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  • 48esimo Galà di nuoto naturista – Parigi (Francia)

    48esimo Galà di nuoto naturista – Parigi (Francia)

    Di Francesco Doronzo – Responsabile Sport Fenait
    Delegazione Naturista Italiana

    Dal 18 al 20 ottobre, a Parigi, si è svolto l’annuale appuntamento internazionale del Galà di nuoto naturista, la manifestazione sportiva INF/FNI, che ha visto la partecipazione di delegazioni di tutta Europa.
    Dall’Italia, in gruppi separati, chi partendo qualche giorno prima, chi in aereo e chi in treno, siamo arrivati in Francia, a Parigi. Il luogo del pernottamento era un grande ostello composto da diverse camerate e stanze, da 2 fino a 10 letti.
    La delegazione italiana, quest’anno, era formata da 47 persone di cui 31 Atleti (7 donne e 22 uomini) e 16 accompagnatori, appartenenti alle associazioni ANITA, UNI Lazio, ANEI, 3VNAT e ANAB.

    Purtroppo alcuni giorni prima abbiamo dovuto rinunciare alla partecipazione alle gare da parte di 3 atleti, che hanno comunque dato il loro supporto come tifosi.
    Tutta la delegazione italiana composta da atleti e accompagnatori, alle 18 del venerdì era presente in hotel e dopo le formalità di assegnazione delle camere e la consegna da parte dei responsabili della federazione francese del sacchetto contenente gli omaggi di benvenuto, verso le 19 si è riunita per andare a cenare, tutti uniti ed euforici aspettando le gare che si sarebbero svolte il giorno successivo sabato 19 Ottobre.

    In serata, una parte degli Atleti italiani, insieme ad altri partecipanti, si è recata alla piscina comunale dove l’associazione francese aveva organizzato un incontro, e ovviamente senza costume abbiamo preso conoscenza della struttura.
    Sabato mattina sveglia alle 6:30 per prepararci alla giornata di gare. Insieme alle delegazioni di naturisti delle altre nazionalità, che alloggiavano insieme a noi, ci siamo diretti, in metro, verso la piscina comunale teatro della gare.

    Dopo un breve discorso degli organizzatori francesi e presentazione dei tecnici e giudici tedeschi, alle ore 9:30 sono iniziate le gare nel più alto spirito decoubertiniano.
    Neanche a dirlo, anche quest’anno l’hanno fatta da padroni i nuotatori Tedeschi, ma i nostri più forti atleti gli hanno dato filo da torcere. Siamo riusciti a fare lo staffettone nazionale, la staffetta dei giovani under 18 (unica federazione a riuscirci) e due staffette di famiglia.
    Alla fine della giornata la squadra italiana della Fenait ha portato a casa un ottimo medagliere, con 7 ori, 9 argenti e 11 bronzi, per un totale di 27 medaglie. Un bellissimo risultato grazie alla voglia di partecipazione di tutti gli Atleti, grandi e piccoli.

    I risultati finali per nazione sono stati i seguenti: 1° Germania, 2° Gran Bretagna, 3° Francia e 4° Italia; a seguire Spagna, Austria, Svizzera, Lussemburgo e Svezia.

    Medagliere del 48° Galà di Nuoto Naturista

    In totale gli atleti partecipanti alle gare, quest’anno, sono stati circa 170 e con gli accompagnatori al seguito eravamo circa 250 persone.
    Finite le gare, tutti i partecipanti si sono diretti verso il luogo adibito per la cena di gala e, dopo più di mezz’ora ad aspettare in piedi, siamo entrati nell’area dove avremmo dovuto mangiare: con totale disappunto di tutti quanti abbiamo scoperto che, come per l’anno precedente, la cena era a buffet in piedi. Abbiamo quindi aspettato il discorso fatto dagli organizzatori francesi, dopo di che tutti noi italiani, insieme anche ad altre federazioni, in massa, siamo andati a fare cena altrove. Abbiamo mangiato ottimamente e fatto festa in una atmosfera di unione e allegria.

    Per il prossimo anno l’Italia si è candidata per organizzare la manifestazione 2020, ora dobbiamo solo aspettare le decisioni che verranno prese in sede EUNAT.
    Domenica mattina, dopo i saluti di rito, chi ancora rimaneva, insieme agli organizzatori francesi e sotto una pioggia battente, ha visitato Parigi.
    Per il prossimo anno speriamo nella partecipazione ancora più massiccia di atlete donne, di avere più giovani, e magari anche di famiglie che quest’anno si son ben presentate.

    Un saluto e un ringraziamento da parte mia a tutti i partecipanti.

  • Il Ponte della Becca e i Nudisti del Po

    Il Ponte della Becca e i Nudisti del Po

    In un precedente articolo, abbiamo parlato ed elencato le spiagge naturiste in Italia.
    Ma, oltre a quelle descritte in quel articolo, vi sono altri luoghi storici del naturismo italiano, pur non ufficiali: di uno di questi, nato più di 50 anni fa, abbiamo chiesto notizie a Pino Fiorella, segretario dell’A.n.e.i. (Associazione Naturista Ecologista Italiana) e consigliere della Federazione Naturista Italiana. Fiorella, storico e filosofo del Naturismo italiano, per parlarci dei “Nudisti del Po” ha consultato varie fonti scritte, oltre ad attingere alla propria memoria personale, e ci ha mandato quanto segue.

    Per parlare del Ponte della Becca, uno dei siti storici del naturismo libero ma organizzato (come soleva ribadire Giuseppe Ghirardelli detto “il Ghira”), bisogna partire dal lontano 1965, anno in cui l’avv. Giovanni Pellegrino, l’ing. Giuseppe Ghirardelli e il dott. ing. Claudio Foà di Milano fondavano l’ANITA (acronimo di Associazione Naturista Italiana, scritto, per la precisione come A.N.ITA). La costituzione dell’associazione avvenne grazie anche a un’intuizione dell’avv. Pellegrino, che, conoscendo le leggi italiane, trovò un varco legislativo, arrivando alla conclusione che “ciò che non è proibito è lecito”.

    E non è un errore dire che così è nato il naturismo italiano, perché se è vero che l’anno prima (1964) nasceva l’UNI (Unione Naturisti Italiani), questa assumeva il nome di “Associazione Svizzera tra Naturisti Italiani e Svizzeri Amici dell’Italia” con sede in Svizzera. E fu soltanto con l’Assemblea di Lugano del 20 aprile 1969 che l’UNI lasciò l’ospitale e protettiva Svizzera per trasferirsi a Torino.
    Il “Club Nudisti del Po”, nasceva invece nel 1960, in un primo tempo in modo riservato a pochi soci, per poi, dal 1966, aprirsi a tutti. Di conseguenza è stata questa la prima iniziativa in Italia, e anche tra le prime in Europa, di nudismo libero organizzato.

    Al Ponte della Becca, in provincia di Pavia, in origine si praticava il nudismo navigando su una casetta di legno galleggiante, di proprietà dell’ing. Giuseppe Ghirardelli, che percorreva le anse del Po per sfuggire ai controlli delle forze dell’ordine che ancora allora davano la caccia ai nudisti.
    Questa idea della casetta di legno, cioè di quella che è passata alla storia naturista semplicemente come la “Casetta Galleggiante” (che poi doveva fungere anche da Segreteria estiva dell’ANITA), era venuta al Ghira per permettere ai soci di praticare il nudismo che fino ad allora era soltanto scritto sulla carta. Il gruppo, che allora aveva incominciato a frequentare assiduamente la casetta, venne denominato “Club Nudisti del Po”.

    In seguito, aumentando considerevolmente il numero di soci, ad un certo punto incominciò ad apparire chiaro che tutti i Nudisti del Po non potevano più starci sulla Casetta Galleggiante.Fortunatamente i tempi stavano rapidamente cambiando, grazie al ’68 che, con la rivoluzione culturale che ne era seguita, aveva portato con sé una nuova concezione del comune senso del pudore.
    In conseguenza di ciò si decise ch’erano maturi i tempi per poter praticare il nudismo sull’isola creata dalla confluenza del Ticino con il Po. Ormai il numero dei Nudisti del Po era arrivato a sfiorare le duecento unità. E così si provvide allora, prima con una barca, e poi con due, a creare un servizio di trasbordo dall’imbarcadero all’isola.

    In quel periodo, la sensazione di “possedere” un’isola tutta dedicata al nudismo, era per il movimento naturista qualcosa di straordinario. Inoltre, sulla Casetta Galleggiante troneggiava un bel cartello rettangolare con la scritta “ANITA – NUDISTI DEL PO”, un cartello che l’ing. Ghirardelli aveva potuto applicare con il beneplacito del Sindaco di Linarolo (Comune sotto la cui giurisdizione cade la zona del Ponte della Becca) e dei carabinieri di Pavia, autorità locali con cui il Ghira, proprietario di terreni e cascine nell’Oltrepò pavese, era in buoni rapporti.
    Per questi motivi, e altri meriti, quali il suo convinto ambientalismo e l’aver portato e diffuso in Istria quel nudismo che in Italia non si poteva praticare, Giuseppe Ghirardelli è considerato uno dei grandi pionieri del naturismo italiano. A tal proposito vogliamo ricordare uno dei motti famosi che soleva ripetere spesso: “Gli uomini passano, gli ideali restano”.

    Ma poi, si sa, con il tempo ci fu una specie di riflusso, non del naturismo ma nel numero di persone che frequentavano il sito naturista, vuoi per nuove offerte naturiste, con la creazione di strutture e centri naturisti che, nel frattempo, erano sorte anche in Italia, vuoi perché in certe domeniche era difficile raggiungere l’isola a causa, o di piogge abbondanti o di tremende siccità che colpivano e tuttora colpiscono il grande fiume. Fatto sta che i frequentatori dell’isola diminuirono finché si decise di impiegare per il trasbordo una sola barca condotta da Antonio Bongiorni, che dopo la morte di Ghirardelli si assunse il compito di proseguire la sua opera e le sue iniziative, e che in seguito acquistò la gloriosa Casetta Galleggiante.

    Successivamente le cose dovevano ancora cambiare perché l’uso della barca, e ancora il considerevole numero di nudisti, era diventato un problema dal punto di vista organizzativo, perché la barca, fra coloro che arrivavano in ritardo e coloro che ritornavano anzitempo, rimaneva impegnata praticamente tutto il giorno.
    Di conseguenza, alla fine, il gruppo dei Nudisti del Po decise di abbandonare l’isola e incominciare a frequentare uno spiaggione (da qui il cambiamento del nome in “Amici del Sabbione”) posto sulla riva destra del Po, raggiungibile percorrendo la prima strada sterrata a sinistra subito dopo aver oltrepassato lo storico ponte in ferro detto, appunto, Ponte della Becca, che collega Pavia all’Oltrepò pavese.

    D’allora la pratica naturista è proseguita sul “Sabbione”, in quegli anni raggiungibile con l’auto. Adesso, però, da quando il sito è diventato Parco Adda Sud, non è più raggiungibile con i mezzi motorizzati. Oggi è possibile raggiungere il “Sabbione” o partendo dall’imbarcadero con una barca, o a piedi, o in bicicletta.
    Comunque, al di là di tutte queste vicissitudini, e anche se in questi ultimi anni l’afflusso di persone è notevolmente diminuito, il naturismo al Ponte della Becca, ovvero al “Sabbione”, è ancora vivo e prosegue la sua lunga storia.

  • La parola Naturismo

    La parola Naturismo

    Naturista

    In un precedente articolo relativo alla Federazione Naturista Internazionale, si accennava al fatto che negli Stati Uniti, per loro radici culturali ed etimologiche risalenti all’Ottocento, la parola “naturism” è equivalente di “naturalism”, ovvero studio della natura, e quindi il Naturismo come viene inteso in tutto il mondo viene da loro chiamato “nudism”.
    Ma sono più di cento anni che le due parole, in tutte le lingue e in tutte le nazioni del Globo, si attraggono o si differenziano, diventando per alcuni sinonimo, per altri due cose differenti. Anche in Italia, e nella lingua italiana.

    Partiamo dalla più diffusa e conosciuta definizione di Naturismo, quella della Federazione Naturista Internazionale INF-FNI: “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente.”
    A questa definizione, spesso si aggiunge che il Naturismo è un movimento familiare, sano, educativo, naturale.

    Il Dizionario Devoto-Oli dà tre definizioni di Naturismo: ai nostri fini interessa la prima, “movimento che proclama la necessità del ritorno a un tipo di vita elementare, primitivo, spontaneo, a contatto con la natura e la semplificazione della dieta (alimentazione vegetariana) e del vestiario sino alla sua totale soppressione (nudismo)”. Ne dà poi anche una definizione etno- storica e medica.
    Definisce poi il Naturista come “seguace del naturismo (sostantivo e aggettivo sia maschile che femminile) derivato dal francese naturiste, derivazione di nature”.
    Del nudismo scrive che è “atteggiamento in favore della soppressione del vestiario e di una vita all’aria aperta in diretto contatto con la natura; anche la relativa pratica”.
    Fermiamoci un attimo, perché già ci sono alcune cose da dire. Innanzi tutto, per il Devoto-Oli, Naturismo è un movimento e nudismo un atteggiamento. Ma, con un po’ di attenzione, possiamo notare che la definizione di Naturismo contiene quella di nudismo, mentre quella di nudismo non contiene quella di Naturismo. Parla poi di “soppressione del vestiario”; oddio, un po’ troppo estremo: d’inverno che facciamo, moriamo tutti di ipotermia?

    In realtà, il Naturismo propugna il non uso dei vestiti quando inutili, ad esempio in spiaggia, in un prato, a casa, durante una nuotata, una passeggiata nel verde, e in molte altre occasioni e attività, dove un pezzo di stoffa diventa non solo inutile, ma addirittura dannoso, come ad esempio nella sauna.


    Andiamo avanti, e prendiamo il Dizionario Gabrielli, che definisce il Naturismo probabilmente in maniera più precisa: “movimento che si propone di porre l’uomo a più intenso e diretto contatto con la natura, attraverso particolari pratiche di vita, quali il nudismo e un’alimentazione semplice”.
    Come seconda definizione dice che è una “dottrina che affida alla natura ogni virtù curativa”; come terza e ultima definizione scrive che “nella storia delle religioni, dottrina che considera particolari religioni primitive come forme di divinizzazione degli elementi e delle forze naturali, personificati spesso in figure di dei”.
    Definisce il nudismo come “movimento naturista che propugna l’abolizione degli abiti, considerati una costrizione imposta dalle convenzioni sociali, e il ritorno a una vita a più stretto contatto con la natura”.
    Anche il Gabrielli, quindi, mette il nudismo come parte del Naturismo.


    L’enciclopedia Treccani specifica che Naturismo è un sostantivo maschile derivante dalla parola natura, sull’esempio del francese naturisme. In pratica, la definizione di Naturista del Devoto-Oli.
    La Treccani dà ben sei significati di Naturismo:

    1. Forma meno comune di naturalismo, nelle sue varie accezioni.
    2a. Movimento – formatosi tra la fine del sec. 19° e il principio del 20° come reazione agli eccessi della civiltà industriale e dell’urbanesimo – che tende a un ritorno dell’uomo a forme naturali di vita semplice e schietta, attraverso un tipo di alimentazione prevalentemente vegetale, l’immediato contatto con la natura, la semplificazione del vestiario fino alla sua totale soppressione (vedi anche nudismo, di cui non è talvolta sinonimo).
    2b. Pratica ginnica tendente all’esaltazione della forza muscolare e, in genere, delle possibilità fisiche (vedi anche culturismo).
    3. Indirizzo negli studi etnologici, oggi senza seguito, che considerava i popoli primitivi come viventi secondo leggi naturali intese in senso deterministico.
    4. In medicina, corrente di antichissime origini, nata e convalidata dalla dottrina ippocratica, che riconosce alla natura la capacità di sanare le malattie (vis medicatrix naturae) e tende a circoscrivere la terapia nei limiti di una funzione ausiliaria delle difese naturali.
    5. Particolare indirizzo negli studî di storia delle religioni, che spiega le divinità dei primitivi come personificazione fantastica delle realtà e dei processi naturali.

    Soffermiamoci sulla seconda definizione, la 2a (tra l’altro, relativamente alla 2b: che cavolo c’entra il culturismo con il Naturismo???), perché contiene due cose molto importanti.

    Innanzi tutto, colloca correttamente il Naturismo come oggi inteso tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, ovvero ai tempi della Lebensreform, che in tedesco vuol dire “riforma della vita”. Fu una corrente di rinnovamento culturale sorta verso la fine del XIX secolo in Germania e Svizzera, per poi propagarsi in tutta Europa, nella quale conversero molteplici idee nel campo dell’arte, dell’artigianato, dell’architettura, della scienza biologica, dell’alimentazione e della moda.

    Nell’arte la Lebensreform generò l’Art Noveau, in Italia denominata anche Liberty. Ma fu anche molto importante per i prodromi del Naturismo come lo intendiamo oggi, dando vita al movimento del Frei Koper Kultur (FKK), la cultura del corpo libero, sigla che ancora oggi nei Paesi di lingua tedesca è sinonimo di Naturismo.

    La Lebensreform contestava molte convenzioni borghesi, propugnando uno stile di vita più vicino alla Natura, opponendosi alla vita cittadina, agli eccessi della società moderna e della industrializzazione, proponendo un’alimentazione più naturale, l’igiene, la medicina naturale secondo i principi ippocratici, l’esposizione all’aria, all’acqua, alla luce e promuovendo il nudismo (i primi club naturisti si chiamavano Lichtbund, cioè Associazioni della Luce; il primo aprì nel 1903 in Germania, ma il più celebre di questi fu a Locarno, sul Monte Verità nella Svizzera ticinese). Tutti temi ancora oggi fondamentali e caratterizzanti del Naturismo.

    Le Sourire

    Molti di questi temi verranno ripresi in gran parte, al di là o al di fuori del movimento naturista vero e proprio, cinquant’anni dopo dal movimento hippie, questa volta con genesi negli Stati Uniti.

    Ma ritorniamo alla Treccani. Essa definisce il nudismo come una “pratica naturalistica (sviluppatasi dopo il 1930, soprattutto a partire dalla Germania e dall’Inghilterra) i cui seguaci, sia per reazione a quelle che ritengono ipocrisie e convenzioni ereditate dal passato o imposte da un malinteso moralismo, sia per amore di una vita libera all’aria aperta e desiderio di un più diretto contatto con la natura, sia come regola di salute fisica e morale, adottano l’abolizione di ogni tipo di vestiario sulle spiagge o in zone appositamente loro destinate (campi per nudisti)”.

    E qui, francamente, non si capisce come gli stessi redattori siano incappati in inesattezze: prima, alla voce Naturismo, come abbiamo visto parlano correttamente di fine Ottocento/inizio Novecento, di Germania e Svizzera, Lebensreform, ecc. E qui, invece, a proposito di nudismo, post- datano la faccenda addirittura a dopo gli anni ’30 e citano a sproposito l’Inghilterra (forse perché fuorviati dai soggiorni marini in Croazia e Grecia di Wallis Simpson e l’ex-re inglese Edoardo VIII), mentre è negli Stati Uniti che negli anni ’30 cominciano a svilupparsi i primi gruppi naturisti, colà nudisti.
    Inoltre, i redattori della Treccani non citano l’Ile du Levant.

    A proposito di anni ’30: magari qualcuno, a questo punto, invocherà il nome e gli scritti dell’italiano Lamberto Paoletti. Calma, ci arriveremo.
    E arriveremo anche a Wikipedia: possiamo non citarla? Certo che no.

    La parola Naturismo – Seconda parte

    La parola Naturismo

    Riprendiamo il discorso sulla parola “Naturismo”. Partendo dalla definizione dell’INF-FNI e dopo aver visto le definizioni del dizionario Devoto-Oli, di quello Gabrielli e dell’enciclopedia Treccani, non possiamo tralasciare Wikipedia. Per la non sempre attendibile enciclopedia on-line “Il naturismo è un movimento che promuove un contatto più diretto e meno artificioso dell’essere umano con l’ambiente naturale, facendo propri il rispetto verso le persone, gli esseri viventi e l’ambiente. Tali caratteristiche essenziali possono essere vissute in determinati contesti anche in nudità. Una persona naturista cerca di avere una vita sana, ad esempio alimentandosi con cibi genuini poco trasformati e di produzione sostenibile, praticando attività sportiva all’aria aperta e il suo stare nuda avviene spesso in socialità, sia in spazi privati che pubblici”.

    “I naturisti pensano che la nudità in sé non sia indecente, né degradante, e ritengono che questa consapevolezza aiuti ad una migliore accettazione del proprio corpo, e di quello altrui. Ritengono che la nudità, in determinati contesti, può essere vissuta in socialità, nel pieno rispetto della moralità pubblica della società. Per il naturista infatti la nudità non costituisce in alcun modo veicolo né pretesto per alterare la moralità dei comportamenti pubblici: trasgressione ed esibizionismo sono del tutto estranei alla pratica naturista.
    Pertanto la nudità, che nel naturista abbiamo definito come non accidentale, ma voluta, costituisce un’espressione culturale, un’espressione integrale di corporeità, di vitalità, e di equilibrio psicofisico. Ma quest’ultimo è solo un aspetto (il più clamoroso secondo la visione comune) del naturismo, uno stile di vita e un modo di pensare che implica una visione più ampia dell’esistenza e dell’uomo.”

    Più avanti sottolinea la funzione sociale del Naturismo, il suo essere un movimento familiare, sano, educativo, naturale, quando lo definisce “un movimento aperto alla partecipazione di persone di tutte le età: dalle famiglie con figli piccoli alle persone più anziane. Ognuno può trovare ristoro nel benessere offerto dal naturismo.”

    È importante questa definizione e descrizione del Naturismo e dei naturisti da parte di Wikipedia, poiché sul web si assiste, da troppo tempo, a una corruzione della parola e del concetto, il tutto per meri fini commerciali, o meglio, porno-commerciali, che ingenerano confusione e mistificazione a chi non conosce il Naturismo (e numerose arrabbiature da parte dei naturisti praticanti) e che veicolano attività, atteggiamenti e comportamenti che nulla hanno a che vedere con il Naturismo vero e proprio.

    Wikipedia Intende il nudismo, invece, come “la semplice pratica della nudità, anche se spesso viene confuso con il naturismo. Viene praticato prevalentemente in zone balneari o turistiche, senza particolari convinzioni legate al rispetto della natura o a una vita sana. La persona nudista solitamente non crea associazioni come invece avviene per la naturista. In questo senso quindi si può dire che il naturismo ha in sé anche una componente nudista mentre il contrario non è necessariamente vero.”

    Poi, Wikipedia prova ad accomunare Naturismo e nudismo, asserendo che “presupposti comuni ad entrambi, nudismo e naturismo, sono: consapevolezza del benessere che la nudità può donare; considerazione della nudità come una condizione non degradante né offensiva, per sé stessi e per gli altri; totale estraneità ad atti trasgressivi o esibizionistici durante la pratica della nudità sociale.”

    Dopo aver visto anche le definizioni di Wikipedia, è ora di cominciare a trarre delle conclusioni.
    Innanzi tutto, possiamo dire che è impossibile essere naturisti senza essere nudisti, mentre è
    possibile essere nudisti senza essere naturisti. Ecco perché noi preferiamo essere naturisti: perché il naturista ha anche una responsabilità comportamentale sociale, culturale e ambientale.

    Naturista

    Spesso, ai meri nudisti non interessano temi centrali e caratterizzanti del Naturismo:
    alimentazione naturale, medicine naturali, ecologia ecc. E mentre per il naturista, trasgressione ed esibizionismo sono fuori della propria mentalità e comportamento, ciò non sempre vale per il nudista. Ovvero, il nudo “trasgressivo” ed esibizionista, non è mai naturista.
    E non basta spogliarsi in una spiaggia per sentirsi, essere Naturisti: mentre siamo nudi in un spiaggia noi non siamo naturisti, ma solo nudisti. Per essere naturisti ci vuole anche altro, non meno importante, anche se meno evidente dello stare nudi: stile di vita, rispetto e protezione dell’ambiente, alimentazione, prevenzione naturale della salute, e non ultimo, il non nascondere di essere naturisti, promuovendone benefici, scopi, attività. Non possiamo fermarci a un naturismo solo vacanziero.
    Semplificando con una battuta, potremmo dire che Il naturista si abbronza perché sta nudo, il nudista si spoglia per abbronzarsi.
    Oggi molte strutture nel mondo si definiscono “naturiste” mentre in realtà sono solo nudiste, volte solo a offrire momenti di vacanza. E magari la maggioranza dei loro frequentatori non conosce storia, valori e fondamenti del Naturismo. Così si rischia di perdere il patrimonio storico e culturale del Naturismo, che, come detto, scaturisce dalla Frei Korper Kultur (FKK) del primo ‘900, che sosteneva la salutare combinazione tra movimento, luce solare, bagni d’aria e acqua in stato di nudità per l’equilibrio fisico e psichico, una nudità etica e morale per il benessere umano. O forse è già perso, poiché, ahinoi, la sigla FKK viene anche usata ormai al di fuori del Naturismo vero e
    proprio per attività che nulla hanno a che vedere con esso, anzi, per attività e pratiche che il Naturismo combatte.
    È un peccato, poi, che nessuno dei testi citati riporti la definizione di Gimnosofia come speculare a quella di Naturismo: proprio ai primordi del movimento naturista, la parola gimnosofia veniva molto utilizzata, tant’è che negli anni ’50 del secolo da poco trascorso, Kienné de Mongeot, uno dei fondatori del movimento naturista francese e mondiale, preferiva usare questo termine al posto di “naturismo”.
    La nudità è una condizione essenziale per la pratica del Naturismo, senza di essa il Naturismo non sarebbe completo. La nudità in comune è il fondamento del Naturismo, ciò che lo caratterizza maggiormente, ma esso non si esaurisce con tale pratica sociale.

    E quindi, veniamo ora a Lamberto Paoletti e al suo “Naturismo. Arte del vivere”, scritto nel 1934. In questo libro, citato da molti ma letto da pochi, non si parla di nudismo integrale, anzi, l’autore lo stigmatizza, ammonendo nel primo capitolo di non confondere naturismo con il nudismo. Ma poi, nella bibliografia finale, e accentuandoli con un asterisco, cita pubblicazioni naturiste straniere che includono il nudismo, e fin dalla prefazione del libro cita i fratelli Durville, fondatori della colonia nudo-naturista dell’Ile du Levant. Come mai questa ambiguità? Non dobbiamo dimenticare che il libro uscì in piena epoca fascista: Mussolini lo lodò pure. Paoletti morirà nel 1944, e non potrà assistere alla nascita, o rinascita, del Naturismo e alla sua diffusione a livello mondiale nel dopoguerra.

    Troppo lungo sarebbe fare qui una recensione del libro, ma ci pare interessante annotare velocemente alcune cose. Ad esempio, nella citata prefazione, Paoletti definisce il Naturismo (“un nome vecchio e nuovo” scrive) come un movimento di idee, richiamandosi alla Lebensreform e ai rinnovati principi medico-salutisti dell’inizio ‘900. All’inizio del primo capitolo vuole fare una distinzione tra, parole sue, “vita più o meno naturale” e “movimento naturista”. Molti spunti interessanti vi sono anche nel terzo capitolo, dove parla della mentalità naturista, e nel capitolo ottavo, che riporta tutta una serie di citazioni di medici italiani e stranieri, compresi nuovamente i Durville, dove il nudismo è implicito.
    Anche a Lamberto Paoletti e al suo libro si ispireranno alcuni pionieri del Naturismo italiano. Ma gli iniziatori di un vero Naturismo, che prevede la naturale pratica della nudità totale, in Italia sono altri: ad esempio, Tullio Cordon, Eugenio Paulin, Ernesto Gorischegg, Bruno Zuculin e altri.

    Per questo vorremmo concludere questo breve excursus citando due tra i fondatori, più di cinquant’anni fa, dell’attuale movimento naturista italiano, Giuseppe Ghirardelli e Tom Operti.
    Ghirardelli scrisse che “il Naturismo è una filosofia di vita, un modo di pensare e di vivere che caratterizza il singolo naturista quotidianamente in tutti i suoi atteggiamenti e bisogni della vita reale, anche quale cittadino vestito, e non solo d’estate, al mare o dove preferisce praticare il nudismo.”
    Operti ammoniva i naturisti del fatto che “siamo tutti continuamente aspiranti naturisti”, intendendo che il naturista perfetto non esiste e che è una continua ricerca, un bilanciamento continuo con i compromessi della vita di tutti i giorni.

  • Le leggi regionali sul Naturismo

    Le leggi regionali sul Naturismo

    Plage Naturiste

    Da anni, dentro la Federazione Naturista Italiana e al di fuori di essa, tra Naturisti si dibatte sull’utilità o meno di una legge nazionale che riconosca, tuteli e promuova il turismo e lo stile di vita naturista. Infatti nel nostro Paese, a differenza di molti altri della UE, non c’è una normativa specifica. E questo nonostante alcuni tentativi fatti nel passato in Parlamento, il più importante dei quali nel 2000, quando, dopo una raccolta di firme a sostegno di un disegno di legge sostenuto da parlamentari di ogni schieramento, una delegazione Fenait (Federazione Naturista Italiana) venne accolta in audizione presso la Commissione Affari Sociali del Parlamento.

    Si è preferito demandare alle Regioni e ai Comuni. Ma a oggi, settembre 2019, solo 4 Regioni hanno una legge per la promozione del Naturismo. In ordine cronologico: Emilia-Romagna, Abruzzo, Veneto, Piemonte.
    Tutte e quattro hanno caratteristiche molto simili, e definiscono l’autorizzazione di spazi naturisti sia pubblici che privati, ma hanno anche alcuni punti specifici.
    Ad esempio, quella dell’Emilia-Romagna del 2006, al punto 1 dell’art. 5 dice che le aree destinate alla pratica naturista “…dovranno essere recintate con piante autoctone.” È l’unica che si preoccupa in modo specifico della flora locale:

    Legge Regione Emilia-Romagna num. 16, luglio 2006

    Quella della Regione Abruzzo, del 2013, all’art. 1 riporta alla lettera la definizione internazionale di Naturismo dell’International Naturist Federation (che riunisce circa una quarantina di Federazioni nazionali di tutto il mondo, e alla quale anche la Fenait aderisce): “si definisce Naturismo un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto
    di se stessi, degli altri e dell’ambiente.”
    Il punto 1 dell’art. 3 dice che “la Regione Abruzzo, entro i limiti posti dallo Statuto e nel rispetto dei principi generali della Costituzione della Repubblica, riconosce e promuove nel proprio territorio le condizioni necessarie per garantire la possibilità di praticare il naturismo, riconoscendolo come stile di vita sano, naturale ed educativo, nonché avente grandi potenzialità di sviluppo economico.”
    All’art. 4 si richiama alla sentenza della Corte di Cassazione num. 3557 del 2000, quando al punto 1 stabilisce che “i Comuni ed i competenti enti, anche in accordo tra loro, entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, individuano e destinano spiagge marine, lacustri o fluviali, boschi ed altri ambienti naturali di proprietà del demanio o di enti pubblici alla libera pratica del naturismo, a cominciare
    da quelli in cui tale pratica è già consuetudine. Ogni Comune ha la facoltà di ampliare nel tempo le zone già indicate e di trovare nuovi siti da destinare alla pratica naturista.”

    Legge Regione Abruzzo num. 26, agosto 2013

    La legge del 2014 della Regione Veneto, al punto 3 dell’art. 7, è l’unica a stabilire che le aree pubbliche destinate al turismo naturista “siano concesse con preferenza, a parità di condizioni, alle associazioni o organizzazioni affiliate ad una delle federazioni o confederazioni naturiste nazionali o internazionali.”

    Legge Regione Veneto num. 7, febbraio 2014

    Ultima, fino a ora, la legge del 2015 della Regione Piemonte, che riprende molti contenuti delle altre tre precedenti:

    Legge Regione Piemonte num. 21, settembre 2015

    Ci sono poi i Comuni, e le loro autorizzazioni. Il primo a deliberare fu il Comune di Roma, che a seguito della delibera num. 104 del 1999, l’anno dopo autorizzò a Ostia-Capocotta (storica spiaggia naturista) la prima spiaggia naturista italiana legale.
    Ultimo in ordine di tempo il Comune piemontese di Varallo, che sul fiume Sesia ad agosto ha autorizzato ufficialmente una spiaggia naturista inaugurata pochi giorni fa alla presenza del Vice-Sindaco.
    Tirando le somme, in 20 anni si sono ottenute 13 spiagge ufficiali e 4 leggi regionali. Si può fare di più e meglio, soprattutto considerando quanto avviene in Nazioni confinanti la nostra, o simili per storia e cultura. Ad esempio, in Francia, dove oltre alle più di 100 strutture turistiche naturiste (la Francia è il primo Paese al mondo per ricettività e presenze turistiche naturiste), ci sono 80 spiagge riconosciute per legge.
    O la Croazia, ben più piccola dell’Italia e con solo 4 milioni di abitanti, che conta una trentina di spiagge ufficiali. Per non parlare della Spagna, che ha circa 500 spiagge o totalmente naturiste o con spazi riservati al naturismo. Sì, avete letto bene, non è un errore di battitura: 500 spiagge.

  • Il Suncave Gardens di Cerveteri

    Il Suncave Gardens di Cerveteri

    Suncave Gardens - Grotte etrusche

    Dal 2018 a Cerveteri, nella provincia di Roma, c’è una nuova struttura Naturista: il Suncave Gardens True Nature.
    Situato tra il lago di Bracciano e la spiaggia naturista di Santa Severa, a soli 20 minuti di treno dal centro di Roma, il Suncave Gardens si sviluppa su 3 ettari di terreno verdissimo nei pressi della necropoli etrusca Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

    Gli attuali proprietari naturisti hanno fatto un grande lavoro di riassestamento delle parti esterne, che giacevano abbandonate da anni, piantando alberi, piante ornamentali e fiori di ogni tipo, in modo da avere fioriture e colori in ogni stagione. Tre sono le peculiarità caratteristiche del resort: un orto biologico, che con i suoi prodotti permette ogni giorno a Leslie, raffinata cuoca di alto livello, di esercitare la propria abilità in cucina; un bio-lago, meta di aironi, rondini e falchi; e, non ultimo, anzi, la serie di grotte etrusche.
    Ecco il perché del nome Suncave Gardens.

    La struttura è aperta da maggio a ottobre, e può ospitare fino a 12/14 persone, in due grandi stanze con bagno che danno sul giardino, e in un cottage di 75 mq.
    Vengono organizzate gite e tour nei dintorni, compresa ovviamente la Città Eterna, lezioni di cucina e orto biologico, e attività per bambini, come dare da mangiare agli animali della fattoria.

    Gli ospiti arrivano soprattutto dall’Italia, ma anche dall’Europa del Nord: naturisti, certo, ma anche neo-naturisti, come capitato con una famiglia ticinese, che, arrivati tessili, sono ripartiti convinti naturisti.
    Ma, d’altronde, sappiamo bene che, una volta provati il benessere fisico e la pace interiore del Naturismo vero e sincero, rispettoso di sé e degli altri, indietro non si può più tornare.
    Maggiori informazioni potete trovarle sul sito web del Suncave Gardens True Nature.

  • Non nascondere di essere Naturisti

    Non nascondere di essere Naturisti

    Di Elo Seminara e Giuli Hall

    Naturisti in spiaggia

    Dopo quasi trent’anni di naturismo episodico e soprattutto vacanziero in Corsica ed ex Yugoslavia (il mio primo bollino INF-FNI risale al 1980), quando con Giuli nel 2009 ci trasferimmo a Verrua Savoia (To), approdammo ad un naturismo diverso, forse più autentico, quello che potremmo definire “esistenziale”.
    Fin dall’inizio la nostra casa è stata un tentativo, ancora in itinere, di impostare uno stile di vita semplice ma non per questo banale, sobrio e rispettoso di culture e ambiente. Abbiamo puntato al risparmio energetico, a non sprecare risorse, a riutilizzare il riutilizzabile e, per quanto ne siamo capaci, all’autosufficienza.

    Di questa svolta il naturismo è stata ed è una componente importante, forse essenziale, ma non esclusiva.
    Se il clima lo consente cerchiamo di stare, in casa, in giardino, nell’espletamento delle occupazioni quotidiane quanto più possibile privi di vestiti. Ciò non vuol dire che in inverno pur di stare nudi “spariamo a palla” il riscaldamento: a parte lo spreco energetico, ci sembra una scelta sbagliata anche dal punto di vista economico, siamo naturisti mica scemi!

    Non di meno anche in inverno, in alcune giornate particolari, grazie alla felice esposizione, per alcune ore siamo stati nudi al sole, cosa di cui i nostri amici si sono stupiti oltre che invidiarci.
    Appena giunti a Verrua la nostra scelta di naturisti si è dovuta misurare con alcuni piccoli problemi. Benchè la nostra casa sia isolata e soprattutto oggi, grazie alla vegetazione, ben riparata da sguardi esterni, in specie nei fine settimana qualcuno dei due o tre vicini occasionali deve averci visti nudi; è ben vero che non abbiamo mai ostentato, comunque ci hanno visti e crediamo se ne siano fatta una ragione.

    In paese non conoscevamo nessuno e tanto meno nessun naturista, per cui ogni volta che qualcuno si annunciava al cancello era una, per certi versi, comica corsa a rivestirci, mentre cercavamo di prendere tempo: “ chi è?”, “non ho capito”, “arrivo subito”.
    Come però spesso accade, i simili si attraggono e quindi, con un poco di fortuna, parlando di vacanze, di mare, di scelte di vita, di campeggi, abbiamo scoperto che in paese c’era qualche naturista sommerso.
    Poco alla volta, valutando caso per caso, persona per persona, situazione per situazione abbiamo cominciato a palesarci come naturisti e finalmente, oggi, diversi ci riconoscono per tali. Dobbiamo dire che le reazioni iniziali sono state, certamente di stupore, di curiosità, ma mai di rifiuto aprioristico.

    Procedendo in questo modo abbiamo sfatato pregiudizi, destrutturato preconcetti e contribuito a restituire normalità alla nudità; non è quindi infrequente trovare a casa nostra persone nude, tranquillamente frammiste ad altre vestite che, chiacchierano, mangiano, vivono senza imbarazzo alcuno.
    Indubbiamente fare nuovi e numerosi proseliti, in questa fase, stante l’attuale legislazione e temperie culturale, sarà impresa ardua, ma almeno non saremo visti come persone “strane”.

    Nel corso di questi anni, conoscendo altre persone ed altri naturisti, abbiamo meditato a lungo su come poter socializzare e abbiamo inventato dopo una riflessione di ben cinque minuti il gruppo informale MonfraNat- Patan ‘n Monfrà (contrazione di Monferrato Naturista-Nudi in Monferrato con la “o” che, secondo la pronuncia piemontese si legge “u”) collegandosi altresì con l’associazione naturista A.N.ITA di cui alcuni di noi sono soci.

    Abbiamo organizzato delle naturgite sulle colline monferrine e giornate in riva al Po e alla Dora Baltea, giochi in giardino. I risultati sono stati discreti: siamo arrivati a contare quindici camminatori e oltre venti partecipanti alle giornate sul fiume, provenienti da Lombardia, Piemonte e Liguria. Anche di ciò abbiamo parlato ai nostri interlocutori paesani, compresi alcuni esponenti della pro loco, i quali sono rimasti stupiti sia delle iniziative e sia delle provenienze.

    Con questo gli abbiamo dimostrato e ribadito come il naturismo possa essere un aspetto, un motore per un turismo sobrio, pacato, rispettoso e non devastante, cose di cui queste colline hanno estremo bisogno.
    Chissà che un giorno non si possa organizzare, in collaborazione con altri, una manifestazione naturista.
    In conclusione, crediamo che ognuno di noi, quando l’occasione si manifesti favorevolmente soprattutto “vis a vis”, dovrebbe dichiarare il proprio naturismo. Questo è ciò che noi cerchiamo di fare e siamo convinti che per diverse persone, qui in paese, si tratti del “segreto di Pulcinella”, un segreto oramai non troppo segreto.

  • Orti condivisi Naturisti

    Orti condivisi Naturisti

    Orti condivisi

    La ricerca dei benefici di una vita salutare, a contatto con la natura, ha dato origine alla riscoperta degli orti condivisi, per la promozione di uno sviluppo sostenibile che favorisca anche migliori relazioni tra le persone.

    Per orto condiviso si intende un gruppo di persone che si occupa della coltivazione di spazi pubblici o privati, trasformati in orti da gestire in comune condivisione: queste persone non sono necessariamente proprietari, ma hanno comunque il permesso di coltivarli. In un contesto urbano, condividendo la passione per l’agricoltura biologica, tali gruppi di persone compiono un’azione di pubblica utilità, perché evitano il degrado di zone periferiche o di aree verdi abbandonate, contribuendo alla loro manutenzione e miglioramento.

    Già a partire dagli anni ‘70, alcuni studiosi dell’agricoltura biologica incoraggiavano la coltivazione di un proprio orto, considerandolo un mezzo per limitare i problemi causati dall’agricoltura intensiva. Chi si avvicina alla pratica degli orti condivisi su principi di agro-ecologia, ha modo di mettere in pratica in prima persona un atteggiamento ecologico della produzione del cibo, un atteggiamento con cui prendersi cura con maggior consapevolezza della propria salute e di quella della propria famiglia. Inoltre, si ha l’opportunità di contribuire alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, diminuendo i trasporti, gli sprechi di cibo e le esigenze di packaging, evitando anche cibi provenienti da colture intensive.

    L’attenzione per l’ambiente e per la natura di chi collabora alla gestione di un orto ha evidenti effetti positivi sulla percezione del proprio “essere nella natura”: il Naturismo potrebbe scoprire nella pratica degli orti condivisi un’iniziativa certamente affine ai suoi principi. Perché allora non inaugurare una pratica di orti naturisti, magari in qualche centro naturista, o chiedendo degli spazi pubblici appositi, come si fa ad esempio per una spiaggia? Potrebbe essere un’ulteriore opportunità per noi Naturisti, per far sempre meglio conoscere la nostra realtà e attenzione ecologica all’opinione pubblica.

  • Varallo Sesia, prima spiaggia italiana naturista lungo un fiume

    Varallo Sesia, prima spiaggia italiana naturista lungo un fiume

    Varallo Sesia

    Con Delibera Comunale del 2 agosto 2019, il comune piemontese di Varallo Sesia, ha autorizzato la prima spiaggia italiana legalmente naturista su fiume. La spiaggia, un piccolo spazio lungo circa 10 metri e largo 5 (meglio di niente), si trova sul fiume Sesia in località Balangera ed è storicamente frequentata da naturisti.

    Infatti la zona è stata scelta dal Comune insieme ad A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana), che lo scorso luglio aveva organizzato su questa spiaggia un weekend naturista al quale avevano partecipato più di 50 persone.
    “L’iter è così ufficialmente iniziato – commenta a caldo il sindaco Eraldo Botta – A questo punto si farà domanda al demanio, ma si tratta di burocrazia”.
    “Abbiamo deciso di dire di sì perché nel 2019 i problemi dovrebbero essere altri e non quello di consentire uno spazio a chi desidera trascorrere il tempo in spiaggia nudo. Abbiamo deciso di non limitare nessuno nella sua libertà”.

    “La spiaggia porterà nuovi turisti in Valsesia – aggiunge Botta – Soprattutto chi è costretto ad andare all’estero. Non c’è nulla di perverso nella spiaggia naturista. È dare modo di poter assecondare uno stile di vita, e siamo molto felici di averlo reso possibile”.

    Ora sta a noi naturisti frequentare questa spiaggia, soprattutto per dare ragione alle giuste parole del Sindaco di Varallo Sesia: non c’è nulla di perverso in una spiaggia naturista, perché il naturismo è uno stile di vita educativo, famigliare, volto al rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente circostante attraverso la pratica della nudità in comune.
    Quindi, ancora una volta, ci preme sottolineare come il naturismo sia del tutto antitetico all’esibizionismo, allo scambismo, e/o a qualsiasi altro comportamento che non sia quello solito di qualsiasi altra spiaggia frequentata da adulti, bambini, giovani, vecchi in tranquilla serenità nella natura.

  • Pudore e dignità  Naturista

    Pudore e dignità  Naturista

    Famiglia Naturista in spiaggia

    A fine anno 2000 uscì “Guida illustrata al nudismo” del filosofo, psicologo, teologo, e naturista Giovanni Chimirri, edito da Positive Press (Verona) con le illustrazioni di Ettore Frangipane. 

    Chimirri è autore anche di altre pubblicazioni sul nudismo e il naturismo, in questa Guida tratta in maniera sintetica argomenti profondi che ogni naturista ha affrontato e affronta, soprattutto parlando con chi naturista non è, i cosiddetti “tessili”. E molti concetti espressi dal Chimirri noi naturisti li sperimentiamo quasi quotidianamente, nel nostro nudo etico, sociale, educativo. 

    Pubblichiamo alcuni estratti di questa Guida, estrapolazioni che abbiamo diviso in due parti.

    C’è in giro una gran desiderio di nudo. Basta sfogliare qualsiasi rivista, accendere il televisore, guardare gli accattivanti manifesti pubblicitari, per rendersi conto della pazzesca voglia di godere della corporeità nel suo stato di nudità. Ma questa voglia non è affatto qualcosa di caratteristico dell’epoca contemporanea in cui viviamo, bensì è connessa alla perenne esigenza che l’uomo ha di interpretare il proprio corpo.

    Se biologicamente l’uomo è definito dai contorni della sua pelle, culturalmente egli vuole andare al di là e al di qua di essa. Tutta la storia dell’uomo può essere letta in base al suo sforzo di “cambiare pelle”, ossia di trattare il proprio corpo, proteggerlo, vestirlo e travestirlo, trasformarlo e trasfigurarlo, esibirlo e denudarlo. Ma cos’è il corpo se non la sacra dimora dell’anima, come già lo intendevano i greci?

    Il corpo, nella sua bellezza, armonia e proporzione, non è che l’espressione dell’io. Vestito o svestito che sia, il corpo deve rivelare e “mettere a nudo” la personalità che in esso si nasconde. Oggi è soprattutto l’industria della moda a definire la nostra identità, ad assicurarci nei nostri ruoli sociali, a permetterci anche di presentarci come “altro” da noi […]

    L’uomo è sempre qualcosa di più della sua condizione naturale, della sua situazione biologica; ragion per cui egli si proietta e vuole andare “al di qua” del nudo, ossia dentro e sotto la sua pelle, per scoprire il proprio Sé. Non si tratta soltanto di vincere le inibizioni verso la nudità (inibizione causata per lo più da un abbigliamento del tutto artificioso e spropositato), ma si tratta di vincere, ancor più in profondità, l’inibizione verso sé stessi, il timore di specchiarci per come veramente siamo, oltre le apparenze del proprio corpo visibile. La nostra nuda pelle è vissuta soprattutto come un elemento di separazione e frontiera tra sé e il mondo esterno: ma deve essere invece rivissuta come elemento di trasparenza e di comunione tra sé e gli altri, tra sé e il mondo naturale (aria, luce), tra sé e se stessi […]

    Un altro punto di fondo che ci preme sottolineare è la questione etica della nudità. 

    Dagli atteggiamenti moralistici e scrupolosi di vittoriana memoria, si è passati per reazione e contrapposizione a un cieco anti-moralismo nel quale, archiviato ogni valore, rimane solo il piacere e il capriccio del singolo a guidare il comportamento dell’uomo. In questa situazione, la nudità ne esce assai malconcia e per nulla autenticamente liberata. Per quanto nudo si vede in giro, esso rimane ancora sostanzialmente un tabù. La disinibizione con la quale il nudo viene oggi proposto è solo apparente, e nasconde ancora molta confusione, molta conflittualità inconscia e perciò irrisolta. Per non parlare poi del gran contorno di volgarità, violenza, ambiguità, sfruttamento, commercio e pornografia che avvolge l’odierna nudità. Ecco allora lo scopo di questo libro: analizzare ogni concetto riguardante la nudità […] al fine di imparare a viverla in una maniera che sia davvero libera, naturale, salutare e fraterna […]

    Il pudore è da un lato naturale e universale, ma dall’altro ha assunto manifestazioni diverse e forme particolari. Il pudore risulta come sdoppiato in pudore soggettivo e pudore oggettivo (le tante e molteplici norme, precetti, usanze e costumi).

    Il pudore oggettivo varia nei tempi, nei luoghi, nelle circostanze, ed è qualcosa di relativo e non assoluto, che però rimanda a un valore interno e personale.  Le parti del corpo (genitali, seno, capelli, piedi, occhi, bocca, natiche, ecc.), i comportamenti, i movimenti e i segni (parole, oggetti, sguardi, abbigliamento, espressioni del volto, ecc.), sono qualcosa di prevalentemente simbolico e polivalente: l’insieme di questo pudore oggettivo è qualcosa che va continuamente reinterpretato, ricostruito, cambiato e decodificato, in rapporto alle intenzioni, ai valori attuali del soggetto e alle circostanze sociali e storiche del presente […]

    Lo sguardo è un luogo tipico per l’insorgenza del pudore. Il pudore non insorge però né in quei casi in cui ci si sente guardati come qualcosa di generico (esempi: per il pittore la modella è un qualsiasi “oggetto estetico”, per il medico il paziente è uno dei tanti “casi clinici”), e neppure in quei casi in cui, all’opposto, ci si sente guardati nella propria individualità personale, come avviene nei rapporti confidenziali, amorosi, intimi. Ma se il pittore e il medico si mettono a guardare l’altro desiderandolo nella sua individualità, provocheranno nell’altro, qualora se ne accorga, una reazione di pudore, una fuga e come “un ritorno su se stessi”. […]

    Il pudore come “ritorno a se stessi” avviene proprio quando l’intenzione dell’altro non è quella che noi vorremmo, ma ha una direzione diversa e opposta; ed oscilla ambiguamente ora tra un modo di coglierci nella nostra individualità, ed ora invece nel coglierci come un oggetto generico.

    Il nudista guarda il nudo altrui e si lascia gratuitamente guardare, ma come non guarda affatto il corpo altrui per libidine, così si sottrae allo sguardo perverso dei “guardoni” e non si lascia guardare da quella moltitudine di maniaci e malati mentali che non hanno capito né la propria corporeità, né quella degli altri.

    Un altro modo di intendere il pudore nel gioco degli sguardi è quello di considerarlo come convergenza di buone intenzioni” e punto simbolico che raccoglie ogni possibile individuo. La persona non vuole essere oggettiva e non vuole lasciarsi pietrificare dallo sguardo altrui […]

    Lo sguardo del nudista è uno sguardo riconoscente, rispettoso, valorizzante, che si espone gratuitamente (senza secondi fini, ndr) e che pretende quindi dall’altro un’uguale sincerità, lealtà e buone intenzioni.

    Il vero sguardo, diceva Dante, è solo quello “che ingentilisce e abbellisce tutto ciò che guarda”.»

    Pudore e dignità Naturista – Seconda parte

    Pudore e dignità Naturista

    Pubblichiamo una seconda parte di alcuni tratti del libro “Guida illustrata al nudismo” del filosofo, psicologo, teologo e naturista Giovanni Chimirri, edito nel 2000 da Positive Press (Verona) con le illustrazioni di Ettore Frangipane.

    Il principale simbolo del pudore oggettivo è il vestito, col quale da sempre il corpo umano ha dovuto fare i conti e decidere se presentarsi con o senza di esso.
    Valore del vestito e valore del corpo nudo, sono qualcosa di correlato, e l’uno non esclude l’altro. […]
    Davanti al nudo possiamo provare sentimenti positivi di meraviglia, liberazione, estasi, gioia, ammirazione, bellezza, amore, armonia con la natura. Oppure, d’altra parte, possiamo provare sentimenti negativi di timore, disgusto, trasgressione, disprezzo, panico, vergogna, vulnerabilità. […] Ma allora come deve presentarsi il corpo? Nudo o vestito? Risposta: non bisogna assolutizzare né il nudo né il vestito, poiché nella vita c’è posto e c’è bisogno di entrambi. Nella nostra esistenza ci sono momenti per stare nudi e momenti per stare vestiti. Il nudista non pretende certo di andare nudo in ufficio, ma il “tessile” d’altra parte non può imporre al nudista alcun ridicolo vestito (per quanto ridotto sia) mentre ad esempio prende un bagno di Sole o di acqua.

    Abbiamo detto che il vestito è uno dei più comuni e usuali simboli del pudore, almeno nella civiltà occidentale; però dobbiamo anche dire che il vestito non è un effetto necessario o una manifestazione assoluta del pudore. […] Ciò significa che il pudore può esprimersi in modi diversi e che io posso essere tanto nudo e pudico quanto vestito e impudico, volgare e immorale. L’abito, in sé e da sé, non moralizza nessuno: tutto dipende dal momento, dai condizionamenti psicologici e sociali. […] L’usanza di coprire il corpo non è dunque un correlato indispensabile alla salvaguardia del pudore. […]

    La nudità in sé, isolatamente considerata, non è né pudica né impudica. Sono le intenzioni con le quali è vissuta che la qualificano come buona o cattiva. Il concetto di nudità è poi, per lo più, un concetto della cosiddetta “società civile” o “società tessile”. […]

    Ora, il nudo ha certamente relazione con la sessualità, ma non è necessariamente o sempre qualcosa di erotico e non è quindi necessariamente in rapporto con la trasgressione dei valori sessuali. L’erotismo del nudo non è qualcosa di naturale e universale, ma è qualcosa di acquisito, è un condizionamento psicologico, è un’autosuggestione, così come è un’autosuggestione il maggiore o minore eccitamento per la vista di alcune parti del corpo anziché di altre. La nudità integrale del naturista è poco o nulla erotica, non perché al naturista non interessi l’eros, ma perché è capace di non tirarlo in ballo quando non serve. […]

    Stimola sempre di più il semi-nudo, il mascheramento del corpo o l’ambiguità del corpo, anziché la nudità nella sua semplicità, integralità e naturalezza. […]

    Il pudore, al quale si appellano i tessili per negare il nudo (come se loro fossero poi campioni di pudicizia e moralità!), non è in pericolo nel nudo più di quanto non possa esserlo in altre mille situazioni e condizioni.

    Il primo passo per difendere la nudità è quello di salvaguardarlo da ogni tipo di strumentalizzazione. […] Questo comporta che la nudità non è un mezzo al servizio di qualcosa d’altro, ma deve simboleggiare un fine e un valore in sé. Io non posseggo un certo corpo che un certo pudore m’impone di nascondere e coprire, ma io sono il mio corpo che vesto e svesto secondo le necessità e i miei gradimenti.

    La mia intimità fisica è certo sbrigativamente protetta da quel simbolo del pudore sociale che si chiama “vestito”, ma bisogna fare attenzione che questo pudore non abbia “cattivi effetti collaterali” e che non impedisca la realizzazione di altri legittimi valori del corpo e dell’io.

    E neppure è vero, come già osservava Platone, che il corpo nudo rimanga inesorabilmente indifeso: il mio pudore soggettivo e la mia dignità rimangono assolutamente, e avvolgono e proteggono perennemente la mia nuda pelle. Le antiche statue greche raffiguranti eroi e divinità nude, erano e sono avvolte da un misterioso e sottile velo di pudore, che le protegge molto di più di quanto non lo consenta un fittizio e inestetico rivestimento di abiti. […]

    L’uomo moderno non è in grado di godere pudicamente della nudità, e continua malsanamente a vestire troppo il proprio corpo (in compenso si è specializzato a denudarlo, per godere della nudità sotto il profilo solamente erotico: grave riduzione delle potenzialità e funzioni del nudo!).

    Ma da secoli sono noti i benefici dell’elioterapia, dell’idroterapia, delle saune, dei bagni di vapore, ecc.: tutte pratiche che richiedono la nudità integrale. […] Ma l’autoeducazione individuale alla nudità (per le persone che si avvicinano al nudismo in età adulta) è il primo passo da compiere per accettare poi la nudità altrui e per saper stare nudi con gli altri.

    Stando nudi si conosce meglio il proprio corpo e quello altrui. Al fondo di tutto, però, ci deve essere un’adeguata formazione ed educazione ai valori della sessualità, poiché nudità e sessualità hanno stretti punti di contatto. Ma dobbiamo constatare che questa educazione alla sessualità e corporeità è minima, se non inesistente, sia nella famiglia (che è il luogo primario e fondamentale per l’educazione) che, successivamente, nella scuola. […]

    In questa situazione di ignoranza e disordine, avviene quella gigantesca pruderia per la quale è il discorso serio sulla corporeità e sulla sessualità che diventa un tabù sessuale!

    L’uomo moderno deve riscoprire la propria nudità, deve imparare a cogliere la propria nuda identità al di fuori di tutti i significati simbolici del vestito. Il nudo tonifica i sensi e frena l’aggressività. Dovunque la situazione lo permette o lo richiede, bisogna privarsi degli abiti. […] L’odierno liberalismo sessuale e la caduta di antichi tabù, non è stato però capace di liberare e valorizzare seriamente anche il nudo: ed è proprio questo quello che semplicemente vorrebbe il nudista.

    Per “nudità” si dovrebbe intendere tutto il corpo privo di abiti; ma, poiché il nascondimento dei genitali è uno dei più usati comportamenti simbolici del pudore, ecco che spesso il concetto di nudità viene ristretto a quel corpo che li lascia scoperti. Basta essere nudi in “quei posto dove non batte il Sole” (NDR: cosa peraltro non vera per i naturisti) per venire considerati completamente e semplicemente nudi. […]

    Ma ridurre la nudità (come la riducono i “tessili”) a una sfacciata e impudica esibizione di peni e vulve, significa non averla compresa per nulla. Per quanto possa sembrare strano infatti, la nudità nella sua integralità, semplicità e naturalezza, non vuole essere affatto e proprio per nulla una “bella mostra di genitali”. […]

    Nella genuina nudità gli organi genitali sono certamente “in mostra”, ma nel contempo passano in secondo piano perché vengono conglobati nell’armonico contesto di tutto il corpo e di tutta la persona.

    Conclusione: il nudista naturista non è un esibizionista di genitali (questo i tessili proprio non lo capiscono e, forse, non lo capiranno mai!) e né tanto meno un guardone di genitali. […]

    Il nudista naturista non rivendica altro che la libertà del proprio corpo e della propria pelle e non vuole fare altro che presentarsi per quello che è, nel suo corpo e nel suo spirito, senza esaltare o esibire affatto nessuna parte fisica e specifica di se stesso.

  • Che ne direste di un pianeta interamente naturista?

    Che ne direste di un pianeta interamente naturista?

    Spedizione Naturista sul pianeta Igea

    Nel 1962 lo scrittore inglese Eric Frank Russell immagina un pianeta totalmente votato al Naturismo. Nel romanzo fantascientifico-satirico Galassia che vai, l’approdo di una delegazione terrestre su Igea, il pianeta Naturista, si inserisce nella cornice di un futuro in cui un pianeta Terra troppo ortodosso e tradizionalista scopre di non essere in grado di mantenere i rapporti con le molte colonie instaurate qua e là per il cosmo.

    Noi naturisti lottiamo continuamente per ottenere e preservare spazi adeguati al nostro modo di concepire il rapporto con la natura. Se Russell è arrivato a immaginare che fosse necessario emigrare su un altro pianeta, per soddisfare questo proposito, il motivo è che nel futuro che descrive ogni colonia interstellare dell’Impero terrestre ha fatto propria una sotto-cultura della madrepatria, eleggendola a unico stile di vita ammissibile. Così, gli abitanti del pianeta Igea riconoscono nel Naturismo la propria vocazione, mostrandosi nudi e liberi al “vestitissimo” equipaggio mandato a rappresentanza della Terra.

    La storia si ripete (o si ripeterà nel futuro galattico): sbarcando su Igea, il pianeta Naturista, la spedizione che aveva il compito di riportare le colonie terrestri sotto l’ala protettrice di una cultura millenaria dovrà fare i conti con le limitazioni imposte da quella stessa cultura. Gli igeani vivono nudi? Per non offendere la loro cultura i militari in libera uscita dovranno visitare il pianeta senza vestiti addosso (con la gentile concessione di indossare gli stivali).

    Unita a un salutismo che non ammette vizi o debolezze, la nudità degli igeani diventa il pretesto per marcare una sostanziale differenza con i flaccidi e ansimanti terrestri. Allo stesso tempo, la nudità propone un modo di vivere alternativo, seminando il dubbio e stimolando la curiosità tra i membri dell’equipaggio.

    I preconcetti che i nostri si sono portati dietro per migliaia di anni impediscono di accettare a priori la particolarità dei coloni di Igea, ma nonostante questo i visitatori terrestri si scoprono incapaci di stabilire quale delle due sia la cultura “giusta”.

    E, di ritorno al pianeta Terra, non avrebbero di che stupirsi nell’incontrare naturisti che non hanno dovuto attraversare il vuoto spaziale per vivere le giornate senza vestiti.

    Pubblichiamo un estratto del romanzo, edito da Mondadori per la collana Urania Collezione (n.25 del febbraio 2005)

    Il secondo pianeta affiorò dallo spazio come una vivida palla verde-azzurra che girava attorno a un astro arancione pallido, parente stretto del Sole. Altri nove pianeti e una dozzina di satelliti completavano il sistema ma, secondo le antiche carte spaziali, Ige era l’unico abitato da esponenti del genere umano.
    Le macchine fotografiche entrarono in funzione appena il pianeta venne a trovarsi a una distanza sufficientemente ravvicinata. Apparvero vaste zone di foresta intatta, e molti fiumi che scorrevano senza venire attraversati da ponti.
    Tuttavia, una parte del territorio indicava che i colonizzatori non se n’erano rimasti con le mani in mano. Autostrade e ferrovie attraversavano buona parte delle vallate più grandi e più fertili, coltivate fino al limite delle foreste. Altre vallate, città e villaggi sorgevano un po’ dappertutto, e si vedevano anche fabbriche e altri segni di attività industriale. C’era una città in riva all’acqua con un sistema di banchine, e grandi velieri ancorati nella rada. Il tutto dava l’impressione di abitanti più numerosi e attivi che sul pianeta precedente.
    […]
    Gli igeani erano altissimi e ben fatti, dei veri Mister Muscolo. Ognuno di loro portava una borsa a tracolla, ed era elegantemente abbigliato con un paio di sandali… e nient’altro.
    Scrutando l’assemblea con malcelato disprezzo, uno dei due pronunciò un fraterno benvenuto: ─ Eccoli qua i terrestri… i soliti incorreggibili zozzoni!
    L’ambasciatore accolse l’osservazione come una botta in testa. Reagì d’istinto: ─ Sarebbe a dire? 
    ─ Che continuate a nascondervi alla gloria dei raggi solari e alla faccia del creato ─ lo informò l’aborigeno. E puntando significativamente gli occhi sulle trippe dell’ambasciatore, osservò, rivolto al compagno: ─ Bisogna riconoscere che questo ha i suoi buoni motivi per vergognarsi del suo corpo, eh, Pincuff?
    ─ Già ─ approvò Pincuff. ─ A forza di insistere, si sa che l’ingordigia e la dissolutezza hanno il loro effetto.
    ─ Non vi permetto…! ─ protestò l’ambasciatore.
    ─ Hai sentito, Boogle? Lui non permette ─ disse Pincuff, sbottando in una risata. I suoi occhi si posarono sulla nave, notando le facce attonite che si affacciavano un po’ dappertutto. ─ E guarda quelli, Boogle. Hanno paura di venir fuori e di farsi vedere. Sembrano tanti vermi flaccidi. 
    ─ Già ─ confermo Boogle. ─ Dio abbia pietà dei loro petti rachitici. ─ Poi si gettò a terra, eseguì venti flessioni, saltò in piedi e si massaggiò l’addome. ─ Vediamo un po’, fallo tu ─ disse con torno di sfida rivolto all’ambasciatore.
    ─ Per vostra norma, sono il rappresentante della Terra, non un acrobata da circo.
    ─ Dici sul serio? Be’, ma almeno una mezza dozzina di semplici piegamenti li potrai fare.
    ─ No. No e poi no.
    ─ Almeno uno ─ supplicò Boogle. ─ Tanto per cominciare. In seguito potrai aumentare la dose. Ti farebbe bene, sai?
    ─ Sono io che stabilisco quello che mi fa bene ─ dichiarò l’ambasciatore, deciso a controllare i propri nervi. ─ E non sono venuto qui per discutere di ginnastica. Desidero essere messo in contatto con qualche autorità.
    ─ Perché?
    ─ Per motivi strettamente confidenziali.
    ─ Ehi, non senti? ─ domandò Boogle a Pincuff, in tono sospettoso.
    ─ Qui c’è qualcosa che puzza.
    ─ Viene dalla nave ─ spiegò Pincuff. ─ È piena di aria viziata e di panni vecchi. Nessuno fa il bagno da mesi. Una vera stalla.
    ─ L’aria della nave viene pulita e sterilizzata sei volte all’ora ─ lo informò Grayder.
    ─ Lo credo bene! ─ replicò Pincuff. ─ Altrimenti potreste tagliarla col coltello.
    ─ Che zozzoni ─ aggiunse Boogle per buona misura. ─ Probabilmente rappresentano l’unica forma di vita che ha reputato necessario inventare i centri di disinfestazione.
    ─ E dove avete sentito queste cose? ─ chiede gelido l’ambasciatore.
    ─ Abbiamo studiato. Sappiamo un sacco di cose riguardo alla Terra. Là tutti sono fisicamente sporchi, seguono abitudini antigieniche, e hanno una concezione poco sana del proprio corpo. Sono malati, depravati, e infestati da microbi. Perseguitano chiunque non abbia paura di affrontare il vento, la pioggia e il sole nel suo stato naturale.
    ─ Questa la chiamate istruzione?
    ─ Certo, lo è.
    Cambiando tattica, l’ambasciatore arrischiò: ─ Immagino che questi siano gli insegnamenti che  via hanno dato i Figli della Libertà, vero?
    ─ Per la barba di Satana! ─ esclamò Pincuff inorridito. ─ Ci ha presi per Doukhobortsy.
    ─ Se volete i Douk ─ fece Boogle sprezzante ─ sono al di là delle colline a rotolarsi nel fango. Ce li abbiamo mandati noi, duecento anni fa.
    ─ Perché?
    ─ Perché non c’era niente da fare, con loro non si poteva andare d’accordo. Una manica di scocciatori, sempre lì a fare prediche, che cercavano di convincerci a pensarla come loro, e ci mettevano in croce se rifiutavamo di lasciarci illuminare. Credevano che, siccome noi Naturisti eravamo sempre stati perseguitati per la nostra nudità, fossimo pane per i loro denti. Ci hanno lasciato venire qua con l’idea di sottometterci alle loro teorie, ma avevano sbagliato i conti.
    ─ Com’è andata a finire?
    ─ Abbiamo morso il freno finché non siamo stati abbastanza forti, poi li abbiamo cacciati verso sud. Chiunque fa causa comunque con i Douk, è un deficiente fatto e finito. Ma per fortuna noi Naturisti non lo siamo affatto. ─ eseguì un paio di piegamenti, saltellò, tir pugni nell’aria per qualche secondo, e infine concluse: ─ Mente sana in corpo sano. Dico bene, Pincuff?
    ─ Già ─ approvò Pincuff.
    L’ambasciatore cercò di sapene di più. ─ E voi siete più numerosi di quei… ehm… Douk?
    ─ Sicuro. In un rapporto di almeno 20 a uno. Loro stanno scomparendo.
    ─ Il che significa che i Naturisti occupano la parte più importante del pianeta?
    ─ Esatto.
    ─ Quindi, a tutti gli effetti, il vostro governo è il governo del pianeta?
    ─ Proprio.