Categoria: Cultura Naturista

  • Naturismo di prossimità 

    Naturismo di prossimità 

    di Valerio Rupo

    Da qualche settimana, in un’atmosfera di grande apprensione per ciò che ci riserverà la prossima estate, i titoli dei giornali si rimbalzano il termine “turismo di prossimità”, nella speranza che la pandemia di Covid19 non ci costringa entro le mura di casa perfino con i 40 gradi di luglio. Una modalità di turismo che potrebbe rilanciare le località nostrane anche presso gli Italiani, perlomeno quelli che non sempre si dimostrano consapevoli dell’attrattiva turistica e culturale del nostro Paese.

    Se il termine “prossimità”, da solo, in momenti in cui domina l’imperativo sacrosanto del distanziamento ci fa sorridere amaramente, affibbiarlo al concetto di “turismo” dovrebbe come minimo affermarne le implicazioni sociali. Implicazioni che al Naturismo sono (o dovrebbero) essere ben note. In altri termini, Naturismo non soltanto come turismo ma anche e soprattutto come modalità di vivere in natura e in condivisione con altre persone.

    Un Naturismo di prossimità è possibile in Italia? Se le oltre 100 strutture naturiste e circa 80 spiagge ufficiali francesi, legalmente riconosciute come naturiste, e le centinaia di spiagge spagnole dove praticare il Naturismo lo consentirebbero (per non parlare della trentina di spiagge naturiste della piccola Croazia, o degli spazi naturisti nei parchi cittadini svizzeri e tedeschi di Zurigo, Monaco di Baviera e Berlino), da noi non è altrettanto facile per la minore disponibilità di spazi dedicati.
    Ma il concetto di prossimità si può intendere non solo geograficamente ma anche socialmente.

    Chi scrive è un Naturista ufficiale soltanto dal 2013, una delle certezze che l’aver sperimentato più volte la «pratica della nudità in comune» ha portato all’evidenza, è che un certo grado di prossimità di tipo sociale è più che necessario per vivere il Naturismo. Vivere nudi con gli altri significa non avere veli né maschere, oppure, per usare un’altra analogia efficace, comportarsi in totale naturalezza. E la nudità condivisa, che si manifesta nel non uso degli indumenti, potrebbe avere molto a che fare con la riscoperta di quella comunità condominiale che le iniziative solidali degli ultimi periodi hanno generato.

    E se la pratica del Naturismo è intrinsecamente legata alla socializzazione, oltre che all’“associazionismo”, si potrebbe pensare il turismo del futuro come meno improntato al singolo individuo-viaggiatore, anzi decisamente rivolto alla condivisione collettiva di esperienze. Come il Naturista condivide lo spazio nel «rispetto degli altri e dell’ambiente», l’esperienza di un Turista di prossimità non dovrebbe limitarsi alla consumistica sequenza prenotazione-villeggiatura-rientro, ma calarsi in profondità, in «armonia con la natura» – sempre per citare lo statuto INF.

    Con ciò non si vuole esprimere l’improbabile eventualità che il turismo dell’immediato futuro si trasformi in Naturismo; semmai, potrebbe essere l’occasione per alzare la mano ed elevare la pratica del Naturismo a modello di turismo culturale, socializzante e sostenibile.
    Certo, non mancano altri esempi di simili pratiche collettive, che come già proposto su queste pagine potrebbero essere suggestioni interessanti anche per i Naturisti stessi: nel contribuire a una definizione futuribile di “turismo di prossimità” l’esperienza Naturista potrebbe avere una voce di rilievo.

  • Distinzione tra naturismo e nudismo

    Distinzione tra naturismo e nudismo

    di Pino Fiorella
    Grant Drumheller, Spiaggia Nudista
    Grant Drumheller, Spiaggia Nudista

    Sono stati scritti fiumi di parole sulla distinzione tra nudismo e naturismo, ma aggiungere ancora qualcosa sull’argomento è necessario, anche perché sovente, anzi molto spesso, c’è chi è tentato di scindere in due parti questa filosofia di vita caratterizzata dalla pratica, da un lato, della semplice nudità, e dall’altro dalla pratica di un nudismo etico, cioè naturismo.
    In relazione al semplice nudismo, si può dire dire che vi è una scuola di pensiero che afferma che il nudismo sarebbe solo uno degli obiettivi del naturismo. E ciò è anche vero, dato che il naturismo persegue anche altri obbiettivi oltre all’eliminazione del tabù del nudo, come l’igiene psicofisica, il rispetto della natura, l’autoaffermazione, l’autoidentificazione, ecc., ma tale affermazione dimentica di chiarire che la pratica della nudità è il principio cardine del naturismo, e non come invece si sostiene che il naturista, una volta approdato al nudismo, “deve lasciarselo alle spalle o mantenerlo soltanto come fatto piacevole e distensivo per periodi di tempo limitati, essendo poco importante rispetto al cambiamento di visione che il naturismo dà all’esistenza”.
    E come se ciò non bastasse, c’è anche chi pretende di liberamente interpretare le delibere della Federazione Naturista Internazionale (INF-FNI) citando l’anno 1953, perché a partire da tale data è stata introdotta la netta distinzione fra il “naturismo nudista” della INF/FNI e un “naturismo non nudista” di altre organizzazioni, interpretando questo fatto come espressione tangibile del “principio di tolleranza”. Ma qui la tolleranza c’entra poco o nulla, perché se si tratta di organizzazioni che non fanno parte dell’INF-FNI è ovvio che possano fare ciò che vogliono, e quindi è evidente che non debbano essere considerate organizzazioni naturiste, come si vedrà più avanti nello spiegare il significato della parola naturismo.

    Un lungo dibattito

    Distinzione tra naturismo e nudismo

    Tralasciando la lunga sequela di inesattezze, errori storici, interpretazioni sbagliate, considerazioni strampalate, che dimostrano l’estrema ignoranza di chi pretende di sapere senza avere prima letto la storia del naturismo, ci concentriamo sul concetto di nudità che è il cuore dell’idea naturista. E lo facciamo perché regolarmente viene sollevata l’annosa questione che naturismo e nudismo non sarebbero la stessa cosa, per cui questi due termini non sarebbero sinonimi. Inoltre, si afferma che fare del solo nudismo sarebbe banale e che il naturismo dovrebbe essere improntato alla massima tolleranza (preso atto del fatto che stiamo diventando una società multietnica); e ancora, si aggiunge, che le riviste naturiste dovrebbero parlare soltanto di naturismo e invece sono piene di foto di villaggi, centri vacanze, spiagge nudiste, ecc.
    Ebbene, se si rispondesse a tutte queste critiche dicendo che si tratta di sciocchezze, di vere e proprie stupidaggini che si fondano sull’ignoranza di cui si diceva sopra, ci verrebbe senz’altro ribadito che non abbiamo argomenti per replicare. Invece gli argomenti ci sono, eccome!
    Innanzitutto va precisato subito che fare del solo nudismo non è un fatto banale, e ciò per il semplice motivo che la nudità integrale lascia scoperti gli organi genitali, il che implica l’abbattimento, conscio o inconscio, di un tabù ancestrale, cosa questa che non è affatto banale e che anzi presenta difficoltà estreme di carattere psicologico da parte di un individuo condizionato dal tabù del nudo.
    Per quanto riguarda invece il concetto di tolleranza, è necessario chiarire che la tolleranza naturista non può spingersi oltre un certo limite, perché l’accettazione di persone vestite nei centri naturisti, fatti salvi i casi di necessità, igiene e quant’altro rende il vestito necessario, metterebbe in crisi l’idea naturista e la scardinerebbe alla base.
    Circa le riviste naturiste c’è poco da dire: che cosa si vorrebbe che queste facessero, oltre a pubblicare notizie e articoli di cultura naturista, se non la pubblicità ai centri naturisti, pardon “nudisti”, come dicono questi contestatori che accusano i centri di favorire soltanto la pratica del “semplice nudismo”, fra l’altro cosa non vera, trattandosi di nudismo comunitario e promiscuo.
    Per rispondere a tutti questi quesiti non si deve far altro che prendere in esame la prima contestazione (dato che le risposte alle altre sono implicite nel discorso che segue), e cioè che naturismo e nudismo non sarebbero la stessa cosa. Ebbene, per spiegare che invece i due termini indicano la medesima cosa, e quindi di fatto sono sinonimi, è necessario fare un passo indietro nel tempo per tornare alle origini del naturismo.

    Cenni storici

    Distinzione tra naturismo e nudismo

    La “gimnosofia” (gymnos=nudo – sofia=saggezza) è nata nel 1926, anno della fondazione della rivista francese “Vivre d’Abord”, mentre il termine “naturismo” esisteva già prima della gimnosofia. Detto ciò, occorre dire che pochi allora avevano il coraggio (per esempio in Italia, dove eravamo in pieno regime fascista) di parlare apertamente della connotazione nudista implicita ed essenziale del naturismo. E per spiegare questo fenomeno è necessario rifarsi alla storia del naturismo in Europa.
    Ricordiamo che all’epoca della nascita del movimento naturista il sentimento di assoluta e preconcetta ripulsa nei confronti della nudità era il frutto di una sorda e ottusa mentalità borghese di vittoriana memoria. Per questo motivo, cioè per non urtare quella mentalità, Marcel Kienné de Mongeot, fondatore del movimento naturista francese, preferì adoperare il termine “gimnosofia”, che ovviamente nessuno conosceva, dietro il quale però si celava la parola “nudismo”. E per chiarire ulteriormente il concetto, Kienné de Mongeot citava il dottor Fougerat de Lastours, assertore convinto della pratica ginnica, che sosteneva come il termine “nudismo” avesse un significato peggiorativo, se non equivoco, e in certi casi addirittura licenzioso.
    Pertanto la “gimnosofia” altro non è che “nudismo” a cui, però, è stata contemporaneamente associata una filosofia di vita e un etica nuove. A questo duplice aspetto della “nuova idea”, cioè nudismo e vita naturale (e quindi nudo-naturismo”), è stato dato il nome di “naturismo”. Di conseguenza affermare che naturismo e nudismo non sarebbero la stessa cosa significa dire nient’altro che una sciocchezza, una stupidaggine dettata dalla non conoscenza della storia delle origini del naturismo e della sua evoluzione nel tempo.
    Comunque, rispetto a queste posizioni non mancarono i dissidenti, come, per esempio, Jean Deste, che nel suo libro “Le Nudisme” (1981), non volle di proposito abbandonare la dizione “nudismo”, pur conoscendo la definizione ormai affermata di “naturismo” adoperata al posto di “nudismo”: una diatriba che avrebbe poi portato al termine forse più corretto di “nudo-naturismo”, cioè di quell’insieme di regole che orientano l’individuo verso una vita più naturale e più sana, dalla quale la nudità non può essere bandita per il suo potere taumaturgico in relazione a conflitti psichici irrisolti. Inoltre, va ricordato ch’erano i lontani anni Sessanta quando in Francia il termine “nudisme” veniva cancellato e sostituito con quello di “naturisme”, anche perché ci si era resi conto che le parole “nudismo” e “nudista” erano spesso, come detto, male interpretate. Il Deste era consapevole di questo fatto quando nel 1981 pubblicò il suo libro, ma lo fece per non farci dimenticare che il naturismo è nudismo. Se poi qualcuno continua a sostenere che naturismo e nudismo sono due cose diverse, si prenda la briga di andare a leggersi il volume “L’idea naturista in Francia” di Daniele Agnoli dove scoprirebbe che il naturismo, inteso nella sua completa implicazione nudistica, era già chiaro all’atto della fondazione della Féderation Français de Naturisme nel 1948 e dell’INF/FNI avvenuta nel 1953.
    E anche i tedeschi successivamente si sarebbero uniformati a questa dizione sostituendo il termine “Nacktkltur” (cultura della nudità), coniato da Henrich Pudor (1865-1943), con “Freikorperkultur” (libertà e cultura/civiltà del corpo libero) da cui ne è derivata la sigla internazionale FKK, che oggi purtroppo viene anche usata per finalità non naturiste.
    Un altro principio controverso è quello della nudità “obbligatoria”, una polemica che ha radici lontane e che i detrattori del naturismo definiscono come una posizione fondamentalista. Già nel 1989 Erik Holm lanciava la sua filippica contro il nudo facoltativo con il suo opuscolo “Quo vadis Fkk?”: “Mi limito a dire che la nudità del corpo umano è la peculiare caratteristica che contraddistingue il nostro movimento, unico a propugnare questa condizione – naturale e culturale insieme – dell’uomo. Senza di essa il nostro movimento perderebbe, oltre alla sua credibilità, la sua stessa ragione d’essere”.
    Anche Jorg Damm, figlio del noto pioniere Karwilli Damm, fondatore della Biblioteca Naturista Internazionale, si è pronunciato sulla pericolosa tendenza al permissivismo tessile che sta insinuandosi nei centri naturisti. Jorg Damm esprime il suo disappunto constatando come tanti ritengano che si possa fare dello sport vestiti o parzialmente vestiti, e che i giovani possano essere autorizzati a portare un costume quando si trovano nell’età della pubertà. Accettare questi comportamenti, dice il Damm, significherebbe imboccare una strada molto pericolosa, in
    quanto questi comportamenti finirebbero con l’incrinare nella sua essenza l’idea naturista che,
    in questo modo, s’incamminerebbe sulla strada di un’errata interpretazione del concetto di tolleranza. Questa interpretazione pretenderebbe di ridurre la pratica nudista a pochi momenti, quali prendere di sole, fare una nuotata in piscina, fare la doccia, ecc.
    Questo problema della nudità integrale non vincolata, o condizionata, è stato sollevato anche dalla Federazione Naturista Tedesca nel 1993, che attraverso una mirata inchiesta ha voluto conoscere l’opinione dei naturisti su questa delicata questione. Ebbene, la maggioranza dei naturisti si è espressa in senso favorevole alla nudità integrale nello sport e nelle cosiddette strutture di servizio (negozi, bar, ristoranti, supermercati, posta, ecc.). Insomma, il mondo naturista, o perlomeno la maggioranza, ritiene che la nudità debba essere una esperienza globale il cui motto dovrebbe essere nudità sempre in qualunque luogo, ovviamente sempre con decoro, ordine, pulizia e con le dovute precauzioni igieniche.

    E in Italia?

    Anche in Italia, nel 1981, infuriò la polemica su chi voleva differenziare il nudismo dal naturismo. Il problema era stato sollevato dal dottor Luciano Pecchiai con uno scritto indirizzato al “Corriere Medico”. La risposta della rivista “Naturismo”, era stata però ineccepibile:

    “Il Pecchiai fa un duplice errore escludendo il nudismo come parte essenziale del naturismo: un errore storico ed un errore ideologico. L’errore storico consiste nell’identificare la figura di Lamberto Paoletti (1881-1954) con la nascita del naturismo italiano nel 1930. In realtà il Paoletti non è stato il primo a parlare di naturismo in Italia, perché già l’avevano fatto i triestini Tullio Cordon (1923), Eugenio Paulin ed Ernesto Gorischegg (1927). L’errore ideologico, invece, consiste nell’estrapolazione del naturismo italiano dal suo contesto internazionale. Infatti, chi ha avuto il merito di avere concepito autonomamente la prassi fondamentale del naturismo nudista, ha potuto dare consistenza scientifica alla propria intuizione soltanto dopo aver letto le pubblicazioni alcuni dei più validi e autorevoli esponenti del naturismo internazionale (Ungewitter, Seitz, Kock, Zimmermann e il de Mongeot)”. Come giustamente ha scritto Daniele Agnoli, “spesso e volentieri ci si dimentica che l’idea naturista è l’unica fra tutte le visioni antropologiche del mondo che oggigiorno ponga come sua premessa e suo momento essenziale lo stato di nudità del corpo umano”.

  • Perché associarsi

    Perché associarsi

    Di Elo Seminara 

    Perché associarsi

    Tempo fa discorrevo con un amico – non naturista – persona di buona cultura, disponibile al dialogo, tollerante e attento alle tematiche ambientali. Tra una chiacchiera e l’altra, destreggiandoci fra una battuta ad un argomento più ponderoso, arrivando chissà come a parlare di Naturismo mi chiese: “Perché molti naturisti si associano? Che senso ha, per un naturista, iscriversi a un’associazione?”

    La domanda mi sembrò arguta ed interessante.
    Già, che senso ha associarsi per esercitare quello che in fondo è uno stato naturale come la nudità?
    Riflettiamo. Non è che per mangiare, ad esempio una pizza, occorra o senta la necessità di associarmi ad una qualche ipotetica ed improbabile associazione?

    Tralasciamo il fatto che anche in ambito alimentare vi sono sia associazioni serie, sia conventicole le più strane e diverse; tanto che per ridere potrebbero esistere, o potremmo anche fondarle noi stessi, La società del minestrone, gli Amici della pasta e fagioli, o l’Associazione Piemontese Mangiatori di Bagna Caoda, oltre magari all’Unione ‘Nduia Calabrese… tuttavia, scherzi e piaceri culinari e gastronomici a parte, la domanda del mio amico che, in sostanza riprende domande e questioni in diversi ambiti poste da taluni naturisti, pone un quesito vero al quale proverò a dare una mia risposta.

    Al fine di sgomberare il campo da pregiudizi e possibili future obiezioni, per onestà intellettuale premetto che sono sostenitore dell’associazionismo in senso lato, anche se poi ritengo che ognuno possa, autonomamente e liberamente, praticare la propria attività in modo individuale.

    Certo posso iscrivermi ad un’associazione di camminatori ma poi posso camminare da solo; allo stesso modo, posso iscrivermi ad un’associazione ciclistica ma poi scegliere di pedalare da solo o, ancora, partecipare ad un gruppo di lettura ma intimamente godere della lettura individuale.

    Lo stesso dicasi nell’eventualità volessi praticare un’attività sportiva di squadra o di gruppo, nel qual caso, dovrei quasi obbligatoriamente tesserarmi presso qualche società. A mio giudizio il paragone regge anche nel caso del Naturismo; infatti non si tratta esclusivamente di stare nudi in solitudine, di nascosto, bensì di un’attività sociale, stare con altre persone, condividere. Ecco quindi che tutto torna.

    A questo punto proverò allora a spiegare perché sono un sostenitore dell’associazionismo anche in ambito naturista. Chiariamo subito quello che potrebbe essere un malinteso di fondo: dobbiamo partire dal presupposto, fondamentale a mio parere, che il Naturismo non può e non deve considerarsi soltanto come un’attività ricreativa, sportiva o un hobby al pari che so dell’escursionismo o del modellismo navale anche se, purtroppo, per alcuni significa solo crogiolarsi al sole in riva al mare. Per me, ma fortunatamente anche per molti altri, è una cosa molto diversa, più importante e profonda.

    Il Naturismo deve essere considerato ed è un modo di essere, uno stile di vita, e può essere interpretato anche come un’opzione culturale.

    Meglio ancora sarebbe se riuscissimo a considerare il Naturismo e la nudità come lo stato normale dell’essere umano a cui, solo condizioni particolari, soprattutto climatiche, o di opportunità – sulle quali potremo disquisire in altro momento- dovrebbero costringerci a modificare.
    Questo significa che la mia nudità, che auspico reciproca, non dovrebbe disturbare nel modo più assoluto il mio vicino di casa, né il postino che mi porta una raccomandata, né gli amici che vengono a trovarmi.
    Ciò detto, se la nudità fosse uno stato normale di tutte le persone – uomini, donne, giovani, vecchi, belli, brutti, grassi, magri – non investita e caricata di significati tipici di un sistema culturale, per certi aspetti chiuso e repressivo e quindi non presa in considerazione solo per attività di natura sessuale, effettivamente non avrebbe senso associarsi ad alcunché. Purtroppo però non è così.

    Quando si è minoranza o magari addirittura da soli, ecco che, a mio parere, sorge quasi un bisogno naturale di associarsi. Il raggrupparsi è un modo per ritrovarsi, unirsi, difendersi, nel senso di poter incontrarsi e stare serenamente insieme con altre persone con le quali condividiamo qualcosa.
    Non voglio qui ripercorrere la storia del Naturismo, ma vorrei ricordare che le associazioni naturiste hanno diversi decenni di vita e che proprio grazie a loro, in tempi forse ancora più ostili, il Naturismo si è potuto diffondere. Oggi i luoghi naturisti, se pur non in modo esponenziale, si sono moltiplicati: ancora qualche anno fa, in Italia erano veramente pochi. Per moltissimi naturisti occorreva sobbarcarsi lunghi viaggi per trovare un luogo, gestito da qualche associazione, dove poter stare tranquilli e sicuri.

    Le associazioni avevano iscritti che spesso, anche per sfuggire alla riprovazione sociale, non manifestavano ai profani il loro essere naturisti. Allo stesso comportamento dei singoli, e non poteva essere diversamente, non sfuggivano le associazioni, che parevano quasi organismi clandestini, tanto era scarsa, al di là della rilevanza numerica il loro apparire, la loro volontà di palesarsi, di dare voce al movimento; erano insomma un luogo molto appartato.

    Forse mi sto dilungando troppo, meglio fare un passo indietro, per riprendere il filo del discorso e rilevare come ognuno di noi può essere un naturista isolato, individuale ed individualista; ma è solo, e da solo “pesa” proprio poco, oserei dire nulla. Invece associandosi-associandomi, faccio e facciamo gruppo, faccio e facciamo numero e, ben lo sappiamo, i numeri contano e come contano!
    Questo è il vero problema: i numeri contano, o meglio dovrebbero e dovremmo farli contare.

    Quando nel 1981, per la prima volta aderii ad un’associazione naturista lo feci, oltre che per intimo convincimento, soprattutto perché, grazie al bollino apposto alla tessera, potevo frequentare i campeggi naturisti.
    Al tempo non ricordo, e forse ricordo male, che si parlasse di altro: no raduni, no attività diverse, nessuna proiezione esterna. Insomma la tessera mi dava la possibilità di accedere alla “riserva indiana” rappresentata dal campo naturista. Ricordo che già allora ritenevo che un’associazione non dovesse servire solo a questo. Purtroppo però era così.

    Da alcuni anni, questa triste realtà pare stia cambiando, vi sono segnali incoraggianti.
    Saranno mutati i tempi, saranno modificati alcuni parametri sociali e culturali ma, fortunatamente, talune associazioni stanno cercando di squarciare il velo che separa il Naturismo dalla società, cercano di “sporcarsi le mani”, apparire, manifestarsi per quello che sono e che siamo, riuscendo anche ad intessere rapporti proficui e forse forieri di insospettabili e belle novità, con enti ed associazioni diverse.
    Certo forse non tutte le associazioni si comportano in questo modo e non si muovono secondo queste linee. Il dibattito è aperto. Ma ribadisco, sono e resto un forte sostenitore dell’associazionismo naturista, che reputo essere l’unico strumento che, se ben utilizzato, potrà darci visibilità e farci assurge a pari dignità con qualunque altro movimento.

    A questo punto sorge un ulteriore problema: a quale associazione naturista aderire? Ognuno scelga quella che preferisce, informandosi e documentandosi in via preliminare, per aver poi modo e strumenti per valutare e giudicare le opzioni culturali, le attività proposte, le scelte, la vicinanza, la coerenza e i risultati conseguiti.

  • The Bathers di Elissa Down

    The Bathers di Elissa Down

    The Bathers

    A volte le immagini valgono più di mille parole. In questo cortometraggio muto (The Bathers), la regista australiana Elissa Down, in meno di 7 minuti, ci dimostra bellezza e vantaggi del Naturismo a ogni età.

    Buona visione:
    https://vimeo.com/41182057

    Il film è ambientato in una spiaggia australiana, ma anche in Italia abbiamo l’opportunità di vivere in maniera naturista queste spiagge.

    E a proposito di etica naturista e del nostro rapporto con la nudità: Pudore e dignità Naturista

  • Naturismo: utopia o realtà ?

    Naturismo: utopia o realtà ?

    Utopia naturista

    L’aspetto principale del Naturismo è il recupero della nudità naturale umana.
    “Naturale” perché oggi sono dilaganti forme e modi di nudità dalle quali il Naturismo si discosta nettamente e che decisamente riprova: si pensi alla pornografia e allo sfruttamento commerciale del corpo, soprattutto quello femminile.
    I tedeschi all’inizio del ‘900 chiamavano il Naturismo “Nacktkultur”, che significa allo stesso tempo civiltà e cultura della nudità. In seguito lo hanno ribattezzato con il termine “Freikorperkultur” (FKK), cultura del corpo libero, o meglio, liberato.

    Il Naturismo non è trasgressione, anzi, è un recupero dell’idea umanistica dell’essere umano al centro dell’Universo, in dialogo e comunione con esso nel suo intimo. Un’utopia?
    Il termine “utopia” è stato creato nel 1516 dal politico, filosofo e religioso inglese Tommaso Moro (Thomas More): nel suo libro con tale titolo, descriveva l’isola di Utopia, dove si viveva secondo leggi, usi e costumi in contrasto con quelle allora in uso nel mondo. E’ quindi utopia anche il Naturismo?
    Se osserviamo l’attuale modo di vivere, con città sovraffollate e invivibili, la natura violentata e in fase di avanzata distruzione, l’inquinamento di aria, acqua e terreni, un turismo di massa consumista e devastante per l’ambiente, la psicosi del vestire in modo esagerato e improprio, tutto sembra opporsi alla realizzazione degli ideali del Naturismo. Eppure…

    Eppure tutti questi elementi contrastanti che sembrano soffocare l’ideale naturista, si dissolvono di fronte all’esperienza che milioni di naturisti fanno. Chiunque abbia avuto intense esperienze naturiste sa che – anche senza rendersene conto in maniera razionale – vivere allo stato di nudità naturale significa porsi fuori dal tempo presente. Ogni buon naturista sa che anche la più piccola barriera tessile separa il nostro essere più profondo dalla sua totalità universale e naturale, impedisce l’immersione della nostra limitata realtà individuale in una cosmogonia universale e senza tempo.

    La caduta dell’ultimo lembo di stoffa ci libera da una separazione con l’universale atemporale che ci circonda e giace dentro di noi. E questa è una sensazione reale che, ripetiamo, milioni di naturisti sperimentano ogni giorno. Così come sono realtà le associazioni, i movimenti, le organizzazioni, gli strumenti di comunicazione (come Naturistitalia) che promuovono e diffondono l’idea naturista. Così come sono realtà tutti i luoghi, conquistati in lunghi anni di lavoro, dove si può praticare il Naturismo legalmente o liberamente. In Europa sono diversi milioni i naturisti praticanti.
    Nella stagione estiva, ogni giorno decine e decine di migliaia di presenze giornaliere si possono contare nei tanti Centri e luoghi naturisti dell’Europa mediterranea, quali Francia (compresa la Corsica, uno dei luoghi storici del Naturismo), Croazia, Spagna, a anche Grecia, per citare i principali. In Italia abbiamo meno opportunità rispetto a questi Paesi, ma ci sono, e più che in passato.

    Numeri che costituiscono una realtà concreta, ampia e consolidata, tanto da essere anche economicamente significativa, non solo per le strutture naturiste, ma per il turismo in genere, dato che i naturisti frequentano anche musei, ristoranti, utilizzano mezzi di trasporto, ecc.

    Un’altra realtà naturista è la sua etica, un’etica che viene vissuta nella pratica: fare naturismo, essere naturisti non vuol dire soltanto spogliarsi. Conta il perché, il come, il quando, il dove: si tratta di un modo di vivere che comporta conseguenze che vanno oltre una semplice abitudine di vita. E molti naturisti spesso si difendono da queste conseguenze nascondendosi, o non hanno la forza e la voglia di fronteggiarle.
    Questo spiega perché molti naturisti non dicono di esserlo a parenti, amici, colleghi; o perché spesso si incontrano più naturisti italiani all’estero che in patria. O addirittura coppie di naturisti che lo nascondono ai figli (ma in casa come fanno? Stanno vestiti? E in vacanza?), quando una delle basi del Naturismo è proprio il suo carattere familiare, di testimonianza e trasmissione di valori ai figli, che fin da bambini beneficiano immediatamente della naturale percezione di benessere che il Naturismo porta con sé.

    Il Naturismo fa emergere la sua etica morale dallo stesso fatto di vivere nudi insieme, a partire dal primo nucleo sociale in cui viviamo: la famiglia.
    Dalla pratica della nudità naturale sorge spontaneamente un comportamento etico, in primis verso la donna e il sesso. Il Naturismo eleva il corpo umano da mero oggetto di desiderio sessuale a qualcosa di più profondamente vissuto, interpretato in maniera più completa, in una comprensione più universale, certo senza negarne anche il valore sessuale.
    La divina bellezza del corpo umano nelle sua naturali fattezze, di qualsiasi sesso ed età, non cessa di affascinare anche se visto all’infinito e nelle sue infinite molteplicità, così come non ci stanchiamo mai di ammirare il volto delle persone a noi care.
    Nelle comunità naturiste interiormente vissute, cessano di esistere le età, e le differenze di sesso cessano di essere barriere: l’essere umano e la natura si fondono in una comunione universale senza tempo.
    E forse questo è l’aspetto più bello, appagante, rivelatore, della realtà naturista.

  • I crawler guardoni di Facebook

    I crawler guardoni di Facebook

    di Valerio Rupo
    Nudo con pecette

    Affrontare l’argomento della nudità dal punto di vista di un colosso della comunicazione come Facebook, in cerca dei motivi tutt’altro che oscuri per cui un contenuto innocente come la foto di un gruppo Naturista sia immediatamente censurata alla stregua della pornografia, rischia di diventare un esercizio accademico e sterile.

    Spendere due parole a riguardo, dal momento che il Social Network sembra non concedere spazi visibili alla comunità naturista online, risulta tuttavia necessario. Siamo sicuri che né Facebook né alcun grande colosso della comunicazione informatica abbia alcunché da ridire su uno stile di vita che rinuncia, ovunque e quantunque possibile, alla scomoda zavorra dei vestiti; almeno, ci riteniamo certi che a Facebook non interessi con quanti e quali vestiti addosso i suoi utenti si interfacciano con la piattaforma, ma viceversa non possiamo negare che a qualunque istituzione  – digitale o fisica – interessino le finalità espressive della nudità.

    “Postare” una foto naturista su Facebook, senza intervenire sulla stessa per coprire “le vergogne”,  significa incappare nella censura ed essere interdetti a qualunque altra attività sul Social Network per un certo periodo di tempo:

    Questo contenuto non è al momento disponibile

    Il contenuto è stato «condiviso solo con un gruppo ristretto di persone» o «eliminato»: i copywriters di Facebook, evidentemente, hanno ritenuto necessario che la platea benpensante dei milioni di profili iscritti alla piattaforma non possano dedurre che la detta censura fosse dovuta a meschine intenzioni. E il naturista bistrattato ha doppiamente ragione di ritenersi offeso, non solo per essere stato ingiustamente censurato, ma per la presunta gravità dell’azione (la pubblicazione di una foto nature).

    Indubbiamente, a un algoritmo la differenza tra una natica o un seno mostrati a scopo provocatorio (leggasi: “pornografico”) e gli stessi mostrati in un contesto più ampio, senza intenti alcuni se non la rappresentazione di un normale contesto naturista, appare per lo meno sottile. Così si spiega l’inevitabile confusione tra un modo di intendere la nudità come portatrice di significati carnali, erotici e conturbanti, e un modo di non intenderla affatto, poiché considerata la più naturale delle condizioni umane.

    Se accettiamo la definizione di “pornografia” della Treccani («Trattazione o rappresentazione […] di soggetti o immagini ritenuti osceni, fatta con lo scopo di stimolare eroticamente il lettore o lo spettatore») non possiamo evitare di notare quanto poco, a livello collettivo, sia obiettiva la definizione: se a “ritenere osceno” è un algoritmo, è evidente come i metri di giudizio non possano che essere del tutto arbitrari. Benché sia stato programmato allo scopo, un crawler non può davvero valutare in che misura lo scopo espressivo della nudità sia, con Chimirri, «reinterpretato, ricostruito, cambiato e decodificato, in rapporto alle intenzioni». 

    La questione è ulteriormente intorbidita nel momento in cui tali restrizioni vengono imposte anche ai gruppi chiusi, dove la circolazione di informazioni e contenuti è limitata a un dato gruppo di utenti: sembra che il dispotismo dei crawlers non ammetta intervento umano. Il semplicistico meccanismo che marchia una qualunque foto di nudo come “contenuto per adulti”, perciò inammissibile per una piattaforma destinata a qualunque età, genere e credo, è forse dovuto alla limitatezza del mezzo? Sinceramente, anche senza particolari doti informatiche possiamo farci un’idea per nulla fantascientifica di come aggirare l’ostacolo, per esempio istituendo un sistema di segnalazioni per distinguere il vero contenuto naturista da tutto il resto (e questo sarebbe davvero necessario, sì, grazie).

    Ma si ha la netta impressione che, piuttosto, alla base di questo eccesso di pudore ci sia quella stessa natura egemone di ogni significato provocatorio (carnale, erotico, conturbante eccetera) attribuito alla nudità. E a noi naturisti non rimane che accettare il dato di fatto e “farci furbi”, evitando di ostentare immagini interpretabili con significati che con il Naturismo non hanno nulla a che fare.

    Qualche riga di considerazione soltanto per risolversi in una rassegnata constatazione, quindi? Non soltanto, perché è bene ricordare che confondere il Naturismo con quelle aberrazioni della nudità maggiormente diffuse in tutto il mondo, ahinoi, è un vizio di forma che per adesso dobbiamo accettare da parte dei crawler, degli impersonali giudici che governano i contenuti di Facebook. Ma ogni naturista conosce il rischio che questo modo di intendere la nudità venga mantenuto da parte dei malpensanti, di chi si ostina ad associare nudità a trasgressività. È significativo che sia stato proprio l’avvento dei Social Networks a permettere a chiunque di propagare opinioni dettate dall’ignoranza, consentendo a qualunque imbecille «lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel», come ebbe a dire Umberto Eco: non dimentichiamo che il problema è sociale, non Social.

  • Il Naturismo rivoluzione o evoluzione?

    Il Naturismo rivoluzione o evoluzione?

    di Pino Fiorella
    nudità naturista

    Pubblichiamo una riflessione del filosofo e teorico Pino Fiorella sul concetto di “nudità naturista”, riprendendo il tema già avviato a proposito del significato della parola Naturismo.

    Se cerchiamo sul dizionario il significato della parola rivoluzione, troviamo che questo termine deriva dal latino “revolutus”, participio passato di revolvere, ossia rivolgere. Da esso ne deriva, pertanto, che il termine rivoluzione significa violento e profondo rivolgimento dell’ordine politico-sociale costituito, tendente a mutare radicalmente governi, istituzioni, rapporti economico-sociali, ecc.
    Una rivoluzione è un momento di rottura, di spaccatura all’interno di una situazione, o di una cultura, o di una religione, o di un Paese che non riesce più a tenere sotto controllo le sue contraddizioni. Di rivoluzioni ce ne sono state tante e tante ce ne saranno ancora.
    Ma oltre il campo politico-sociale-economico, ci sono state rivoluzioni nell’arte, nella musica, nello spettacolo, nello sport, nel costume, e in tanti altri settori, ad esempio in quello mediatico, con il Web.

    Molto spesso, erroneamente, si parla del Naturismo come di questione di costume o, peggio ancora, di una moda. I più, soprattutto nel mondo tessile, lo collegano alla rivoluzione dei costumi, allo spostamento in avanti del limite del senso del pudore, al diverso giudizio collettivo della nudità, ad una rivalutazione in senso edonistico del valore del corpo, a una diversa concezione della sessualità. Se consideriamo tutto ciò, non possiamo fare a meno di convenire con quanti affermano che il Naturismo rappresenta una delle punte avanzate della rivoluzione dei costumi.
    Ma qualcuno si spinge ancora più in là, e leggiamo su taluni articoli di giornali e riviste, scritti da chi nulla sa di Naturismo che l’accettazione più o meno integrale della nudità ha il significato di una vera e propria rivoluzione sessuale. Ebbene, nel tralasciare di commentare alcune banalità contenute in questi articoli, ci chiediamo quale spazio occupi effettivamente la nudità naturista in tutti questi discorsi. Lo possiamo constatare, ad esempio, in certe trasmissioni televisive, dove è possibile presentare la nudità, o meglio semi-nudità, soltanto di bellissime modelle. Trasmissioni dalle quali, peraltro, è rigorosamente bandito il nudo maschile.

    Il termine costume, come è risaputo, oltre al significato di “foggia di vestire” (che oggi identifica quasi esclusivamente il costume da bagno e altri speciali abbigliamenti, come il costume di scena, da clown, da ballerina, ecc.) ha anche altri significati. Il senso letterale vuol dire consuetudine, in senso estensivo usanze collettive, abitudini, credenze e comportamenti che caratterizzano la vita sociale e culturale di un popolo, o di una collettività, o di una categoria di persone, in una data epoca.
    Ebbene, tornando al tema se il Naturismo abbia rappresentato e rappresenti una rivoluzione dei costumi, la nostra risposta è senz’altro no. Giacché, come abbiamo detto, il termine rivoluzione, oltre ai significati che esso ha in geometria, in astronomia e altre scienze, significa trasformazione prodotta nell’ordine sociale e politico di un popolo con mezzi violenti, non possiamo definire il Naturismo una rivoluzione dei costumi.

    camping naturista

    Innanzi tutto, il Naturismo è rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente, e di conseguenza quando alla base di un’idea ci sono questi principi non violenti, essa non può considerarsi come una filosofia rivoluzionaria. Anzi, possiamo dire senza timore di essere smentiti, che il Naturismo è l’alternativa più valida alla logica della violenza. In secondo luogo, non avendo nessuno dei popoli, delle società, delle collettività più diffusi al mondo adottato come sistema di vita la filosofia naturista, che ha come principio cardine la pratica della nudità promiscua di sesso e di età, possiamo dire che il Naturismo non è stato, e non lo è tuttora, artefice di nessuna rivoluzione dei costumi, semmai possiamo dire che la sua diffusione ha contribuito a una certa evoluzione dei costumi. In terza battuta c’è da aggiungere che, per quanto riguarda la sessualità, oggi come ieri si continua ad associare in maniera erronea il Naturismo al sesso. Non intendiamo dire che il Naturismo escluda il sesso e viceversa, ma intendiamo dire che nel comune modo di pensare della società tessile nudità significa automaticamente disponibilità sessuale, il che non è soltanto erroneo, è concettualmente sbagliato. Questo perché tale errore ha come presupposto il fatto che nel mondo tessile ci si mette nudi soltanto per due motivi, per lavarsi o per fare l’amore. Mentre, come sappiamo, una corretta vita naturista prevede che la nudità non deve mai essere occasionale o episodica, cioè posta in essere per necessità, dimostrando con questo comportamento che se ne ha paura o ribrezzo, ma deve essere una condizione naturale nell’uomo.
    Anzi, possiamo aggiungere che la paura e il ribrezzo dimostrano la disgregazione intellettuale dell’uomo civilizzato che, nel tentativo di trascendere il suo stato, ha trasceso invece la sua natura, anziché viverla profondamente per meglio vederne il rapporto con le altre dimensioni dell’essere.

    Infine, per concludere, il Naturismo non è una rivoluzione perché la nudità umana altro non è che un recupero della nostra perduta identità, la quale, nel corso dello sviluppo delle diverse società succedutesi nel tempo, è stata cancellata con l’uso improprio del vestito.
    Di conseguenza, essendo il Naturismo recupero di ciò che è andato perduto per motivi sociali, politici e religiosi, e pur non essendo ipocrita accettazione di consuetudini sbagliate che non rispettano il corpo e l’ambiente, esso non può considerarsi una rivoluzione perché la sua filosofia non si prefigge di rovesciare istituzioni, governi, Stati, ma si prefigge di elevare la condizione umana in senso etico, igienico e spirituale. Il Naturismo, infatti, in virtù del suo messaggio di fratellanza universale, che ha come denominatore comune la nudità, il che ci rende uguali di fronte alla natura, ha sempre chiesto al potere politico il suo riconoscimento e quindi il suo pieno diritto a esistere nella nostra società.

    Come noi naturisti andiamo ripetendo continuamente, il non rispetto delle leggi della natura sta portando il mondo verso l’autodistruzione. Inoltre, essendo la pratica della nudità il principio cardine della sua filosofia, il Naturismo, oltre a favorire la risoluzione di conflitti psichici individuali e collettivi, ridimensiona nelle persone gli appetiti sessuali impropri e ne smorza l’ansia che ne consegue. Infine la nudità naturista, oltre a ricomporre l’unità della persona, rappresenta un atto di umiltà verso sé stessi e verso la natura, in quanto essa permette la nostra ricollocazione nel mondo, ridimensionando la nostra presunzione di onnipotenza e facendoci comprendere che noi non siamo i padroni della natura, ma siamo parte di essa.

  • Spunti di riflessione sul Naturismo e sull’essere naturisti

    Spunti di riflessione sul Naturismo e sull’essere naturisti

    di Andrea Contini, responsabile editoriale naturistitalia.it
    sul Naturismo

    Quelli che seguono sono 16 brevi spunti personali di riflessione sul Naturismo e sull’essere naturisti.
    Vogliono essere un base di discussione e affermazione di alcuni principi. Sarebbe bello avere altri spunti di riflessione da chi ci legge: scrivete le vostre considerazioni a redazione@naturistitalia.it

    1) Il Naturismo abolisce il distinguere le persone secondo le classi sociali, e le innalza solo in base ai propri valori, principi, comportamenti. Ovvero, il Naturismo considera le persone in base ai propri valori positivi, senza distinzione di professione e reddito: sta a noi, a ogni naturista, non ricalcare nei rapporti interpersonali modelli di comportamento sociale che non possono e non devono appartenere al Naturismo.

    2) Il Naturismo è l’unico modo di vita che pone in effettiva parità la donna, senza imposizioni psicologiche, e non la relega a un ruolo socio-sessuale inferiore. Nel Naturismo non è costretta ad agghindarsi, truccarsi, comportarsi per il solo compiacimento dell’uomo, o meglio, a comportarsi secondo modelli imposti dal mondo maschile (maschilista talvolta inconsapevolmente), cosa che avviene spesso nel mondo tessile con i comportamenti imposti socialmente, con la moda, la pubblicità, con certi spettacoli televisivi, ecc.

    3) Attenzione alla sciatteria, sporcizia, rozzezza di comportamenti. Un essere umano è sciatto, sporco, rozzo, vestito o nudo che sia. Perché un naturista nel mondo tessile dovrebbe essere sciatto e rozzo? Anzi, essendo sempre e comunque un testimonial del nostro stile di vita, una certa cura (senza arrivare ad affettazioni esagerate) può essere un buon segno per i non-naturisti.

    4) Il Naturismo è un movimento etico con uno scopo sociale: esso ha fondamento solo se è collettivo, praticato in comunanza di valori, principi e comportamenti (so di essere tra persone come me).
    Ecco allora una differenza importante con il nudismo: il nudismo è un’azione individuale, che ha soltanto fini egoistici ed edonistici e non etico-sociali. Quindi il Naturismo è un movimento che fa della nudità e della sua condivisione il proprio elemento fondamentale, ma non l’unico: attraverso la propria nudità, esso si rapporta con la natura e il mondo circostante con comportamenti individuali e collettivi volti a proteggere l’ambiente.

    5) In Italia il Naturismo è un movimento ancora fragile, dall’identità non consolidata. Il suo sviluppo, la sua accettazione e i suoi orientamenti futuri sono legati ai comportamenti odierni di ogni naturista. Noi siamo e dobbiamo sempre più essere esempio e sprone per il mondo non naturista.

    6) L’esibizionismo va contro il Naturismo perché ne contraddice i principi, tra i quali il comportamento responsabile, la sua non aggressività, la funzione educativa – soprattutto per i bambini e i più giovani, la nudità in comune non legata all’attività sessuale, la parità e dignità della donna. Il Naturismo è libertà, non licenziosità. Il concetto di libertà va di pari passo con quello di responsabilità, con la quale la libertà va esercitata per esistere. Ogni naturista deve combattere fenomeni di licenziosità ed esibizionismo, perché se avessero luogo limiterebbero, restringerebbero la libertà di stare nudi, soprattutto ai nuclei famigliari con bambini, e romperebbero la pace dei luoghi e delle persone.

    7) Il Naturismo non ricerca la bellezza esteriore, ma quella interiore: l’armonia. Con sé stessi, con gli altri, con l’ambiente circostante. Come recita la definizione della Federazione Naturista Internazionale: “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente.”

    8) Talvolta capita di sentire o leggere che il Naturismo “tollera” il nudo. Il Naturismo non tollera il nudo, è nudo. Lo pratica, e deve far sì che sia sempre più praticato e accettato, in funzione delle possibilità offerte dalla realtà circostante. Quindi non deve fare solo nuovi adepti, ma deve acquisire nuovi spazi fisici, territoriali, e difenderli sia dai tessili sia da chi pratica comportamenti pubblici non compatibili con il Naturismo: l’esibizionismo che citavamo sopra, ma anche lo scambismo. Se si conquistano nuove persone, non necessariamente si conquista nuovo territorio; ma se si conquista nuovo territorio, si acquista più visibilità, ed è poi più facile conquistare nuovi adepti.

    9) Non aspettiamo soltanto che i non naturisti vengano a noi, andiamo noi verso di loro. Ecco un nostro compito: conquistare nuovi spazi (quali, come, dove, è un altro argomento da approfondire) per avere più possibilità di vivere il Naturismo, e più accettazione sociale, per farlo crescere. Non vogliamo essere né fantasmi, né carbonari. La nostra attività deve essere alla luce del Sole, in tutti i sensi. Per questo è importante iscriversi a una associazione naturista: da soli possiamo fare poco e in maniera disorganizzata; insieme ad altri possiamo avere più forza, riconoscibilità e partecipare a molte attività naturiste.

    10) Il Naturismo può essere visto in molti modi, soprattutto dai tessili ovvero da chi non lo conosce, o lo disconosce a causa di mistificazioni diffuse da chi il Naturismo non lo pratica. E può essere vissuto per molti motivi, perché è primariamente un fatto soggettivo. Ma dobbiamo trovare un solo modo in cui possa essere promosso, comunicato all’esterno. L’immagine e la coerenza interna del movimento naturista devono essere univoci per essere compresi con esattezza all’esterno. Se non ci facciamo conoscere e identificare in modo univoco, sarà sempre più difficile per noi naturisti farci capire e fare nuovi proseliti stabili.

    11) Il Naturismo non può rifiutare il progresso tecnologico. Sarebbe ipocrita, falso: tutti noi usiamo computer, smartphone, beni e servizi, viaggiamo su mezzi di trasporto. Ma il naturista cerca di utilizzarli il più possibile in modo eco-compatibile: deve rifiutare comportamenti consumistici che danneggino l’ambiente, e quindi sé stesso e gli altri.

    12) Dobbiamo essere tolleranti e pazienti con i tessili, i non-naturisti, e le loro difficoltà a comprenderci. Loro sono la stragrande maggioranza, noi una minoranza. Se li attacchiamo frontalmente, soccombiamo. Dobbiamo conquistare l’allargamento dei nostri spazi con tatto e diplomazia, senza estremismi.

    13) Dobbiamo sempre difendere il principio fondamentale del Naturismo: la pratica della nudità in comune per tutte le età. Senza questo, nessuna persona, nessuna organizzazione, nessun movimento può definirsi naturista. E quindi vegetarianesimo, atabagismo, analcolismo, possono e devono trovare spazio, ma non possono e non devono prendere il sopravvento sulla pratica della nudità in comune a tutte le età.

    14) Chi allora può definirsi naturista? Conviene non allargare troppo i confini, per non rischiare l’indeterminatezza: è naturista chi, nel vivere in armonia con la natura e nel rispetto dell’ambiente, di se stesso, degli altri, pratica la nudità in comune con gli altri senza implicazioni di attività sessuali.
    Attività sessuale che riguarda sempre e soltanto un fatto esclusivo della propria intimità privata, esclusiva. E’ naturista chi persegue un Naturismo non solo del corpo, ma anche dell’anima.

    15) Non nascondiamoci, per quanto possibile. Ognuno di noi professi con serenità, convinzione, tolleranza per le idee altrui, il proprio essere naturisti ad amici, parenti, colleghi non naturisti. Con lo scopo non tanto di fare proseliti, ma quello di esistere con pari dignità alla loro. Il miglior modo di fare proseliti è l’esempio, il nostro esempio, l’esempio individuale di ognuno di noi, in ambito naturista ma soprattutto in ambito non naturista. Il comportamento sconsiderato di uno solo, rovina lo sviluppo del Naturismo, la reputazione naturista di tutti gli altri.

    16) Il Naturismo è la migliore forma di educazione e convivenza delle persone che la nostra vita, liberamente, ci può offrire.

  • La parola Naturismo

    La parola Naturismo

    Naturista

    In un precedente articolo relativo alla Federazione Naturista Internazionale, si accennava al fatto che negli Stati Uniti, per loro radici culturali ed etimologiche risalenti all’Ottocento, la parola “naturism” è equivalente di “naturalism”, ovvero studio della natura, e quindi il Naturismo come viene inteso in tutto il mondo viene da loro chiamato “nudism”.
    Ma sono più di cento anni che le due parole, in tutte le lingue e in tutte le nazioni del Globo, si attraggono o si differenziano, diventando per alcuni sinonimo, per altri due cose differenti. Anche in Italia, e nella lingua italiana.

    Partiamo dalla più diffusa e conosciuta definizione di Naturismo, quella della Federazione Naturista Internazionale INF-FNI: “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente.”
    A questa definizione, spesso si aggiunge che il Naturismo è un movimento familiare, sano, educativo, naturale.

    Il Dizionario Devoto-Oli dà tre definizioni di Naturismo: ai nostri fini interessa la prima, “movimento che proclama la necessità del ritorno a un tipo di vita elementare, primitivo, spontaneo, a contatto con la natura e la semplificazione della dieta (alimentazione vegetariana) e del vestiario sino alla sua totale soppressione (nudismo)”. Ne dà poi anche una definizione etno- storica e medica.
    Definisce poi il Naturista come “seguace del naturismo (sostantivo e aggettivo sia maschile che femminile) derivato dal francese naturiste, derivazione di nature”.
    Del nudismo scrive che è “atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura; anche la relativa pratica”.
    Fermiamoci un attimo, perché già ci sono alcune cose da dire. Innanzi tutto, per il Devoto-Oli, Naturismo è un movimento e nudismo un atteggiamento. Ma, con un po’ di attenzione, possiamo notare che la definizione di Naturismo contiene quella di nudismo, mentre quella di nudismo non contiene quella di Naturismo. Parla poi di “soppressione del vestiario”; oddio, un po’ troppo estremo: d’inverno che facciamo, moriamo tutti di ipotermia?

    In realtà, il Naturismo propugna il non uso dei vestiti quando inutili, ad esempio in spiaggia, in un prato, a casa, durante una nuotata, una passeggiata nel verde, e in molte altre occasioni e attività, dove un pezzo di stoffa diventa non solo inutile, ma addirittura dannoso, come ad esempio nella sauna.


    Andiamo avanti, e prendiamo il Dizionario Gabrielli, che definisce il Naturismo probabilmente in maniera più precisa: “movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice”.
    Come seconda definizione dice che è una “dottrina che affida alla natura ogni virtù curativa”; come terza e ultima definizione scrive che “nella storia delle religioni, dottrina che considera particolari religioni primitive come forme di divinizzazione degli elementi e delle forze naturali, personificati spesso in figure di dei”.
    Definisce il nudismo come “movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura”.
    Anche il Gabrielli, quindi, mette il nudismo come parte del Naturismo.


    L’enciclopedia Treccani specifica che Naturismo è un sostantivo maschile derivante dalla parola natura, sull’esempio del francese naturisme. In pratica, la definizione di Naturista del Devoto-Oli.
    La Treccani dà ben sei significati di Naturismo:

    1. Forma meno comune di naturalismo, nelle sue varie accezioni.
    2a. Movimento – formatosi tra la fine del sec. 19° e il principio del 20° come reazione agli eccessi della civiltà industriale e dell’urbanesimo – che tende a un ritorno dell’uomo a forme naturali di vita semplice e schietta, attraverso un tipo di alimentazione prevalentemente vegetale, l’immediato contatto con la natura, la semplificazione del vestiario fino alla sua totale soppressione (vedi anche nudismo, di cui non è talvolta sinonimo).
    2b. Pratica ginnica tendente all’esaltazione della forza muscolare e, in genere, delle possibilità fisiche (vedi anche culturismo).
    3. Indirizzo negli studi etnologici, oggi senza seguito, che considerava i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali intese in senso deterministico.
    4. In medicina, corrente di antichissime origini, nata e convalidata dalla dottrina ippocratica, che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie (vis medicatrix naturae) e tende a circoscrivere la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
    5. Particolare indirizzo negli studî di storia delle religioni, che spiega le divinità dei primitivi come personificazione fantastica delle realtà e dei processi naturali.

    Soffermiamoci sulla seconda definizione, la 2a (tra l’altro, relativamente alla 2b: che cavolo c’entra il culturismo con il Naturismo???), perché contiene due cose molto importanti.

    Innanzi tutto, colloca correttamente il Naturismo come oggi inteso tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, ovvero ai tempi della Lebensreform, che in tedesco vuol dire “riforma della vita”. Fu una corrente di rinnovamento culturale sorta verso la fine del XIX secolo in Germania e Svizzera, per poi propagarsi in tutta Europa, nella quale conversero molteplici idee nel campo dell’arte, dell’artigianato, dell’architettura, della scienza biologica, dell’alimentazione e della moda.

    Nell’arte la Lebensreform generò l’Art Noveau, in Italia denominata anche Liberty. Ma fu anche molto importante per i prodromi del Naturismo come lo intendiamo oggi, dando vita al movimento del Frei Koper Kultur (FKK), la cultura del corpo libero, sigla che ancora oggi nei Paesi di lingua tedesca è sinonimo di Naturismo.

    La Lebensreform contestava molte convenzioni borghesi, propugnando uno stile di vita più vicino alla Natura, opponendosi alla vita cittadina, agli eccessi della società moderna e della industrializzazione, proponendo un’alimentazione più naturale, l’igiene, la medicina naturale secondo i principi ippocratici, l’esposizione all’aria, all’acqua, alla luce e promuovendo il nudismo (i primi club naturisti si chiamavano Lichtbund, cioè Associazioni della Luce; il primo aprì nel 1903 in Germania, ma il più celebre di questi fu a Locarno, sul Monte Verità nella Svizzera ticinese). Tutti temi ancora oggi fondamentali e caratterizzanti del Naturismo.

    Le Sourire

    Molti di questi temi verranno ripresi in gran parte, al di là o al di fuori del movimento naturista vero e proprio, cinquant’anni dopo dal movimento hippie, questa volta con genesi negli Stati Uniti.

    Ma ritorniamo alla Treccani. Essa definisce il nudismo come una “pratica naturalistica (sviluppatasi dopo il 1930, soprattutto a partire dalla Germania e dall’Inghilterra) i cui seguaci, sia per reazione a quelle che ritengono ipocrisie e convenzioni ereditate dal passato o imposte da un malinteso moralismo, sia per amore di una vita libera all’aria aperta e desiderio di un più diretto contatto con la natura, sia come regola di salute fisica e morale, adottano l’abolizione di ogni tipo di vestiario sulle spiagge o in zone appositamente loro destinate (campi per nudisti)”.

    E qui, francamente, non si capisce come gli stessi redattori siano incappati in inesattezze: prima, alla voce Naturismo, come abbiamo visto parlano correttamente di fine Ottocento/inizio Novecento, di Germania e Svizzera, Lebensreform, ecc. E qui, invece, a proposito di nudismo, post- datano la faccenda addirittura a dopo gli anni ’30 e citano a sproposito l’Inghilterra (forse perché fuorviati dai soggiorni marini in Croazia e Grecia di Wallis Simpson e l’ex-re inglese Edoardo VIII), mentre è negli Stati Uniti che negli anni ’30 cominciano a svilupparsi i primi gruppi naturisti, colà nudisti.
    Inoltre, i redattori della Treccani non citano l’Ile du Levant.

    A proposito di anni ’30: magari qualcuno, a questo punto, invocherà il nome e gli scritti dell’italiano Lamberto Paoletti. Calma, ci arriveremo.
    E arriveremo anche a Wikipedia: possiamo non citarla? Certo che no.

    La parola Naturismo – Seconda parte

    La parola Naturismo

    Riprendiamo il discorso sulla parola “Naturismo”. Partendo dalla definizione dell’INF-FNI e dopo aver visto le definizioni del dizionario Devoto-Oli, di quello Gabrielli e dell’enciclopedia Treccani, non possiamo tralasciare Wikipedia. Per la non sempre attendibile enciclopedia on-line “Il naturismo è un movimento che promuove un contatto più diretto e meno artificioso dell’essere umano con l’ambiente naturale, facendo propri il rispetto verso le persone, gli esseri viventi e l’ambiente. Tali caratteristiche essenziali possono essere vissute in determinati contesti anche in nudità. Una persona naturista cerca di avere una vita sana, ad esempio alimentandosi con cibi genuini poco trasformati e di produzione sostenibile, praticando attività sportiva all’aria aperta e il suo stare nuda avviene spesso in socialità, sia in spazi privati che pubblici”.

    “I naturisti pensano che la nudità in sé non sia indecente, né degradante, e ritengono che questa consapevolezza aiuti ad una migliore accettazione del proprio corpo, e di quello altrui. Ritengono che la nudità, in determinati contesti, può essere vissuta in socialità, nel pieno rispetto della moralità pubblica della società. Per il naturista infatti la nudità non costituisce in alcun modo veicolo né pretesto per alterare la moralità dei comportamenti pubblici: trasgressione ed esibizionismo sono del tutto estranei alla pratica naturista.
    Pertanto la nudità, che nel naturista abbiamo definito come non accidentale, ma voluta, costituisce un’espressione culturale, un’espressione integrale di corporeità, di vitalità, e di equilibrio psicofisico. Ma quest’ultimo è solo un aspetto (il più clamoroso secondo la visione comune) del naturismo, uno stile di vita e un modo di pensare che implica una visione più ampia dell’esistenza e dell’uomo.”

    Più avanti sottolinea la funzione sociale del Naturismo, il suo essere un movimento familiare, sano, educativo, naturale, quando lo definisce “un movimento aperto alla partecipazione di persone di tutte le età: dalle famiglie con figli piccoli alle persone più anziane. Ognuno può trovare ristoro nel benessere offerto dal naturismo.”

    È importante questa definizione e descrizione del Naturismo e dei naturisti da parte di Wikipedia, poiché sul web si assiste, da troppo tempo, a una corruzione della parola e del concetto, il tutto per meri fini commerciali, o meglio, porno-commerciali, che ingenerano confusione e mistificazione a chi non conosce il Naturismo (e numerose arrabbiature da parte dei naturisti praticanti) e che veicolano attività, atteggiamenti e comportamenti che nulla hanno a che vedere con il Naturismo vero e proprio.

    Wikipedia Intende il nudismo, invece, come “la semplice pratica della nudità, anche se spesso viene confuso con il naturismo. Viene praticato prevalentemente in zone balneari o turistiche, senza particolari convinzioni legate al rispetto della natura o a una vita sana. La persona nudista solitamente non crea associazioni come invece avviene per la naturista. In questo senso quindi si può dire che il naturismo ha in sé anche una componente nudista mentre il contrario non è necessariamente vero.”

    Poi, Wikipedia prova ad accomunare Naturismo e nudismo, asserendo che “presupposti comuni ad entrambi, nudismo e naturismo, sono: consapevolezza del benessere che la nudità può donare; considerazione della nudità come una condizione non degradante né offensiva, per sé stessi e per gli altri; totale estraneità ad atti trasgressivi o esibizionistici durante la pratica della nudità sociale.”

    Dopo aver visto anche le definizioni di Wikipedia, è ora di cominciare a trarre delle conclusioni.
    Innanzi tutto, possiamo dire che è impossibile essere naturisti senza essere nudisti, mentre è
    possibile essere nudisti senza essere naturisti. Ecco perché noi preferiamo essere naturisti: perché il naturista ha anche una responsabilità comportamentale sociale, culturale e ambientale.

    Naturista

    Spesso, ai meri nudisti non interessano temi centrali e caratterizzanti del Naturismo:
    alimentazione naturale, medicine naturali, ecologia ecc. E mentre per il naturista, trasgressione ed esibizionismo sono fuori della propria mentalità e comportamento, ciò non sempre vale per il nudista. Ovvero, il nudo “trasgressivo” ed esibizionista, non è mai naturista.
    E non basta spogliarsi in una spiaggia per sentirsi, essere Naturisti: mentre siamo nudi in un spiaggia noi non siamo naturisti, ma solo nudisti. Per essere naturisti ci vuole anche altro, non meno importante, anche se meno evidente dello stare nudi: stile di vita, rispetto e protezione dell’ambiente, alimentazione, prevenzione naturale della salute, e non ultimo, il non nascondere di essere naturisti, promuovendone benefici, scopi, attività. Non possiamo fermarci a un naturismo solo vacanziero.
    Semplificando con una battuta, potremmo dire che Il naturista si abbronza perché sta nudo, il nudista si spoglia per abbronzarsi.
    Oggi molte strutture nel mondo si definiscono “naturiste” mentre in realtà sono solo nudiste, volte solo a offrire momenti di vacanza. E magari la maggioranza dei loro frequentatori non conosce storia, valori e fondamenti del Naturismo. Così si rischia di perdere il patrimonio storico e culturale del Naturismo, che, come detto, scaturisce dalla Frei Korper Kultur (FKK) del primo ‘900, che sosteneva la salutare combinazione tra movimento, luce solare, bagni d’aria e acqua in stato di nudità per l’equilibrio fisico e psichico, una nudità etica e morale per il benessere umano. O forse è già perso, poiché, ahinoi, la sigla FKK viene anche usata ormai al di fuori del Naturismo vero e
    proprio per attività che nulla hanno a che vedere con esso, anzi, per attività e pratiche che il Naturismo combatte.
    È un peccato, poi, che nessuno dei testi citati riporti la definizione di Gimnosofia come speculare a quella di Naturismo: proprio ai primordi del movimento naturista, la parola gimnosofia veniva molto utilizzata, tant’è che negli anni ’50 del secolo da poco trascorso, Kienné de Mongeot, uno dei fondatori del movimento naturista francese e mondiale, preferiva usare questo termine al posto di “naturismo”.
    La nudità è una condizione essenziale per la pratica del Naturismo, senza di essa il Naturismo non sarebbe completo. La nudità in comune è il fondamento del Naturismo, ciò che lo caratterizza maggiormente, ma esso non si esaurisce con tale pratica sociale.

    E quindi, veniamo ora a Lamberto Paoletti e al suo “Naturismo. Arte del vivere”, scritto nel 1934. In questo libro, citato da molti ma letto da pochi, non si parla di nudismo integrale, anzi, l’autore lo stigmatizza, ammonendo nel primo capitolo di non confondere naturismo con il nudismo. Ma poi, nella bibliografia finale, e accentuandoli con un asterisco, cita pubblicazioni naturiste straniere che includono il nudismo, e fin dalla prefazione del libro cita i fratelli Durville, fondatori della colonia nudo-naturista dell’Ile du Levant. Come mai questa ambiguità? Non dobbiamo dimenticare che il libro uscì in piena epoca fascista: Mussolini lo lodò pure. Paoletti morirà nel 1944, e non potrà assistere alla nascita, o rinascita, del Naturismo e alla sua diffusione a livello mondiale nel dopoguerra.

    Troppo lungo sarebbe fare qui una recensione del libro, ma ci pare interessante annotare velocemente alcune cose. Ad esempio, nella citata prefazione, Paoletti definisce il Naturismo (“un nome vecchio e nuovo” scrive) come un movimento di idee, richiamandosi alla Lebensreform e ai rinnovati principi medico-salutisti dell’inizio ‘900. All’inizio del primo capitolo vuole fare una distinzione tra, parole sue, “vita più o meno naturale” e “movimento naturista”. Molti spunti interessanti vi sono anche nel terzo capitolo, dove parla della mentalità naturista, e nel capitolo ottavo, che riporta tutta una serie di citazioni di medici italiani e stranieri, compresi nuovamente i Durville, dove il nudismo è implicito.
    Anche a Lamberto Paoletti e al suo libro si ispireranno alcuni pionieri del Naturismo italiano. Ma gli iniziatori di un vero Naturismo, che prevede la naturale pratica della nudità totale, in Italia sono altri: ad esempio, Tullio Cordon, Eugenio Paulin, Ernesto Gorischegg, Bruno Zuculin e altri.

    Per questo vorremmo concludere questo breve excursus citando due tra i fondatori, più di cinquant’anni fa, dell’attuale movimento naturista italiano, Giuseppe Ghirardelli e Tom Operti.
    Ghirardelli scrisse che “il Naturismo è una filosofia di vita, un modo di pensare e di vivere che caratterizza il singolo naturista quotidianamente in tutti i suoi atteggiamenti e bisogni della vita reale, anche quale cittadino vestito, e non solo d’estate, al mare o dove preferisce praticare il nudismo.”
    Operti ammoniva i naturisti del fatto che “siamo tutti continuamente aspiranti naturisti”, intendendo che il naturista perfetto non esiste e che è una continua ricerca, un bilanciamento continuo con i compromessi della vita di tutti i giorni.

  • Verità  e menzogna

    Verità  e menzogna

    Verita e Menzogna

    Leggenda vuole che un giorno la Verità e la Menzogna si siano incrociate.
    “Buongiorno”, disse la Menzogna.
    “Buongiorno”, rispose la Verità.
    “Bella giornata”, disse la Menzogna.
    Quindi la Verità si sporse per vedere se era vero. Lo era.
    “Bella giornata”, disse allora la Verità.
    “Il lago è ancora più bello”, rispose la Menzogna.
    La Verità guardò verso il lago e vide che la Menzogna diceva il vero e annuì.
    La Menzogna disse: “L’acqua è ancora più bella. Nuotiamo.”

    La Verità sfiorò l’acqua con le dita ed era davvero bella e si fidò della Menzogna.
    Entrambe si spogliarono e nuotarono tranquille.
    Qualche tempo dopo la Menzogna uscì, si vestì con gli abiti della Verità e se ne andò.
    La Verità, incapace di vestire i panni della Menzogna, cominciò a camminare senza vestiti e tutti erano inorriditi nel vederla così.
    Questo è il modo in cui ancora oggi le persone preferiscono accettare la menzogna camuffata come verità e non la nuda verità.