Categoria: Naturismo Italia

  • Spiagge naturiste legalmente riconosciute

    Spiagge naturiste legalmente riconosciute

    Dopo la storica sentenza della Corte di Cassazione num. 3557 del 2000, che sanciva la liceità del naturismo nei luoghi appositamente adibiti ad esso dalle amministrazioni locali, lo sviluppo delle spiagge legali naturiste in Italia è andato e sta andando avanti. 

    Nello stesso anno 2000 a Capocotta, località tra Ostia e Torvajanica (Roma), veniva riconosciuta legalmente la prima spiaggia naturista in Italia. Da allora altre se ne sono aggiunte, e oggi ci sono 24 spiagge naturiste legalmente autorizzate. A queste ci sentiamo di aggiungere in Calabria quella di Pizzo Greco, antistante all’omonimo villaggio naturista: non c’è una specifica delibera pubblica, ma da cinquant’anni il naturismo è praticato senza problemi, tanto da avere anche ospitato nel 2010 il Congresso Mondiale della Federazione Naturista Internazionale, con il sostegno e la presenza di autorità regionali e locali. Qui sotto elenchiamo queste 25 spiagge per regione, comune, sigla provincia, nome della spiaggia, in modo da dare un aiuto per la geo-localizzazione da nord a sud.

    PIEMONTE

    Varallo Sesia (VC), Frazione Balangera – Fiume Sesia

    EMILIA-ROMAGNA

    Corte Brugnatella (PC), Spiaggia del Secchiello – Fiume Trebbia

    Comacchio (FE), Lido di Volano

    Lido di Dante (RA), Spiaggia della Bassona

    TOSCANA

    Viareggio (LU), Parco di Migliarino – Spiaggia della Lecciona

    Livorno, Località Calignaia – Spiaggia di Punta Combara

    San Vincenzo (LI), Spiaggia Nido dell’Aquila

    Sassoscritto (LI), Spiaggia Punta del Miglio

    Isola d’Elba, Campo Nell’Elba (LI), Spiaggia delle Tombe

    Isola d’Elba, Capoliveri (LI), Spiaggia di Acquarilli

    LAZIO

    Santa Marinella (ROMA), Spiaggia delle Sabbie Nere

    Fiumicino (ROMA), Spiaggia di Focene

    Lido di Ostia (ROMA), Spiaggia di Capocotta

    ABRUZZO

    Torino di Sangro (CH), Spiaggia Punta Le Morge

    CAMPANIA

    Marina di Camerota (SA), Spiaggia del Troncone

    PUGLIA

    Castellaneta Marina (TA), Spiaggia della Termitosa 

    detta anche Spiaggia Bosco della Marina

    CALABRIA

    Stignano (RC), Località Femmina Morta – Spiaggia di Stignano

    Isola Capo Rizzuto (KR), Spiaggia di Pizzo Greco

    SARDEGNA

    Porto Ferro (SS), Spiaggia di Porto Ferro

    Alghero (SS), Baia delle Ninfe

    San Vero Milis (OR), Spiaggia di Is Benas

    Arbus (SU), Spiaggia di Piscinas

    Muravera (CA), Spiaggia di Fenaxi

    SICILIA

    Messina, Frazione Piano Torre – Spiaggia di San Saba (Capo Rasocolmo)

    Gela (CL), Spiaggia di Bulala


    Come si potrà notare, le spiagge legalmente riconosciute come naturiste sono presenti in 10 regioni su 20. Fanno rumore l’assenza della Liguria, del Veneto e della Lombardia con i suoi laghi.

    Alcune delle spiagge sopra elencate hanno una lunga tradizione naturista di decenni, antecedente alla sentenza del 2000 della Corte di Cassazione, quali ad esempio la Spiaggia della Bassona a Lido di Dante in Emilia-Romagna, la Spiaggia Nido dell’Aquila a San Vincenzo in Toscana, la Spiaggia di Capocotta nel Lazio e, come detto, quella di Pizzo Greco in Calabria.

    Altra faccenda poi sono le spiagge italiane non (ancora) riconosciute ufficialmente, ma di frequentazione naturista da lunghi anni: a queste dedicheremo un articolo a parte.

    Sottolineiamo che, secondo la definizione della Federazione Mondiale INF-FNI redatta nel 1974, “il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, degli altri e dell’ambiente circostante”.
    Non c’è spazio quindi per comportamenti e atteggiamenti che nulla hanno da spartire con il rispetto di sé stessi, degli altri e quello dell’ambiente circostante, e che nuociono alla comprensione e allo sviluppo di un naturismo sano, salutare, da praticare a qualsiasi età, da uno a novantanove anni.

  • La spiaggia “Secchiello Selvaggio” sul fiume Trebbia

    La spiaggia “Secchiello Selvaggio” sul fiume Trebbia

    Secchiello Selvaggio

    Il Comune di Corte Brugnatella, in provincia di Piacenza, con una delibera ha riconosciuto legalmente la pratica naturista della spiaggia detta “Secchiello selvaggio” sul fiume Trebbia, da vent’anni già a frequentazione naturista. Essa diventa così la seconda spiaggia fluviale italiana, dopo quella piemontese di Varallo Sesia, nella quale è autorizzato ufficialmente il Naturismo. Il sindaco Marco Guarnieri ha detto che tale delibera ha riconosciuto lo stato di fatto, poiché l’area nei fatti era già naturista da lustri, grazie al presidio e al lavoro dell’associazione TrebbiaNat.

    “I naturisti prendono casa qui in affitto ogni estate da anni, molti vivono stabilmente in paese, fanno la spesa nelle nostre botteghe. E la spiaggia naturista porta turismo ecologico”, ha aggiunto il sindaco di Corte Brugnatella.
    Da circa vent’anni, all’altezza del borgo di Brugnello c’è questa spiaggia naturista, solo che esisteva per tacito assenso e ora, invece, viene pienamente riconosciuta.

    Non si tratta certo di un’area attrezzata, ma di una tipica spiaggia di fiume con ciottoli, ghiaia e rocce, in un tratto di torrente dall’acqua limpida, in cui viene meno qualsiasi barriera tra il naturista e la natura che lo circonda.

    Il tutto avviene in serenità e nel rispetto dell’etica naturista, per trascorrere momenti di relax e di svago in cui il naturismo si integra perfettamente con l’ambiente circostante, nel massimo rispetto dell’ambiente, nel rispetto per il prossimo e per la natura che circonda il luogo. Chi la frequenta si impegna a non lasciare le proprie tracce, non gettando rifiuti o lasciando oggetti e cibo in giro, riportando a casa la propria spazzatura. Ognuno deve essere autonomo per acqua, cibo, bibite o altre bevande, volendo da condividere, e deve avere il proprio piatto, bicchiere, posate evitando il più possibile l’utilizzo della plastica monouso.
    La spiaggia va lasciata più pulita e in ordine di come la si è trovata. Sono a disposizione griglie o piastre per chi ha qualcosa da grigliare.

    Vi si trovano anche un campo da pallavolo e uno da bocce, semplici ma efficienti.
    Essendo posta in uno dei meandri più suggestivi e selvaggi del Trebbia, si può anche passeggiare nei boschi di faggio e rovere che costeggiano il torrente e camminare per qualche chilometro in completa nudità. Si può anche discendere in canoa, noleggiandola in un vicino club canoista. Nei dintorni vi sono alberghi e campeggi per potervi soggiornare. Il luogo è un sito naturale che si cerca di proteggere dagli attacchi speculativi di privati volti alla costruzione di invasi per la produzione di energia idroelettrica.

    In ultimo, ricordiamo il rispetto delle regole di distanziamento, per evitare il contagio a noi stessi e agli altri.

  • Naturismo per la post-pandemia

    Naturismo per la post-pandemia

    post-pandemia

    Finalmente dopo mesi si avvicina la possibilità di stare all’aperto senza particolari restrizioni.
    Il Naturismo potrebbe essere, per chi non l’ha provato ancora, un’ottima idea per vivere in modo nuovo, più completo e più profondo, la libertà riconquistata.

    Secondo un sondaggio dell’aprile 2019 del portale Volare.com, quindi prima della pandemia Covid, cinque italiani su dieci ammettono di aver considerato almeno una volta l’esperienza naturista, magari poi non avendola concretizzata. Un’idea più diffusa tra gli uomini (60%) che tra le donne, che invece continuano a preferire il topless (73%) alla totale assenza di costume da bagno (37%).

    E senza nascondersi: soltanto uno su quattro eviterebbe di parlarne, tenendo la scelta completamente segreta a familiari (57%) e colleghi (54%).

    Che sia per ottenere un’abbronzatura completa e perfetta a fine estate (55%), per riconnettersi con la natura dopo un anno di lavoro (40%) o fare un’esperienza che permetta di uscire dalla propria zona di comfort (17%), la voglia di nudo-naturismo si sta diffondendo sempre di più.

    Un altro sondaggio, questa volta dell’inizio estate 2020, ovvero alla fine della prima ondata della pandemia, aveva rilevato che circa il 36% degli intervistati aveva l’idea di provare questa esperienza nei prossimi anni. Lo stesso sondaggio ha confermato come in Italia sarebbero circa 500.000 le persone interessate al naturismo, come da anni si attesta da più fonti.

    Ma dove vanno gli italiani per prendere il sole senza costume da bagno?

    Secondo questo sondaggio, la Spagna risulta in testa alla classifica come meta prediletta per un’esperienza naturista per quasi la metà dei viaggiatori interpellati (46%), soprattutto Maiorca, Ibiza, Formentera e le Canarie. La Francia, che solo tre anni fa raccoglieva un quarto delle preferenze, nel 2019 scende al 18%, ulteriore conferma del fatto che altre destinazioni si stanno consolidando nelle preferenze dei naturisti italiani sulla scena europea. Tra queste c’è la Croazia, che conquista un italiano su tre e cresce di 10 punti percentuali rispetto a tre anni fa (dal 23% al 33%). L’Italia, anche se in leggero calo rispetto al 2016 (26%), riconferma invece la terza posizione con il 23% delle preferenze.

    Purtroppo da noi non esiste ancora una legge nazionale che regolamenti e garantisca la pratica del Naturismo nei luoghi pubblici, benché siano oramai passati oltre 20 anni dalla presentazione del primo progetto di legge sull’argomento.

    In ogni caso, anche da noi esistono spiagge e strutture naturiste, e l’offerta naturista aumenta e si consolida ogni anno di più.

    Ancora una volta ci piace ricordare che “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente.” A questa definizione, spesso si aggiunge che il Naturismo è un movimento familiare, sano, educativo, naturale.

    Qui di seguito chi è interessato a fare una esperienza naturista può trovare informazioni utili per liberarsi dei propri vestiti in tutta tranquillità e sicurezza durante le vacanze, e vivere la natura circostante al 100%:

  • Naturismo, un diritto da riconoscere

    Naturismo, un diritto da riconoscere

    Naturismo Italiano

    Il 24 novembre 2020 la Fenait, le sue federate e altre realtà che rappresentano il Naturismo italiano, ha inviato a tutti i parlamentari italiani una lettera-petizione per il riconoscimento legale del Naturismo in Italia, con la quale si possa prendere atto che il Naturismo non è un vezzo o una bizzarra tendenza di pochi ma un movimento sano, consistente e praticato da molti più individui di quanto si pensi, appena costoro hanno a disposizione un luogo sicuro e accogliente dove poterlo praticare in pieno riconoscimento e sicurezza.

    Con questa lettera si chiede al Parlamento di avviare l’iter legislativo per la discussione e l’approvazione di una legge per la tutela del naturismo e per la valorizzazione del turismo naturista. Una legge che spazzi via ogni pregiudizio su una pratica salutare, benefica e dai molti aspetti positivi. Lo chiediamo per poterci finalmente porre allo stesso livello di tanti Stati del Mondo in cui è pienamente riconosciuta e praticata e dove incentiva una non trascurabile fetta di turismo.

    La necessità di una legislazione in materia è stata recentemente fatta emergere in occasione della risposta fornita dal Ministro di Grazia e Giustizia Alfonso Bonafede all’interrogazione a risposta scritta n. 4-07245 (già n. 3-01162) sul Naturismo, presentata alla Camera dei Deputati da parte dell’On. Stefania Ascari (M5S).
    Nella stessa, il Ministro ribadendo la liceità del Naturismo non ha potuto far altro che prendere atto che allo stato attuale non risulta una proposta di legge giacente in Parlamento e pertanto, implicitamente, ha manifestato la necessità che si provveda in tal senso.

    L’iniziativa porta come prima firma quella della presidenza dell’International Naturist Federation.
    Riportiamo qui di seguito il testo della lettera inviata a tutti i parlamentari della Repubblica:

    Oggetto: richiesta avvio iter parlamentare per Legge sul Naturismo.

    Il Movimento Naturista italiano, rappresentato oggi da molteplici associazioni presenti sia a nazionale che regionale o locale, lamenta da anni l’assenza di chiarezza normativa in materia di Naturismo.
    In particolare, l’entrata in vigore del D.Lgs n.8/2016, ha depenalizzato, tra le altre cose, gli atti contrari alla pubblica decenza (art. 726 c.p.).

    Per diversi anni l’art. 726 è stato utilizzato per sanzionare la pratica del Naturismo, ma la sentenza della Corte di Cassazione n.3557 del 2000 afferma che il naturismo non sia assolutamente da considerare indecente, se praticato in luoghi adatti. Così il testo: “È evidente che non può considerarsi indecente, ad esempio, la nudità integrale di un modello o di un artista in un’opera teatrale o cinematografica, ovvero in un contesto scientifico o didattico, o anche di un naturista in una spiaggia riservata ai nudisti o da essi solitamente frequentata, mentre invece suscita certamente disagio, fastidio, riprovazione chi fa mostra di sé, ivi compresi gli organi genitali, in un tram, in strada, in un locale pubblico, o anche in una spiaggia frequentata da persone normalmente abbigliate.”

    Dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo n. 8/2016, ci risulta siano state elevate oltre 50 sanzioni a ignari turisti che si trovavano a prendere il sole nudi in luoghi solitamente frequentati da naturisti. Alcuni di questi sanzionati sono cittadini di altri paesi dell’Unione Europea, in particolare Germania, nazione dove la pratica Naturista è particolarmente diffusa, anche all’interno di parchi urbani.

    Alcuni dei naturisti sanzionati hanno opposto ricorso dapprima dinanzi alle Prefetture e successivamente dinanzi ai Giudici di Pace. Ad oggi ci risulta che il solo Giudice di Pace di Cecina abbia accolto il ricorso annullando la sanzione a carico dei due sanzionati a Marina di Bibbona, non riconoscendo però le spese di assistenza legale, spese che nella fattispecie sono state sostenute dall’Associazione Naturista Italiana.

    La depenalizzazione degli atti contrari alla pubblica decenza con trasformazione in illecito amministrativo, apparentemente un passo avanti per il naturismo, si è di fatto trasformato in un boomerang con maggiori pregiudizi in capo ai naturisti. Prima infatti gli atti contrari alla pubblica decenza erano un reato contravvenzionale, punito con l’ammenda. Questo significa che, ricevuta la notizia di reato, il Pubblico Ministero spesso, se il fatto avveniva in una zona pacificamente dedita a naturismo, pur non regolamentato, richiedeva al Giudice l’archiviazione. Ora, con la trasformazione in illecito amministrativo, che scatta automaticamente, oltre ad aver considerevolmente alzato la pena pecuniaria, ha reso più difficile, per chi colpito dalla sanzione, opporvisi, se non con costi quasi simili alla sanzione stessa per vie delle spese legali da sostenere, tramutando in questo modo la depenalizzazione in una beffa.

    Lo stesso Ministro di Grazia e Giustizia, nella sua risposta del 26 ottobre 2020 all’interrogazione della Deputata Ascari, ha, tra le altre cose, lamentato l’assenza di una legge italiana in materia di Naturismo.

    Il naturismo è un movimento nato in opposizione al degrado della vita urbana, che persegue pratiche di vita all’aria aperta e, nel rispetto della persona, della natura e dell’ambiente circostante, utilizza il nudismo come forma di sviluppo della salute fisica e mentale, in armonia con la natura. Nell’allegato dossier si possono leggere i numeri che muovono il Naturismo in Italia, in Europa e nel Mondo. Si riporta inoltre la lettura aggiornata della situazione normativa realizzata da alcune regioni e qualche comune che ha intravisto nel Naturismo un importante segmento di sviluppo turistico.

    Con la presente, le sotto elencate associazioni e federazioni, in rappresentanza dell’intero Movimento Naturista chiedono ai Parlamentari Italiani di farsi promotori, in tempi celeri, di una proposta di legge che riconosca il Diritto per i Cittadini a praticare in Italia il Naturismo, che affermi che l’art.726 del C.P. non si applica al Naturismo, che metta in moto una serie di iniziative regionali e locali affinché il Naturismo diventi un volano di rilancio post pandemia del sistema turistico italiano. I firmatari si rendono disponibili sin da ora a partecipare ad eventuali tavoli di confronto e di lavoro al fine di confezionare in tempi celeri una legge italiana sul Naturismo.

    Firmato
    Sieglinde Ivo – Presidente – International Naturist Federation
    Maria Adelaide Fornaca – Presidente Federazione Naturista Italiana
    Giampietro Tentori – Presidente Associazione Naturista Italiana
    Giovanni Pasquale Marcacci – Presidente Associazione Naturista Emiliano Romagnola
    Daniele Bertapelle – Presidente 3VeNat
    Gabriella Carrera – Presidente Associazione Naturista Abruzzese
    Ermini Giuseppe – Presidente Associazione Naturista Alto Adige
    Andrea Turco – Presidente Associazione Naturista Umanista Liburnia
    Francesco De Gennaro – Presidente Associazione Naturisti Italiani
    Michele Angelo Todisco – Presidente Associazione Naturista Pugliese
    Fabio Commini – Unione Naturisti Ambiente Italia
    Giuseppe Ligios – Presidente Sardegna Naturista
    Renato Ardigò – Presidente Associazione Naturista Ecologista Italiana

  • A Lido di Dante legalizzato il naturismo

    A Lido di Dante legalizzato il naturismo

    Lido di Dante

    Finalmente, dopo molti anni, la storica spiaggia a frequentazione naturista di Lido di Dante (Ravenna) ha ottenuto l’ufficializzazione ai sensi della legge regionale sul naturismo.
    Lo scorso 24 giugno il Sindaco di Ravenna, Michele de Pascale, ha firmato un ordinanza comunale, che autorizza il Naturismo nel tratto di spiaggia denominato “La Bassona”.

    A pochi chilometri da Ravenna, famosa per i mosaici bizantini patrimonio UNESCO, è una zona di grande valore naturalistico e ambientale, ricca di tutele, per la quale l’ordinanza ha un duplice scopo: da una parte di mettere a disposizione di questa forma di turismo in forte crescita una delle spiagge del litorale; dall’altra di regolamentarne la fruizione evitando episodi estranei all’esperienza balneare e nel totale rispetto del valore naturale di questi luoghi inseriti all’interno della Riserva Naturale del Bevano.

    Il tratto di spiaggia naturista è stato suddiviso in due aree, entrambe con torrette di controllo e bagnino addetto al controllo e salvataggio.
    L’ordinanza è in vigore dal 25 giugno al 13 settembre, in modo da preservare il periodo di nidificazione dell’avifauna.
    Si tratta di un riconoscimento che l’Aner, Associazione Naturista Emilia-Romagna, chiedeva da anni.

    Gli utilizzatori dovranno provvedere a tenere pulito lo spazio utilizzato portando via ogni rifiuto e dovranno conferire correttamente i rifiuti prodotti negli appositi contenitori. Nell’area vige inoltre il divieto di fumo sulla battigia e abbandono di rifiuti prodotti da fumo.
    L’accesso all’area dovrà avvenire utilizzando esclusivamente l’arenile o gli stradelli, vietando conseguentemente, al fine di preservare l’ecosistema dunoso, l’occupazione, il passaggio e l’attraversamento della duna costiera, al di fuori degli stradelli.
    Nell’area 2 (vedi foto planimetria) resta inoltre vigente il divieto di attendamento, campeggio e ombreggio con ombrelloni o altre strutture temporanee anche realizzate con legname spiaggiato.

    Ricordiamo a tutti le norme emergenza Covid-19 da tenere in spiaggia libera:

    1. Evitare sempre contatti ravvicinati mantenendo la distanza di almeno 1 metro.
    2. Evitare qualsiasi tipo di assembramento.
    3. Nei luoghi affollati, dove non è possibile mantenere un distanziamento di almeno 1 metro, coprirsi bocca e naso con mascherina.
    4. Gli ombrelloni (o altri sistemi di ombreggio) devono essere posizionati in maniera da garantire una superficie di almeno 12 mq (3 ml x 4 ml) per ogni ombrellone. Deve essere garantita la distanza di almeno 1,5 metri fra le attrezzature di spiaggia (lettini, sedie a sdraio e simili) se non posizionate sotto l’ombrellone.
    5. È vietato sostare sulla battigia.
    6. È vietata la pratica ludico-sportiva di gruppo che può creare assembramenti. Mentre sono consentiti gli sport individuali, nel rispetto delle misure di distanziamento interpersonale.
  • La spiaggia del Lido Punta Le Morge

    La spiaggia del Lido Punta Le Morge

    Spiaggia Naturista Punta Le Morge

    Naturistitalia ha intervistato Gabriella Carrera, Presidente dell’A.n.ab, Associazione Naturista Abruzzese, sulla spiaggia naturista ufficiale di Punta Le Morge.

    1) Da quando la spiaggia è autorizzata legalmente?

    La spiaggia naturista Lido Punta Le Morge è stata autorizzata con delibera di Giunta del Comune di Torino di Sangro N.57, del 13 giugno2014. Successivamente è stata definitivamente individuata con delibera del consiglio comunale N. 26 del 30 giugno 2016.
    Con grande soddisfazione arrivammo al riconoscimento della prima spiaggia ufficialmente dedicata alla pratica naturista. Ad oggi la spiaggia di Lido Punta le Morge di Torino di Sangro (CH) rappresenta l’unica spiaggia naturista ufficialmente riconosciuta da un ente pubblico lungo tutta la costa Adriatica italiana, sebbene in Italia ce ne siano in totale 12, segno questo di una scarsa attenzione di questi territori al crescente fenomeno.

    2) Quali sono state le azioni, i passi, che avete dovuto fare per arrivare alla legalizzazione della pratica naturista sulla spiaggia?

    Il percorso è stato impegnativo ma abbiamo raggiunto con successo l’obiettivo sperato in una Regione che non si distingue per la prontezza ai cambiamenti o novità che vanno oltre la tradizione.
    Nel 2013, in seguito ad una positiva rete di contatti istituzionali, culminati in un convegno regionale tenutosi a Vasto e a cui hanno partecipato autorità regionali, provinciali e locali, in soli tre mesi si giunse all’approvazione di una legge regionale sul naturismo (LR 26/2013). Questo traguardo fu possibile grazie ad alcuni esponenti della Giunta e del Consiglio Regionale, che avevano sostenuto e auspicata l’approvazione della legge che si è palesata essere la più avanzata fra quelle approvate fino a ora. La legge è stata impostata, elaborata e definita dalla stessa associazione in collaborazione con gli allora promotori politici.
    Nel mese successivo dal 1 al 15 settembre 2013 presso il Camping Sangro, si tenne il “Grande Raduno Naturista nazionale” di fine estate che accolse ospiti da ogni dove.
    Dopo quell’evento, il consiglio direttivo Anab allora in carica, nell’autunno 2013, presentò 5 richieste di istituzione di una spiaggia naturista indirizzate ai comuni di Ortona, Vasto, Torino di Sangro, Roseto e Pineto. In seguito a tali istanze, il comune di Torino di Sangro, dopo una serie di consultazioni intervenuti con l’associazione Anab, deliberò l’istituzione dell’area destinata alla pratica naturista.

    3) Era a frequentazione naturista anche prima?

    Sì, ma prima dell’ufficiale riconoscimento era caratterizzata da una frequentazione storica sporadica e non organizzata.

    4) È stata utile l’esperienza fatta in precedenza con altre spiagge?

    Si, infatti abbiamo utilizzato come bozza di autorizzazione quella della spiaggia toscana di San Vincenzo, in quanto era sembrata la più semplice.

    5) Come sono le relazioni con la popolazione e le istituzioni locali? Quali sono state le loro
    reazioni?

    Al tempo dell’autorizzazione, le interazioni con le istituzioni politiche sono state positive, di ascolto e conoscenza della nuova realtà. È stata compresa l’importanza della pratica naturista sia a livello di benessere psico-fisico che come fonte di risorsa economica per tutto il territorio limitrofo. Con il cambio di amministrazione dal giugno 2018 la comunicazione si è resa più complessa, nonostante ciò noi siamo sempre a disposizione per una proficua collaborazione.

    6) Ci puoi raccontare la spiaggia dal punto di vista naturalistico e paesaggistico? Le sue
    caratteristiche?

    La spiaggia è costituita di sassi di media grandezza; il tratto si estende 200 metri di lunghezza e per circa 15 di profondità. L’accesso al mare è graduale e declina dolcemente.
    La frequentazione è libera e gratuita, il tratto interessato è caratterizzato da acque trasparenti e mare poco mosso.
    La spiaggia non dispone di servizi di ombreggio. Nelle immediate vicinanze sono nate due attività commerciali che forniscono servizi di ristorazione, parcheggio, servizi igienici e docce.
    A ridosso della spiaggia, si trova il Trabocco Comunale Punta Le Morge, presenza distintiva di questo tratto di litorale. Come gli altri trabocchi ancora visibili lungo il litorale abruzzese, molisano e garganico, si tratta di una scenografica costruzione in legno, assimilabile ad una palafitta, impiegata in passato per la pesca.
    Da segnalare anche la Riserva naturale Lecceta di Torino di Sangro, una delle aree naturali protette regionali, nella quale sono presenti numerose specie vegetali e animali.

    7) Come promuovete la conoscenza della spiaggia? Fate delle iniziative in loco?

    Durante tutto l’anno, attraverso i canali comunicativi a disposizione dell’associazione, viene effettuata un’intensa attività promozionale che riguarda l’offerta naturista della spiaggia.
    Sono stati presi accordi con testate giornalistiche locali per la realizzazione di una serie di articoli di presentazione e promozione. Cerchiamo inoltre di diffondere notizie riguardanti l’esistenza della spiaggia anche attraverso portali e spazi telematici all’estero per favorire la conoscenza e la frequentazione da tali luoghi.
    Durante la stagione estiva sia in spiaggia che in occasioni di eventi locali, effettuiamo un’attività di volantinaggio teso a far conoscere il naturismo e le possibilità che il territorio offre.
    Sono state inoltre sottoscritte diverse convenzioni con strutture ricettive e enogastronomiche presenti nelle immediate vicinanze allo scopo di poter ospitare i frequentatori.

    8) Che tipo di naturisti avete, che tipo di frequentazione?

    La presenza in spiaggia è molto ben distribuita anche sotto il profilo demografico.
    Ospitiamo naturisti di ogni età e provenienza, con una prevalenza di bagnanti locali e nazionali. La presenza dall’estero è minoritaria ma significativa. La frequentazione è sostanzialmente rilassata e gradevole durante tutta la stagione estiva.

    9) Malintenzionati e incidenti causati da chi fraintende o non sa cosa è un naturismo sano,
    educativo, famigliare? Cosa si può fare?

    Fra le 300 persone circa che arrivano nel fine settima nella stagione estiva, c’è sempre qualche persona che strumentalizza il contesto per ottenere altri obiettivi. Noi tendiamo ad agire con la massima discrezione ed autorevolezza consegnando il volantino che riporta il regolamento della spiaggia. Nella maggioranza dei casi, le persone comprendono l’errore commesso e tendono a lasciare la spiaggia.

    10) Ci sono altre possibilità in futuro per la diffusione del Naturismo in Abruzzo?

    La conformazione del litorale abruzzese è caratterizzata da ampie spiagge di sabbia, da una forte vocazione turistica e da un’antropizzazione costiera notevolmente sviluppata. Tale insieme di condizioni rende assai complesso riuscire ad individuare ampi spazi da concedere al Naturismo.
    Attualmente possiamo dire che la gestione di una spiaggia è già molto impegnativa, e cercheremo di proporre nuove opportunità ai naturisti abruzzesi quando la nostra associazione raggiungerà numeri e forze più consistenti.
    Concludo precisando che tanti nostri frequentatori ci chiedono notizie riguardanti l’esistenza o la nuova apertura di strutture ricettive naturiste. Tali opportunità, tuttora carenti, rappresenteranno nel prossimo futuro il nostro primario obiettivo di sviluppo.

  • Un’esperienza naturista di quasi un secolo fa – Prima parte

    Un’esperienza naturista di quasi un secolo fa – Prima parte

    esperienza naturista

    L’ing. Nino Monge fu nel 1964 tra i fondatori dell’U.N.I., Unione Naturisti Italiani. Frequentatore, insieme alla moglie Delli, dell’Ile du Levant già negli anni ’50 del secolo scorso, aveva avuto il suo “battesimo” naturista addirittura negli anni ’30, gli anni di Lamberto Paoletti e del suo libro “Naturismo, arte del vivere”, quando in Italia di nudismo proprio non si poteva neppure parlare, figuriamoci praticarlo. Eppure già allora c’erano dei coraggiosi pionieri, ai quali prima o poi dedicheremo un articolo.
    Riportiamo alcuni stralci di una sua testimonianza pubblicata nel 2002 in altra sede, relativa a una sua esperienza naturista: siamo nell’estate 1937, quando Nino Monge aveva nove anni e si trovava in vacanza in Liguria, tra Alassio e Laigueglia. Non fu la prima per lui, ma fu quella più rilevante e rivelante.

    Fui attratto dalla nudità del corpo fin dalla più tenera età. Mio padre, pur se poco o punto religioso (come del resto la mamma), era un rigido moralista che rifiutava a priori ogni discorso su argomenti “scabrosi” che riteneva tabù assoluti, senza possibilità di replica. È chiaro che in queste condizioni, anche dopo aver ampiamente raggiunto l’età della ragione, essermi laureato (ingegneria come lui), sposato e resomi indipendente con il lavoro, persisteva sempre difficile, se non impossibile, il discorso sul naturismo.
    Con la mamma tutto era più semplice: “se a loro –diceva- piace così, visto che sono d’accordo e che in definitiva non fanno male a nessuno, rispettiamone le idee.”
    Per un ragazzo che fin verso i nove, dieci anni sia cresciuto in un ambiente assolutamente bloccato per quegli argomenti, senza sostanziali apporti dall’esterno, né termini di riferimento che non fossero divieti e tabù derivanti dall’etica cattolica, la sola possibilità di avvicinarsi al Naturismo non poteva essere che attraverso l’interpretazione personale delle pulsioni che gli provenivano dalla propria sessualità durante tutto il suo ciclo di sviluppo, integrate progressivamente da una precoce attrazione per la natura.
    La natura e l’aria aperta, fin dalla più tenera età, avevano esercitato su di me un fascino particolare: il mare, il lago, con le loro spiagge solatìe; la campagna, con i suoi boschi ombrosi densi di profumi misteriosi, i suoi prati incontaminati con i loro fiori e i suoi frutti variopinti; i suoi torrenti discendenti dalle montagne alpine dalle nevi perenni; gli animali al pascolo, i paesaggi godibili dalle cime più alte, i magnifici tramonti. Alla sera, nel letto, prima di addormentarsi, immaginavo come avrebbe potuto essere bello e libero un mondo dove, in questa splendida natura, tutti gli umani non avessero problemi di vestiti e vivessero sempre, semplicemente, nudi. Fu così che diventai un nudista in potenza, per lo meno fino a quando non potei fare qualche esperienza concreta.
    Nel 1937, i miei, visto che avevo manifestato un insospettato interesse per l’acqua e gli sport acquatici, stabilirono che saremmo andati nei mesi di luglio e agosto al mare, ad Alassio, con lo stabilimento balneare quasi al limite del comune di Laigueglia. Quell’estate mi divertii un mondo! Avevo imparato a nuotare bene con una certa sicurezza, e mi ero fatto parecchi amici con i quali giocavamo tutto il giorno, sia sulla spiaggia che in acqua.

    Tra le amichette ce n’era una di nome Roberta, anch’essa torinese, che mi piaceva particolarmente e che aveva una mamma molto interessante: innanzi tutto era più giovane della mia di almeno sette-otto anni; era un tipo biondo-naturale, ma con la pelle non troppo chiara, che si abbronzava facilmente, assumendo un colore dorato. Aveva un corpo ben modellato, atletico e un temperamento sportivo, moderno: in poche parole, più vicino a noi ragazzi, sia come mentalità che come attività. Quasi tutti i giorni prendeva un
    moscone (un pattìno) e se ne andava al largo con la figlia e una turba di ragazzini vocianti, amici della figlia, tra i quali m’infilavo anch’io non appena possibile. “Al largo” voleva dire qualche centinaio di metri dalla riva, ma dove l’acqua arrivava a una profondità di appena tre-quattro metri.

    Al sabato e alla domenica, quando arrivavano i papà, la famigliola di Roberta partiva da sola con il moscone e andava veramente al largo, fin dove l’occhio nudo non poteva più arrivare. La loro gita era particolarmente lunga e, se le condizioni del mare lo consentivano, ritornavano a pomeriggio inoltrato dopo aver fatto uno spuntino in mezzo al mare a base di sandwich e aranciata. Nel corso della settimana, invece, le uscite in mare riprendevano con tutta la turba dei frenetici vocianti: ci tuffavamo per andare a raccogliere qualche conchiglia o una manciata di sabbia, per dimostrare la riuscita dell’immersione. E lo stesso faceva la mamma di Roberta, che in questo modo ci sorvegliava, giocando con noi. Conosceva ogni tipo di nuoto, ma dove primeggiava era nel crawl, tentando di insegnarlo anche a noi ragazzi. Devo dire che ero tra i suoi migliori allievi, poiché avevo acquistato un’ottima acquaticità e non avevo alcun problema a
    mettere la testa sott’acqua, sincronizzando la respirazione e tenendo sempre gli occhi aperti per non andare a sbattere contro qualche ostacolo improvviso.
    La mamma di Roberta indossava uno straordinario costume da bagno nero di foggia inusuale a quel tempo, detto “olimpionico”, in quanto simile a quelli indossati dalle nuotatrici sportive di professione, che le consentiva la massima libertà di movimento: all’inguine era molto sgambato, come quelli che usano oggi, per intenderci; nella parte superiore terminava sul davanti con una generosa scollatura a V, la schiena era quasi totalmente scoperta. Tutta questa morbida architettura era sostenuta da due spalline filiformi che si incrociavano sul retro, terminando su due bottoni automatici di metallo alle due estremità superiori della V sul davanti. Questo costume scatenava la riprovazione generale delle signore benpensanti che frequentavano la spiaggia.

    Un pomeriggio, sul tardi (a volte si stava in spiaggia fin verso le sette), con un mare di olio, la mamma di Roberta, passando accanto al nostro ombrellone, mi invitò a uscire sul moscone con la figlia: quella volta andammo più al largo del solito, sotto di noi ci saranno stati sette o otto metri di fondo.

    Un’esperienza naturista di quasi un secolo fa – Seconda parte

    esperienza naturista

    Volevo provare a tuffarmi dallo schienale della panchetta passeggeri del moscone, passando tra i due scafi: magnifico! Il tuffo di testa mi fece affondare in profondità, obbligandomi inoltre a risalire lentamente e con gli occhi ben aperti per non rischiare di urtare uno dei due galleggianti. L’impatto con l’acqua era stato più forte del normale e risalendo mi ritrovai il costume da bagno all’altezza della ginocchia: problema risolvibile ancor prima di uscire dall’acqua.

    La mamma di Roberta volle provare anch’essa un tale tuffo. La sua permanenza sott’acqua durò di più della mia, perché oltre allo slancio del tuffo, aggiunse anche una vigorosa nuotata verticale a testa in giù per risalire con la classica manciata di sabbia. Risultato: alla sua fuoriuscita dall’acqua il suo costume era sceso fin sotto la vita, ché i bottoni automatici non avevano retto.

    Per nulla imbarazzata, si issò sul moscone e stette così, ferma alcuni minuti, mostrando un magnifico seno pieno, perfettamente eretto ed uniformemente abbronzato. Rimasi di stucco, ammirato e non poco imbarazzato. Lei disse: “Spero non ti disturbi vedermi parzialmente nuda. Noi, quando siamo in famiglia, abbiamo l’abitudine di prendere il Sole nudi: ecco perché quando c’è il papà ce ne andiamo fuori soli e ben al largo in modo che nessuno ci veda.”

    “Si immagini, signora. La cosa non mi disturba affatto, anzi, avrei sempre desiderato poterlo fare anch’io.”

    “Siamo tutti abbronzati integralmente”, incalzò.

    Roberta, come se fosse la cosa più naturale del mondo, si abbassò le spalline e si tolse il costume, completamente abbronzata dalla testa ai piedi. Poiché io restavo lì come un allocco senza più fiatare, lei comprese il mio imbarazzo e per tranquillizzarmi scivolò in acqua, nuotando vigorosamente.

    “Vedi –continuò la sua mamma- noi siamo naturisti (mi chiesi: cosa significa questa parola?), seguiamo cioè la nuova filosofia salutistica. Mio marito è un convinto salutista, ed è iscritto all’Unione Naturisti Italiana, che speriamo venga in un prossimo futuro incorporata nel Ministero della Cultura Popolare -(il famoso Minculpop di allora). Se questa attività salutistica ti interessa, potrai venire con noi in moscone tutte le volte che vorrai e partecipare ai benefici del nudismo integrale. Ovviamente non dovrai parlarne con nessuno, perché quello che facciamo è illegale: la legge non consente di esporsi nudi in luogo pubblico, infatti una delle regole fondamentali dell’Associazione è quella di praticare i bagni d’acqua, di Sole, di aria e di luce in completa nudità in appositi campi recintati non accessibili agli estranei.”

    Ero frastornato: dunque vi erano altri che si interessavano al nudismo! E perché si chiamavano “naturisti”? E gli stessi componenti della famiglia di Roberta che, a loro dire, giravano nudi per casa in occasione del bagno o della doccia di ciascuno? Mi ripromettevo di focalizzare meglio l’argomento, con calma. Per il momento accettai con entusiasmo l’invito fattomi, promettendo che mai e poi mai avrei parlato con chicchessia di un argomento che mi stava tanto a cuore. Roberta risalì sul moscone, restammo ancora per qualche tempo per asciugarci meglio; le due donne si rimisero in ordine i loro costumi e tornammo a riva.

    Rientrando a casa, non smettevo di pensare alla mia avventura e a quali sviluppi avrebbe potuto portare.
    Ma i giorni scorrevano veloci e l’agosto volgeva inesorabilmente al termine. Le uscite in moscone continuarono normalmente con tutta la turba dei ragazzini. Solo un paio di volte si poté uscire in tre, andando molto al largo: la prima volta fu dura per me, poiché, mentre Roberta e sua mamma si spogliarono con tutta semplicità, io tergiversavo, temendo di fare delle “gaffes”. Provai, mi tolsi il costume alquanto imbarazzato perché ero effettivamente in erezione; mi lasciai scivolare in mare e rapidamente l’acqua fresca e una vigorosa nuotata tutt’intorno al moscone calmarono la mia eccitazione. Fui quindi in grado di risalire sul moscone e distendermi per asciugarmi al Sole. Ora sapevo cosa avrei dovuto fare in altri casi similari, e questo mi tranquillizzò doppiamente. Era magnifico! Sentire la vicinanza di due persone che godevano dello stesso mio benessere esponendo i loro corpi al Sole senza alcun problema che non fosse quello di verificare l’eventuale avvicinamento di estranei, mi dava un senso di libertà come non avevo mai provato prima! Fare poi il bagno senza l’impaccio di un inutile costume, con l’acqua che lambiva le parti più intime, era il massimo! In un colpo solo avevo trovato la risposta a tanti miei interrogativi sulla possibilità della presenza simultanea di persone di sesso opposto in condizione di completa nudità, senza che il sesso venisse sollecitato oltre misura: decisamente avevo trovato la chiave della felicità.

    Quanto al significato di “naturismo” rispetto al “nudismo”, la mamma di Roberta, su mia richiesta, mi confermò quanto avevo già intuito autonomamente: “nudismo” si riferiva al semplice fatto di ritrovarsi nudi in diverse persone per gli scopi più disparati, tra i quali il principale mi pareva essere quello del soddisfare il piacere sessuale (di cui peraltro non sapevo ancora granché); “naturismo” significava invece il ritrovarsi nudi in diverse persone in un ambiente naturale, praticando uno sport, prendendo il Sole, facendo un bagno di acqua o d’aria, o anche conversando su qualsiasi argomento. E ciò per godere al massimo del benessere che solo la natura poteva dare a degli umani che avevano ritrovato il piacere della condizione primitiva derivanteci dalla nascita, la quale (malgrado la cosa irriti fortemente i “tessili”) ci aveva fatto semplicemente nudi.

    Forse la differenza tra le due pratiche era più complessa, o forse meno; comunque, per il momento, questa semplicistica comparazione soddisfava ampiamente la mia curiosità.
    Queste due furono le ultime uscite naturiste che feci con Roberta e la sua mamma: infatti, dopo un incontro a Torino durante l’inverno, quando mia madre ed io fummo invitati a casa loro per un pomeriggio di festa con gli amici e i compagni di scuola di Roberta, non ci vedemmo più poiché suo papà dovette trasferirsi a Napoli per il suo lavoro, e dopo qualche scambio di lettere e cartoline, perdemmo definitivamente i contatti.

  • Buona o cattiva notizia?

    Buona o cattiva notizia?

    Stuart Ringholt

    Giunge notizia che il prossimo 18 gennaio alle 20,30 al P.A.C. di Milano (Padiglione d’Arte Contemporanea) sarà possibile visitare nudi la mostra “Storie dagli Antipodi” dell’artista Stuart Ringholt. L’iniziativa ricalca esperienze già fatte a Parigi e in altre città.

    Una nota del museo spiega lo scopo di questa esperienza. “L’opera inverte il tema della nudità nella storia dell’arte e mette in discussione la relazione dello spettatore con l’architettura spazialmente confinata della galleria bianca, esplorando la nudità come ulteriore soluzione a questo approccio e all’interpretazione dell’opera”.
    Sarà quindi curioso capire cosa accade a un gruppo di estranei quandosi ritrova senza vestiti in un ambiente museale. Il tour è riservato ad un pubblico adulto, che dopo la
    visita avrà la possibilità di gustare un aperitivo in compagnia dell’artista. L’unica regola è quella di rimanere nudi.

    “Una rara opportunità per rimuovere letteralmente le barriere materiali tra l’artista e il
    pubblico, ma anche per esplorare gli effetti della nudità e sperimentare cosa accade quando un gruppo di estranei in uno spazio museale si libera dei propri strati protettivi.”

    Il percorso durerà circa due ore. Per partecipare bisogna necessariamente prenotarsi via mail all’indirizzo didattica@pacmilano.it . Il costo sarà di 8 euro e, come scrivono gli organizzatori, sarà “una visita guidata dell’artista Stuart Ringholt alla mostra in corso, nella quale sia l’artista che i partecipanti saranno nudi”.
    Stuart Ringholt è nato a Perth, Australia, nel 1971. Vive e lavora Melbourne. Utilizza media differenti, tra cui performance, video, scultura, installazione, collage e workshop collaborativi, improntati sulla funzione sociale dell’arte. Proponendo ambienti amatoriali basati sul principio del fai da te, tra cui tour per naturisti in musei e gallerie, workshops sulla rabbia e opere di performance partecipativa, Ringholt analizza situazioni limite che esplorano temi personali e sociali come la paura e l’imbarazzo.

    Fin qui la cronaca. A noi di Naturistitalia ci assale un dubbio: è una buona o cattiva notizia per la diffusione del Naturismo? E’ Naturismo, o solo superficiale, “furbesco” nudismo a fini commerciali per richiamare visitatori alla mostra? Non è richiesta nessuna tessera naturista, o appartenenza.

    Nell’opinione pubblica, che in stra-grande maggioranza non conosce valori e comportamenti del Naturismo, questo può amplificare i già molti fraintendimenti che noi naturisti italiani spesso subiamo, o una tale iniziativa può essere utile per farci meglio conoscere, per far meglio conoscere chi siamo, cosa e come
    organizziamo e viviamo il Naturismo?
    Il dubbio ci assale, e si amplia…

  • 48esimo Galà di nuoto naturista – Parigi (Francia)

    48esimo Galà di nuoto naturista – Parigi (Francia)

    Di Francesco Doronzo – Responsabile Sport Fenait
    Delegazione Naturista Italiana

    Dal 18 al 20 ottobre, a Parigi, si è svolto l’annuale appuntamento internazionale del Galà di nuoto naturista, la manifestazione sportiva INF/FNI, che ha visto la partecipazione di delegazioni di tutta Europa.
    Dall’Italia, in gruppi separati, chi partendo qualche giorno prima, chi in aereo e chi in treno, siamo arrivati in Francia, a Parigi. Il luogo del pernottamento era un grande ostello composto da diverse camerate e stanze, da 2 fino a 10 letti.
    La delegazione italiana, quest’anno, era formata da 47 persone di cui 31 Atleti (7 donne e 22 uomini) e 16 accompagnatori, appartenenti alle associazioni ANITA, UNI Lazio, ANEI, 3VNAT e ANAB.

    Purtroppo alcuni giorni prima abbiamo dovuto rinunciare alla partecipazione alle gare da parte di 3 atleti, che hanno comunque dato il loro supporto come tifosi.
    Tutta la delegazione italiana composta da atleti e accompagnatori, alle 18 del venerdì era presente in hotel e dopo le formalità di assegnazione delle camere e la consegna da parte dei responsabili della federazione francese del sacchetto contenente gli omaggi di benvenuto, verso le 19 si è riunita per andare a cenare, tutti uniti ed euforici aspettando le gare che si sarebbero svolte il giorno successivo sabato 19 Ottobre.

    In serata, una parte degli Atleti italiani, insieme ad altri partecipanti, si è recata alla piscina comunale dove l’associazione francese aveva organizzato un incontro, e ovviamente senza costume abbiamo preso conoscenza della struttura.
    Sabato mattina sveglia alle 6:30 per prepararci alla giornata di gare. Insieme alle delegazioni di naturisti delle altre nazionalità, che alloggiavano insieme a noi, ci siamo diretti, in metro, verso la piscina comunale teatro della gare.

    Dopo un breve discorso degli organizzatori francesi e presentazione dei tecnici e giudici tedeschi, alle ore 9:30 sono iniziate le gare nel più alto spirito decoubertiniano.
    Neanche a dirlo, anche quest’anno l’hanno fatta da padroni i nuotatori Tedeschi, ma i nostri più forti atleti gli hanno dato filo da torcere. Siamo riusciti a fare lo staffettone nazionale, la staffetta dei giovani under 18 (unica federazione a riuscirci) e due staffette di famiglia.
    Alla fine della giornata la squadra italiana della Fenait ha portato a casa un ottimo medagliere, con 7 ori, 9 argenti e 11 bronzi, per un totale di 27 medaglie. Un bellissimo risultato grazie alla voglia di partecipazione di tutti gli Atleti, grandi e piccoli.

    I risultati finali per nazione sono stati i seguenti: 1° Germania, 2° Gran Bretagna, 3° Francia e 4° Italia; a seguire Spagna, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Svezia.

    Medagliere del 48° Galà di Nuoto Naturista

    In totale gli atleti partecipanti alle gare, quest’anno, sono stati circa 170 e con gli accompagnatori al seguito eravamo circa 250 persone.
    Finite le gare, tutti i partecipanti si sono diretti verso il luogo adibito per la cena di gala e, dopo più di mezz’ora ad aspettare in piedi, siamo entrati nell’area dove avremmo dovuto mangiare: con totale disappunto di tutti quanti abbiamo scoperto che, come per l’anno precedente, la cena era a buffet in piedi. Abbiamo quindi aspettato il discorso fatto dagli organizzatori francesi, dopo di che tutti noi italiani, insieme anche ad altre federazioni, in massa, siamo andati a fare cena altrove. Abbiamo mangiato ottimamente e fatto festa in una atmosfera di unione e allegria.

    Per il prossimo anno l’Italia si è candidata per organizzare la manifestazione 2020, ora dobbiamo solo aspettare le decisioni che verranno prese in sede EUNAT.
    Domenica mattina, dopo i saluti di rito, chi ancora rimaneva, insieme agli organizzatori francesi e sotto una pioggia battente, ha visitato Parigi.
    Per il prossimo anno speriamo nella partecipazione ancora più massiccia di atlete donne, di avere più giovani, e magari anche di famiglie che quest’anno si son ben presentate.

    Un saluto e un ringraziamento da parte mia a tutti i partecipanti.

  • Il Ponte della Becca e i Nudisti del Po

    Il Ponte della Becca e i Nudisti del Po

    In un precedente articolo, abbiamo parlato ed elencato le spiagge naturiste in Italia.
    Ma, oltre a quelle descritte in quel articolo, vi sono altri luoghi storici del naturismo italiano, pur non ufficiali: di uno di questi, nato più di 50 anni fa, abbiamo chiesto notizie a Pino Fiorella, segretario dell’A.n.e.i. (Associazione Naturista Ecologista Italiana) e consigliere della Federazione Naturista Italiana. Fiorella, storico e filosofo del Naturismo italiano, per parlarci dei “Nudisti del Po” ha consultato varie fonti scritte, oltre ad attingere alla propria memoria personale, e ci ha mandato quanto segue.

    Per parlare del Ponte della Becca, uno dei siti storici del naturismo libero ma organizzato (come soleva ribadire Giuseppe Ghirardelli detto “il Ghira”), bisogna partire dal lontano 1965, anno in cui l’avv. Giovanni Pellegrino, l’ing. Giuseppe Ghirardelli e il dott. ing. Claudio Foà di Milano fondavano l’ANITA (acronimo di Associazione Naturista Italiana, scritto, per la precisione come A.N.ITA). La costituzione dell’associazione avvenne grazie anche a un’intuizione dell’avv. Pellegrino, che, conoscendo le leggi italiane, trovò un varco legislativo, arrivando alla conclusione che “ciò che non è proibito è lecito”.

    E non è un errore dire che così è nato il naturismo italiano, perché se è vero che l’anno prima (1964) nasceva l’UNI (Unione Naturisti Italiani), questa assumeva il nome di “Associazione Svizzera tra Naturisti Italiani e Svizzeri Amici dell’Italia” con sede in Svizzera. E fu soltanto con l’Assemblea di Lugano del 20 aprile 1969 che l’UNI lasciò l’ospitale e protettiva Svizzera per trasferirsi a Torino.
    Il “Club Nudisti del Po”, nasceva invece nel 1960, in un primo tempo in modo riservato a pochi soci, per poi, dal 1966, aprirsi a tutti. Di conseguenza è stata questa la prima iniziativa in Italia, e anche tra le prime in Europa, di nudismo libero organizzato.

    Al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, in origine si praticava il nudismo navigando su una casetta di legno galleggiante, di proprietà dell’ing. Giuseppe Ghirardelli, che percorreva le anse del Po per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine che ancora allora davano la caccia ai nudisti.
    Questa idea della casetta di legno, cioè di quella che è passata alla storia naturista semplicemente come la “Casetta Galleggiante” (che poi doveva fungere anche da Segreteria estiva dell’ANITA), era venuta al Ghira per permettere ai soci di praticare il nudismo che fino ad allora era soltanto scritto sulla carta. Il gruppo, che allora aveva incominciato a frequentare assiduamente la casetta, venne denominato “Club Nudisti del Po”.

    In seguito, aumentando considerevolmente il numero di soci, ad un certo punto incominciò ad apparire chiaro che tutti i Nudisti del Po non potevano più starci sulla Casetta Galleggiante.Fortunatamente i tempi stavano rapidamente cambiando, grazie al ’68 che, con la rivoluzione culturale che ne era seguita, aveva portato con sé una nuova concezione del comune senso del pudore.
    In conseguenza di ciò si decise ch’erano maturi i tempi per poter praticare il nudismo sull’isola creata dalla confluenza del Ticino con il Po. Ormai il numero dei Nudisti del Po era arrivato a sfiorare le duecento unità. E così si provvide allora, prima con una barca, e poi con due, a creare un servizio di trasbordo dall’imbarcadero all’isola.

    In quel periodo, la sensazione di “possedere” un’isola tutta dedicata al nudismo, era per il movimento naturista qualcosa di straordinario. Inoltre, sulla Casetta Galleggiante troneggiava un bel cartello rettangolare con la scritta “ANITA – NUDISTI DEL PO”, un cartello che l’ing. Ghirardelli aveva potuto applicare con il beneplacito del Sindaco di Linarolo (Comune sotto la cui giurisdizione cade la zona del Ponte della Becca) e dei carabinieri di Pavia, autorità locali con cui il Ghira, proprietario di terreni e cascine nell’Oltrepò pavese, era in buoni rapporti.
    Per questi motivi, e altri meriti, quali il suo convinto ambientalismo e l’aver portato e diffuso in Istria quel nudismo che in Italia non si poteva praticare, Giuseppe Ghirardelli è considerato uno dei grandi pionieri del naturismo italiano. A tal proposito vogliamo ricordare uno dei motti famosi che soleva ripetere spesso: “Gli uomini passano, gli ideali restano”.

    Ma poi, si sa, con il tempo ci fu una specie di riflusso, non del naturismo ma nel numero di persone che frequentavano il sito naturista, vuoi per nuove offerte naturiste, con la creazione di strutture e centri naturisti che, nel frattempo, erano sorte anche in Italia, vuoi perché in certe domeniche era difficile raggiungere l’isola a causa, o di piogge abbondanti o di tremende siccità che colpivano e tuttora colpiscono il grande fiume. Fatto sta che i frequentatori dell’isola diminuirono finché si decise di impiegare per il trasbordo una sola barca condotta da Antonio Bongiorni, che dopo la morte di Ghirardelli si assunse il compito di proseguire la sua opera e le sue iniziative, e che in seguito acquistò la gloriosa Casetta Galleggiante.

    Successivamente le cose dovevano ancora cambiare perché l’uso della barca, e ancora il considerevole numero di nudisti, era diventato un problema dal punto di vista organizzativo, perché la barca, fra coloro che arrivavano in ritardo e coloro che ritornavano anzitempo, rimaneva impegnata praticamente tutto il giorno.
    Di conseguenza, alla fine, il gruppo dei Nudisti del Po decise di abbandonare l’isola e incominciare a frequentare uno spiaggione (da qui il cambiamento del nome in “Amici del Sabbione”) posto sulla riva destra del Po, raggiungibile percorrendo la prima strada sterrata a sinistra subito dopo aver oltrepassato lo storico ponte in ferro detto, appunto, Ponte della Becca, che collega Pavia all’Oltrepò pavese.

    D’allora la pratica naturista è proseguita sul “Sabbione”, in quegli anni raggiungibile con l’auto. Adesso, però, da quando il sito è diventato Parco Adda Sud, non è più raggiungibile con i mezzi motorizzati. Oggi è possibile raggiungere il “Sabbione” o partendo dall’imbarcadero con una barca, o a piedi, o in bicicletta.
    Comunque, al di là di tutte queste vicissitudini, e anche se in questi ultimi anni l’afflusso di persone è notevolmente diminuito, il naturismo al Ponte della Becca, ovvero al “Sabbione”, è ancora vivo e prosegue la sua lunga storia.