui si basa l’intera struttura sociale attuale, tutti dovrebbero seguirne l’esempio adottando le regole di una vita naturale e unirsi a coloro che gettano le basi di un’edificazione collettiva che non contiene nulla di contrario alle leggi della natura.

    La felicità è dentro ognuno di noi. La nostra formazione spirituale deve essere in parte il nostro lavoro e il frutto delle nostre stesse esperienze, il risultato delle nostre meditazioni. Ma senza adottare formule rigide e senza cercare stabilità definitive in noi e fuori di noi. L’essere umano e il mondo sono in continua evoluzione.

    (1950)

  • Dove fare Naturismo a Creta

    Dove fare Naturismo a Creta

    di Andrea Veniani
    Naturismo a Creta

    Dopo Naxos, le isole Cicladi e Cefalonia, questa volta parliamo delle spiagge naturiste dell’isola di Creta.

    Questa storia comincia parecchi anni fa. È la storia di un amore per un’isola e per un luogo che non si sono mai affievoliti nel tempo.
    Le diverse strutture naturiste disseminate per l’Europa, che ho avuto la possibilità di visitare nel corso degli anni, sono per lo più organizzate come campeggi con annessa una zona bungalow/mobil-home dove si vive un naturismo di stampo “fondamentalista”, molto legato allo stretto contatto con la natura e alla vita in libertà all’aria aperta. Esiste però anche una minoranza di persone che apprezza un naturismo più “edonista” dove il contatto con la natura ed il vivere in libertà viene associato ad una serie di comfort che tutto sommato male non ci stanno.

    È questo il caso di un hotel Naturista posizionato nella zona sud dell’isola di Creta e precisamente nella regione di Sfakia. Quest’area è forse la più selvaggia ed impervia dell’isola, è battuta da forti venti e la vegetazione è veramente spoglia. Si differenzia in modo sostanziale dalla parte nord, molto più turistica e verde, ove ci sono le grandi città, le lunghe spiagge di sabbia e i grandi complessi alberghieri.
    Il sopra citato Hotel è un’isola verde nel bel mezzo del… nulla. Mi ricordo che durante la nostra prima visita, dopo aver superato una catena montuosa che corre nel mezzo dell’isola, abbiamo visto dall’alto una macchia verde in mezzo ad un paesaggio arido e roccioso e ci siamo resi conto che quella era la nostra meta: ma ci sarebbero voluti ancora numerosi tornanti in discesa su una stradina che (allora) era poco più di una mulattiera per arrivare alla nostra destinazione.

    La spiaggia connessa all’hotel è Filaki Beach, ufficiale naturista, ed è distante circa un chilometro. La si raggiunge con un pulmino/navetta che fa la spola diverse volte al giorno. I più sportivi ci vanno anche a piedi: all’andata non è nemmeno male dato che la strada è in discesa, ma al ritorno…
    La spiaggia è una piccola insenatura rocciosa incastonata tra alte rocce a strapiombo allestita con lettini e ombrelloni a pagamento, corredata da un’ottima taverna che può mitigare i morsi della fame e della sete. Sono altamente consigliate le scarpe da scoglio per accedere alla spiaggia e per entrare nel mare, perché i sassi sono di medie/grandi dimensioni.

    Creta

    Il mare invece è da favola: acqua pulitissima e un colore blu cobalto che non capita di vedere abitualmente.
    Consigliatissimo il noleggio di un’auto. Nonostante l’hotel organizzi i trasferimenti da e per gli aeroporti (che si trovano nella zona nord dell’isola), e proponga parecchi tour giornalieri, sia per mare che per terra, per visitare i punti più interessanti della regione, è preferibile muoversi con mezzi propri ed esplorare anche le altre spiagge più o meno vicine. Ve ne segnalo tre di queste che a mio parere meritano una gita.

    • Sweet Water Bay (o Glika Nera detto in greco)

    È una spiaggia raggiungibile via mare con numerosi taxi-boat che partono dal porto di Sfakia, oppure a piedi tramite un trekking che dura circa un’oretta. Si tratta di una spiaggia di ciottoli con la caratteristica che scavando sotto di essi si trova una sorgente di acqua dolce a due passi dal mare. Non è inusuale infatti trovare animali che si abbeverano tra i turisti durante l’arco della giornata. La parte più distante dall’approdo delle barche, approdo dove si trova anche una taverna sulla spiaggia, è frequentata da naturisti. Portatevi un materassino gonfiabile perché i sassi sono molto fastidiosi.

    • Frangokastello

    Vale la pena vederlo perché ci sono le rovine di un antico castello veneziano.
    Uscendo dal paese c’è una lunga spiaggia sabbiosa,l’unica spiaggia di sabbia della zona, che nella zona finale è frequentata da naturisti. Io, non essendo un amante dei litorali sassosi, ci sono andato parecchie volte e ho sempre trovato una bellissima atmosfera. Sconsigliato visitarla nelle giornate di vento forte per evitare l’effetto cotoletta impanata…

    • Micro Ammoudi

    Si tratta di una piccola baia di micro sassolini di vari colori. E’ attrezzata con ombrelloni e lettini, ma c’è anche spazio per sdraiarsi sulla propria salvietta.
    L’ambiente è clothing optional, ovvero ognuno si veste o si sveste a suo piacimento, e non è inusuale trovare nella stessa fila di ombrelloni coppie tessili e naturiste l’una vicino all’altra che convivono pacificamente senza nessun problema. Il mare, soprattutto nelle ore mattutine quando è molto calmo, ha dei colori veramente spettacolari. Dietro la spiaggia c’è anche un comodo un parcheggio per le macchine nonché l’immancabile taverna per lo snack del mezzogiorno.

    Per arrivare a Micro Ammoudi si passa per il paese di Plakias. Nell’ultima parte della spiaggia c’è ancora una vasta area dove ci sono dei naturisti. Non vi consiglio però questo luogo per 2 motivi: primo, arrivando da Sfakia vi sarete già fatti un’ora di macchina e guidando per altri 5 minuti arrivereste a Micro Ammoudi che onestamente è molto meglio; secondo, quest’area non è riparata dal vento.
    Vi consiglio magari di fermarvi una mezz’oretta solo per una visita.

    Vi segnalo due crociere naturiste. La prima vi porta alla scoperta dell’area piuttosto impervia, selvaggia ed affascinate che si trova ad ovest del villaggio di Sfakia: tra le tappe segnalo Sweet Water Bay (citata sopra) ed il villaggio di Loutro, raggiungibile solo via mare, che vi lascerà senza fiato.
    La seconda crociera ha come meta l’isola di Gavdos, con le sue spiagge quasi interamente naturiste. Si tratta del lembo ti terra più meridionale di tutta l’Europa. Questo isolotto è ben visibile dalla terraferma ma la distanza inganna e la traversata è fattibile solo con condizioni climatiche di mare e di vento favorevoli.

    Non posso non parlare del meteo: c’è sempre il Sole. Se avete le ferie in alta stagione e siete stufi di andare in luoghi dove a volte durante la vacanza vi beccate brutto tempo, allora questo è il vostro posto ideale. Quando passa una nuvola che ombreggia vagamente il Sole, io e la mia compagna siamo soliti dire: ”oggi c’è brutto tempo”. La cosa peggiore che può capitare è che ci sia vento forte, ma la spiaggia di Filaki è molto riparata.
    Creta è veramente molto grande e ci sono parecchi posti da visitare, ma bisogna tenere conto delle strade che non sono bellissime. Vale sicuramente la pena di vedere la capitale Heraklion con il suo museo archeologico e le vestigia del palazzo di Knosso. Ma anche le grandi città della costa nord come Chania e Rethimno che, seppur turistiche, sono ricche di un fascino particolare. Cito anche Matala nella zona sud-est che è stata per un lungo periodo sede di una comunità hippy.
    Ad anni di distanza si respira ancora l’atmosfera di quel movimento.

    Dopo la nostra prima visita siamo tornati per ben sei volte in questo hotel.
    Durante gli anni abbiamo fatto amicizia con turisti provenienti da tutta Europa e da ogni
    angolo del pianeta: solo lo scorso anno ci è capitato di intrattenerci con coppie che
    arrivavano dal Perù, dall’Australia e dal Brasile. Con molti di loro siamo ancora in
    contatto, segno che la filosofia naturista crea un forte legame tra le persone.

  • Naturismo sull’Isola di Cefalonia

    Naturismo sull’Isola di Cefalonia

    di Andrea Veniani
    Isola di Cefalonia

    Chi conosce l’isola di Cefalonia? Si, forse l’avrete sentita nominare, o forse avrete visto il film “Il mandolino del Capitano Corelli”, ma chi pensa a Cefalonia come ad una meta per le vacanze estive? Credo in pochi! Ed è per questo che merita tutta la nostra attenzione.
    L’isola di Cefalonia si trova nel mare Ionio molto più a sud della più rinomata Corfù e appena a Nord dell’isola di Zante (o Zacinto se la vogliamo dire alla Foscolo). A livello di latitudine si pone all’altezza della parte più meridionale della nostra Calabria e gode di un clima caldo ma molto ventilato.

    L’isola è facilmente raggiungibile durante il periodo estivo con voli diretti low cost che partono dalle principali città Italiane. Essendo del Nord, segnalo per conoscenza personale voli da Bergamo, Bologna e Pisa, ma esistono anche voli da Roma e da Napoli. Da non sottovalutare l’avventura della traversata in traghetto. Ci sono delle tratte dirette che partono da Bari e da Brindisi, ma bisogna essere molto “sportivi” (o Spartani?) per optare per questa soluzione, anche se io la prediligo.

    L’isola non ha gli stessi colori delle Cicladi. Se siete stati a Mykonos, Paros o Santorini, scordatevi di trovare gli stessi paesaggi. L’architettura è più simile a quella del Peloponneso ed il mare non ha il colore blu cobalto dell’Egeo ma… non ne rimarrete delusi.

    Come in tutte le isole, le spiagge più belle e più turistiche sono a stretto utilizzo dei tessili: meritano comunque una visita e il topless è ben tollerato e praticato ovunque anche nella zona attrezzata con lettini e ombrelloni. Vi segnalo a questo proposito Mirtos, la spiaggia più famosa dell’isola, Makris Gialos, molto turistica e adatta ai giovani che adorano la movida ed Antisamos, anche se quest’ultima merita un discorso a parte che faremo più avanti.

    Non esistono spiagge Naturiste Ufficiali sull’isola ma ce ne sono diverse dove il Naturismo è tollerato e praticato anche in alta stagione. Durante la bassa stagione invece basta trovarsi un posto appartato e si può stare nudi praticamente ovunque.

    Tra le spiagge dove si può praticare naturismo quella che preferisco è Mouda (su Google la trovate come Potamakia Beach con l’indicazione FKK): si trova nella parte Sud dell’isola ed è una lunga striscia di sabbia non attrezzata di circa un chilometro, dove non ho mai trovato nessun tessile. Anche in alta stagione non c’è mai affollamento e l’acqua in assenza di vento forte, assume tutte le sfumature dell’azzurro. Si accede arrivando alla spiaggia principale attrezzata con lettini e ombrelloni, camminando verso sinistra per qualche decina di metri. Un’altra spiaggia facilmente raggiungibile è quella di Vardiola.
    Si raggiunge arrivando dalla spiaggia di Avithos e poi girando sulla destra; dopo circa 150 metri si trova un grande scoglio a ridosso della spiaggia, da lì in avanti comincia la parte naturista. Vi consiglio di fermarvi a pranzo nella taverna To Enetiko che si trova ad Avithos, merita!

    Anche dall’altra parte di Avithos (girando a sinistra e superando gli ombrelloni) c’è una spiaggia naturista, ma non ci sono mai stato in alta stagione e quindi non saprei dirvi cosa succede. In queste due ultime spiagge ATTENZIONE AI NIDI DELLE TARTARUGHE MARINE!

    Antisamos, citata poco più sopra, è una bellissima spiaggia turistica vicina alla città di Sami. Non è sabbiosa come le altre ma è fatta di sassi di piccola/media dimensione, a seconda dei punti. Il colore del mare è spettacolare: sicuramente è tra le spiagge da visitare assolutamente, ma la parte di fronte alle taverne oltre ad essere sovraffollata è off limits per i naturisti. Camminando sulla spiaggia, verso destra si incontra una formazione di scogli abbastanza ostica da superare ed al di là di questa una piccola spiaggetta per naturisti. In alta stagione la pacchia dura poco perché nel primo pomeriggio parecchi tessili in fuga dalla ressa della spiaggia attrezzata si rifugiano in questa caletta, e l’atmosfera si deteriora parecchio, ma se siete mattinieri vi potete godere qualche ora in tranquillità con dei panorami stupendi. Consigliato l’uso di scarpe da scoglio e di un materassino
    gonfiabile per sdraiarsi perché in questo punto i sassi sono particolarmente grossi e fastidiosi.

    I più sportivi che non si spaventano a fare un bel pezzo di strada (tortuosa) a piedi per arrivare al mare, possono visitare anche Sisia Beach, Lefka Beach, e Katelios Beach. Non ci sono mai stato ma me ne hanno parlato benissimo. Trovate tutte queste mie segnalazioni su Google Maps.

    Per i “comodisti” come me ci sono alcune realtà naturiste sull’ isola: un piccolo resort e alcune ville singole con piscina nella zona di Skala.

    Finora vi ho parlato di luoghi raggiungibili via terra ma il top delle spiagge naturiste si raggiunge via mare. La soluzione più facile per vederle è approfittare di una crociera che la barca “Lady O” organizza una volta la settimana con partenza dal porto di Argostoli. Il Tour è 100% clothing free e appena fuori dal porto ci si può spogliare e stare in libertà.
    Solitamente si fanno 3 tappe ma non sono tappe fisse, dipende dal vento e dal meteo, e il Capitano vi porterà in quelle in cui potrete stare meglio. Io due anni fa ho fatto un paio di volte la crociera e ho visto sei posti diversi! Incluso nel biglietto c’è anche un ottimo pranzo da gustare a bordo della barca.

    Spendo ancora due parole per menzionare la gente dell’isola: di una cordialità e una simpatia che non sempre si trova nei luoghi di villeggiatura. Nonostante abbiano avuto per qualche tempo la dominazione Italiana, sono molto ben disposti verso di noi e ci stimano molto: d’altronde il detto ”Italiani, Greci, una faccia, una razza” non è campato per aria.
    Degna di nota è anche la cucina. Qualsiasi taverna troverete sulla vostra strada, anche la più sperduta sulle montagne, entrate pure con fiducia, sicuramente mangerete ottimi prodotti freschi e troverete persone ospitali ad accogliervi.

    Ultimamente l’aeroporto dell’isola è stato ceduto ai tedeschi, i quali ne hanno raddoppiato la dimensione: mi aspetto che nei prossimi anni aumenti sensibilmente il numero dei turisti e di conseguenza i prezzi. Se volete trovarvi un posto al Sole che sia decisamente di qualità e non in capo al mondo vi conviene affrettarvi, perché tra poco le cose potrebbero non essere più come le ho descritte…

  • Naturismo alle isole Cicladi in Grecia

    Naturismo alle isole Cicladi in Grecia

    di Loredana De Michelis
    Cicladi

    Il naturismo alle Cicladi risale agli anni ’70 del secolo scorso e, sebbene sia un fenomeno che si è ridotto col passare del tempo e delle mode, non è mai scomparso. Le Cicladi ancora oggi offrono un vasto numero di piccole spiagge dove si può praticare il Naturismo, a patto di spostarsi un po’ dai villaggi e dalle aree più turisticamente popolari.

    Naxos

    Come abbiamo già scritto in un precedente articolo le spiagge principali dove si può fare Naturismo anche in alta stagione sono Plaka beach e Aliko beach. Un’altra piccola zona nudista si trova dopo il promontorio del villaggio di Aghia Anna, all’inizio della lunga Plaka beach.

    Paros

    Langeri beach è la spiaggia nudista più famosa, vicino a Naussa Village. Si tratta di una delle più belle spiagge delle Cicladi, con sabbia dorata e dune, ancora poco frequentata e priva di grandi infrastrutture. Il fondale è basso e sabbioso, l’acqua cristallina: quando non c’è vento è meravigliosa.

    Antiparos

    Una delle prime spiagge nudiste della Grecia, si può raggiungere a piedi dallo sbarco del traghetto che attraversa il canale tra Paros e Antiparos. Si tratta della spiaggia dell’unico campeggio di Antiparos, quindi una volta sbarcati è sufficiente seguire le indicazioni. Ampia, affacciata su acqua basse, ha diverse insenature, alcune delle quali sono dedicate al kite surfing per principianti.

    Donoussa

    Livadi beach è a un chilometro dalla città ed è una spiaggia di circa 500 metri in un’insenatura dove molti fanno ancora campeggio libero. Donoussa è un’isola molto piccola dove non esistono quasi strade percorribili in auto e si trovano poche attrezzature turistiche. Anche il servizio di asporto rifiuti è scarso, pertanto se i campeggiatori non sono accorti, la spiaggia si trasforma presto in un luogo spiacevole. Donussa è collegata a Naxos e alle altre piccole Cicladi da una linea privata di piccoli traghetti della famiglia Skopelitis, che in inverno rappresenta l’unico possibile collegamento. La traversata risulta spesso avventurosa e turbolenta a causa di una zona di mare spesso molto mosso a ovest di Naxos.

    Santorini

    • Koloumbos beach è una spiaggia nera di sabbia grossa e ciottoli, piuttosto trascurata e affollata, con una parte dove si può ancora fare nudismo. Il mare, grazie al colore della sabbia, assume una tonalità blu zaffiro. Molti naturisti tendono a usare un semplice telo per sdraiarsi, senza calcolare l’effetto del sole sulla sabbia vulcanica che d’estate diventa letteralmente rovente dopo le undici, arrivando anche a sciogliere le bottiglie di plastica. È meglio quindi recarsi lì alla mattina presto o nel tardo pomeriggio.
    • Vlychada beach ha sabbia grossa e grigia, ma è circondata da scogliere che aggiungono uno scenario molto bello a una delle spiagge naturiste più famose di Santorini. In alta stagione però risulta molto affollata.

    Mykonos

    • Paradise Beach & Super Paradise Beach erano in passato tra le spiagge nudiste più famose delle Cicladi. Ora sono diventate troppo turistiche e travolte dai beach party, affollatissime di persone vestite. Il nudismo è ancora tollerato, ma è decisamente fuori atmosfera.
    • Elia Beach. Con una piccola area di preferenza nudista, questa spiaggia è meno affollata delle Paradise, ma ogni anno tende ad affollarsi di più e a diventare un posto per famiglie che fuggono dalle rumorose spiagge della movida.
    • C’è una parte di Mykonos, raggiungibile solo con mezzi privati, ancora godibile: chi desidera fare naturismo in pace dovrà gironzolare da quelle parti in cerca di piccoli spazi riparati. Tra le spiagge dove si può provare ci sono Agrari, Agios Sostis e la bellissima Fokos.

    Koufonissi e Schinoussa

    Nelle piccole Cicladi, ogni spiaggia lontana dal villaggio principale è pressoché nudista fino a maggio/giugno, salvo diventare invece progressivamente tessile mano a mano che ci si avvicina ad agosto. Poiché in Grecia il nudismo non è ufficiale, tutto dipende un po’ da chi arriva prima. I greci non amano il nudismo e ogni anno sono sempre più numerosi nel frequentare le loro isole, insieme a sempre più italiani tessili.

  • The Bathers di Elissa Down

    The Bathers di Elissa Down

    The Bathers

    A volte le immagini valgono più di mille parole. In questo cortometraggio muto (The Bathers), la regista australiana Elissa Down, in meno di 7 minuti, ci dimostra bellezza e vantaggi del Naturismo a ogni età.

    Buona visione:
    https://vimeo.com/41182057

    Il film è ambientato in una spiaggia australiana, ma anche in Italia abbiamo l’opportunità di vivere in maniera naturista queste spiagge.

    E a proposito di etica naturista e del nostro rapporto con la nudità: Pudore e dignità Naturista

  • La difesa della prassi naturista di una spiaggia

    La difesa della prassi naturista di una spiaggia

    difesa della prassi naturista

    Progetto Racò del Conill Nudista è il nome di un gruppo di attivisti che cerca di organizzare la reazione naturista all’attuale declino dell’uso nudista in questa e molte altre spiagge spagnole, per gli effetti dell’invasione tessile e di altri fenomeni dannosi per il Naturismo. Si tratta di un’iniziativa che opera su vari fronti: quello istituzionale con le autorità locali, quello sui media e su Internet, sull’interscambio informativo con altri gruppi naturisti di altre zone, e azioni sulla spiaggia, come ad esempio la distribuzione di volantini informativi a naturisti e tessili.

    Quello che alla fine è diventato il PROGETTO NUDISTA di RACÓ DEL CONILL è iniziato nell’estate del 2016. La mobilitazione da allora è riuscita a raggiungere obiettivi parziali verso quell’obiettivo totale, che è il mantenimento della tradizione nudista del Racó. E’ un progetto volto alla difesa, attraverso la partecipazione pubblica, dei diritti e degli spazi di libertà raggiunti dallo stile di vita naturista e attualmente minacciati. L’ obiettivo è la continuità della tradizione nudista del Racò del Conill e la comunicazione sociale dei valori dell’idea naturista.

    Qui di seguito pubblichiamo alcune conclusioni, tradotte dallo spagnolo, a cui gli attivisti di questo gruppo sono arrivati dopo questi anni di attività e mobilitazione. Queste conclusioni si ricollegano anche alle domande che ci eravamo posti in un nostro precedente articolo, a proposito dell’oscuramento del nudo sui Social.

    Funziona tutto questo? Sicuramente sì, la chiave sarà verificare il suo grado di impatto, attraverso la capacità di modificare i comportamenti nocivi a un naturismo sano, rispettoso e rispettato. Abbiamo un messaggio che è una rivendicazione per tutti i naturisti, e nel nostro caso nel Racò abbiamo trovato e attuato forme e modi per esprimere questo. Perché funzioni, non si può agire solo personalmente.
    Vogliamo anche risvegliare le associazioni naturiste, cercando di argomentare perché a nostro giudizio foto e video senza consenso sono un potente fattore nemico del naturismo, che si aggiunge ad altri che ci hanno portato alla situazione attuale di regresso di presenze naturiste in spiagge storicamente tali.
    Situazione che possiamo e dobbiamo cambiare: al Racò stiamo facendo cose in questo senso, e stiamo avendo risultati. Idee brillanti, entusiasmo per metterle in moto: abbiamo bisogno di questo, su molte spiagge spagnole, nel modo meglio coordinato possibile, per porre fine a un problema che solo a noi naturisti interessa e colpisce, non i tessili, e che quindi solo noi naturisti possiamo affrontare e sistemare.
    I seguenti sei punti vogliono illustrare un fenomeno diffuso, che ha effetti devastanti per il nudismo in molte calette e spiagge. Sono il risultato dell’esperienza come attivisti naturisti su una particolare
    spiaggia, ma sono valide anche per molte altre spiagge, spagnole e non. L’azione intrapresa da questo Gruppo ha fatto in modo che, a partire da una mozione presentata al Comune di La Vila Joiosa nel 2017, venisse promulgata una normativa comunale attualmente più pro-nudista, presa poi come esempio da seguire anche da altre municipalità spagnole. Lo sviluppo di questa normativa ha portato all’installazione di un cartello nella spiaggia naturista del Racò, che si aggiunge a quella campagna educativa sopra menzionata, che aiuta a sradicare comportamenti incivili e garantire comfort e sicurezza, non solo per i naturisti di oggi, ma anche per naturisti del futuro, che avranno bisogno di spazi ottimali per rimanere legalmente spogliati in spiaggia, o poter fare in tutta tranquillità una prima esperienza naturista.

    Racó del Conill_La Villajoyosa,

    1) Le foto e i video senza consenso sono un fenomeno abbastanza recente: 20 anni fa non c’erano. Il fenomeno è in aumento, ed è collegato, ovviamente, all’invasione tessile, che porta più persone sulle spiagge di tradizione naturista, e quindi più smartphone e usi impropri. Il problema delle foto e dei video “piratati” senza consenso sulle spiagge di tradizione nudista, richiede, per risolverlo,
    approcci e trattamenti nuovi.

    2) Le foto e i video senza consenso sono illegali e minano la convivenza tra tessili e naturisti. Contravvengono anche a regole di base di cortesia, educazione o rispetto, a quel imprescindibile rispetto verso gli altri con cui si condivide uno spazio pubblico. Tuttavia, non possiamo parlare di malafede generalizzata: quasi tutti oggi portano uno smartphone o una macchina fotografica in tasca, è una caratteristica della nostra epoca, e certamente non si tornerà indietro.
    Ma quando un gruppo di ragazzi scende la scala che porta alla spiaggia del Racò filmando, o quando qualcuno si ferma sul promontorio tra le due calette per fare un video o una foto a 360 gradi dobbiamo valutare fino a che punto sono consapevoli di quello che stanno facendo. La nostra esperienza, dopo aver distribuito migliaia di volantini a favore del naturismo che si occupano anche di questo problema delle foto, è che quasi sempre, dopo aver spiegato loro il problema, chiedono scusa, non rendendosi conto in buona fede della faccenda, e rinunciano a fotografare e riprendere senza chiedere il consenso alle persone vicine. In pochissime occasioni oppongono “ragionamenti” contro. Il che ci indica una soluzione: un tono dialogante che argomenti le nostre lamentele, realizzato in modo diffuso per essere efficace.

    3) Le foto e i video senza consenso sono anti-naturisti, anche quelli fatti da naturisti per diffonderne lo stile di vita. In questi anni di attività sulla spiaggia, abbiamo scoperto molto presto quelli che chiamiamo “falsi tessili”: indossano il costume da bagno ma non sono tessili. Se non si denudano è per la pressione ambientale, per la nuova maggioranza tessile su una spiaggia che anni fa era chiaramente naturista (e ricordiamo a ogni naturista che la prima forma di resistenza è di spogliarsi, rimanere nudi per rivendicare il proprio diritto). Per questi “falsi tessili” la questione delle foto e poi un motivo in più per rimanere vestiti, poiché temono di essere filmati e fotografati nudi. In breve, le foto e i video senza consenso sono dissuasivi per togliersi il costume a chi è un nudista occasionale, e questo disagio, questa insicurezza fa aumentare senza dubbio il nefasto uso tessile, che sta minacciando la tradizione naturista di tante calette e spiagge. Far sì che le persone siano sicure per spogliarsi liberamente deve essere un compito di qualsiasi iniziativa attivista che intenda difendere il naturismo.

    4) Ma vietare le foto sarebbe un regresso delle libertà generali, e il naturismo è libertà. Non possiamo pretendere di ottenere diritti e spazi compromettendo i diritti di altri: l’attuazione dei valori naturisti deve rendere più libera l’intera comunità sociale entro la quale si vive. Si potrebbe pensare, quale meccanismo di difesa, di sopravvivenza, di far vietare le foto e video sulle spiagge di tradizione naturista: il nostro progetto però lo ha escluso fin da subito. Se sulle spiagge c’è gente che filma e fotografa nel modo giusto e rispettoso, senza contravvenire a basilari regole di convivenza civile, d’altra parte c’è gente che realizza quelle stesse cose in modo sconsiderato, aggressivo e fastidioso per gli altri: bisogna eliminare l’atto o bisogna eliminare i comportamenti incivili? L’atto di fotografare un posto bellissimo, di portarsi un ricordo di una giornata di spiaggia può facilmente essere fatto nel modo giusto (fotografie proprie ben inquadrate, consenso espresso, non realizzare panoramiche generali…), e non possiamo perdere questo diritto per colpa di chi non ne fa un uso corretto. Sarà quindi necessario informare ed educare chi ne ha bisogno su come farsi una foto senza disturbare né aggredire.

    5) La soluzione passa senza dubbio nell’organizzarsi tra naturisti, in gruppo, e tramite l’utilizzo di strumenti di comunicazione che veicolino in maniera appropriata i nostri reclami. Come nel caso delle nostre rivendicazioni per quanto riguarda l’unico uso giusto, in nudità, di una spiaggia di tradizione naturista. Le tensioni più grandi, occasione di litigi e conflitti, di solito si verificano sul tema delle foto. La forma è il contenuto del messaggio che vogliamo dare, il modo in cui viene trasmesso il messaggio condiziona in un grado altissimo il successo o il fallimento verso il nostro ricevente. Tra il gridare a squarciagola verso l’inappropriato fotografo e l’avvicinarsi con un volantino che spiega la problematica e suggerisce regole di comportamento fondamentali, la cosa più intelligente e più vantaggiosa per i nostri interessi è chiara. Abbiamo da reclamare, e comunicarlo correttamente è ciò che gli dà senso.
    Inoltre, la comunicazione deve essere massiccia. Dalla spiaggia del Racò del Conill migliaia di costumi da bagno e fotografi improvvisati passano ogni estate, quindi il messaggio deve essere rivolto a tutti, e continuo, ogni giorno. Ecco perché abbiamo bisogno di forme e strumenti organizzati, non improvvisati personalmente.

    6) La soluzione è informare, educare civicamente su contenuti e valori del naturismo, e sui suoi modi di comportamento. Significa intervenire ogni volta, personalmente o in gruppo, per informare che si sta facendo qualcosa di improprio e illegale. Non fare nulla significherebbe continuare a soffrire i disagi continui di quei comportamenti incivili che attentano contro diritti irrinunciabili, quali privacy e intimità personali. Vorrebbe dire che non stiamo assicurando le condizioni che consentano l’espansione del naturismo. In una cala come il Racò del Conill, la massiccia presenza di tessili provoca un fenomeno ovvio e in aumento ogni anno: la diminuzione di presenze naturiste, soprattutto da parte dei più timidi “falsi tessili” e potenziali futuri naturisti. E’ compito di ogni naturista difendere l’atmosfera di reciproco rispetto, volta a garantire la sicurezza di spogliarsi in tranquillità per godersi la bellezza del luogo.