Naturistitalia ha chiesto alcune informazioni sul naturismo portoghese a Filipa Gouveia Esteves, Presidente della FPN (Federação Portuguesa de Naturismo), e a Ana Luìsa Silva, Presidente Aggiunto. Queste le loro risposte.
1) Qual è la storia e la tradizione del Naturismo in Portogallo?
Non è semplice stabilire da quando il Naturismo è praticato nelle spiagge portoghesi, sebbene ci siano alcuni documenti storici che risalgono agli anni dieci del ‘900 relativi alla “Società Naturista Portoghese”. Con l’avvento della dittatura nel 1933, il movimento Naturista venne limitato soltanto alle pratiche vegetariane e di medicina alternativa. Solo dopo la Rivoluzione del 25 Aprile 1975, e la conseguente caduta della dittatura, qualche associazione legata alla pratica della nudità collettiva cominciò a riapparire e nel Marzo 1977 venne fondata la Federazione Naturista Portoghese (FPN). Nel 1988 venne approvata la prima legge Portoghese sul Naturismo, regolandone la pratica, e rendendolo non più illegale: da questa data in avanti, 9 spiagge sono state legalizzate ufficialmente come naturiste. La legge è stata poi aggiornata due volte, nel 1994 e nel 2010. Un’altra data importante per il naturismo Portoghese è il 2018: viene eletta la prima Presidente donna della Federazione. La tradizione naturista in Portogallo è molto robusta: ci sono migliaia di naturisti, tesserati o no, che usano le nostre spiagge assolate per praticare il naturismo tutto l’anno, in ogni stagione. Sebbene ci siano solo 9 spiagge ufficiali, ce ne sono a dozzine dove il Naturismo è praticato abitualmente e bene accetto dalla popolazione locale. In queste spiagge non ufficiali, la pratica naturista, non essendo legale, è possibile solo se ci si comporta con rispetto verso tutti, naturisti e non, e seguendo le indicazioni delle autorità locali.
2) L’attuale situazione e le prospettive future del Naturismo in Portogallo.
La situazione attuale è stabile. Stiamo rivedendo la nostra struttura, pe arrivare a una più forte unità relazionale tra i vari club naturisti. Abbiamo anche qualche trattativa in corso con diverse municipalità per ottenere nuove spiagge ufficiali: lo sviluppo di queste trattative dipendono sempre dalla volontà politica di ogni Comune coinvolto, volontà che talvolta può essere un ostacolo. Ma la Federazione Portoghese persisterà nell’avanzare le tematiche naturiste, per ottenere un incremento delle spiagge naturiste ufficiali nel Paese. C’è anche bisogno di collegare meglio le attività delle varie realtà naturiste legalmente riconosciute nel Paese, armonizzandole con la nostra Federazione, in modo da aggiungere più valore a entrambi. La legge Portoghese è naturist friendly, solo poco dietro a quella della Spagna, dove il Naturismo è legale dappertutto. Nonostante ciò, è un obiettivo della nostra Federazione includere nella legislazione nazionale una più dettagliata protezione del Naturismo, dei suoi valori e dei luoghi dove praticarlo.
3) Come è composta e organizzata la Federazione Naturista Portoghese (FPN)?
La FPN è composta da 4 club/associazioni e dai comitati delle 9 spiagge ufficiali, e viene portata avanti da un nutrito gruppo di persone coese tra loro. Oltre a quelle su queste spiagge, i club e le associazioni della FPN organizzano attività e incontri, anche per i tessili, quali reiki, camminate, incontri invernali in piscina, acqua-gym, ecc.
4) Se un turista naturista volesse visitare il Portogallo, cosa potete dirci?
I turisti naturisti sono più che benvenuti in Portogallo. Arrivando qui, troveranno subito una popolazione accogliente e calorosa. A seconda delle regioni, abbiamo più di 300 giorni di Sole all’anno, temperature miti e magnifici paesaggi. Per due anni di seguito il Portogallo è stato selezionato dal World Travel Awards come migliore destinazione al mondo. Per quanto riguarda il Naturismo, troverete molti posti e possibilità per praticarlo: sarete ben accetti e in grado di godere appieno delle belle giornate di Sole. Abbiamo bellissime spiagge, ottimo cibo, sicurezza, bellezze naturali e architettoniche, cultura e divertimento, tutto ciò che si può desiderare per una vacanza da sogno. Un saluto a tutti i naturisti.
1) Quando e come nasce la Federazione Naturista Spagnola?
La FEN (Federación Española de Naturismo) è stata fondata nel 1981 attraverso l’unione del Club Naturista Catalano (CCN), una disciolta Associazione Mediterranea, l’Associazione naturista Basca (ANV), e una disciolta Associazione Andalusa.
2) Qual è la situazione attuale del Naturismo in Spagna?
Fino al 1988 c’era il reato di “offesa alla pubblica decenza”, secondo il Codice Penale spagnolo, anche se dalla fine della dittatura di Franco c’erano già alcune spiagge con una tradizione nudista. Nel 1988 il Parlamento spagnolo promulgò una legge che emendava questo reato e aggiornava la già esistente legge sulle Coste, abolendo la cosiddetta “Polizia per la Morale”. Con questa nuova legge era chiaro che le competenze municipali sulle spiagge non davano il potere ai Consigli Comunali (o simili) di agire come “polizia morale”, poiché questa funzione era stata specificatamente soppressa. Non eravamo davanti a un vuoto di legge che poteva essere lasciato alla discrezione dei Comuni, ma a una specifica, e desiderata, soppressione. Quindi dal 1988 la FEN iniziò a promuovere la nudità non solo in quei casi dove i vestiti sono chiaramente non necessari, se non dannosi, come per i bagni di mare e di Sole, ma da allora difende anche il diritto di essere nudi in altri ambienti, come ad esempio parchi pubblici, piscine, o esempio estremo in strada, se qualcuno avesse il desiderio di stare nudo. La FEN contatta i vari Consigli Comunali costieri che provano a emanare ordinanze di regolamento del codice di abbigliamento, e gli spieghiamo che stanno facendo qualcosa di illegale. Nella maggioranza dei casi, i loro consulenti legali confermano le nostre ragioni e cancellano le ventilate proibizioni già nella fase preparatoria di queste ordinanze. Ci siamo anche appellati all’Ombudsman, che si è dichiarato pienamente d’accordo con noi. Utilizziamo anche la cosiddetta sentenza Stephen Gough che, basata sulla libertà di espressione sancita dalla Corte Europea dei Diritti Umani, stabilisce:
…l’imputato ha scelto di essere pubblicamente nudo per dare espressione alla sua opinione di come sia inoffensiva la naturalezza del corpo umano…La Corte quindi si dichiara d’accordo che la pubblica nudità dell’imputato possa essere vista come una forma di espressione che ricade nell’ambito dell’articolo 10 della Convenzione Europea sui Diritti Umani, e dichiara che il suo arresto, la sua condanna e detenzione sono state una misura repressiva contro la sua forma di espressione delle sue opinioni. C’è stata, quindi, un’ingerenza all’esercizio del suo diritto alla libertà di espressione
La Federazione Naturista Spagnola incoraggia anche la presentazione di mozioni e proposte nei vari parlamenti regionali. Ad esempio, nel settembre 2017 il Parlamento della Regione Murcia ha approvato senza alcuna modifica un testo da noi proposto, e che qui riproduciamo per la sua importanza e brevità: “L’Assemblea Regionale sollecita la Giunta a prendere le necessarie misure, per quanto di sua competenza, nel promuovere l’eliminazione degli ostacoli regolamentatori che impediscono la pratica del nudismo, e incoraggiare l’eliminazione di ordinanze che possano riferirsi al vestirsi dei cittadini, inteso come un diritto della libertà di espressione, poiché l’esercizio di questo diritto è regolato dalla legge e non può essere direttamente oggetto di regolazione da parte di ordinanze municipali, e invita a proteggere e/o promuovere i valori del Naturismo come valori della nostra società civile.
3) Come è organizzata la FEN? Quante associazioni, membri, strutture ne fanno parte?
La Federazione Naturista Spagnola è composta da 17 associazioni, con circa 3.000 membri titolari della tessera annuale con il bollino della Federazione Naturista Internazionale. Nel nostro sito web sono riportati le strutture naturiste da noi certificate, circa 12. Quanto alle spiagge naturiste, in realtà tutte le spiagge sono clothing optional, a meno che non ci sia una di quelle ordinanze illegali che citavamo prima, e contro le quali ci stiamo per lavorare. A ogni modo, sul nostro sito web indichiamo le spiagge con una solida tradizione nudista, che sono circa 500 (http://naturismo.org/playas-nudistas/), tutte linkate su Google Maps in modo da renderle facilmente raggiungibili. Organizziamo eventi ed incontri: il più popolare è Il Meeting delle Famiglie del Sud-Europa, che si tiene ogni anno a “El Portus”, finanziata dalla Federazione Naturista Internazionale, con oltre 200 partecipanti da tutta Europa, inclusa l’Italia. Un altro meeting che mette insieme molti associati è quello durante le festività di Maggio al “Templo del Sol”. Poi ci sono eventi di sensibilizzazione al Naturismo, come i “Giorno senza costume da bagno”, che vede la partecipazione di centinaia di persone in concordate piscine pubbliche di Madrid: ora si tengono per ben tre volte durante la stagione estiva. Anche le Naked Bike Rides di Madrid, Valencia, Valladolid e altre città richiamano molti naturisti, anche se non sono manifestazioni organizzate da noi.
4) Come svolge la FEN la sua attività?
La FEN lavora con altre organizzazioni non governative che difendono le libertà civili. Ad esempio, ha un accordo con la Fondazione Internazionale dei Diritti Umani, che da noi è la ONG con più followers su Twitter (673.000, davanti a Greenpeace Spagna). Promuoviamo la creazione di gruppi locali basati sulla difesa dell’ambiente e delle spiagge naturali, mettendoli in contatto l’un l’altro e incoraggiandoli a costituirsi come associazioni e affiliarsi alla FEN. La FEN lavora sin dal 2005 con il Ministero dell’Ambiente per la cura e la conservazione delle spiagge. Il Ministero ci considera un’affidabile organizzazione su cui contare quando c’è da stabilire quali siano le spiagge che hanno la maggiore tradizione naturista da preservare. Lavoriamo anche, come detto sopra, con i parlamenti regionali: il nostro obiettivo è raggiungere una proposizione generale in tutte le Regioni, che non necessiti di una legge per dichiarare che il Naturismo non può essere proibito, e richieda ai Consigli Municipali di collaborare con la nostra Federazione per diffondere i valori positivi del Naturismo sull’accettazione del corpo umano, e il potenziale turistico che può comportare un sempre più diffuso Naturismo.
5) Come è percepito il Naturismo dall’opinione pubblica e dai media spagnoli?
Secondo le ricerche svolte, più della metà degli Spagnoli hanno provato il nudo naturista almeno una volta. Soltanto una percentuale tra l’1% e il 7% si oppone al nudismo libero su tutte le spiagge. Ma se non esistesse la nostra Federazione Naturista Spagnola, il Naturismo sarebbe già stato bandito da quasi tutte le spiagge, dato che con il nostro lavoro siamo riusciti a far rimuovere più di cento ordinanze locali quando erano ancora a livello di bozza di discussione, così come altre centinaia di comuni hanno tratto giovamento dalle informazioni che diffondiamo loro da almeno vent’anni per evitare un percorso simile. Questo lavoro di protezione e promozione della nostra ideologia naturista contribuisce alla nuova crescita del Naturismo, dopo un breve periodo di tempo in cui c’era stato un decremento degli associati a causa della recessione economica. L’attivismo, e non la sola organizzazione di attività ricreative, è l’elemento chiave per acquisire nuovi membri nel nostro Paese.
Progetto Racò del Conill Nudista è il nome di un gruppo di attivisti che cerca di organizzare la reazione naturista all’attuale declino dell’uso nudista in questa e molte altre spiagge spagnole, per gli effetti dell’invasione tessile e di altri fenomeni dannosi per il Naturismo. Si tratta di un’iniziativa che opera su vari fronti: quello istituzionale con le autorità locali, quello sui media e su Internet, sull’interscambio informativo con altri gruppi naturisti di altre zone, e azioni sulla spiaggia, come ad esempio la distribuzione di volantini informativi a naturisti e tessili.
Quello che alla fine è diventato il PROGETTO NUDISTA di RACÓ DEL CONILL è iniziato nell’estate del 2016. La mobilitazione da allora è riuscita a raggiungere obiettivi parziali verso quell’obiettivo totale, che è il mantenimento della tradizione nudista del Racó. E’ un progetto volto alla difesa, attraverso la partecipazione pubblica, dei diritti e degli spazi di libertà raggiunti dallo stile di vita naturista e attualmente minacciati. L’ obiettivo è la continuità della tradizione nudista del Racò del Conill e la comunicazione sociale dei valori dell’idea naturista.
Qui di seguito pubblichiamo alcune conclusioni, tradotte dallo spagnolo, a cui gli attivisti di questo gruppo sono arrivati dopo questi anni di attività e mobilitazione. Queste conclusioni si ricollegano anche alle domande che ci eravamo posti in un nostro precedente articolo, a proposito dell’oscuramento del nudo sui Social.
Funziona tutto questo? Sicuramente sì, la chiave sarà verificare il suo grado di impatto, attraverso la capacità di modificare i comportamenti nocivi a un naturismo sano, rispettoso e rispettato. Abbiamo un messaggio che è una rivendicazione per tutti i naturisti, e nel nostro caso nel Racò abbiamo trovato e attuato forme e modi per esprimere questo. Perché funzioni, non si può agire solo personalmente. Vogliamo anche risvegliare le associazioni naturiste, cercando di argomentare perché a nostro giudizio foto e video senza consenso sono un potente fattore nemico del naturismo, che si aggiunge ad altri che ci hanno portato alla situazione attuale di regresso di presenze naturiste in spiagge storicamente tali. Situazione che possiamo e dobbiamo cambiare: al Racò stiamo facendo cose in questo senso, e stiamo avendo risultati. Idee brillanti, entusiasmo per metterle in moto: abbiamo bisogno di questo, su molte spiagge spagnole, nel modo meglio coordinato possibile, per porre fine a un problema che solo a noi naturisti interessa e colpisce, non i tessili, e che quindi solo noi naturisti possiamo affrontare e sistemare. I seguenti sei punti vogliono illustrare un fenomeno diffuso, che ha effetti devastanti per il nudismo in molte calette e spiagge. Sono il risultato dell’esperienza come attivisti naturisti su una particolare spiaggia, ma sono valide anche per molte altre spiagge, spagnole e non. L’azione intrapresa da questo Gruppo ha fatto in modo che, a partire da una mozione presentata al Comune di La Vila Joiosa nel 2017, venisse promulgata una normativa comunale attualmente più pro-nudista, presa poi come esempio da seguire anche da altre municipalità spagnole. Lo sviluppo di questa normativa ha portato all’installazione di un cartello nella spiaggia naturista del Racò, che si aggiunge a quella campagna educativa sopra menzionata, che aiuta a sradicare comportamenti incivili e garantire comfort e sicurezza, non solo per i naturisti di oggi, ma anche per naturisti del futuro, che avranno bisogno di spazi ottimali per rimanere legalmente spogliati in spiaggia, o poter fare in tutta tranquillità una prima esperienza naturista.
1) Le foto e i video senza consenso sono un fenomeno abbastanza recente: 20 anni fa non c’erano. Il fenomeno è in aumento, ed è collegato, ovviamente, all’invasione tessile, che porta più persone sulle spiagge di tradizione naturista, e quindi più smartphone e usi impropri. Il problema delle foto e dei video “piratati” senza consenso sulle spiagge di tradizione nudista, richiede, per risolverlo, approcci e trattamenti nuovi.
2) Le foto e i video senza consenso sono illegali e minano la convivenza tra tessili e naturisti. Contravvengono anche a regole di base di cortesia, educazione o rispetto, a quel imprescindibile rispetto verso gli altri con cui si condivide uno spazio pubblico. Tuttavia, non possiamo parlare di malafede generalizzata: quasi tutti oggi portano uno smartphone o una macchina fotografica in tasca, è una caratteristica della nostra epoca, e certamente non si tornerà indietro. Ma quando un gruppo di ragazzi scende la scala che porta alla spiaggia del Racò filmando, o quando qualcuno si ferma sul promontorio tra le due calette per fare un video o una foto a 360 gradi dobbiamo valutare fino a che punto sono consapevoli di quello che stanno facendo. La nostra esperienza, dopo aver distribuito migliaia di volantini a favore del naturismo che si occupano anche di questo problema delle foto, è che quasi sempre, dopo aver spiegato loro il problema, chiedono scusa, non rendendosi conto in buona fede della faccenda, e rinunciano a fotografare e riprendere senza chiedere il consenso alle persone vicine. In pochissime occasioni oppongono “ragionamenti” contro. Il che ci indica una soluzione: un tono dialogante che argomenti le nostre lamentele, realizzato in modo diffuso per essere efficace.
3) Le foto e i video senza consenso sono anti-naturisti, anche quelli fatti da naturisti per diffonderne lo stile di vita. In questi anni di attività sulla spiaggia, abbiamo scoperto molto presto quelli che chiamiamo “falsi tessili”: indossano il costume da bagno ma non sono tessili. Se non si denudano è per la pressione ambientale, per la nuova maggioranza tessile su una spiaggia che anni fa era chiaramente naturista (e ricordiamo a ogni naturista che la prima forma di resistenza è di spogliarsi, rimanere nudi per rivendicare il proprio diritto). Per questi “falsi tessili” la questione delle foto e poi un motivo in più per rimanere vestiti, poiché temono di essere filmati e fotografati nudi. In breve, le foto e i video senza consenso sono dissuasivi per togliersi il costume a chi è un nudista occasionale, e questo disagio, questa insicurezza fa aumentare senza dubbio il nefasto uso tessile, che sta minacciando la tradizione naturista di tante calette e spiagge. Far sì che le persone siano sicure per spogliarsi liberamente deve essere un compito di qualsiasi iniziativa attivista che intenda difendere il naturismo.
4) Ma vietare le foto sarebbe un regresso delle libertà generali, e il naturismo è libertà. Non possiamo pretendere di ottenere diritti e spazi compromettendo i diritti di altri: l’attuazione dei valori naturisti deve rendere più libera l’intera comunità sociale entro la quale si vive. Si potrebbe pensare, quale meccanismo di difesa, di sopravvivenza, di far vietare le foto e video sulle spiagge di tradizione naturista: il nostro progetto però lo ha escluso fin da subito. Se sulle spiagge c’è gente che filma e fotografa nel modo giusto e rispettoso, senza contravvenire a basilari regole di convivenza civile, d’altra parte c’è gente che realizza quelle stesse cose in modo sconsiderato, aggressivo e fastidioso per gli altri: bisogna eliminare l’atto o bisogna eliminare i comportamenti incivili? L’atto di fotografare un posto bellissimo, di portarsi un ricordo di una giornata di spiaggia può facilmente essere fatto nel modo giusto (fotografie proprie ben inquadrate, consenso espresso, non realizzare panoramiche generali…), e non possiamo perdere questo diritto per colpa di chi non ne fa un uso corretto. Sarà quindi necessario informare ed educare chi ne ha bisogno su come farsi una foto senza disturbare né aggredire.
5) La soluzione passa senza dubbio nell’organizzarsi tra naturisti, in gruppo, e tramite l’utilizzo di strumenti di comunicazione che veicolino in maniera appropriata i nostri reclami. Come nel caso delle nostre rivendicazioni per quanto riguarda l’unico uso giusto, in nudità, di una spiaggia di tradizione naturista. Le tensioni più grandi, occasione di litigi e conflitti, di solito si verificano sul tema delle foto. La forma è il contenuto del messaggio che vogliamo dare, il modo in cui viene trasmesso il messaggio condiziona in un grado altissimo il successo o il fallimento verso il nostro ricevente. Tra il gridare a squarciagola verso l’inappropriato fotografo e l’avvicinarsi con un volantino che spiega la problematica e suggerisce regole di comportamento fondamentali, la cosa più intelligente e più vantaggiosa per i nostri interessi è chiara. Abbiamo da reclamare, e comunicarlo correttamente è ciò che gli dà senso. Inoltre, la comunicazione deve essere massiccia. Dalla spiaggia del Racò del Conill migliaia di costumi da bagno e fotografi improvvisati passano ogni estate, quindi il messaggio deve essere rivolto a tutti, e continuo, ogni giorno. Ecco perché abbiamo bisogno di forme e strumenti organizzati, non improvvisati personalmente.
6) La soluzione è informare, educare civicamente su contenuti e valori del naturismo, e sui suoi modi di comportamento. Significa intervenire ogni volta, personalmente o in gruppo, per informare che si sta facendo qualcosa di improprio e illegale. Non fare nulla significherebbe continuare a soffrire i disagi continui di quei comportamenti incivili che attentano contro diritti irrinunciabili, quali privacy e intimità personali. Vorrebbe dire che non stiamo assicurando le condizioni che consentano l’espansione del naturismo. In una cala come il Racò del Conill, la massiccia presenza di tessili provoca un fenomeno ovvio e in aumento ogni anno: la diminuzione di presenze naturiste, soprattutto da parte dei più timidi “falsi tessili” e potenziali futuri naturisti. E’ compito di ogni naturista difendere l’atmosfera di reciproco rispetto, volta a garantire la sicurezza di spogliarsi in tranquillità per godersi la bellezza del luogo.
Naxos è l’isola più grande delle Cicladi ed è anche la più interessante dal punto di vista storico e naturalistico. Ricca d’acqua, di valli e di montagne che raggiungono anche i mille metri, è molto fertile ed è nota fin dall’antichità per il suo vino e la sua frutta eccellenti. Non a caso vi si trova un tempio dedicato a Dioniso.
Le spiagge sono numerose e tra le più belle della Grecia: molte di queste negli anni ’70 furono popolate dagli hippy, che vi costruivano capanne e ci passavano intere estati, totalmente immersi nella natura. In particolare si erano distribuiti lungo la spiaggia di dune e sabbia chiara di Plaka, lunga oltre 3 chilometri. Furono loro a promuovere la cultura naturista con la quale gli abitanti dell’isola si sono abituati a convivere nel corso degli anni.
Oggi Naxos, dopo essere stata a lungo un’isola poco frequentata, è diventata una meta turistica popolare grazie anche alla bellezza della sua città principale, in classico stile cicladico e sormontata da una cittadella veneziana ben conservata. Se in bassa stagione è possibile fare nudismo su quasi ogni spiaggia che non sia prossima a un villaggio, nei mesi di luglio e agosto gli spazi si restringono e occorre allontanarsi un po’ di più, ma la grandezza dell’isola e la quantità di spiagge consentono di trovare sempre un posto dove stare a proprio agio e godersi l’acqua trasparente.
Le spiagge sabbiose si trovano principalmente a ovest, lungo la costa antistante l’isola di Paros, mentre la zona più a nord della città principale è prevalentemente rocciosa e vi si trovano piccole baie sassose, difficili da raggiungere e dove il mare è spesso mosso. Nella zona nord ed est molte spiagge sono sassose e solitamente in prossimità di un villaggio, fatta eccezione per la parte sud est, poco popolata.
Spiagge dove si può fare naturismo a Naxos
La spiaggia di Prokopio è mista e ha solitamente una parte frequentata da naturisti, quella centrale, dove non ci sono lettini.
Al villaggio di Agia Anna si può seguire la spiaggia e percorrere il breve il sentiero che porta sul piccolo promontorio dove c’è una chiesetta. Proseguendo si scende costeggiando una grande pineta. Li si incontra una piccola baia, solitamente frequentata da nudisti. Anche le rocce e l’inizio della spiaggia successiva rimangono zona nudista in ogni stagione, sebbene negli ultimi anni siano frequentate prevalentemente da maschi gay e la situazione non sia ben vista dai locali.
Dopo Agia Anna la strada asfaltata finisce e inizia una grande strada sterrata che costeggia la lunga spiaggia di Plaka, che in estate si può raggiungere in autobus dalla città principale. Zone dove ci sono ombrelloni e lettini si alternano a zone di spiaggia libera. Superando il campeggio Maragas, la folla si dirada e le dune si fanno più alte: l’inizio della zona dove il nudismo è accettato, ma non esclusivo è segnalato dalla presenza di un gruppo di ombrelloni e lettini a frequentazione mista. Più si va a sud lungo la spiaggia, più si trovano altri naturisti sparsi, spesso non lontani da persone in costume da bagno. Chi arriva per primo decide: gli altri si adegueranno stabilendo la distanza che considerano opportuna, visto lo spazio a disposizione. Questa attitudine di tolleranza reciproca è tipica a Naxos, e contribuisce a dare all’isola un’atmosfera di grande serenità.
Proseguendo sempre verso sud e superando la spiaggia ventosa di Mikri Vigla, frequentata prevalentemente da surfisti, si incontra un’altra spiaggia lunga e sabbiosa che si chiama Kastraki e che ha pochissime costruzioni alle spalle. La parte iniziale di questa spiaggia è attrezzata e c’è una taverna sul mare, spesso molto affollata in alta stagione. Camminando un po’ però, ci si ritrova praticamente da soli anche ad agosto, soprattutto fuori dalle ore centrali della giornata. Conviene portarsi qualcosa da bere e un cappello: non c’è ombra e non ci altri bar sulla spiaggia.
Kastraki
Da Kastraki, proseguendo verso sud, si trovano altre spiagge che non sono mai affollate, alcune case private e qualche taverna chic. Ad Aliko c’è di nuovo un promontorio con una pineta, come a Plaka, con dune di sabbia chiara e piccole baie sabbiose nascoste, dove si trova ancora qualcuno che fa campeggio libero. Lì vanno a fare naturismo in tranquillità gli expat che abitano a Naxos tutto l’anno e sono intolleranti alla folla dell’alta stagione.
Purtroppo la strada non prosegue e per raggiungere Panormos, sul lato sud est dell’isola: occorre percorrere quindi la strada interna, andare a nord e poi ridiscendere. Ma il percorso, che sale in quota dove ci sono le aquile, è mozzafiato. A Panormos la vita è lenta e semplice, la spiaggia è grande, piatta e ricca di canneti dove fanno il nido molti uccelli acquatici. Qualche villa privatissima abbarbicata sulle rocce in alto a dominare l’Egeo, un molo nuovo per le barche a vela e una sola taverna. Qui si è in capo al mondo, la luce è forte e al largo si vedono i profili scuri di alcune piccole isole, un tempo rifugio sicuro di pirati saraceni, genovesi e italiani.
Qualcosa di magico ti succedeva, semplicemente stando lì sotto il sole, a guardare l’orizzonte. Se arrivavi dal mondo dei “normali”, i primi dieci giorni erano duri: senza scarpe i sassi aguzzi ti facevano saltare di dolore all’improvviso, il sole bruciava troppo, non c’era niente da fare e si diventava ansiosi. Non si poteva scegliere il cibo e a volte non era così facile dormire, sul ferro del traghetto prima, e sulla spiaggia battuta dal vento dopo. Arrivava un momento però, se resistevi, in cui le cose cambiavano: la pelle diventava il tuo vestito e poco importava se si tagliava, si sarebbe riparata da sola. Non eri più nudo, esistevi all’interno del tuo corpo e l’aspetto esteriore era più o meno come quello di tutti gli altri. Non c’erano più differenze tra belli, brutti, alti e bassi. Niente più classi sociali. La nudità diventava naturale e priva d’implicazioni, come per i bambini. I vestiti si trasformavano in un prezioso accessorio per le occasioni particolari e assumevano un significato simbolico, quasi guerresco.
Imparavi a camminare in modo diverso, più morbido, come un gatto; e a guardare meglio dove andavi, scoprendo tante piccole cose. La giornata prendeva un suo ritmo e non c’era più neppure un attimo vuoto: potevi stare ore a scavare buche nella sabbia bagnata della battigia, totalmente concentrato sul vai e vieni dei granelli che contendevi all’acqua chiara. Nelle ore più calde una sete strana ti spingeva a tuffarti in acqua più spesso, per mantenere costante la temperatura del corpo. Scoprivi di sapere tantissime cose, potevi percepire il tuo territorio fino agli angoli più nascosti. Mentre i sensi si facevano più acuti, altri pensieri diventavano più remoti, come scivolati sotto uno strato di esistenza più vivida e importante. I capelli crescevano come radici nel vento e si trasformavano in una sorta di piumaggio. Non ci si stancava mai di sentirne il peso e la carezza.
Fantastiche erano le notti: nessuno dei ragazzi nati nelle città del nord aveva mai visto niente di simile. Le poche luci di Chora erano lontane, e l’isola di Paros negli anni ’80 si stagliava ancora nera come l’inchiostro. Del mare sentivi solo il rumore e il cielo era una fittissima cascata di stelle che scendeva fino a fondersi con la linea lucida dell’acqua all’orizzonte. Con un movimento veloce del piede scavavamo nella sabbia la culla perfetta, ci infilavammo ognuno nel suo bozzolo e lasciavamo che gli occhi si riempissero di galassie.
Ci addormentavamo ascoltando la risacca. Mai come in quei momenti, con il cielo a fare da tetto e la terra come giaciglio, ci eravamo sentiti più al sicuro…
Voglia di una vacanza naturista in Europa? In un Paese culla del Naturismo come la Germania o la Francia, oppure al caldo delle ampie possibilità della Spagna, o in Scandinavia? E, perché no, sulle belle Alpi svizzere o austriache? Qui di seguito troverete i link alle Federazioni nazionali dove il Naturismo è meglio e più ampiamente organizzato. Buon Viaggio!
La FKK nasce in Germania e in Svizzera all’inizio del 1900 come parte della Lebensreform. Proponeva un ritorno alla natura e ad uno stile di vita etico e sano, venivano incoraggiati il vegetarianismo, lo yoga, la meditazione, lo sport, la medicina alternativa, si rinunciava ad alcool e tabacco. Fra le pratiche emergeva anche il nudismo, considerato come un mezzo per ristabilire quel contatto perso con l’universo. Veniva celebrato, ad esempio, il rapporto con il sole, attraverso rituali e danze effettuati in completa nudità, in modo da poter assorbire l’energia e il calore della luce. È così che il corpo assume una dimensione centrale nella Lebensreform, ed è così che nasce la Freikörperkultur: come celebrazione del corpo e della sua naturalità.
Faccio notare subito due cose. La prima è come la FKK non nasca in relazione con il sesso. Al contrario, i naturisti credevano che la continua esposizione al corpo nudo distruggesse ogni carica sessuale, volevano normalizzare la sessualità depurandola dai tabù cui è associata. Se avete qualche familiarità con il termine FKK, però, probabilmente lo avete già automaticamente collegato alla scena dei sex club tedeschi, ad esempio l’Artemis di Berlino, uno dei più grandi bordelli della Germania. Si tratta di fatto di un’appropriazione indebita del termine, avvenuta in questi ultimi anni. Il marchio – non registrato – nel corso del tempo è stato via via sempre più di frequente sfruttato per la promozione di offerte a sfondo erotico, fino a venir legato indissolubilmente alla sfera dell’intrattenimento sessuale. Ma in realtà le origini e la storia della FKK sono completamente diverse: il corpo era il focus di una filosofia politica e di vita che perseguiva l’armonia con la natura e gli altri esseri umani, e pertanto doveva essere curato e accettato nella sua normalità.
Durante la Repubblica di Weimar, la Freikörperkultur irrompe: le associazioni si uniscono in leghe, iniziano ad organizzare eventi, manifestazioni e a collaborare anche a livello sovranazionale. Alla fine della Repubblica i membri delle associazioni naturiste in Germania sono circa 100 mila. Poi i tempi iniziano a cambiare, e irrompe il nazismo. Il rapporto del nazismo con la FKK rimane ambivalente: da un lato l’ideale del corpo perfetto, sano, plasmato sull’ideale ariano, è un elemento centrale della filosofia nazionalsocialista; dall’altra l’esposizione del corpo nudo ha in sé chiari elementi sovversivi e liberali, di cui il regime fisiologicamente diffida (nota Naturistitalia: infatti il regime nazista chiuse i circoli e le associazioni naturiste, vietandone l’attività).
Gli anni post bellici, attraverso una serie di regolamenti, creano lentamente le basi legali oltre che culturali per quella che sarà l’epoca d’oro della Freikörperkultur. Si avrà una rinascita massiccia di associazioni e strutture naturiste. Nel 1989 cade il Muro, due mondi si incontrano e si urtano, dalla collisione nascono nuovi modi di vivere insieme, nuove norme, nuove vite. In tutto il trambusto, anche la Freikörperkultur è oggetto di disputa. In fondo i cugini dell’Ovest non sono poi così familiari con il nudo come i cugini dell’Est. Il risultato è un aumento degli spazi di balneazione per nudisti non ufficiali ma tollerate su laghi, spiagge e fiumi, e alcune anche nei parchi all’interno delle città. In sostanza la nuova regola è questa: chi vuole spogliarsi, si spogli, gli altrisfoggino pure il segno del costume.
Durante il mio processo di ricerca ho avuto modo di visitare tre circoli FKK a Berlino e di intervistare il responsabile dei rapporti con la stampa del Landesverbandes Freikörperkultur Berlin–Brandenburg, ovvero la confederazione a cui le singole associazioni FKK fanno riferimento. Ne è emerso un contesto multiforme, dove varie correnti di cambiamento si intrecciano e lasciano intravedere uno sviluppo futuro non facilmente leggibile.
Il primo circolo che ho visitato è l’Adolf Koch Verein. Parlo con un ragazzo, gli chiedo da quanto tempo faccia parte del circolo e cosa pensi della FKK a Berlino. Lui è felice di parlarmi. “Abbiamo preso in gestione l’Adolf Koch un paio di anni fa. Praticamente lo abbiamo salvato, non aveva più iscritti e i membri più anziani – la maggior parte – stavano letteralmente morendo uno ad uno. I sei circoli più famosi di Berlino hanno perso un quarto dei propri membri negli ultimi dieci anni. Noi ora siamo in 70, quasi tutti maschi. Abbiamo iniziato il progetto in seno alla comunità gay ma non vogliamo assolutamente limitarlo a questo, stiamo cercando di coinvolgere altre persone, giovani soprattutto, ma non è facile. Ad esempio, le ragazze non si sentono a proprio agio quando vedono che tutti sono uomini”. Così come l’Adolf Koch, anche il Fin For Fun, altra associazione del centro, si è trasformata in un club gay friendly.
La situazione è completamente diversa se dal centro ci si sposta più in periferia, in quei circoli FKK che possiedono un appezzamento di terra, il Land, sfruttato per attività sportive all’aperto. Il Verein Berlin Südwest , ad esempio. Il Südwest, fondato nel 1922, è attualmente il più grande circolo del Brandeburgo con 1400 membri e possiede 40.000 metri quadrati di terreno. I membri si dividono in aventi diritto di usufruire del Land, e membri non aventi il diritto, i quali vogliono solamente praticare uno sport e usano il club a tal fine. In linea generale, tutti i club FKK con del terreno a disposizione funzionano in questo modo. Esistono poi delle regole di condotta interne riguardo, ad esempio, quanto si debba essere rigorosi nei confronti della nudità, che variano da circolo a circolo e vengono decise dal direttivo o in assemblea. Queste regole possono spingersi fino alla definizione dei tempi di attività e quelli di riposo. Insomma, i ritmi possono diventare parecchio austeri.
Dopo tre mail mandate a vuoto e un paio di telefonate che non ricevono risposta, decido di andare al Verein Südwest di persona. Scendo dalla S-Bahn da qualche parte a Steglitz, cammino per una decina di minuti, mi trovo davanti a un cancello. Suono. Nessun segno di vita. Suono di nuovo. Qualcuno apre. La strada costeggia un edificio enorme che per il momento decido di ignorare, nel patio due uomini nudi piuttosto anziani se la chiacchierano bevendo vino, mi guardano dubbiosi ma io sorrido in modo rassicurante e passo avanti. Arrivo al vero e proprio Land: è enorme. Ci sono tavoli da Tischtennis, una piscina grandissima, delle altalene, altri giochi per bambini, delle casette, c’è tanto tanto spazio. Sono un po’ in estasi. Penso alle persone che hanno vissuto qui gli ultimi cent’anni, a quante decisioni insieme abbiano preso, a quanto forte possa essere il legame che hanno avuto l’uno con l’altro, penso al loro amore per lo sport e per la natura, alle tradizioni che hanno tramandato e alla stravaganza di questa usanza della nudità. Penso che quelli ancora vivi sono vecchi e non sono soli. In fondo non mi sorprende che vogliano rimanere chiusi in loro stessi; esiste un pezzo di mondo che val la pena di lasciar entrare, a rischio di rovinare questa pace?
Quando ne ho abbastanza di verde mi incammino verso l’edificio. L’interno è labirintico. Prima di incontrare qualcuno passo per la sauna, la mensa, il bar, di nuovo la sauna, incappo negli spogliatoi, faccio su e giù quattro o cinque rampe di scale, infine un signore con il cappello mi accompagna agli uffici. Bitte, dice. Danke, rispondo, poco convinta. C’è un uomo dietro la scrivania che più che un essere umano sembra un manico di scopa, mi guarda come fossi un chewing gum che si è trovato sotto la scarpa. Io schiaccio bene in fondo ogni insicurezza e mi presento. Lui non lo fa. I successivi cinque minuti – perché di più non resisto – sono una conversazione a senso unico in cui io faccio delle domande e lui risponde a monosillabi in un tedesco che spesso non riesco ad afferrare. Non riporto il contenuto perché, beh, non esiste nessun contenuto. Lascio il circolo con sentimenti contraddittori. Da un lato mi affascina l’idea di questi luoghi bloccati nel tempo, con una forte identità, che vanno avanti senza compromessi. Dall’altra colgo il forte carattere elitario e conservatore della FKK, e un’indisponibilità al dialogo che mi lascia scettica.
Un esempio, però, non è abbastanza per trarre delle conclusioni, quindi un paio di settimane più tardi visito un altro circolo, l’ Helios , fondato nel 1954, con 19.000 metri quadrati di terra a disposizione. Adorerò l’Helios sotto ogni punto di vista. Arrivo aspettandomi di essere liquidata nuovamente alla bell’e meglio, e infatti le cose non cominciano benissimo. Mi accoglie una donna sui sessanta che mi squadra da testa a piedi tre volte prima di giudicarmi degna di un’intervista. “Aspetti di fuori, dobbiamo discutere di qualcosa di importante – leggasi tra le righe, più importante di me – e poi possiamo parlare”. Mentre aspetto mi faccio un giro nel Land, più piccolo di quello del Südwest, ma nella compattezza anche meglio organizzato. Vedo una piscina, un campo da pallavolo, dei tavoli da ping pong, poi una distesa piatta di prato. Vari individui più o meno nudi passeggiano beati in un clima da pacche sulle spalle.
La donna, Barbara Hinz, amministratrice del circolo, arriva dopo una quindicina di minuti con lo sguardo severo. Prima che io emetta qualsiasi suono, Barbara precisa subito che loro non hanno nulla a che vedere con un sex club. Apparentemente sono tanti quelli che approdano qui sviati dall’uso impreciso del termine FKK. Ma io sull’argomento sono informata, mettendomi in modalità esame universitario sfoggio qualche nozione e lei apprezza la preparazione. Stabilito un territorio di rispetto reciproco la conversazione procede fluida, lei mi racconta un po’di storia del naturismo, che noi sappiamo già, poi si sofferma sulla condizione attuale della Freikörperkultur e sulle dinamiche interne ai circoli. “E’ vero che negli ultimi anni c’è stata una crisi, ma ultimamente stiamo ricevendo più richieste di iscrizione. Uno dei problemi più grandi che ci ritroviamo ad affrontare riguarda l’atteggiamento dei ragazzini in pubertà. Vengono qui con le famiglie ma non vogliono spogliarsi. Da un lato si vergognano, dall’altro è una questione di moda, da un altro ancora vogliono mostrarsi indipendenti. Ma è interessante come ad un certo punto il trend si rovesci: quegli stessi ragazzini che da principio rifiutavano le nostre regole, tornano quando hanno messo su famiglia. Ciò dipende anche molto da come il singolo club è organizzato: noi siamo piuttosto rilassati, non abbiamo un modello rigido di comportamento, la nudità non è un obbligo quanto una possibilità. Se mette a disagio, non viene imposta. Esistono però altri circoli dove i membri, specialmente i più anziani, sono inflessibili: chi rimane vestito viene cacciato”.
Barbara va avanti parlandomi dell’offerta sportiva, poi racconta come sia importante lo spirito di comunità che tiene legata l’associazione. Ora sorride molto. Quando ci congediamo io ho già deciso: dopo i sessanta, se ancora sarò viva e a Berlino, diventerò membro dell’Helios. Già mi vedo, su quella sdraio là in fondo, a sfoggiare le mie grinze al sole con un boccale di birra fredda in mano. La Hinz mi mette in contatto con Christian Utecht, il responsabile dei rapporti con la stampa della Confederazione Freikörperkultur Berlin–Brandenburg. Ora la questione chepiù mi preme approfondire è questa: al centro della filosofia della FKK, oggi, ci sono due elementi essenziali: lo sport e la famiglia. Ora, il concetto di famiglia negli ultimi decenni ha subito profonde trasformazioni, ma io ho l’impressione che in seno alla FKK sia rimasto quello classico: uomo, donna e bambini. Chiedo a Utecht: “Dato il momento di difficoltà in cui la FKK si trova, non sarebbe forse una sfida per il futuro allargare il concetto di famiglia supportato ed espandere il bacino dei possibili aderenti, dando così un’immagine più moderna e di apertura verso l’esterno, invece che di chiusura verso se stessi?”
Secondo Utecht “L’idea di famiglia alla base della FKK non è di per sé esclusiva: famiglia sono due adulti, o un adulto, con dei bambini. Vale la pena ricordare come l’educazione dei bambini sia sempre stata fondamentale nella Freikörperkultur, pensiamo al metodo Adolf Koch, quindi non li possiamo tagliare fuori dal concetto di famiglia. Quello che accade nei circoli FKK non è altro che uno specchio della società: non esistono ancora molte famiglie gay, quindi la loro rappresentanza nei circoli è minoritaria”. Chiedo poi di dare un’interpretazione a questo momento di crisi. “Si tratta semplicemente di un trend. Oggi esiste più pudore nei confronti della nudità, viene automaticamente associata al sesso, inoltre politicamente essa ha perso di significato. Molti bambini cresciuti nella DDR hanno addirittura un rigetto: avevano l’obbligo di stare nudi e lo hanno vissuto come un’ingiusta imposizione. Nell’ultimo paio d’anni, però, pare che il trend si sia nuovamente rovesciato. Ci sono più iscritti, c’è un nuovo entusiasmo. Vediamo dove porterà”.
Da quanto emerso dalla ricerca, notiamo come nella Freikörperkultur, oggi e per lo meno a Berlino, esistano due principali correnti quasi opposte: da un lato alcuni club sono stati salvati dall’estinzione dalla comunità gay, a prezzo forse di snaturare le loro fondamenta. Dall’altro i circoli classici, nonostante qualche segno di apertura, rimangono isolati e bloccati nel passato, stentando a sfruttare i moderni mezzi di comunicazione che oggi la tecnologia mette a disposizione per guadagnare charme. Quanti di voi sapevano della loro esistenza? Questa esclusività, però, è anche un metodo di preservazione delle caratteristiche originali della FKK.
Ciò che fa pensare che la Freikörperkultur abbia buone possibilità di ripresa è la nuova spinta comunitaria che ha investito la società. Più i fallimenti di capitalismo e individualismo vengono alla luce, più gli esseri umani si ridirigono verso forme di associazionismo, cercano nuova solidarietà e creano nuovo significato condiviso. La FKK dovrebbe trovare il modo di sfruttare questo trend. In fondo, una crisi – dal greco krino: separare, cernere e, in senso più lato, discernere, giudicare, valutare – lungi dall’essere un concetto negativo, ha già in sé la possibilità del proprio superamento.
Con questo articolo vogliamo cominciare una sintetica panoramica della realtà naturista nel mondo, cominciando dalla Federazione Internazionale. Seguiranno, nelle prossime settimane, delle interviste ai responsabili delle principali federazioni nazionali.
La Federazione Naturista Internazionale, INF in inglese (International Naturist Federation) o FNI in francese (Federation Naturiste Internationale), raggruppa 40 federazioni nazionali di tutto il mondo, compresa quella italiana, più 11 corrispondenti in nazioni dove il movimento naturista è ancora troppo piccolo, o addirittura fuorilegge. Esiste dal 1953 ed è responsabile del rilascio del bollino di riconoscimento alle varie federazioni nazionali. Questo bollino dà validità alla tessera naturista, vero e proprio passaporto naturista valido, e richiesto, in più di 1.000 strutture naturiste sparse per il globo. L’INF-FNI rappresenta e sostiene gli interessi di oltre 500.000 tesserati in tutto il mondo. Tra i suoi scopi vi sono quelli di coordinare le attività delle varie Federazioni nazionali e le relazioni tra loro, di accrescere e migliorare l’esperienza e lo stile di vita naturista, il clima sociale e culturale attorno al Naturismo, promuovendone la conoscenza e i benefici presso l’opinione pubblica. Stabilisce le regole e le modalità per le quali possano essere riconosciute le Federazioni nazionali e le loro associazioni e strutture, e quindi il rilascio da parte loro della tessera naturista. La tessera è personale, corredata dai dati anagrafici del possessore, da una sua fotografia e dal bollino INF-FNI che ogni anno deve essere applicato.
La tessera naturista internazionale offre garanzie al possessore che le strutture alle quali accede rispettano i regolamenti naturisti internazionali mantenendo all’interno condizioni e comportamenti etico/morali certificate dall’INF-FNI; ma offre garanzie anche alle stesse strutture naturiste perché dimostra che il possessore conosce e pratica i principi naturisti secondo le norme INF-FNI.
La Federazione Naturista Internazionale programma e organizza una serie di servizi ed eventi in tutto il mondo: incontri tra le Nazioni, gare sportive, riunioni. Ogni due anni si tiene il Congresso Mondiale, che nel 2010 si tenne in Italia, mentre quello europeo è a cadenza annuale. Proprio durante il Congresso Mondiale del 1974 fu coniato quella che è ormai diventata la più classica e diffusa definizione di Naturismo:
“Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente.”
A questa definizione, spesso si aggiunge che il Naturismo è un movimento familiare, sano, educativo, naturale.
Anche la Fe.Na.It, Federazione Naturista Italiana, fin dalla sua origine all’inizio degli anni ’70 del secolo scorso, aderisce all’INF-FNI. Anzi, proprio l’esistenza della INF-FNI e il loro aiuto contribuì in maniera determinante alla nascita delle prime Associazioni naturiste italiane intorno alla metà degli anni ’60.
Da qualche anno si è staccata dall’INF-FNI, per fare Federazione a sé, l’Associazione statunitense AANR (American Association for Nude Recreation), che rappresenta oltre 200.000 tesserati e quasi 200 strutture e spiagge. Questo è avvenuto per due motivi. Il primo è una per loro troppo forte presenza dell’Europa rispetto al resto del mondo: su 40 Federazioni presenti nell’INF-FNI, 26 sono europee, con un ruolo molto forte, per numero di associati, di Germania, Francia e Olanda. Il secondo motivo è una diversa interpretazione di alcuni aspetti del Naturismo, che in America viene chiamata “nudism” e non “naturism”, poiché da loro questo secondo nome viene usato per gli studiosi e appassionati della natura, tradizione etimologica che deriva fin dall’Ottocento da Henry David Thoreau. Gli statunitensi danno del Naturismo/Nudismo un’interpretazione, se vogliamo definirla così, più prettamente vacanziera, senza molti aspetti ideologici e di stile di vita meno consumistico che invece ha chi aderisce all’INF-FNI. Ma, comunque, è rimasta stretta la collaborazione tra AANR e INF-FNI, poiché entrambi condividono il principale compito di favorire una sempre più diffusa accettazione del Naturismo presso l’opinione pubblica e lo sviluppo di strutture e spazi per i propri tesserati, il loro rispetto e il rispetto della pratica naturista. Pratica che nulla ha a che vedere con il compiere atti osceni in luogo pubblico.
L’Ile du Levant, situata nel Mediterraneo francese tra Saint-Tropez e Hyeres di fronte al paese di Le Lavandou, è una delle tre Ile d’Or, insieme a Port Cros e Porquerolles. Da quasi 90 anni l’isola è sede del “Domaine Naturiste d’Heliopolis”, e si può considerare storicamente come il primo villaggio naturista aperto a tale pratica e tipologia di turismo. Se, infatti, già tra fine ‘800 e inizio ‘900, in varie parti d’Europa sorsero comunità con spirito naturista, esse operavano più come “gruppi chiusi” di intellettuali e artisti, anziché come gruppi di diffusione dei principi del Naturismo presso le masse e l’opinione pubblica. La più famosa di queste fu quella del Monte Verità sopra Ascona, nella Svizzera ticinese, attiva tra il 1900 e il 1920.
Nel 1930 i fratelli Durville, Gaston (1886-1971) e André (1896-1979), entrambi medici, dopo alcune iniziali esperienze di costituzione di gruppi naturisti negli anni ’20, acquistarono dallo Stato francese dei terreni sull’Ile du Levant, ex colonia penale, per fondarvi l’anno seguente un villaggio naturista aperto a chi ne condivideva gli ideali etici, igienici, elioterapici e di benessere psico-fisico, il “Domaine Naturiste d’Heliopolis”, ancora oggi consorzio di natura privata aperto al pubblico.
Da subito l’isola divenne fonte di diffusione del Naturismo, in Francia e nel resto del mondo. Anche per l’Italia, soprattutto nel secondo dopoguerra, insieme all’attuale Croazia: infatti, l’isola fu negli anni ’50 meta di alcuni pionieri del naturismo italiano, tra i quali Luigi Nardi, Enrico Chiesa, Delio Della Casa. Oggi l’Ile du Levant è in gran parte territorio militare riservato all’Esercito francese, ma il Naturismo è sempre protagonista nei restanti 2 chilometri quadrati, risalenti agli originari terreni acquistati dai due fratelli. Non si può stare completamente nudi solo sulla piazzetta centrale intitolata a Gaston e André Durville, sede di attività commerciali, e nel porto di attracco, dove bisogna indossare un “minimum”, ovvero un pareo, uno slip, o almeno un perizoma.
L’isola è caratterizzata da una natura aspra e da un mare incontaminato. Vi si trovano piccoli alberghi, bed&breakfast, case da affittare. Vi è una sola spiaggia di sabbia, la Plage des Grottes: un sentiero, il Sentier Nature, consente di percorrere agevolmente la scogliera che contorna la parte naturista dell’isola, con scogli che in molti punti sono attrezzati per scendere in mare senza difficoltà. Sulla spiaggia e sugli scogli, la nudità è obbligatoria. Nel 1993 è stata creata la “Reserve Naturelle des Arbousiers”, una serie di sentieri tra flora e fauna protetta che regalano magnifici scorci sulla costa francese lì di fronte.
Sull’isola, che conta un centinaio di residenti stabili, non possono circolare automezzi, a parte in orari limitati quelli necessari per il rifornimento e il funzionamento delle attività presenti. Di notte, le stradine che si inerpicano tra le poche case non sono illuminate, e una torcia elettrica è utile, se non necessaria. Oltre alle associazioni dei commercianti e degli operatori turistici, vi è l’associazione A.D.I.L., ovvero Amis de l’Ile du Levant, fondata nel 1947 con lo scopo statutario di “mantenere, sviluppare, valorizzare e promuovere la pratica del Naturismo sull’Ile du Levant, e di difendere il luogo e il suo ambiente, e le sue caratteristiche naturiste”. Compito anche di ogni visitatore, per un Naturismo responsabile e consapevole.
Pubblichiamo un articolo de Il Messaggero del 26 giugno a proposito di un naturista tedesco nudo in scooter nei pressi di Berlino
Pizzicato mentre gira in scooter completamente nudo. «Avevo caldo». La polizia del Brandeburgo, a qualche decina di chilometri da Berlino, ha fermato un motociclista che andava sul suo scooter completamente nudo, pur se indossando sulla testa il regolamentare casco.
«Ma fa caldo…», si è scusato con gli agenti che hanno fermato l’uomo, esasperato come tutti i berlinesi dell’inconsueta e fortissima ondata di caldo che da giorni affligge la capitale tedesca, abituata al freddo rigido ma non alla calura mediterranea.
Dopo il controllo dei documenti, l’uomo si è rimesso al manubrio ed è ripartito: «guidare nudi non è proibito» ha spiegato un portavoce della Polizia alla Bild, che ha pubblicato una foto dell’uomo nudo in moto.
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