Autore: Andrea Contini

  • Naturismo in Corsica

    Naturismo in Corsica

    Naturismo in Corsica

    Da più di 50 anni la Corsica è una delle mete del naturismo mondiale, punto di riferimento per molti italiani.
    Ogni estate circa 10.000 naturisti frequentano le strutture Corse, tutte sulla costa est. Abbiamo incontrato i titolari di tre di questi villaggi, che in più di vent’anni abbiamo visto crescere e svilupparsi con grande rispetto dell’ambiente e dell’etica naturista.
    La prima è Angie, che insieme al suo indimenticato e indimenticabile marito ha creato il successo di Bagheera, sulla lunga e grande spiaggia di Bravone, che oggi porta avanti con il suo staff efficiente e gentile.
    Poi abbiamo incontrato Marie-Claire di Riva Bella, sulla spiaggia tra Linguizzetta e Aleria, che con piglio sicuro continua lo sviluppo della struttura con grande attenzione all’ecologia.
    Infine abbiamo parlato con Xavier e Marie-José, fratello e sorella, titolari di una struttura naturista non sul mare, seppure a poca distanza, e immersa in una splendida cornice naturale su un fianco del torrente Furcone.

    A loro abbiamo posto queste quattro domande:
    1) Quando avete iniziato con il naturismo?
    2) Che tipo di evoluzione, di cambiamenti, c’è stato da allora sulla tipologia di naturismo?
    3) Qual è oggi l’andamento del naturismo in Corsica?
    4) Come sono i rapporti con la Federazione Mondiale INF/FNI e quella francese FFN?

    BAGHEERA

    1) Bagheera condivide la lunga spiaggia di km con i villaggi Corsicana e Corsica Natura, anch’essi naturisti. Lì nel 1965 hanno iniziato a praticare il naturismo i tedeschi. Dove ora sorge il Bagheera erano terreni della famiglia del marito di Angie, che si commuove nel ricordarlo ora che non c’è più, e decisero di aprirsi a questo tipo di turismo. Dopo le prime difficoltà iniziali, dovute soprattutto al fatto che a quell’epoca le banche francesi non prestavano soldi ai Corsi (agli stranieri sì, ma ai Corsi no), lo sviluppo è stato continuo.
    2) Oggi c’è più tolleranza verso i “momenti tessili” degli adolescenti, i naturisti duri e puri di una volta non lo permettevano: c’è meno spirito di comunità tra i naturisti attuali, di condivisione del naturismo come stile di vita. Oggi c’è la tendenza a considerarlo più un momento di vacanza, che un modo di pensare e di vivere.
    3) Il naturismo qui in Corsica va bene, non ci sono flessioni, non solo qui al Bagheera.
    4) I rapporti sono buoni, anche se lavoriamo poco con la Federazione francese; non hanno mai organizzato manifestazioni o eventi in Corsica. D’altronde siamo geograficamente un po’ a parte. Ad ogni modo, non richiediamo la tessera INF.


    Una storia simile a quella del Bagheera la condivide Riva Bella, a poca distanza l’uno dall’altro.

    RIVA BELLA

    1) Anche qui il naturismo a cominciato a svilupparsi nel 1965, grazie alla presenza di tedeschi sulla spiaggia antistante il camping di proprietà della famiglia di Marie-Claire, campeggio che allora non era naturista.
    Questa presenza numerosa di naturisti ha trasformato in breve tempo il camping in villaggio naturista: i tedeschi, da frequentatori della spiaggia, sono diventati clienti del Villaggio, che da allora si è sviluppato e ampliato per rispondere alla crescente domanda.
    2) Una volta ci si accontentava di più, bastava si potesse praticare il naturismo in pace e rispetto reciproco. Oggi è sempre più forte la richiesta di servizi e strutture più lussuose: ecco perché RivaBella è sempre in evoluzione. Ha anche una Spa aperta anche ai non naturisti, in modo da farla utilizzare anche ai Corsi che, ovviamente, non tutti sono naturisti.
    3) Facciamo parte del gruppo France 4 e beneficiamo della pubblicità che fanno, soprattutto su Internet, molto efficace. La nostra clientela è soprattutto italiana e francese, con gli italiani in aumento grazie anche alla presenza in alta stagione di Simona, una ragazza di Milano riferimento per i suoi connazionali che vogliono passare un periodo di vacanza qui da noi, e che il resto dell’anno svolge la professione di operatrice umanitaria nelle zone disagiate del mondo. Non abbiamo flessioni, anzi un aumento e un ringiovanimento della clientela. La percentuale di frequentazione naturista della spiaggia è pressoché il 100%, essendo una spiaggia autorizzata al naturismo per legge. Tra l’altro, proprio un sondaggio on-line di France 4 ha rilevato che il 95% di chi prova il naturismo la prima volta, poi ripete l’esperienza.
    4) I rapporti con la Federazione francese sono buoni, comunque non richiediamo la tessera INF.


    Ora ci spostiamo più in giù, nell’entroterra di Porto Vecchio, a pochi chilometri dal mare.

    U FURU

    1) U furu nella lingua Corsa vuol dire “il forno”. Qui una volta c’era un mulino-forno. Nel 1968 un tedesco prese la costruzione abbandonata da anni, per ricavarne un bungalow naturista in muratura, con il terreno intorno. Nostro padre era proprietario dei terreni e faceva il muratore e diede una mano per i lavori. Così questo tedesco, insieme ad altri naturisti, prese a utilizzare d’estate il bungalow e mio padre li vendeva frutta e verdura. All’inizio degli anni ’80 si fecero dei nuovi lavori: la piscina, e delle nuove costruzioni, i tipici “casetti” di questa zona della Corsica. Lì è cominciata la storia di U Furu come è oggi.
    2) La cultura naturista qui è iniziata con i tedeschi e continuata con gli olandesi, che hanno dato la loro impronta di naturismo. Oggi abbiamo anche molti italiani, e molti di questi che vengono a praticare il naturismo per la prima volta.
    3) Non c’è flessione. L’evoluzione che abbiamo vissuto noi è con i Corsi, che oggi diventano naturisti in misura maggiore rispetto al passato.
    4) Non abbiamo rapporti diretti con l’INF/FNI. I rapporti con la Federazione francese sono ottimi: la Presidente è nostra cliente da anni.

  • NATURISMO

    NATURISMO

    Naturismo

    Pubblichiamo un estratto dell’introduzione della “Storia del Naturismo in Italia” di Daniele Agnoli, edita nel 2000 dall’Unione Naturisti Italiani con il contributo della Federazione Naturista Italiana. A distanza di quasi vent’anni i suoi contenuti sono ancora attuali, poiché ribadiscono i valori universali del Naturismo.

    Benché ormai enciclopedie e dizionari ne abbiano recepito il concetto, vaste fasce di persone di diversa estrazione sociale non sanno bene in forma definitiva quale sia il significato della parola naturismo.

    Il naturismo, pur essendo un’istanza profonda, atemporale, dell’anima umana, è nato storicamente in Germania e quasi contemporaneamente in Francia. In Germania il naturismo è sorto come Nacktkultur, ossia come civiltà e cultura della nudità (in tedesco il termine Kultur comprende sia il concetto di cultura che di civiltà). In Francia, prima che naturisme e nudisme, la nuova idea è stata denominata gymnosophie, ciò che ha lo stesso significato di Nacktkultur […] Nei Paesi anglosassoni prevale il termine nudism, che non è sbagliato, ma che può dare luogo a equivoci.

    Poco importa l’etichetta che nei diversi Paesi viene applicata al movimento naturista: l’importante è che emerga, senza pericolo di malintesi, il concetto nella sua chiarezza.

    Naturismo, dice l’ormai classica definizione formulata dalla Federazione Naturista Internazionale (INF-FNI) nel 1974 al 14° Congresso Naturista Mondiale, è: “un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente”.

    Chi analizzi bene tale definizione si rende conto che essa implica una concezione globale della vita, che non è soltanto un vago adeguamento alla legge naturale […]

    Per maggiore chiarezza, sarà bene stornare fin dal principio una concezione del naturismo, diffusa soprattutto nei decenni passati, ma tuttora non del tutto estinta, secondo cui il naturismo non comporterebbe lo stato di nudità. In altre parole questa concezione limitativa del naturismo accetterebbe tutte le prerogative salutistiche e terapeutiche del naturismo, ad esclusione peraltro della pratica della nudità. Tale concetto di naturismo non può essere accettato e non è accettato dalla Federazione Naturista Mondiale e dalla Fenait, la Federazione Naturista Italiana […]

    L’idea naturista è l’unica fra tutte le visioni antropologiche e del mondo che oggigiorno ponga come sua premessa e suo momento essenziale lo stato di nudità del corpo umano ovunque ciò sia possibile, cioè non sia sconsigliato da controindicazioni di natura meteorologica, ambientale, professionale e, fino a un certo punto, sociale. Basti questa affermazione per comprendere quali difficoltà la pratica del naturismo incontri in una società stereotipa come quella italiana, disturbata da atavici complessi sessuali. L’incapacità di realizzare nella propria vita emozionale l’armonia delle proprie componenti psichiche porta l’italiano medio al rifiuto del corpo nudo, al quale riserva, a seconda dell’educazione ricevuta, un atteggiamento di scherno, di disprezzo, di derisione, ma anche di libidine, comunque sempre in un rapporto falsato, come se il proprio corpo nudo non fosse l’unica realtà vera, sensorialmente percepibile, che a ciascuno appartiene nel corso della propria vita, ossia della propria, unica, esperienza del tempo.

    Da ciò nasce un dissenso tra il proprio io vestito, apparentemente razionale, e la propria completa, vera realtà personale, coinvolta nei misteri dell’inconscio, nell’istintualità non ancora redenta, nel torbido coacervo di sentimenti, pensieri, sensazioni che determinano le nostre scelte a nostra insaputa.
    La nudità è accettata come momento di trasgressione, ma in realtà spaventa l’italiano medio, apparentemente disinvolto e sicuro di sé, invero oppresso dal retaggio di una cultura e civiltà umanisticamente raffinata e sofisticata, ma avulsa da un contatto genuino e immediato con il proprio io sensibile. La visione del sesso e del corpo umano interamente nudo suscita nell’italiano medio reazioni del tutto imprevedibili. Soltanto a nominare le parole “nudo”, “nudità”, anche persone che si ritengono disinibite vengono prese da sussulti e rigurgiti psichici tali per cui diventa impossibile qualsiasi disquisizione sulla sanità, sulla normalità, sul potere psicoterapeutico del naturismo […]

    E’ interessante, sintomatico ed emblematico constatare come anche in Italia, parimenti che all’estero, l’adesione al naturismo è interclassista, interetnica, egalitaria, interprofessionale, interrazziale, pur tenendo conto dei diversi valori culturali ed etici delle persone. Spesso persone di modesta cultura e digiune di medicina hanno tuttavia una perfetta intuizione del potere terapeutico della nudità naturale, sia per quanto riguarda l’aspetto fisico che quello psichico […]
    Un naturismo ancorato alla sua base della pratica della nudità come condizione e simbolo della luce che deve illuminare il corpo e l’animo umano. In questa prospettiva si inseriscono come naturali e concomitanti conseguenze l’umanesimo e l’umanitarismo, il rispetto della propria e dell’altrui persona, il culto della famiglia e la responsabile educazione dei figli, la vita sana, il lavoro, lo sport, l’equilibrio nei sentimenti e nella sessualità, un’onesta gioia di vivere.

    Daniele Agnoli (1927- 2013), Provveditore agli Studi e Commendatore della Repubblica Italiana, è stato il primo Presidente della Federazione Naturista italiana. Fondatore della rivista “Naturismo”, pubblicata dal 1972 al 1998, è autore di numerosi articoli e pubblicazioni, tra le quali “Breve storia del Naturismo nei Paesi di lingua tedesca”, “Storia del Naturismo in Italia” e “L’idea naturista in Francia”.