Tag: nudismo

  • Perché associarsi

    Perché associarsi

    Di Elo Seminara 

    Perché associarsi

    Tempo fa discorrevo con un amico – non naturista – persona di buona cultura, disponibile al dialogo, tollerante e attento alle tematiche ambientali. Tra una chiacchiera e l’altra, destreggiandoci fra una battuta ad un argomento più ponderoso, arrivando chissà come a parlare di Naturismo mi chiese: “Perché molti naturisti si associano? Che senso ha, per un naturista, iscriversi a un’associazione?”

    La domanda mi sembrò arguta ed interessante.
    Già, che senso ha associarsi per esercitare quello che in fondo è uno stato naturale come la nudità?
    Riflettiamo. Non è che per mangiare, ad esempio una pizza, occorra o senta la necessità di associarmi ad una qualche ipotetica ed improbabile associazione?

    Tralasciamo il fatto che anche in ambito alimentare vi sono sia associazioni serie, sia conventicole le più strane e diverse; tanto che per ridere potrebbero esistere, o potremmo anche fondarle noi stessi, La società del minestrone, gli Amici della pasta e fagioli, o l’Associazione Piemontese Mangiatori di Bagna Caoda, oltre magari all’Unione ‘Nduia Calabrese… tuttavia, scherzi e piaceri culinari e gastronomici a parte, la domanda del mio amico che, in sostanza riprende domande e questioni in diversi ambiti poste da taluni naturisti, pone un quesito vero al quale proverò a dare una mia risposta.

    Al fine di sgomberare il campo da pregiudizi e possibili future obiezioni, per onestà intellettuale premetto che sono sostenitore dell’associazionismo in senso lato, anche se poi ritengo che ognuno possa, autonomamente e liberamente, praticare la propria attività in modo individuale.

    Certo posso iscrivermi ad un’associazione di camminatori ma poi posso camminare da solo; allo stesso modo, posso iscrivermi ad un’associazione ciclistica ma poi scegliere di pedalare da solo o, ancora, partecipare ad un gruppo di lettura ma intimamente godere della lettura individuale.

    Lo stesso dicasi nell’eventualità volessi praticare un’attività sportiva di squadra o di gruppo, nel qual caso, dovrei quasi obbligatoriamente tesserarmi presso qualche società. A mio giudizio il paragone regge anche nel caso del Naturismo; infatti non si tratta esclusivamente di stare nudi in solitudine, di nascosto, bensì di un’attività sociale, stare con altre persone, condividere. Ecco quindi che tutto torna.

    A questo punto proverò allora a spiegare perché sono un sostenitore dell’associazionismo anche in ambito naturista. Chiariamo subito quello che potrebbe essere un malinteso di fondo: dobbiamo partire dal presupposto, fondamentale a mio parere, che il Naturismo non può e non deve considerarsi soltanto come un’attività ricreativa, sportiva o un hobby al pari che so dell’escursionismo o del modellismo navale anche se, purtroppo, per alcuni significa solo crogiolarsi al sole in riva al mare. Per me, ma fortunatamente anche per molti altri, è una cosa molto diversa, più importante e profonda.

    Il Naturismo deve essere considerato ed è un modo di essere, uno stile di vita, e può essere interpretato anche come un’opzione culturale.

    Meglio ancora sarebbe se riuscissimo a considerare il Naturismo e la nudità come lo stato normale dell’essere umano a cui, solo condizioni particolari, soprattutto climatiche, o di opportunità – sulle quali potremo disquisire in altro momento- dovrebbero costringerci a modificare.
    Questo significa che la mia nudità, che auspico reciproca, non dovrebbe disturbare nel modo più assoluto il mio vicino di casa, né il postino che mi porta una raccomandata, né gli amici che vengono a trovarmi.
    Ciò detto, se la nudità fosse uno stato normale di tutte le persone – uomini, donne, giovani, vecchi, belli, brutti, grassi, magri – non investita e caricata di significati tipici di un sistema culturale, per certi aspetti chiuso e repressivo e quindi non presa in considerazione solo per attività di natura sessuale, effettivamente non avrebbe senso associarsi ad alcunché. Purtroppo però non è così.

    Quando si è minoranza o magari addirittura da soli, ecco che, a mio parere, sorge quasi un bisogno naturale di associarsi. Il raggrupparsi è un modo per ritrovarsi, unirsi, difendersi, nel senso di poter incontrarsi e stare serenamente insieme con altre persone con le quali condividiamo qualcosa.
    Non voglio qui ripercorrere la storia del Naturismo, ma vorrei ricordare che le associazioni naturiste hanno diversi decenni di vita e che proprio grazie a loro, in tempi forse ancora più ostili, il Naturismo si è potuto diffondere. Oggi i luoghi naturisti, se pur non in modo esponenziale, si sono moltiplicati: ancora qualche anno fa, in Italia erano veramente pochi. Per moltissimi naturisti occorreva sobbarcarsi lunghi viaggi per trovare un luogo, gestito da qualche associazione, dove poter stare tranquilli e sicuri.

    Le associazioni avevano iscritti che spesso, anche per sfuggire alla riprovazione sociale, non manifestavano ai profani il loro essere naturisti. Allo stesso comportamento dei singoli, e non poteva essere diversamente, non sfuggivano le associazioni, che parevano quasi organismi clandestini, tanto era scarsa, al di là della rilevanza numerica il loro apparire, la loro volontà di palesarsi, di dare voce al movimento; erano insomma un luogo molto appartato.

    Forse mi sto dilungando troppo, meglio fare un passo indietro, per riprendere il filo del discorso e rilevare come ognuno di noi può essere un naturista isolato, individuale ed individualista; ma è solo, e da solo “pesa” proprio poco, oserei dire nulla. Invece associandosi-associandomi, faccio e facciamo gruppo, faccio e facciamo numero e, ben lo sappiamo, i numeri contano e come contano!
    Questo è il vero problema: i numeri contano, o meglio dovrebbero e dovremmo farli contare.

    Quando nel 1981, per la prima volta aderii ad un’associazione naturista lo feci, oltre che per intimo convincimento, soprattutto perché, grazie al bollino apposto alla tessera, potevo frequentare i campeggi naturisti.
    Al tempo non ricordo, e forse ricordo male, che si parlasse di altro: no raduni, no attività diverse, nessuna proiezione esterna. Insomma la tessera mi dava la possibilità di accedere alla “riserva indiana” rappresentata dal campo naturista. Ricordo che già allora ritenevo che un’associazione non dovesse servire solo a questo. Purtroppo però era così.

    Da alcuni anni, questa triste realtà pare stia cambiando, vi sono segnali incoraggianti.
    Saranno mutati i tempi, saranno modificati alcuni parametri sociali e culturali ma, fortunatamente, talune associazioni stanno cercando di squarciare il velo che separa il Naturismo dalla società, cercano di “sporcarsi le mani”, apparire, manifestarsi per quello che sono e che siamo, riuscendo anche ad intessere rapporti proficui e forse forieri di insospettabili e belle novità, con enti ed associazioni diverse.
    Certo forse non tutte le associazioni si comportano in questo modo e non si muovono secondo queste linee. Il dibattito è aperto. Ma ribadisco, sono e resto un forte sostenitore dell’associazionismo naturista, che reputo essere l’unico strumento che, se ben utilizzato, potrà darci visibilità e farci assurge a pari dignità con qualunque altro movimento.

    A questo punto sorge un ulteriore problema: a quale associazione naturista aderire? Ognuno scelga quella che preferisce, informandosi e documentandosi in via preliminare, per aver poi modo e strumenti per valutare e giudicare le opzioni culturali, le attività proposte, le scelte, la vicinanza, la coerenza e i risultati conseguiti.

  • Nutrirsi con amore durante la quarantena

    Nutrirsi con amore durante la quarantena

    di Paola Borgini
    Benessere Naturista

    Mentre mi accingo a scrivere questo articolo, la maggior parte di noi è costretta in casa, per tentare di arginare con l’isolamento sociale, quella che pare essere l’inarrestabile diffusione del virus COVID-19.

    Come umanità ce ne ricorderemo a lungo di questo periodo, e anche se non sappiamo che cambiamento porterà, su una cosa siamo tutti sicuri e cioè che un cambiamento ci sarà.

    Mi chiamo Paola Borgini, sono prima di tutto una donna e una mamma, e nella vita professionale sono una scrittrice, che pubblica libri di crescita personale e progresso spirituale. In questo mio lavoro ho portato anche la passione per l’alimentazione, un’alimentazione che vuol essere buona e sana, per il piacere del palato e il benessere del corpo.

    Per quanto riguarda la mia esperienza con il naturismo, è accaduto solo una volta, sull’isola di Krk in Croazia, ed è stata sicuramente un’esperienza che ha lasciato un segno positivo in me. Il mio corpo libero di stare in natura, immergersi nel mare, accanto ad altri corpi in assoluta naturalezza,
    ringraziava grato.

    Da qui voglio partire e cioè dall’importante contatto con l’ambiente naturale, per ispirare uno stile di vita il più possibile favorevole al benessere, durante la quarantena dovuta al coronavirus.

    Parto da qui e parto dalla luce e dal calore del sole, fonte importante di vitamina D per l’organismo, e che in questo periodo primaverile, quando tutto torna alla vita dopo i rigori dell’inverno, è più che mai necessaria.

    Andando oltre la questione della giustificazione di certe restrizioni – che ci impediscono ad esempio di camminare in un parco – perché non mi competono, una delle cose che io faccio, appena posso, è espormi al sole (balcone, giardino condominiale…), magari sorseggiando una bevanda.
    Questi brevi momenti sono solo dei surrogati, rispetto a una benefica passeggiata nei boschi, ma in questo tempo di abitudini stravolte, occorre tirare fuori la nostra intelligente capacità di adattamento, cercando di nutrire corpo e anima in modo che tutto questo passi, non solo recando il minor danno possibile, ma facendoci crescere come uomini.

    Ricollegandomi alla mia passione per il cibo, un’alimentazione bilanciata è quella che seguo, senza però sentirmi in colpa, se mi viene desiderio di qualche indulgenza.
    Con bilanciata, intendo ricca prima di tutto di frutta e verdura, che io prediligo di origine biologica e biodinamica.

    È preferibile scegliere – come regola base – delle cotture brevi e a bassa temperatura. Soprattutto la verdura, per mantenere integre le sue proprietà, non deve stracuocere o arrostire troppo. E dal momento che è la base di un’alimentazione sana, occorre fare in modo che la maggior parte della
    verdura consumata quotidianamente, sia cucinata nel modo corretto.
    Quindi si a insalate miste e gustose con verdura a foglia e di stagione e si a verdure cucinate al vapore e poi condite con un po’ buon olio o una sfiziosa salsina.

    Insalata mista

    Poi io amo consumare pesce, fonte degli importanti grassi Omega 3, due o tre volte a settimana, alternato con legumi e un pochino di carne bianca. Naturalmente non mancano i cereali, preferibilmente integrali o semi integrali, alternandone il consumo tra chicchi e preparazioni a base di farina.
    Ma, da come la vedo io, le qualità del cibo non si fermano alla proprietà organolettiche e ai valori nutrizionali. C’è tutta una componente più sottile, oserei dire energetica, che influenza le nostre scelte, e sicuramente il colore è una di queste.

    Nella medicina cinese, una pratica che fin dall’antichità studia l’uomo e il suo benessere, agli organi sono anche associati dei colori, ad esempio il bianco è associato al polmone. Sappiamo tutti molto bene, ormai, quanto questo virus intacchi proprio questa parte vitale del nostro organismo, quindi via libera se viene voglia di mangiare cibo bianco, come cavolfiori o pere cotte o latte di mandorle etc etc… È molto importante dare voce all’intuito, che sa molto bene cosa va bene per noi.

    Il segreto per vivere bene sta proprio nel sapersi ascoltare, e più che mai quando si parla di alimentazione. Magari la nostra mente ci spinge verso cibi raffinati e zuccherini, ma sicuramente il nostro corpo, attraverso pesantezza, cattiva digestione, gonfiore e altri fastidiosi malesseri, ci comunica invece che le scelte da fare sono altre.
    Senza mai comunque cadere nell’estremismo, che forse è ancora più dannoso e cioè che se, ad esempio, mangiamo una pizza, lo sconteremo a vita.

    Siamo qui per celebrare la vita, lo dimostriamo attraverso l’amore che abbiamo per noi stessi, il cibo è un buon inizio dal quale partire. Buon cibo che favorisce la digestione e il sonno, che è importantissimo sempre e in particolar modo adesso, perché può essere disturbato dall’ansia
    e lo stress causati dalla situazione. Sempre per la medicina cinese tra l’altro, le ore tra le tre e le cinque della notte sono proprio quelle in cui l’energia del polmone è più forte.

    Il buon cibo è un inizio ma non è tutto, occorre anche sostenere il nostro spirito, che si nutre non di proteine e di vitamine, ma di qualità positive come il coraggio, l’amicizia, la generosità, la solidarietà, il perdono, l’umiltà e naturalmente ha bisogno di amore.
    Il corpo lo nutriamo con il cibo, l’anima la nutriamo attraverso la pratica di una vita vissuta nella verità del nostro cuore, sviluppando appunto tutte quelle qualità di cui ho fatto un breve elenco. Quindi lasciamo fuori dalla porta della nostra vita tutto ciò che si porta dietro una scia di paura, di ansia e di menzogna!

    Voglio concludere regalandovi una ricetta, guarda caso di colore bianco! L’ho scoperta pochi mesi fa e da allora la tengo come la mia coccola, per quelle sere in cui ho bisogno di rilassarmi e mettere a tacere il chiacchierio della mente, e direi che questo è proprio il tempo giusto per rimedi come questo.
    Si chiama Moon Milk, è una bevanda della medicina ayurvedica, a base di latte vaccino, burro chiarificato, spezie e con l’aggiunta di un’erba chiamata ashwagandha (il ginseng indiano).

    MOON MILK

    MOON MILK

    Scaldate una tazza di latte o latte vegetale (mandorle, avena, riso…) a fuoco basso.
    Nel frattempo in ogni tazza mescolate mezzo cucchiaino di cannella, mezzo di curcuma, un pizzico di noce moscata, un pizzico di pepe nero macinato, un cucchiaino di olio di cocco o ghee e un pizzico di ashwagandha (o altra erba a vostro piacimento). Quando il latte ha raggiunto la temperatura desiderata, versatelo nella tazza e mescolate lentamente per amalgamare bene tra loro tutti gli ingredienti.
    Lasciate in infusione per cinque minuti, dolcificate con miele se vi piace e sorseggiatelo lentamente.
    Con l’augurio di una vita felice.

  • Naturismo sull’Isola di Cefalonia

    Naturismo sull’Isola di Cefalonia

    di Andrea Veniani
    Isola di Cefalonia

    Chi conosce l’isola di Cefalonia? Si, forse l’avrete sentita nominare, o forse avrete visto il film “Il mandolino del Capitano Corelli”, ma chi pensa a Cefalonia come ad una meta per le vacanze estive? Credo in pochi! Ed è per questo che merita tutta la nostra attenzione.
    L’isola di Cefalonia si trova nel mare Ionio molto più a sud della più rinomata Corfù e appena a Nord dell’isola di Zante (o Zacinto se la vogliamo dire alla Foscolo). A livello di latitudine si pone all’altezza della parte più meridionale della nostra Calabria e gode di un clima caldo ma molto ventilato.

    L’isola è facilmente raggiungibile durante il periodo estivo con voli diretti low cost che partono dalle principali città Italiane. Essendo del Nord, segnalo per conoscenza personale voli da Bergamo, Bologna e Pisa, ma esistono anche voli da Roma e da Napoli. Da non sottovalutare l’avventura della traversata in traghetto. Ci sono delle tratte dirette che partono da Bari e da Brindisi, ma bisogna essere molto “sportivi” (o Spartani?) per optare per questa soluzione, anche se io la prediligo.

    L’isola non ha gli stessi colori delle Cicladi. Se siete stati a Mykonos, Paros o Santorini, scordatevi di trovare gli stessi paesaggi. L’architettura è più simile a quella del Peloponneso ed il mare non ha il colore blu cobalto dell’Egeo ma… non ne rimarrete delusi.

    Come in tutte le isole, le spiagge più belle e più turistiche sono a stretto utilizzo dei tessili: meritano comunque una visita e il topless è ben tollerato e praticato ovunque anche nella zona attrezzata con lettini e ombrelloni. Vi segnalo a questo proposito Mirtos, la spiaggia più famosa dell’isola, Makris Gialos, molto turistica e adatta ai giovani che adorano la movida ed Antisamos, anche se quest’ultima merita un discorso a parte che faremo più avanti.

    Non esistono spiagge Naturiste Ufficiali sull’isola ma ce ne sono diverse dove il Naturismo è tollerato e praticato anche in alta stagione. Durante la bassa stagione invece basta trovarsi un posto appartato e si può stare nudi praticamente ovunque.

    Tra le spiagge dove si può praticare naturismo quella che preferisco è Mouda (su Google la trovate come Potamakia Beach con l’indicazione FKK): si trova nella parte Sud dell’isola ed è una lunga striscia di sabbia non attrezzata di circa un chilometro, dove non ho mai trovato nessun tessile. Anche in alta stagione non c’è mai affollamento e l’acqua in assenza di vento forte, assume tutte le sfumature dell’azzurro. Si accede arrivando alla spiaggia principale attrezzata con lettini e ombrelloni, camminando verso sinistra per qualche decina di metri. Un’altra spiaggia facilmente raggiungibile è quella di Vardiola.
    Si raggiunge arrivando dalla spiaggia di Avithos e poi girando sulla destra; dopo circa 150 metri si trova un grande scoglio a ridosso della spiaggia, da lì in avanti comincia la parte naturista. Vi consiglio di fermarvi a pranzo nella taverna To Enetiko che si trova ad Avithos, merita!

    Anche dall’altra parte di Avithos (girando a sinistra e superando gli ombrelloni) c’è una spiaggia naturista, ma non ci sono mai stato in alta stagione e quindi non saprei dirvi cosa succede. In queste due ultime spiagge ATTENZIONE AI NIDI DELLE TARTARUGHE MARINE!

    Antisamos, citata poco più sopra, è una bellissima spiaggia turistica vicina alla città di Sami. Non è sabbiosa come le altre ma è fatta di sassi di piccola/media dimensione, a seconda dei punti. Il colore del mare è spettacolare: sicuramente è tra le spiagge da visitare assolutamente, ma la parte di fronte alle taverne oltre ad essere sovraffollata è off limits per i naturisti. Camminando sulla spiaggia, verso destra si incontra una formazione di scogli abbastanza ostica da superare ed al di là di questa una piccola spiaggetta per naturisti. In alta stagione la pacchia dura poco perché nel primo pomeriggio parecchi tessili in fuga dalla ressa della spiaggia attrezzata si rifugiano in questa caletta, e l’atmosfera si deteriora parecchio, ma se siete mattinieri vi potete godere qualche ora in tranquillità con dei panorami stupendi. Consigliato l’uso di scarpe da scoglio e di un materassino
    gonfiabile per sdraiarsi perché in questo punto i sassi sono particolarmente grossi e fastidiosi.

    I più sportivi che non si spaventano a fare un bel pezzo di strada (tortuosa) a piedi per arrivare al mare, possono visitare anche Sisia Beach, Lefka Beach, e Katelios Beach. Non ci sono mai stato ma me ne hanno parlato benissimo. Trovate tutte queste mie segnalazioni su Google Maps.

    Per i “comodisti” come me ci sono alcune realtà naturiste sull’ isola: un piccolo resort e alcune ville singole con piscina nella zona di Skala.

    Finora vi ho parlato di luoghi raggiungibili via terra ma il top delle spiagge naturiste si raggiunge via mare. La soluzione più facile per vederle è approfittare di una crociera che la barca “Lady O” organizza una volta la settimana con partenza dal porto di Argostoli. Il Tour è 100% clothing free e appena fuori dal porto ci si può spogliare e stare in libertà.
    Solitamente si fanno 3 tappe ma non sono tappe fisse, dipende dal vento e dal meteo, e il Capitano vi porterà in quelle in cui potrete stare meglio. Io due anni fa ho fatto un paio di volte la crociera e ho visto sei posti diversi! Incluso nel biglietto c’è anche un ottimo pranzo da gustare a bordo della barca.

    Spendo ancora due parole per menzionare la gente dell’isola: di una cordialità e una simpatia che non sempre si trova nei luoghi di villeggiatura. Nonostante abbiano avuto per qualche tempo la dominazione Italiana, sono molto ben disposti verso di noi e ci stimano molto: d’altronde il detto ”Italiani, Greci, una faccia, una razza” non è campato per aria.
    Degna di nota è anche la cucina. Qualsiasi taverna troverete sulla vostra strada, anche la più sperduta sulle montagne, entrate pure con fiducia, sicuramente mangerete ottimi prodotti freschi e troverete persone ospitali ad accogliervi.

    Ultimamente l’aeroporto dell’isola è stato ceduto ai tedeschi, i quali ne hanno raddoppiato la dimensione: mi aspetto che nei prossimi anni aumenti sensibilmente il numero dei turisti e di conseguenza i prezzi. Se volete trovarvi un posto al Sole che sia decisamente di qualità e non in capo al mondo vi conviene affrettarvi, perché tra poco le cose potrebbero non essere più come le ho descritte…

  • Thoreau, ovvero un’alternativa a questo mondo

    Thoreau, ovvero un’alternativa a questo mondo

    Concerto campestre
    Sylvia Sleigh, Concerto campestre

    Il libro Walden, ovvero la vita nei boschi di Henry David Thoreau è il resoconto dell’avventura dell’autore statunitense, che dedicò due anni, due mesi e due giorni della propria vita, tra il 1845 e il 1847, alla ricerca di un rapporto intimo con la natura e insieme ritrovare se stesso in una società che non rappresentava ai suoi occhi i veri valori da seguire, ma solo l’utile mercantile.

    “Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, affrontando solo i fatti essenziali della vita, per vedere se non fossi riuscito a imparare quanto essa aveva da insegnarmi e per non dover scoprire in punto di morte di non aver vissuto.”
    (Henry David Thoreau, Walden ovvero Vita nei boschi)

    Dopo varie stesure, il libro venne pubblicato nel 1854 ed è ritenuto uno dei primi romanzi che parlano di ecologia, che ancora oggi ispira il pensiero ecologico contemporaneo.
    Il mondo sta andando alla deriva ambientale perché ci siamo affidati al progresso mercantile: questo sosteneva nel suo libro già 166 anni fa Henry David Thoreau come insegnamento della sua esperienza, esperienza che fece per allontanarsi da un tipo di sviluppo della società umana che non condivideva. Un insegnamento molto attuale ancora oggi; soprattutto oggi.
    Walden ebbe subito un grande successo, e fu riportato in auge dalla controcultura statunitense, in particolare dalla Beat Generation, che vide nell’esperienza di Thoreau e nella sua forte volontà di un ritorno alla natura un contrasto con la crescente modernizzazione delle metropoli americane.

    Per Thoreau la natura è fonte di benessere e soluzione esistenziale. La civilizzazione proveniente dall’Europa, quindi dall’Est, è meccanica, industriale, è quella del motore e dei progressi tecnologici: l’elettricità e la vasca da bagno, l’ascensore e le ferrovie, le costruzioni e la città… Tutti quanti aspirano a queste novità, eccetto Thoreau, che sa che rappresentano altrettante occasioni di allontanarsi dalla natura, di voltarle le spalle, di dimenticarla e di snaturarsi a vantaggio di un uomo che sarà presto definito monodimensionale. Per il pensatore statunitense bisogna invece volgere lo sguardo a Ovest, verso la saggezza empirica e ancestrale degli Indiani nativi che, inseguiti, perseguitati e sterminati dai bianchi venuti dall’Europa, si rifugiano sempre più verso l’Occidente prima dello sterminio definitivo.

    Venendo al mondo di oggi, o meglio, adattando la filosofia di vita del Walden di Thoreau alla realtà odierna, possiamo dire che anche nelle megalopoli, nelle città sovrappopolate, ricoperte di cemento e di asfalto, siamo creature della natura in relazione con il pianeta. E niente ci impedisce l’inverso dell’esodo rurale verso le città che ha avuto luogo negli ultimi 150 anni in tutto il mondo, non solo in quello occidentale: la vera rivoluzione sarebbe un esodo urbano in direzione della ruralità.

    Entro qualche decennio il 70% della popolazione mondiale vivrà in tremende Megalopoli, dice la Banca Mondiale. L’alternativa proposta da Thoreau è la capacità dell’umano di vivere in equilibrio con il mondo vegetale, minerale, animale. L’attualità del pensatore americano dell’800 è tutta qui: se i governi non fanno niente, sta a noi capire i confini, le leggi, i comportamenti, le libertà del quotidiano. Idee libere che portarono lo stesso Thoreau a invocare la «disobbedienza civile» verso le norme ingiuste: a ben vedere, è il principio che anima Greta Thunberg e i movimenti ambientalisti di tutto il mondo. Magari persino “discutendo” con i filosofi del passato o leggendo la Bhagavadgītā, come capitò a Thoreau nei 2 anni, 2 mesi e 2 giorni trascorsi a Walden Pond. Così non saremo mai soli, neppure nella buia silenziosa, foresta cosmica dell’Universo.

    Conficcate nella terra ci sono energie umane concentrate, continua a dirci Thoreau, che possono spronare l’uomo del presente a riprendere in mano la propria esistenza per re-imparare a vivere in maggiore sintonia con la natura cosmica che ci circonda.

  • Naturismo alle isole Cicladi in Grecia

    Naturismo alle isole Cicladi in Grecia

    di Loredana De Michelis
    Cicladi

    Il naturismo alle Cicladi risale agli anni ’70 del secolo scorso e, sebbene sia un fenomeno che si è ridotto col passare del tempo e delle mode, non è mai scomparso. Le Cicladi ancora oggi offrono un vasto numero di piccole spiagge dove si può praticare il Naturismo, a patto di spostarsi un po’ dai villaggi e dalle aree più turisticamente popolari.

    Naxos

    Come abbiamo già scritto in un precedente articolo le spiagge principali dove si può fare Naturismo anche in alta stagione sono Plaka beach e Aliko beach. Un’altra piccola zona nudista si trova dopo il promontorio del villaggio di Aghia Anna, all’inizio della lunga Plaka beach.

    Paros

    Langeri beach è la spiaggia nudista più famosa, vicino a Naussa Village. Si tratta di una delle più belle spiagge delle Cicladi, con sabbia dorata e dune, ancora poco frequentata e priva di grandi infrastrutture. Il fondale è basso e sabbioso, l’acqua cristallina: quando non c’è vento è meravigliosa.

    Antiparos

    Una delle prime spiagge nudiste della Grecia, si può raggiungere a piedi dallo sbarco del traghetto che attraversa il canale tra Paros e Antiparos. Si tratta della spiaggia dell’unico campeggio di Antiparos, quindi una volta sbarcati è sufficiente seguire le indicazioni. Ampia, affacciata su acqua basse, ha diverse insenature, alcune delle quali sono dedicate al kite surfing per principianti.

    Donoussa

    Livadi beach è a un chilometro dalla città ed è una spiaggia di circa 500 metri in un’insenatura dove molti fanno ancora campeggio libero. Donoussa è un’isola molto piccola dove non esistono quasi strade percorribili in auto e si trovano poche attrezzature turistiche. Anche il servizio di asporto rifiuti è scarso, pertanto se i campeggiatori non sono accorti, la spiaggia si trasforma presto in un luogo spiacevole. Donussa è collegata a Naxos e alle altre piccole Cicladi da una linea privata di piccoli traghetti della famiglia Skopelitis, che in inverno rappresenta l’unico possibile collegamento. La traversata risulta spesso avventurosa e turbolenta a causa di una zona di mare spesso molto mosso a ovest di Naxos.

    Santorini

    • Koloumbos beach è una spiaggia nera di sabbia grossa e ciottoli, piuttosto trascurata e affollata, con una parte dove si può ancora fare nudismo. Il mare, grazie al colore della sabbia, assume una tonalità blu zaffiro. Molti naturisti tendono a usare un semplice telo per sdraiarsi, senza calcolare l’effetto del sole sulla sabbia vulcanica che d’estate diventa letteralmente rovente dopo le undici, arrivando anche a sciogliere le bottiglie di plastica. È meglio quindi recarsi lì alla mattina presto o nel tardo pomeriggio.
    • Vlychada beach ha sabbia grossa e grigia, ma è circondata da scogliere che aggiungono uno scenario molto bello a una delle spiagge naturiste più famose di Santorini. In alta stagione però risulta molto affollata.

    Mykonos

    • Paradise Beach & Super Paradise Beach erano in passato tra le spiagge nudiste più famose delle Cicladi. Ora sono diventate troppo turistiche e travolte dai beach party, affollatissime di persone vestite. Il nudismo è ancora tollerato, ma è decisamente fuori atmosfera.
    • Elia Beach. Con una piccola area di preferenza nudista, questa spiaggia è meno affollata delle Paradise, ma ogni anno tende ad affollarsi di più e a diventare un posto per famiglie che fuggono dalle rumorose spiagge della movida.
    • C’è una parte di Mykonos, raggiungibile solo con mezzi privati, ancora godibile: chi desidera fare naturismo in pace dovrà gironzolare da quelle parti in cerca di piccoli spazi riparati. Tra le spiagge dove si può provare ci sono Agrari, Agios Sostis e la bellissima Fokos.

    Koufonissi e Schinoussa

    Nelle piccole Cicladi, ogni spiaggia lontana dal villaggio principale è pressoché nudista fino a maggio/giugno, salvo diventare invece progressivamente tessile mano a mano che ci si avvicina ad agosto. Poiché in Grecia il nudismo non è ufficiale, tutto dipende un po’ da chi arriva prima. I greci non amano il nudismo e ogni anno sono sempre più numerosi nel frequentare le loro isole, insieme a sempre più italiani tessili.

  • The Bathers di Elissa Down

    The Bathers di Elissa Down

    The Bathers

    A volte le immagini valgono più di mille parole. In questo cortometraggio muto (The Bathers), la regista australiana Elissa Down, in meno di 7 minuti, ci dimostra bellezza e vantaggi del Naturismo a ogni età.

    Buona visione:
    https://vimeo.com/41182057

    Il film è ambientato in una spiaggia australiana, ma anche in Italia abbiamo l’opportunità di vivere in maniera naturista queste spiagge.

    E a proposito di etica naturista e del nostro rapporto con la nudità: Pudore e dignità Naturista

  • Bio-agricoltura sui tetti di Parigi

    Bio-agricoltura sui tetti di Parigi

    Sui tetti di Parigi

    Il tetto del complesso espositivo Paris Expo Porte de Versailles diventerà un grande campo coltivabile di 14.000 metri quadrati, sul quale verranno fatte crescere 30 specie diverse di vegetali.

    Entro l’imminente estate Parigi avrà il più grande campo coltivato esistente sui tetti di una città: frutta, verdura e cereali saranno coltivati su un tetto di grande superficie, nell’ambito del più esteso progetto di coltivazione urbana mai concepito finora.
    La società Agripolis, fondata dall’imprenditore Pascal Hardy, ha infatti proposto di trasformare il tetto del complesso espositivo Paris Expo Porte de Versailles, nel sud-ovest della città, in un grande campo coltivabile di 14.000 metri quadrati sul quale verranno fatte crescere 30 specie diverse di vegetali, rispettando il ciclo delle stagioni. Questa produzione sarà cibo da distribuire a negozi e ristoranti della zona per ridurre al minimo la distanza percorsa e l’impronta di Co2 degli alimenti. E gli abitanti della zona avranno l’opportunità di avere dei piccoli appezzamenti da coltivare per proprio conto.

    «L’obiettivo è rendere l’azienda agricola un modello riconosciuto a livello globale per la produzione sostenibile – ha spiegato Hardy – Utilizzeremo prodotti di qualità, cresciuti con il ritmo dei cicli della natura, il tutto nel cuore di Parigi. Non useremo fertilizzanti né prodotti chimici e la fattoria diventerà un paradiso di biodiversità».
    Per farla funzionare basteranno 20 giardinieri, specializzati nelle coltivazioni verticali e addestrati ad utilizzare circuiti d’irrigazione chiusi, poiché molti prodotti saranno coltivati con sistemi aeroponici che non richiedono l’utilizzo di terra, ma fanno crescere le piante solo con acqua, luce e aria, riducendo il rischio di contaminazione dall’inquinamento urbano. Si stima di produrre, nella buona stagione, fino ad una tonnellata di frutta e verdura al giorno.

    L’azienda agricola avrà anche un ristorante bio e un bar capaci di accogliere 300 persone, e offrirà una serie di attività ed eventi collegate alla diffusione della conoscenza della agricoltura urbana.

    L’obiettivo è di convincere altre città a seguire l’esempio di Parigi, che si sta rivelando una delle città più dinamiche in questo campo. Pascal Hardy vede l’opportunità per altri Comuni di sfruttare tetti di strutture abbandonate: «Progettiamo sistemi modulari da adattarsi a molte situazioni diverse».
    E difatti l’azienda Agripolis conduce già altre più piccole coltivazioni sui tetti di Parigi e di altre città. La capitale francese è molto attiva nei progetti di recupero di spazi per orti e agricoltura urbana. Entro il 2020 progetta di rinverdire 100 ettari di territorio, trasformando edifici e strutture dismesse in campi coltivabili.
    A Barbès, sotto la linea di superficie del metrò, sarà realizzata una passeggiata agricola; la vecchia ferrovia a Porte de Clignancourt sarà trasformata in una eco-fattoria; in quello che era un garage condominiale abbandonato in Rue Raymond Queneau è stata aperta La Caverne, una fattoria sotterranea che produce funghi e vegetali da vendere nel quartiere.

    Esempi di riqualificazione urbana che si spera altre città possano seguire.
    Le piante, prima o poi, riconquistano sempre gli spazi che l’uomo abbandona: in fondo, si tratta solo di organizzare il ritorno del mondo vegetale in un modo più ordinato e più utile.

  • La Federazione Naturista Portoghese FPN

    La Federazione Naturista Portoghese FPN

    FPN Praya dos Alteirinhos
    Praia dos Alteirinhos

    Naturistitalia ha chiesto alcune informazioni sul naturismo portoghese a Filipa Gouveia Esteves, Presidente della FPN (Federação Portuguesa de Naturismo), e a Ana Luìsa Silva, Presidente Aggiunto. Queste le loro risposte.

    1) Qual è la storia e la tradizione del Naturismo in Portogallo?

    Non è semplice stabilire da quando il Naturismo è praticato nelle spiagge portoghesi, sebbene ci siano alcuni documenti storici che risalgono agli anni dieci del ‘900 relativi alla “Società Naturista Portoghese”.
    Con l’avvento della dittatura nel 1933, il movimento Naturista venne limitato soltanto alle pratiche vegetariane e di medicina alternativa. Solo dopo la Rivoluzione del 25 Aprile 1975, e la conseguente caduta della dittatura, qualche associazione legata alla pratica della nudità collettiva cominciò a riapparire e nel Marzo 1977 venne fondata la Federazione Naturista Portoghese (FPN). Nel 1988 venne approvata la prima legge Portoghese sul Naturismo, regolandone la pratica, e rendendolo non più illegale: da questa data in avanti, 9 spiagge sono state legalizzate ufficialmente come naturiste.
    La legge è stata poi aggiornata due volte, nel 1994 e nel 2010. Un’altra data importante per il naturismo Portoghese è il 2018: viene eletta la prima Presidente donna della Federazione.
    La tradizione naturista in Portogallo è molto robusta: ci sono migliaia di naturisti, tesserati o no, che usano le nostre spiagge assolate per praticare il naturismo tutto l’anno, in ogni stagione.
    Sebbene ci siano solo 9 spiagge ufficiali, ce ne sono a dozzine dove il Naturismo è praticato abitualmente e bene accetto dalla popolazione locale. In queste spiagge non ufficiali, la pratica naturista, non essendo legale, è possibile solo se ci si comporta con rispetto verso tutti, naturisti e non, e seguendo le indicazioni delle autorità locali.

    2) L’attuale situazione e le prospettive future del Naturismo in Portogallo.

    La situazione attuale è stabile. Stiamo rivedendo la nostra struttura, pe arrivare a una più forte unità relazionale tra i vari club naturisti. Abbiamo anche qualche trattativa in corso con diverse municipalità per ottenere nuove spiagge ufficiali: lo sviluppo di queste trattative dipendono sempre dalla volontà politica di ogni Comune coinvolto, volontà che talvolta può essere un ostacolo.
    Ma la Federazione Portoghese persisterà nell’avanzare le tematiche naturiste, per ottenere un incremento delle spiagge naturiste ufficiali nel Paese. C’è anche bisogno di collegare meglio le attività delle varie realtà naturiste legalmente riconosciute nel Paese, armonizzandole con la nostra Federazione, in modo da aggiungere più valore a entrambi. La legge Portoghese è naturist friendly, solo poco dietro a quella della Spagna, dove il Naturismo è legale dappertutto.
    Nonostante ciò, è un obiettivo della nostra Federazione includere nella legislazione nazionale una più dettagliata protezione del Naturismo, dei suoi valori e dei luoghi dove praticarlo.

    3) Come è composta e organizzata la Federazione Naturista Portoghese (FPN)?

    La FPN è composta da 4 club/associazioni e dai comitati delle 9 spiagge ufficiali, e viene portata avanti da un nutrito gruppo di persone coese tra loro.
    Oltre a quelle su queste spiagge, i club e le associazioni della FPN organizzano attività e incontri, anche per i tessili, quali reiki, camminate, incontri invernali in piscina, acqua-gym, ecc.

    4) Se un turista naturista volesse visitare il Portogallo, cosa potete dirci?

    I turisti naturisti sono più che benvenuti in Portogallo. Arrivando qui, troveranno subito una popolazione accogliente e calorosa. A seconda delle regioni, abbiamo più di 300 giorni di Sole all’anno, temperature miti e magnifici paesaggi. Per due anni di seguito il Portogallo è stato selezionato dal World Travel Awards come migliore destinazione al mondo. Per quanto riguarda il Naturismo, troverete molti posti e possibilità per praticarlo: sarete ben accetti e in grado di godere appieno delle belle giornate di Sole. Abbiamo bellissime spiagge, ottimo cibo, sicurezza, bellezze naturali e architettoniche, cultura e divertimento, tutto ciò che si può desiderare per una vacanza da sogno. Un saluto a tutti i naturisti.

  • Intervista a Ismael Rodrigo, Presidente della Federazione Naturista Spagnola

    Intervista a Ismael Rodrigo, Presidente della Federazione Naturista Spagnola

    Federazione Naturista Spagnola

    1) Quando e come nasce la Federazione Naturista Spagnola?

    La FEN (Federación Española de Naturismo) è stata fondata nel 1981 attraverso l’unione del Club Naturista Catalano (CCN), una disciolta Associazione Mediterranea, l’Associazione naturista Basca (ANV), e una disciolta Associazione Andalusa.

    2) Qual è la situazione attuale del Naturismo in Spagna?

    Fino al 1988 c’era il reato di “offesa alla pubblica decenza”, secondo il Codice Penale spagnolo, anche se dalla fine della dittatura di Franco c’erano già alcune spiagge con una tradizione nudista.
    Nel 1988 il Parlamento spagnolo promulgò una legge che emendava questo reato e aggiornava la già esistente legge sulle Coste, abolendo la cosiddetta “Polizia per la Morale”. Con questa nuova legge era chiaro che le competenze municipali sulle spiagge non davano il potere ai Consigli Comunali (o simili) di agire come “polizia morale”, poiché questa funzione era stata specificatamente soppressa. Non eravamo davanti a un vuoto di legge che poteva essere lasciato alla discrezione dei Comuni, ma a una specifica, e desiderata, soppressione.
    Quindi dal 1988 la FEN iniziò a promuovere la nudità non solo in quei casi dove i vestiti sono chiaramente non necessari, se non dannosi, come per i bagni di mare e di Sole, ma da allora difende anche il diritto di essere nudi in altri ambienti, come ad esempio parchi pubblici, piscine, o esempio estremo in strada, se qualcuno avesse il desiderio di stare nudo.
    La FEN contatta i vari Consigli Comunali costieri che provano a emanare ordinanze di regolamento del codice di abbigliamento, e gli spieghiamo che stanno facendo qualcosa di illegale. Nella maggioranza dei casi, i loro consulenti legali confermano le nostre ragioni e cancellano le ventilate proibizioni già nella fase preparatoria di queste ordinanze.
    Ci siamo anche appellati all’Ombudsman, che si è dichiarato pienamente d’accordo con noi.
    Utilizziamo anche la cosiddetta sentenza Stephen Gough che, basata sulla libertà di espressione sancita dalla Corte Europea dei Diritti Umani, stabilisce:

    …l’imputato ha scelto di essere pubblicamente nudo per dare espressione alla sua opinione di come sia inoffensiva la naturalezza del corpo umano…La Corte quindi si dichiara d’accordo che la pubblica nudità dell’imputato possa essere vista come una forma di espressione che ricade nell’ambito dell’articolo 10 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, e dichiara che il suo arresto, la sua condanna e detenzione sono state una misura repressiva contro la sua forma di espressione delle sue opinioni. C’è stata, quindi, un’ingerenza all’esercizio del suo diritto alla libertà di espressione

    La Federazione Naturista Spagnola incoraggia anche la presentazione di mozioni e proposte nei vari parlamenti regionali. Ad esempio, nel settembre 2017 il Parlamento della Regione Murcia ha approvato senza alcuna modifica un testo da noi proposto, e che qui riproduciamo per la sua importanza e brevità:
    “L’Assemblea Regionale sollecita la Giunta a prendere le necessarie misure, per quanto di sua competenza, nel promuovere l’eliminazione degli ostacoli regolamentatori che impediscono la pratica del nudismo, e incoraggiare l’eliminazione di ordinanze che possano riferirsi al vestirsi dei cittadini, inteso come un diritto della libertà di espressione, poiché l’esercizio di questo diritto è regolato dalla legge e non può essere direttamente oggetto di regolazione da parte di ordinanze municipali, e invita a proteggere e/o promuovere i valori del Naturismo come valori della nostra società civile.

    3) Come è organizzata la FEN? Quante associazioni, membri, strutture ne fanno parte?

    La Federazione Naturista Spagnola è composta da 17 associazioni, con circa 3.000 membri titolari della tessera annuale con il bollino della Federazione Naturista Internazionale. Nel nostro sito web sono riportati le strutture naturiste da noi certificate, circa 12.
    Quanto alle spiagge naturiste, in realtà tutte le spiagge sono clothing optional, a meno che non ci sia una di quelle ordinanze illegali che citavamo prima, e contro le quali ci stiamo per lavorare.
    A ogni modo, sul nostro sito web indichiamo le spiagge con una solida tradizione nudista, che sono circa 500 (http://naturismo.org/playas-nudistas/), tutte linkate su Google Maps in modo da renderle facilmente raggiungibili.
    Organizziamo eventi ed incontri: il più popolare è Il Meeting delle Famiglie del Sud-Europa, che si tiene ogni anno a “El Portus”, finanziata dalla Federazione Naturista Internazionale, con oltre 200 partecipanti da tutta Europa, inclusa l’Italia.
    Un altro meeting che mette insieme molti associati è quello durante le festività di Maggio al “Templo del Sol”. Poi ci sono eventi di sensibilizzazione al Naturismo, come i “Giorno senza costume da bagno”, che vede la partecipazione di centinaia di persone in concordate piscine pubbliche di Madrid: ora si tengono per ben tre volte durante la stagione estiva. Anche le Naked Bike Rides di Madrid, Valencia, Valladolid e altre città richiamano molti naturisti, anche se non sono manifestazioni organizzate da noi.

    4) Come svolge la FEN la sua attività?

    La FEN lavora con altre organizzazioni non governative che difendono le libertà civili. Ad esempio, ha un accordo con la Fondazione Internazionale dei Diritti Umani, che da noi è la ONG con più followers su Twitter (673.000, davanti a Greenpeace Spagna). Promuoviamo la creazione di gruppi locali basati sulla difesa dell’ambiente e delle spiagge naturali, mettendoli in contatto l’un l’altro e incoraggiandoli a costituirsi come associazioni e affiliarsi alla FEN.
    La FEN lavora sin dal 2005 con il Ministero dell’Ambiente per la cura e la conservazione delle spiagge. Il Ministero ci considera un’affidabile organizzazione su cui contare quando c’è da stabilire quali siano le spiagge che hanno la maggiore tradizione naturista da preservare.
    Lavoriamo anche, come detto sopra, con i parlamenti regionali: il nostro obiettivo è raggiungere una proposizione generale in tutte le Regioni, che non necessiti di una legge per dichiarare che il Naturismo non può essere proibito, e richieda ai Consigli Municipali di collaborare con la nostra Federazione per diffondere i valori positivi del Naturismo sull’accettazione del corpo umano, e il potenziale turistico che può comportare un sempre più diffuso Naturismo.

    5) Come è percepito il Naturismo dall’opinione pubblica e dai media spagnoli?

    Secondo le ricerche svolte, più della metà degli Spagnoli hanno provato il nudo naturista almeno una volta. Soltanto una percentuale tra l’1% e il 7% si oppone al nudismo libero su tutte le spiagge. Ma se non esistesse la nostra Federazione Naturista Spagnola, il Naturismo sarebbe già stato bandito da quasi tutte le spiagge, dato che con il nostro lavoro siamo riusciti a far rimuovere più di cento ordinanze locali quando erano ancora a livello di bozza di discussione, così come altre centinaia di comuni hanno tratto giovamento dalle informazioni che diffondiamo loro da almeno vent’anni per evitare un percorso simile.
    Questo lavoro di protezione e promozione della nostra ideologia naturista contribuisce alla nuova crescita del Naturismo, dopo un breve periodo di tempo in cui c’era stato un decremento degli associati a causa della recessione economica.
    L’attivismo, e non la sola organizzazione di attività ricreative, è l’elemento chiave per acquisire nuovi membri nel nostro Paese.

  • La difesa della prassi naturista di una spiaggia

    La difesa della prassi naturista di una spiaggia

    difesa della prassi naturista

    Progetto Racò del Conill Nudista è il nome di un gruppo di attivisti che cerca di organizzare la reazione naturista all’attuale declino dell’uso nudista in questa e molte altre spiagge spagnole, per gli effetti dell’invasione tessile e di altri fenomeni dannosi per il Naturismo. Si tratta di un’iniziativa che opera su vari fronti: quello istituzionale con le autorità locali, quello sui media e su Internet, sull’interscambio informativo con altri gruppi naturisti di altre zone, e azioni sulla spiaggia, come ad esempio la distribuzione di volantini informativi a naturisti e tessili.

    Quello che alla fine è diventato il PROGETTO NUDISTA di RACÓ DEL CONILL è iniziato nell’estate del 2016. La mobilitazione da allora è riuscita a raggiungere obiettivi parziali verso quell’obiettivo totale, che è il mantenimento della tradizione nudista del Racó. E’ un progetto volto alla difesa, attraverso la partecipazione pubblica, dei diritti e degli spazi di libertà raggiunti dallo stile di vita naturista e attualmente minacciati. L’ obiettivo è la continuità della tradizione nudista del Racò del Conill e la comunicazione sociale dei valori dell’idea naturista.

    Qui di seguito pubblichiamo alcune conclusioni, tradotte dallo spagnolo, a cui gli attivisti di questo gruppo sono arrivati dopo questi anni di attività e mobilitazione. Queste conclusioni si ricollegano anche alle domande che ci eravamo posti in un nostro precedente articolo, a proposito dell’oscuramento del nudo sui Social.

    Funziona tutto questo? Sicuramente sì, la chiave sarà verificare il suo grado di impatto, attraverso la capacità di modificare i comportamenti nocivi a un naturismo sano, rispettoso e rispettato. Abbiamo un messaggio che è una rivendicazione per tutti i naturisti, e nel nostro caso nel Racò abbiamo trovato e attuato forme e modi per esprimere questo. Perché funzioni, non si può agire solo personalmente.
    Vogliamo anche risvegliare le associazioni naturiste, cercando di argomentare perché a nostro giudizio foto e video senza consenso sono un potente fattore nemico del naturismo, che si aggiunge ad altri che ci hanno portato alla situazione attuale di regresso di presenze naturiste in spiagge storicamente tali.
    Situazione che possiamo e dobbiamo cambiare: al Racò stiamo facendo cose in questo senso, e stiamo avendo risultati. Idee brillanti, entusiasmo per metterle in moto: abbiamo bisogno di questo, su molte spiagge spagnole, nel modo meglio coordinato possibile, per porre fine a un problema che solo a noi naturisti interessa e colpisce, non i tessili, e che quindi solo noi naturisti possiamo affrontare e sistemare.
    I seguenti sei punti vogliono illustrare un fenomeno diffuso, che ha effetti devastanti per il nudismo in molte calette e spiagge. Sono il risultato dell’esperienza come attivisti naturisti su una particolare
    spiaggia, ma sono valide anche per molte altre spiagge, spagnole e non. L’azione intrapresa da questo Gruppo ha fatto in modo che, a partire da una mozione presentata al Comune di La Vila Joiosa nel 2017, venisse promulgata una normativa comunale attualmente più pro-nudista, presa poi come esempio da seguire anche da altre municipalità spagnole. Lo sviluppo di questa normativa ha portato all’installazione di un cartello nella spiaggia naturista del Racò, che si aggiunge a quella campagna educativa sopra menzionata, che aiuta a sradicare comportamenti incivili e garantire comfort e sicurezza, non solo per i naturisti di oggi, ma anche per naturisti del futuro, che avranno bisogno di spazi ottimali per rimanere legalmente spogliati in spiaggia, o poter fare in tutta tranquillità una prima esperienza naturista.

    Racó del Conill_La Villajoyosa,

    1) Le foto e i video senza consenso sono un fenomeno abbastanza recente: 20 anni fa non c’erano. Il fenomeno è in aumento, ed è collegato, ovviamente, all’invasione tessile, che porta più persone sulle spiagge di tradizione naturista, e quindi più smartphone e usi impropri. Il problema delle foto e dei video “piratati” senza consenso sulle spiagge di tradizione nudista, richiede, per risolverlo,
    approcci e trattamenti nuovi.

    2) Le foto e i video senza consenso sono illegali e minano la convivenza tra tessili e naturisti. Contravvengono anche a regole di base di cortesia, educazione o rispetto, a quel imprescindibile rispetto verso gli altri con cui si condivide uno spazio pubblico. Tuttavia, non possiamo parlare di malafede generalizzata: quasi tutti oggi portano uno smartphone o una macchina fotografica in tasca, è una caratteristica della nostra epoca, e certamente non si tornerà indietro.
    Ma quando un gruppo di ragazzi scende la scala che porta alla spiaggia del Racò filmando, o quando qualcuno si ferma sul promontorio tra le due calette per fare un video o una foto a 360 gradi dobbiamo valutare fino a che punto sono consapevoli di quello che stanno facendo. La nostra esperienza, dopo aver distribuito migliaia di volantini a favore del naturismo che si occupano anche di questo problema delle foto, è che quasi sempre, dopo aver spiegato loro il problema, chiedono scusa, non rendendosi conto in buona fede della faccenda, e rinunciano a fotografare e riprendere senza chiedere il consenso alle persone vicine. In pochissime occasioni oppongono “ragionamenti” contro. Il che ci indica una soluzione: un tono dialogante che argomenti le nostre lamentele, realizzato in modo diffuso per essere efficace.

    3) Le foto e i video senza consenso sono anti-naturisti, anche quelli fatti da naturisti per diffonderne lo stile di vita. In questi anni di attività sulla spiaggia, abbiamo scoperto molto presto quelli che chiamiamo “falsi tessili”: indossano il costume da bagno ma non sono tessili. Se non si denudano è per la pressione ambientale, per la nuova maggioranza tessile su una spiaggia che anni fa era chiaramente naturista (e ricordiamo a ogni naturista che la prima forma di resistenza è di spogliarsi, rimanere nudi per rivendicare il proprio diritto). Per questi “falsi tessili” la questione delle foto e poi un motivo in più per rimanere vestiti, poiché temono di essere filmati e fotografati nudi. In breve, le foto e i video senza consenso sono dissuasivi per togliersi il costume a chi è un nudista occasionale, e questo disagio, questa insicurezza fa aumentare senza dubbio il nefasto uso tessile, che sta minacciando la tradizione naturista di tante calette e spiagge. Far sì che le persone siano sicure per spogliarsi liberamente deve essere un compito di qualsiasi iniziativa attivista che intenda difendere il naturismo.

    4) Ma vietare le foto sarebbe un regresso delle libertà generali, e il naturismo è libertà. Non possiamo pretendere di ottenere diritti e spazi compromettendo i diritti di altri: l’attuazione dei valori naturisti deve rendere più libera l’intera comunità sociale entro la quale si vive. Si potrebbe pensare, quale meccanismo di difesa, di sopravvivenza, di far vietare le foto e video sulle spiagge di tradizione naturista: il nostro progetto però lo ha escluso fin da subito. Se sulle spiagge c’è gente che filma e fotografa nel modo giusto e rispettoso, senza contravvenire a basilari regole di convivenza civile, d’altra parte c’è gente che realizza quelle stesse cose in modo sconsiderato, aggressivo e fastidioso per gli altri: bisogna eliminare l’atto o bisogna eliminare i comportamenti incivili? L’atto di fotografare un posto bellissimo, di portarsi un ricordo di una giornata di spiaggia può facilmente essere fatto nel modo giusto (fotografie proprie ben inquadrate, consenso espresso, non realizzare panoramiche generali…), e non possiamo perdere questo diritto per colpa di chi non ne fa un uso corretto. Sarà quindi necessario informare ed educare chi ne ha bisogno su come farsi una foto senza disturbare né aggredire.

    5) La soluzione passa senza dubbio nell’organizzarsi tra naturisti, in gruppo, e tramite l’utilizzo di strumenti di comunicazione che veicolino in maniera appropriata i nostri reclami. Come nel caso delle nostre rivendicazioni per quanto riguarda l’unico uso giusto, in nudità, di una spiaggia di tradizione naturista. Le tensioni più grandi, occasione di litigi e conflitti, di solito si verificano sul tema delle foto. La forma è il contenuto del messaggio che vogliamo dare, il modo in cui viene trasmesso il messaggio condiziona in un grado altissimo il successo o il fallimento verso il nostro ricevente. Tra il gridare a squarciagola verso l’inappropriato fotografo e l’avvicinarsi con un volantino che spiega la problematica e suggerisce regole di comportamento fondamentali, la cosa più intelligente e più vantaggiosa per i nostri interessi è chiara. Abbiamo da reclamare, e comunicarlo correttamente è ciò che gli dà senso.
    Inoltre, la comunicazione deve essere massiccia. Dalla spiaggia del Racò del Conill migliaia di costumi da bagno e fotografi improvvisati passano ogni estate, quindi il messaggio deve essere rivolto a tutti, e continuo, ogni giorno. Ecco perché abbiamo bisogno di forme e strumenti organizzati, non improvvisati personalmente.

    6) La soluzione è informare, educare civicamente su contenuti e valori del naturismo, e sui suoi modi di comportamento. Significa intervenire ogni volta, personalmente o in gruppo, per informare che si sta facendo qualcosa di improprio e illegale. Non fare nulla significherebbe continuare a soffrire i disagi continui di quei comportamenti incivili che attentano contro diritti irrinunciabili, quali privacy e intimità personali. Vorrebbe dire che non stiamo assicurando le condizioni che consentano l’espansione del naturismo. In una cala come il Racò del Conill, la massiccia presenza di tessili provoca un fenomeno ovvio e in aumento ogni anno: la diminuzione di presenze naturiste, soprattutto da parte dei più timidi “falsi tessili” e potenziali futuri naturisti. E’ compito di ogni naturista difendere l’atmosfera di reciproco rispetto, volta a garantire la sicurezza di spogliarsi in tranquillità per godersi la bellezza del luogo.