L’Ile du Levant, situata nel Mediterraneo francese tra Saint-Tropez e Hyeres di fronte al paese di Le Lavandou, è una delle tre Ile d’Or, insieme a Port Cros e Porquerolles. Da quasi 90 anni l’isola è sede del “Domaine Naturiste d’Heliopolis”, e si può considerare storicamente come il primo villaggio naturista aperto a tale pratica e tipologia di turismo. Se, infatti, già tra fine ‘800 e inizio ‘900, in varie parti d’Europa sorsero comunità con spirito naturista, esse operavano più come “gruppi chiusi” di intellettuali e artisti, anziché come gruppi di diffusione dei principi del Naturismo presso le masse e l’opinione pubblica. La più famosa di queste fu quella del Monte Verità sopra Ascona, nella Svizzera ticinese, attiva tra il 1900 e il 1920.
Nel 1930 i fratelli Durville, Gaston (1886-1971) e André (1896-1979), entrambi medici, dopo alcune iniziali esperienze di costituzione di gruppi naturisti negli anni ’20, acquistarono dallo Stato francese dei terreni sull’Ile du Levant, ex colonia penale, per fondarvi l’anno seguente un villaggio naturista aperto a chi ne condivideva gli ideali etici, igienici, elioterapici e di benessere psico-fisico, il “Domaine Naturiste d’Heliopolis”, ancora oggi consorzio di natura privata aperto al pubblico.
Da subito l’isola divenne fonte di diffusione del Naturismo, in Francia e nel resto del mondo. Anche per l’Italia, soprattutto nel secondo dopoguerra, insieme all’attuale Croazia: infatti, l’isola fu negli anni ’50 meta di alcuni pionieri del naturismo italiano, tra i quali Luigi Nardi, Enrico Chiesa, Delio Della Casa. Oggi l’Ile du Levant è in gran parte territorio militare riservato all’Esercito francese, ma il Naturismo è sempre protagonista nei restanti 2 chilometri quadrati, risalenti agli originari terreni acquistati dai due fratelli. Non si può stare completamente nudi solo sulla piazzetta centrale intitolata a Gaston e André Durville, sede di attività commerciali, e nel porto di attracco, dove bisogna indossare un “minimum”, ovvero un pareo, uno slip, o almeno un perizoma.
L’isola è caratterizzata da una natura aspra e da un mare incontaminato. Vi si trovano piccoli alberghi, bed&breakfast, case da affittare. Vi è una sola spiaggia di sabbia, la Plage des Grottes: un sentiero, il Sentier Nature, consente di percorrere agevolmente la scogliera che contorna la parte naturista dell’isola, con scogli che in molti punti sono attrezzati per scendere in mare senza difficoltà. Sulla spiaggia e sugli scogli, la nudità è obbligatoria. Nel 1993 è stata creata la “Reserve Naturelle des Arbousiers”, una serie di sentieri tra flora e fauna protetta che regalano magnifici scorci sulla costa francese lì di fronte.
Sull’isola, che conta un centinaio di residenti stabili, non possono circolare automezzi, a parte in orari limitati quelli necessari per il rifornimento e il funzionamento delle attività presenti. Di notte, le stradine che si inerpicano tra le poche case non sono illuminate, e una torcia elettrica è utile, se non necessaria. Oltre alle associazioni dei commercianti e degli operatori turistici, vi è l’associazione A.D.I.L., ovvero Amis de l’Ile du Levant, fondata nel 1947 con lo scopo statutario di “mantenere, sviluppare, valorizzare e promuovere la pratica del Naturismo sull’Ile du Levant, e di difendere il luogo e il suo ambiente, e le sue caratteristiche naturiste”. Compito anche di ogni visitatore, per un Naturismo responsabile e consapevole.
Naturistitalia ha intervistato Luca Mercalli, noto meteorologo, climatologo, divulgatore scientifico e accademico italiano. Il Prof. Mercalli è da sempre impegnato nel diffondere uno stile di vita più attento alla riduzione dell’impatto ecologico, e nel far conoscere i gravi pericoli dei cambiamenti climatici che stiamo causando e subendo.
1) “Non c’è più tempo”, così si intitola il Suo ultimo libro edito da Einaudi. Non c’è più tempo per reagire perché la situazione è irreversibile, oppure non c’è più tempo per aspettare di reagire?
Luca Mercalli: Non c’è più tempo per aspettare di reagire. La situazione è ormai pregiudicata, irreversibile, però possiamo ancora limitare l’entità dei danni. Il danno è già in corso, non possiamo più tornare a un ambiente come era prima. Possiamo ancora evitare la catastrofe: tra un danno catastrofico e un danno tollerabile, soprattutto per i nostri figli e nipoti, abbiamo ancora questa seconda opzione. Ma non c’è più tempo, perché più aspettiamo e più questa possibilità di limitare i danni svanisce.
2) “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente”, secondo la definizione della Federazione Mondiale INF-FNI redatta nel 1974. Rispettare l’ambiente quindi per rispettare noi stessi, per dare e per darci un futuro vivibile. Come mai molti oggi non comprendono che, distruggendo l’ambiente distruggiamo noi stessi?
Luca Mercalli: Purtroppo distruggere è un’attitudine antropologica dell’uomo, l’abbiamo sempre fatto. Siamo sempre stati dei predatori. La grande differenza è che in passato eravamo pochi: basti pensare che gli esseri umani 10.000 anni fa non raggiungevano i 5 milioni di esemplari. Poi abbiamo raggiunto il miliardo nell’anno 1800, e oggi sfioriamo gli 8 miliardi. Da predatori abbiamo invaso tutti gli spazi del Pianeta. E lo abbiamo fatto in passato con mezzi modesti, oggi invece con una tecnologia dirompente, che accelera tutti i danni che stiamo facendo all’ambiente. L’umanità non ha ancora maturato che, per la prima volta nella sua storia, o si pone dei limiti oppure porterà alla rovina la sua possibilità di sopravvivenza. Il nostro Pianeta ha dimensioni e risorse limitate, e i dati, la realtà, sono sotto gli occhi di tutti: gli spazi vitali sono sempre più ristretti. E non intendo dire spazi di natura incontaminata, perché ormai incontaminati non sono più nemmeno i fondi degli oceani e le vette delle montagne più alte, ma spazi dove almeno i livelli di compromissione non siano totali.
3) Movimento Greta: i più giovani sembrano risvegliarsi, dopo gli anni tra la metà dei settanta e la metà dei novanta del secolo da poco trascorso, ma non gli adulti, almeno non con la stessa intensità. Soprattutto sembrano non risvegliarsi quelli che gestiscono il potere: non solo politici, ma anche top manager, giornalisti e influencer. Come mai, e cosa si deve fare?
Luca Mercalli: Gli spazi di manovra sono ormai limitati. Il movimento dei giovani, stimolati dall’azione di Greta Thurnberg, ha avuto un momento di notorietà con il grande sciopero mondiale del 15 marzo 2019. Però, anche se ne è stato annunciato un altro in settembre, mi sembra che la tensione sociale su questi problemi sia troppo bassa: sono passati sei mesi e non è successo ancora nulla di concreto.
4) “Il mio orto tra cielo e terra” (Aboca edizioni) è il titolo di un altro suo libro. Ognuno di noi può sempre fare singolarmente qualcosa, nel suo piccolo, di utile per l’ambiente e il clima. Cosa può fare ognuno di noi di non utopistico, nel pratico e immediato, da subito…anche se non ha un orto?
Luca Mercalli: Quel libro riguarda la mia esperienza pluridecennale con l’orto sostenibile, che non tutti possono avere e fare. C’è un altro mio libro che insegna a fare qualcosa in termini pratici, “Prepariamoci” (ed. Chiarelettere), nel quale c’è anche l’orto ma ci sono anche tutte le altre cose che possiamo fare individualmente a casa nostra. Possiamo fare molto! Sono i consumi che incidono sull’ambiente. Ci sono quattro grandi settori dove ognuno di noi può dare il suo contributo al clima e all’ambiente: la casa, i trasporti, il cibo, e quello generico dei nostri consumi personali. La casa è un grande colabrodo energetico. Sono pochissime oggi in Italia le case che sono state riqualificate dal punto di vista dei consumi energetici. Si può fare con la casa di proprietà, ma anche se si sta in affitto in un condominio. Oggi ci sono, con gli ecobonus, le modalità amministrative per avere uno sgravio fiscale per l’isolamento termico, i vetri doppi, nuovi mezzi di riscaldamento come pompe di calore, pannelli solari, fotovoltaici e così via. Il secondo grande asse è quello dei trasporti: come ci muoviamo e perché ci muoviamo? Ci muoviamo troppo e male. Quindi ridurre i trasporti inutili. Ad esempio, io da due anni ho scelto di non prendere più l’aereo, che è il mezzo più inquinante, per futili motivi quali le vacanze. Scelgo posti più vicino a me, o prendo il treno: in Europa è possibile visitare tutte le grandi capitali con un viaggio in treno. Poi un’automobile piccola, non i giganteschi Suv che fanno 7 chilometri con un litro, ma una che ne fa 20 o 25. Se è possibile un’auto elettrica, ovviamente ricaricata con energia rinnovabile. Ripeto, dobbiamo cercare di sopprimere i movimenti inutili. Oggi con il telelavoro e con mezzi quali Skype si possono evitare riunioni che fanno prendere un’auto, un aereo, un treno. Il terzo grande settore è il cibo. Ridurre il consumo di carne, ridurre il cibo esotico, il cibo industriale. La produzione, il trasporto, il confezionamento del cibo rappresenta il 25% delle emissioni globali, quindi anche a casa nostra, con le nostre scelte, possiamo fare la differenza con quello che mettiamo in tavola. Infine il quarto settore, quello dei consumi dettati dalle nostre scelte di vita. Da questo punto di vista essere naturisti riduce sicuramente i consumi, a partire dal minor uso degli abiti. Gli abiti sono una voce importante dei consumi. Probabilmente i naturisti sono meno sensibili al terribile tarlo della moda, che fa buttare via abiti a manetta, anche se sono ancora buoni. Passano pochi mesi, ci si sente inadeguati e bisogna continuamente sostituirli con qualcosa di nuovo, anche se quello che si ha funziona ancora benissimo. Non dico che bisogna andare in giro come degli straccioni, però dobbiamo fare scelte più oculate su ciò che acquistiamo, una calzatura, un vestito. E come gli abiti, c’è il telefonino, c’è tutta quella enorme quantità di prodotti che diventano inutili e che poi si trasformano in rifiuti, quindi in un altro dei problemi ambientali.
5) L’astronauta Luca Parmitano, da pochi giorni nuovamente in orbita, ha detto “il deserto avanza, è avanzato molto dall’ultima volta che sono stato quassù”. Cambiamenti climatici, fame, migrazioni: noi opulenti occidentali finiremo costretti a emigrare a nord per coltivare il grano, magari fino in Scandinavia per coltivare le vigne?
Luca Mercalli: È il tema di un romanzo di Bruno Arpaia, “Qualcosa, là fuori”, pubblicato qualche anno fa da Guanda. Immagina gli italiani affamati dalla desertificazione che scappano verso la fine di questo secolo per raggiungere la fertile Scandinavia ed emigrare là, ma vengono falciati dalle mitraglie delle motovedette svedesi che sul Baltico fanno quello che noi oggi facciamo sul Mediterraneo. È un romanzo molto realistico.
6) Perché l’ecologia, la salvaguardia del nostro ambiente viene visto come anti-economico, anziché come un’opportunità, anche di business?
Luca Mercalli: In realtà si può fare del business con l’ecologia, e lo si sta già facendo. In genere il business lo si fa quando si riesce a essere più efficienti. I nostri processi industriali sprecano perché sono nati in un’epoca di sviluppo dove c’era abbondanza di risorse, di materie prime: negli anni ’60 del Novecento il petrolio costava meno dell’acqua, e quindi abbiamo messo su un sistema dissipativo. Oggi è possibile cambiare una bella fetta di questi sprechi di materie prime e di energia. In questo modo si fa business, lo si sta già facendo. Moltissime industrie si accorgono che, con i prezzi crescenti dell’energia, con la tassazione ambientale che nei Paesi occidentali comincia a entrare, si può diventare più efficienti, e risparmiare, sprecando e inquinando meno. Però non basta: una volta che uno ha tagliato gli sprechi, poi cosa facciamo? Il problema è proprio dell’economia in generale, non è più possibile basarsi su una crescita infinita in un Pianeta finito. Deve cambiare il modello economico, il Pil non può essere la nostra ragione di vita.
Dopo quasi trent’anni di naturismo episodico e soprattutto vacanziero in Corsica ed ex Yugoslavia (il mio primo bollino INF-FNI risale al 1980), quando con Giuli nel 2009 ci trasferimmo a Verrua Savoia (To), approdammo ad un naturismo diverso, forse più autentico, quello che potremmo definire “esistenziale”. Fin dall’inizio la nostra casa è stata un tentativo, ancora in itinere, di impostare uno stile di vita semplice ma non per questo banale, sobrio e rispettoso di culture e ambiente. Abbiamo puntato al risparmio energetico, a non sprecare risorse, a riutilizzare il riutilizzabile e, per quanto ne siamo capaci, all’autosufficienza.
Di questa svolta il naturismo è stata ed è una componente importante, forse essenziale, ma non esclusiva. Se il clima lo consente cerchiamo di stare, in casa, in giardino, nell’espletamento delle occupazioni quotidiane quanto più possibile privi di vestiti. Ciò non vuol dire che in inverno pur di stare nudi “spariamo a palla” il riscaldamento: a parte lo spreco energetico, ci sembra una scelta sbagliata anche dal punto di vista economico, siamo naturisti mica scemi!
Non di meno anche in inverno, in alcune giornate particolari, grazie alla felice esposizione, per alcune ore siamo stati nudi al sole, cosa di cui i nostri amici si sono stupiti oltre che invidiarci. Appena giunti a Verrua la nostra scelta di naturisti si è dovuta misurare con alcuni piccoli problemi. Benchè la nostra casa sia isolata e soprattutto oggi, grazie alla vegetazione, ben riparata da sguardi esterni, in specie nei fine settimana qualcuno dei due o tre vicini occasionali deve averci visti nudi; è ben vero che non abbiamo mai ostentato, comunque ci hanno visti e crediamo se ne siano fatta una ragione.
In paese non conoscevamo nessuno e tanto meno nessun naturista, per cui ogni volta che qualcuno si annunciava al cancello era una, per certi versi, comica corsa a rivestirci, mentre cercavamo di prendere tempo: “ chi è?”, “non ho capito”, “arrivo subito”. Come però spesso accade, i simili si attraggono e quindi, con un poco di fortuna, parlando di vacanze, di mare, di scelte di vita, di campeggi, abbiamo scoperto che in paese c’era qualche naturista sommerso. Poco alla volta, valutando caso per caso, persona per persona, situazione per situazione abbiamo cominciato a palesarci come naturisti e finalmente, oggi, diversi ci riconoscono per tali. Dobbiamo dire che le reazioni iniziali sono state, certamente di stupore, di curiosità, ma mai di rifiuto aprioristico.
Procedendo in questo modo abbiamo sfatato pregiudizi, destrutturato preconcetti e contribuito a restituire normalità alla nudità; non è quindi infrequente trovare a casa nostra persone nude, tranquillamente frammiste ad altre vestite che, chiacchierano, mangiano, vivono senza imbarazzo alcuno. Indubbiamente fare nuovi e numerosi proseliti, in questa fase, stante l’attuale legislazione e temperie culturale, sarà impresa ardua, ma almeno non saremo visti come persone “strane”.
Nel corso di questi anni, conoscendo altre persone ed altri naturisti, abbiamo meditato a lungo su come poter socializzare e abbiamo inventato dopo una riflessione di ben cinque minuti il gruppo informale MonfraNat- Patan ‘n Monfrà (contrazione di Monferrato Naturista-Nudi in Monferrato con la “o” che, secondo la pronuncia piemontese si legge “u”) collegandosi altresì con l’associazione naturista A.N.ITA di cui alcuni di noi sono soci.
Abbiamo organizzato delle naturgite sulle colline monferrine e giornate in riva al Po e alla Dora Baltea, giochi in giardino. I risultati sono stati discreti: siamo arrivati a contare quindici camminatori e oltre venti partecipanti alle giornate sul fiume, provenienti da Lombardia, Piemonte e Liguria. Anche di ciò abbiamo parlato ai nostri interlocutori paesani, compresi alcuni esponenti della pro loco, i quali sono rimasti stupiti sia delle iniziative e sia delle provenienze.
Con questo gli abbiamo dimostrato e ribadito come il naturismo possa essere un aspetto, un motore per un turismo sobrio, pacato, rispettoso e non devastante, cose di cui queste colline hanno estremo bisogno. Chissà che un giorno non si possa organizzare, in collaborazione con altri, una manifestazione naturista. In conclusione, crediamo che ognuno di noi, quando l’occasione si manifesti favorevolmente soprattutto “vis a vis”, dovrebbe dichiarare il proprio naturismo. Questo è ciò che noi cerchiamo di fare e siamo convinti che per diverse persone, qui in paese, si tratti del “segreto di Pulcinella”, un segreto oramai non troppo segreto.
La ricerca dei benefici di una vita salutare, a contatto con la natura, ha dato origine alla riscoperta degli orti condivisi, per la promozione di uno sviluppo sostenibile che favorisca anche migliori relazioni tra le persone.
Per orto condiviso si intende un gruppo di persone che si occupa della coltivazione di spazi pubblici o privati, trasformati in orti da gestire in comune condivisione: queste persone non sono necessariamente proprietari, ma hanno comunque il permesso di coltivarli. In un contesto urbano, condividendo la passione per l’agricoltura biologica, tali gruppi di persone compiono un’azione di pubblica utilità, perché evitano il degrado di zone periferiche o di aree verdi abbandonate, contribuendo alla loro manutenzione e miglioramento.
Già a partire dagli anni ‘70, alcuni studiosi dell’agricoltura biologica incoraggiavano la coltivazione di un proprio orto, considerandolo un mezzo per limitare i problemi causati dall’agricoltura intensiva. Chi si avvicina alla pratica degli orti condivisi su principi di agro-ecologia, ha modo di mettere in pratica in prima persona un atteggiamento ecologico della produzione del cibo, un atteggiamento con cui prendersi cura con maggior consapevolezza della propria salute e di quella della propria famiglia. Inoltre, si ha l’opportunità di contribuire alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, diminuendo i trasporti, gli sprechi di cibo e le esigenze di packaging, evitando anche cibi provenienti da colture intensive.
L’attenzione per l’ambiente e per la natura di chi collabora alla gestione di un orto ha evidenti effetti positivi sulla percezione del proprio “essere nella natura”: il Naturismo potrebbe scoprire nella pratica degli orti condivisi un’iniziativa certamente affine ai suoi principi. Perché allora non inaugurare una pratica di orti naturisti, magari in qualche centro naturista, o chiedendo degli spazi pubblici appositi, come si fa ad esempio per una spiaggia? Potrebbe essere un’ulteriore opportunità per noi Naturisti, per far sempre meglio conoscere la nostra realtà e attenzione ecologica all’opinione pubblica.
Con Delibera Comunale del 2 agosto 2019, il comune piemontese di Varallo Sesia, ha autorizzato la prima spiaggia italiana legalmente naturista su fiume. La spiaggia, un piccolo spazio lungo circa 10 metri e largo 5 (meglio di niente), si trova sul fiume Sesia in località Balangera ed è storicamente frequentata da naturisti.
Infatti la zona è stata scelta dal Comune insieme ad A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana), che lo scorso luglio aveva organizzato su questa spiaggia un weekend naturista al quale avevano partecipato più di 50 persone. “L’iter è così ufficialmente iniziato – commenta a caldo il sindaco Eraldo Botta – A questo punto si farà domanda al demanio, ma si tratta di burocrazia”. “Abbiamo deciso di dire di sì perché nel 2019 i problemi dovrebbero essere altri e non quello di consentire uno spazio a chi desidera trascorrere il tempo in spiaggia nudo. Abbiamo deciso di non limitare nessuno nella sua libertà”.
“La spiaggia porterà nuovi turisti in Valsesia – aggiunge Botta – Soprattutto chi è costretto ad andare all’estero. Non c’è nulla di perverso nella spiaggia naturista. È dare modo di poter assecondare uno stile di vita, e siamo molto felici di averlo reso possibile”.
Ora sta a noi naturisti frequentare questa spiaggia, soprattutto per dare ragione alle giuste parole del Sindaco di Varallo Sesia: non c’è nulla di perverso in una spiaggia naturista, perché il naturismo è uno stile di vita educativo, famigliare, volto al rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente circostante attraverso la pratica della nudità in comune. Quindi, ancora una volta, ci preme sottolineare come il naturismo sia del tutto antitetico all’esibizionismo, allo scambismo, e/o a qualsiasi altro comportamento che non sia quello solito di qualsiasi altra spiaggia frequentata da adulti, bambini, giovani, vecchi in tranquilla serenità nella natura.
Leggenda vuole che un giorno la Verità e la Menzogna si siano incrociate. “Buongiorno”, disse la Menzogna. “Buongiorno”, rispose la Verità. “Bella giornata”, disse la Menzogna. Quindi la Verità si sporse per vedere se era vero. Lo era. “Bella giornata”, disse allora la Verità. “Il lago è ancora più bello”, rispose la Menzogna. La Verità guardò verso il lago e vide che la Menzogna diceva il vero e annuì. La Menzogna disse: “L’acqua è ancora più bella. Nuotiamo.”
La Verità sfiorò l’acqua con le dita ed era davvero bella e si fidò della Menzogna. Entrambe si spogliarono e nuotarono tranquille. Qualche tempo dopo la Menzogna uscì, si vestì con gli abiti della Verità e se ne andò. La Verità, incapace di vestire i panni della Menzogna, cominciò a camminare senza vestiti e tutti erano inorriditi nel vederla così. Questo è il modo in cui ancora oggi le persone preferiscono accettare la menzogna camuffata come verità e non la nuda verità.
A fine anno 2000 uscì “Guida illustrata al nudismo” del filosofo, psicologo, teologo, e naturista Giovanni Chimirri, edito da Positive Press (Verona) con le illustrazioni di Ettore Frangipane.
Chimirri è autore anche di altre pubblicazioni sul nudismo e il naturismo, in questa Guida tratta in maniera sintetica argomenti profondi che ogni naturista ha affrontato e affronta, soprattutto parlando con chi naturista non è, i cosiddetti “tessili”. E molti concetti espressi dal Chimirri noi naturisti li sperimentiamo quasi quotidianamente, nel nostro nudo etico, sociale, educativo.
Pubblichiamo alcuni estratti di questa Guida, estrapolazioni che abbiamo diviso in due parti.
C’è in giro una gran desiderio di nudo. Basta sfogliare qualsiasi rivista, accendere il televisore, guardare gli accattivanti manifesti pubblicitari, per rendersi conto della pazzesca voglia di godere della corporeità nel suo stato di nudità. Ma questa voglia non è affatto qualcosa di caratteristico dell’epoca contemporanea in cui viviamo, bensì è connessa alla perenneesigenza che l’uomo ha di interpretare il proprio corpo.
Se biologicamente l’uomo è definito dai contorni della sua pelle, culturalmente egli vuole andare al di là e al di qua di essa. Tutta la storia dell’uomo può essere letta in base al suo sforzo di “cambiare pelle”, ossia di trattare il proprio corpo, proteggerlo, vestirlo e travestirlo, trasformarlo e trasfigurarlo, esibirlo e denudarlo. Ma cos’è il corpo se non la sacra dimora dell’anima, come già lo intendevano i greci?
Il corpo, nella sua bellezza, armonia e proporzione, non è che l’espressione dell’io. Vestito o svestito che sia, il corpo deve rivelare e “mettere a nudo” la personalità che in esso si nasconde. Oggi è soprattutto l’industria della moda a definire la nostra identità, ad assicurarci nei nostri ruoli sociali, a permetterci anche di presentarci come “altro” da noi […]
L’uomo è sempre qualcosa di più della sua condizione naturale, della sua situazione biologica; ragion per cui egli si proietta e vuole andare “al di qua” del nudo, ossia dentro e sotto la sua pelle, per scoprire il proprio Sé. Non si tratta soltanto di vincere le inibizioni verso la nudità (inibizione causata per lo più da un abbigliamento del tutto artificioso e spropositato), ma si tratta di vincere, ancor più in profondità, l’inibizione verso sé stessi, il timore di specchiarci per come veramente siamo, oltre le apparenze del proprio corpo visibile. La nostra nuda pelle è vissuta soprattutto come un elemento di separazione e frontiera tra sé e il mondo esterno: ma deve essere invece rivissuta come elemento di trasparenza e di comunione tra sé e gli altri, tra sé e il mondo naturale (aria, luce), tra sé e se stessi […]
Un altro punto di fondo che ci preme sottolineare è la questione etica della nudità.
Dagli atteggiamenti moralistici e scrupolosi di vittoriana memoria, si è passati per reazione e contrapposizione a un cieco anti-moralismo nel quale, archiviato ogni valore, rimane solo il piacere e il capriccio del singolo a guidare il comportamento dell’uomo. In questa situazione, la nudità ne esce assai malconcia e per nulla autenticamente liberata. Per quanto nudo si vede in giro, esso rimane ancora sostanzialmente un tabù. La disinibizione con la quale il nudo viene oggi proposto è solo apparente, e nasconde ancora molta confusione, molta conflittualità inconscia e perciò irrisolta. Per non parlare poi del gran contorno di volgarità, violenza, ambiguità, sfruttamento, commercio e pornografia che avvolge l’odierna nudità. Ecco allora lo scopo di questo libro: analizzare ogni concetto riguardante la nudità […] al fine di imparare a viverla in una maniera che sia davvero libera, naturale, salutare e fraterna […]
Il pudore è da un lato naturale e universale, ma dall’altro ha assunto manifestazioni diverse e forme particolari. Il pudore risulta come sdoppiato in pudore soggettivo e pudore oggettivo (le tante e molteplici norme, precetti, usanze e costumi).
Il pudore oggettivo varia nei tempi, nei luoghi, nelle circostanze, ed è qualcosa di relativo e non assoluto, che però rimanda a un valore interno e personale. Le parti del corpo (genitali, seno, capelli, piedi, occhi, bocca, natiche, ecc.), i comportamenti, i movimenti e i segni (parole, oggetti, sguardi, abbigliamento, espressioni del volto, ecc.), sono qualcosa di prevalentemente simbolico e polivalente: l’insieme di questo pudore oggettivo è qualcosa che va continuamente reinterpretato, ricostruito, cambiato e decodificato, in rapporto alle intenzioni, ai valori attuali del soggetto e alle circostanze sociali e storiche del presente […]
Lo sguardo è un luogo tipico per l’insorgenza del pudore. Il pudore non insorge però né in quei casi in cui ci si sente guardati come qualcosa di generico (esempi: per il pittore la modella è un qualsiasi “oggetto estetico”, per il medico il paziente è uno dei tanti “casi clinici”), e neppure in quei casi in cui, all’opposto, ci si sente guardati nella propria individualità personale, come avviene nei rapporti confidenziali, amorosi, intimi. Ma se il pittore e il medico si mettono a guardare l’altro desiderandolo nella sua individualità, provocheranno nell’altro, qualora se ne accorga, una reazione di pudore, una fuga e come “un ritorno su se stessi”. […]
Il pudore come “ritorno a se stessi” avviene proprio quando l’intenzione dell’altro non è quella che noi vorremmo, ma ha una direzione diversa e opposta; ed oscilla ambiguamente ora tra un modo di coglierci nella nostra individualità, ed ora invece nel coglierci come un oggetto generico.
Il nudista guarda il nudo altrui e si lascia gratuitamente guardare, ma come non guarda affatto il corpo altrui per libidine, così si sottrae allo sguardo perverso dei “guardoni” e non si lascia guardare da quella moltitudine di maniaci e malati mentali che non hanno capito né la propria corporeità, né quella degli altri.
Un altro modo di intendere il pudore nel gioco degli sguardi è quello di considerarlo come convergenza di buone intenzioni” e punto simbolico che raccoglie ogni possibile individuo. La persona non vuole essere oggettiva e non vuole lasciarsi pietrificare dallo sguardo altrui […]
Lo sguardo del nudista è uno sguardo riconoscente, rispettoso, valorizzante, che si espone gratuitamente (senza secondi fini, ndr) e che pretende quindi dall’altro un’uguale sincerità, lealtà e buone intenzioni.
Il vero sguardo, diceva Dante, è solo quello “che ingentilisce e abbellisce tutto ciò che guarda”.»
Pudore e dignità Naturista – Seconda parte
Pubblichiamo una seconda parte di alcuni tratti del libro “Guida illustrata al nudismo” del filosofo, psicologo, teologo e naturista Giovanni Chimirri, edito nel 2000 da Positive Press (Verona) con le illustrazioni di Ettore Frangipane.
Il principale simbolo del pudore oggettivo è il vestito, col quale da sempre il corpo umano ha dovuto fare i conti e decidere se presentarsi con o senza di esso. Valore del vestito e valore del corpo nudo, sono qualcosa di correlato, e l’uno non esclude l’altro. […] Davanti al nudo possiamo provare sentimenti positivi di meraviglia, liberazione, estasi, gioia, ammirazione, bellezza, amore, armonia con la natura. Oppure, d’altra parte, possiamo provare sentimenti negativi di timore, disgusto, trasgressione, disprezzo, panico, vergogna, vulnerabilità. […] Ma allora come deve presentarsi il corpo? Nudo o vestito? Risposta: non bisogna assolutizzare né il nudo né il vestito, poiché nella vita c’è posto e c’è bisogno di entrambi. Nella nostra esistenza ci sono momenti per stare nudi e momenti per stare vestiti. Il nudista non pretende certo di andare nudo in ufficio, ma il “tessile” d’altra parte non può imporre al nudista alcun ridicolo vestito (per quanto ridotto sia) mentre ad esempio prende un bagno di Sole o di acqua.
Abbiamo detto che il vestito è uno dei più comuni e usuali simboli del pudore, almeno nella civiltà occidentale; però dobbiamo anche dire che il vestito non è un effetto necessario o una manifestazione assoluta del pudore. […] Ciò significa che il pudore può esprimersi in modi diversi e che io posso essere tanto nudo e pudico quanto vestito e impudico, volgare e immorale. L’abito, in sé e da sé, non moralizza nessuno: tutto dipende dal momento, dai condizionamenti psicologici e sociali. […] L’usanza di coprire il corpo non è dunque un correlato indispensabile alla salvaguardia del pudore. […]
La nudità in sé, isolatamente considerata, non è né pudica né impudica. Sono le intenzioni con le quali è vissuta che la qualificano come buona o cattiva. Il concetto di nudità è poi, per lo più, un concetto della cosiddetta “società civile” o “società tessile”. […]
Ora, il nudo ha certamente relazione con la sessualità, ma non è necessariamente o sempre qualcosa di erotico e non è quindi necessariamente in rapporto con la trasgressione dei valori sessuali. L’erotismo del nudo non è qualcosa di naturale e universale, ma è qualcosa di acquisito, è un condizionamento psicologico, è un’autosuggestione, così come è un’autosuggestione il maggiore o minore eccitamento per la vista di alcune parti del corpo anziché di altre. La nudità integrale del naturista è poco o nulla erotica, non perché al naturista non interessi l’eros, ma perché è capace di non tirarlo in ballo quando non serve. […]
Stimola sempre di più il semi-nudo, il mascheramento del corpo o l’ambiguità del corpo, anziché la nudità nella sua semplicità, integralità e naturalezza. […]
Il pudore, al quale si appellano i tessili per negare il nudo (come se loro fossero poi campioni di pudicizia e moralità!), non è in pericolo nel nudo più di quanto non possa esserlo in altre mille situazioni e condizioni.
Il primo passo per difendere la nudità è quello di salvaguardarlo da ogni tipo di strumentalizzazione. […] Questo comporta che la nudità non è un mezzo al servizio di qualcosa d’altro, ma deve simboleggiare un fine e un valore in sé. Io non posseggo un certo corpo che un certo pudore m’impone di nascondere e coprire, ma io sono il mio corpo che vesto e svesto secondo le necessità e i miei gradimenti.
La mia intimità fisica è certo sbrigativamente protetta da quel simbolo del pudore sociale che si chiama “vestito”, ma bisogna fare attenzione che questo pudore non abbia “cattivi effetti collaterali” e che non impedisca la realizzazione di altri legittimi valori del corpo e dell’io.
E neppure è vero, come già osservava Platone, che il corpo nudo rimanga inesorabilmente indifeso: il mio pudore soggettivo e la mia dignità rimangono assolutamente, e avvolgono e proteggono perennemente la mia nuda pelle. Le antiche statue greche raffiguranti eroi e divinità nude, erano e sono avvolte da un misterioso e sottile velo di pudore, che le protegge molto di più di quanto non lo consenta un fittizio e inestetico rivestimento di abiti. […]
L’uomo moderno non è in grado di godere pudicamente della nudità, e continua malsanamente a vestire troppo il proprio corpo (in compenso si è specializzato a denudarlo, per godere della nudità sotto il profilo solamente erotico: grave riduzione delle potenzialità e funzioni del nudo!).
Ma da secoli sono noti i benefici dell’elioterapia, dell’idroterapia, delle saune, dei bagni di vapore, ecc.: tutte pratiche che richiedono la nudità integrale. […] Ma l’autoeducazione individuale alla nudità (per le persone che si avvicinano al nudismo in età adulta) è il primo passo da compiere per accettare poi la nudità altrui e per saper stare nudi con gli altri.
Stando nudi si conosce meglio il proprio corpo e quello altrui. Al fondo di tutto, però, ci deve essere un’adeguata formazione ed educazione ai valori della sessualità, poiché nudità e sessualità hanno stretti punti di contatto. Ma dobbiamo constatare che questa educazione alla sessualità e corporeità è minima, se non inesistente, sia nella famiglia (che è il luogo primario e fondamentale per l’educazione) che, successivamente, nella scuola. […]
In questa situazione di ignoranza e disordine, avviene quella gigantesca pruderia per la quale è il discorso serio sulla corporeità e sulla sessualità che diventa un tabù sessuale!
L’uomo moderno deve riscoprire la propria nudità, deve imparare a cogliere la propria nuda identità al di fuori di tutti i significati simbolici del vestito. Il nudo tonifica i sensi e frena l’aggressività. Dovunque la situazione lo permette o lo richiede, bisogna privarsi degli abiti. […] L’odierno liberalismo sessuale e la caduta di antichi tabù, non è stato però capace di liberare e valorizzare seriamente anche il nudo: ed è proprio questo quello che semplicemente vorrebbe il nudista.
Per “nudità” si dovrebbe intendere tutto il corpo privo di abiti; ma, poiché il nascondimento dei genitali è uno dei più usati comportamenti simbolici del pudore, ecco che spesso il concetto di nudità viene ristretto a quel corpo che li lascia scoperti. Basta essere nudi in “quei posto dove non batte il Sole” (NDR: cosa peraltro non vera per i naturisti) per venire considerati completamente e semplicemente nudi. […]
Ma ridurre la nudità (come la riducono i “tessili”) a una sfacciata e impudica esibizione di peni e vulve, significa non averla compresa per nulla. Per quanto possa sembrare strano infatti, la nudità nella sua integralità, semplicità e naturalezza, non vuole essere affatto e proprio per nulla una “bella mostra di genitali”. […]
Nella genuina nudità gli organi genitali sono certamente “in mostra”, ma nel contempo passano in secondo piano perché vengono conglobati nell’armonico contesto di tutto il corpo e di tutta la persona.
Conclusione: il nudista naturista non è un esibizionista di genitali (questo i tessili proprio non lo capiscono e, forse, non lo capiranno mai!) e né tanto meno un guardone di genitali. […]
Il nudista naturista non rivendica altro che la libertà del proprio corpo e della propria pelle e non vuole fare altro che presentarsi per quello che è, nel suo corpo e nel suo spirito, senza esaltare o esibire affatto nessuna parte fisica e specifica di se stesso.
Pubblichiamo un articolo de Il Messaggero del 26 giugno a proposito di un naturista tedesco nudo in scooter nei pressi di Berlino
Pizzicato mentre gira in scooter completamente nudo. «Avevo caldo». La polizia del Brandeburgo, a qualche decina di chilometri da Berlino, ha fermato un motociclista che andava sul suo scooter completamente nudo, pur se indossando sulla testa il regolamentare casco.
«Ma fa caldo…», si è scusato con gli agenti che hanno fermato l’uomo, esasperato come tutti i berlinesi dell’inconsueta e fortissima ondata di caldo che da giorni affligge la capitale tedesca, abituata al freddo rigido ma non alla calura mediterranea.
Dopo il controllo dei documenti, l’uomo si è rimesso al manubrio ed è ripartito: «guidare nudi non è proibito» ha spiegato un portavoce della Polizia alla Bild, che ha pubblicato una foto dell’uomo nudo in moto.
Posto idilliaco, panorama incantevole: frasi fatte, parole trite e ritrite. Ma poi ti ritrovi realmente in un posto idilliaco con un panorama incantevole, e cosa puoi dire se non questo? A poco più di 20 chilometri dal mare, nell’entroterra savonese, da otto anni Paolo ed Enrico, due giovani, naturisti da sempre, hanno lasciato i rispettivi lavori e si sono messi in società per rilevare “Il Costalunga”, camping naturista esistente da molti anni subito fuori il paese di Sassello, famoso per i suoi amaretti.
Paolo ed Enrico si sono messi subito al lavoro per abbellire, migliorare, allargare la struttura. E i risultati si vedono. Oggi “Il Costalunga” può ospitare non solo tende, camper e roulotte ma anche persone in bungalow e mobil-home.
Letteralmente immerso nel verde a perdita d’occhio del Parco del Beigua, meta ideale di passeggiate ed escursioni, raggiungibile attraverso una bella strada agevole anche per i camper e le roulotte “Il Costalunga” offre una pace e tranquillità naturista totale: dal camping non si vedono case e strade, solo colline, alberi e prati. Ha davvero ragione Paolo, mentre ci illustra i nuovi progetti di sviluppo: l’entroterra ligure è molto bello, anche più della costa. E il mare è lì a mezz’ora, purtroppo senza spiagge naturiste autorizzate; l’imbarco a Vado Ligure dei traghetti per Corsica e Sardegna è a soli 45 minuti.
Ma parliamo dei nuovi progetti, che vedranno nei prossimi due anni “Il Costalunga” trasformarsi da campeggio a struttura naturista completa. Tanto per capire cosa bolle in pentola: oggi il terreno autorizzato si sviluppa su una superficie di 1,5 ettari, domani sarà su 6 ettari! Quattro e mezzo nuovi ettari di natura incontaminata per fare passeggiate naturiste in tutta tranquillità. Sarà prevista anche un’area pic-nic, un percorso ginnico e un aumento degli spazi e delle strutture ricettive, per ospitare al meglio vecchi e nuovi naturisti. Naturisti che oggi sono soprattutto olandesi, con punte del 70%, anche se nei fine settimana le presenze italiane aumentano, arrivando a un rapporto 50/50. Ma i nuovi progetti riguardano anche ciò che già oggi esiste: il bar verrà ingrandito, ci sarà una nuova piscina con l’acqua a sfioro sul panorama incantevole (lo avevamo già detto? ), una sauna e un impianto fotovoltaico da 12 kilowatt. Una bella sfida, soprattutto verso le tempistiche della burocrazia italiana. Per fortuna, “Il Costalunga” può vantare ottimi rapporti con le istituzioni locali, in primis con il Sindaco di Sassello: e come potrebbe essere diversamente? Quando mai, in questo piccolo paese fuori dalle consuete rotte turistiche, hanno visto così tanti turisti stranieri a beneficio dell’economia locale?
A proposito di rotte turistiche e luoghi da visitare: poco prima di Sassello, per chi viene dal mare, o subito dopo per chi proviene da nord, c’è il paese di Stella, dove nacque Sandro Pertini (1896-1990), tra i politici più importanti del Dopoguerra e Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985: si possono visitare la sua casa natale e la sua tomba. Dopo Stella, potete arrivare a “Il Costalunga” e alla sua natura incontaminata, come noi naturisti cerchiamo sempre.
Nell’ultimo rapporto disponibile del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici nazionale, risalente all’agosto 2018 e relativo all’anno 2017, risultano in esercizio 774.014 impianti solari e fotovoltaici per complessivi 19.682 Megawatt installati (2,1% in più rispetto al 2016). Questi impianti hanno generato una produzione di 24.378 Gigawatt, pari a circa l’8% della produzione elettrica nazionale, in cui -ahinoi- la gran parte continuano a farla gli impianti termici, con il 66% del totale. Il restante è soprattutto frutto di impianti idroelettrici. L’eolico pesa per un 6%. Tornando a solare e fotovoltaico, guardando i dati a livello di regioni, per numero di impianti troviamo ai primi quattro posti Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Colpisce il fatto che regioni con un irraggiamento solare assai favorevole come Sicilia e Puglia si trovino al sesto e settimo posto, dietro al Lazio. E colpisce vedere la Campania all’undicesimo posto con meno della metà, ad esempio, di impianti rispetto all’Emilia-Romagna; oppure la Liguria, addirittura al diciassettesimo posto.
Impianti solari nelle regioni italiane
Lasciando stare ogni considerazione socio-economica, troppo lunghe da fare in questa sede e fuori tema, la sensazione è che si perdano occasioni. Sensazioni rafforzate da quanto viene fuori dal rapporto GSE, che evidenzia un rallentamento dell’installazione di nuovi impianti: dal 2013 al 2017 il numero di impianti solari e fotovoltaici è passato da 596.355 a 774.014, pari a un +30%, con media annua del 7,5%. Nel 2017 sono stati realizzati 43.936 impianti, il 6% in più rispetto al 2016, e nei quattro anni precedenti, 2009-2013, erano passati da 76.593 a 596.355, con un ben più significativo + 679%, media annua superiore al 169%.
Potenza e numerosità impianti in Italia
Qui ha avuto un ruolo determinante la politica economica, che dai vari Conto Energia, che remuneravano in maniera soddisfacente i Kilowatt immessi ella rete elettrica, è passata dal 2013 a un rimborso fiscale del 50% in dieci anni per i privati, e un super-ammortamento del 130% per le Aziende. E’ rimasta una piccola remunerazione per l’energia immessa in rete, pari a undici centesimi per kilowatt.
Rimandando ogni altro approfondimento statistico al rapporto Gse che potete trovare sul web, la realtà è che in Italia per solare e fotovoltaico si può e si deve fare di più, c’è ancora molto margine di crescita, ma purtroppo stiamo rallentando anziché accelerare. Noi naturisti cosa e come possiamo fare per sensibilizzare maggiormente opinione pubblica e organismi politici?
Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione. Se lo desideri puoi personalizzare le impostazioni dei cookies. ImpostazioniACCETTA
Privacy & Cookies Policy
Privacy Overview
This website uses cookies to improve your experience while you navigate through the website. Out of these cookies, the cookies that are categorized as necessary are stored on your browser as they are essential for the working of basic functionalities of the website. We also use third-party cookies that help us analyze and understand how you use this website. These cookies will be stored in your browser only with your consent. You also have the option to opt-out of these cookies. But opting out of some of these cookies may have an effect on your browsing experience.
Necessary cookies are absolutely essential for the website to function properly. This category only includes cookies that ensures basic functionalities and security features of the website. These cookies do not store any personal information.
Any cookies that may not be particularly necessary for the website to function and is used specifically to collect user personal data via analytics, ads, other embedded contents are termed as non-necessary cookies. It is mandatory to procure user consent prior to running these cookies on your website.
Caricamento commenti...
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.
Devi effettuare l'accesso per postare un commento.