La ricerca dei benefici di una vita salutare, a contatto con la natura, ha dato origine alla riscoperta degli orti condivisi, per la promozione di uno sviluppo sostenibile che favorisca anche migliori relazioni tra le persone.
Per orto condiviso si intende un gruppo di persone che si occupa della coltivazione di spazi pubblici o privati, trasformati in orti da gestire in comune condivisione: queste persone non sono necessariamente proprietari, ma hanno comunque il permesso di coltivarli. In un contesto urbano, condividendo la passione per l’agricoltura biologica, tali gruppi di persone compiono un’azione di pubblica utilità, perché evitano il degrado di zone periferiche o di aree verdi abbandonate, contribuendo alla loro manutenzione e miglioramento.
Già a partire dagli anni ‘70, alcuni studiosi dell’agricoltura biologica incoraggiavano la coltivazione di un proprio orto, considerandolo un mezzo per limitare i problemi causati dall’agricoltura intensiva. Chi si avvicina alla pratica degli orti condivisi su principi di agro-ecologia, ha modo di mettere in pratica in prima persona un atteggiamento ecologico della produzione del cibo, un atteggiamento con cui prendersi cura con maggior consapevolezza della propria salute e di quella della propria famiglia. Inoltre, si ha l’opportunità di contribuire alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, diminuendo i trasporti, gli sprechi di cibo e le esigenze di packaging, evitando anche cibi provenienti da colture intensive.
L’attenzione per l’ambiente e per la natura di chi collabora alla gestione di un orto ha evidenti effetti positivi sulla percezione del proprio “essere nella natura”: il Naturismo potrebbe scoprire nella pratica degli orti condivisi un’iniziativa certamente affine ai suoi principi. Perché allora non inaugurare una pratica di orti naturisti, magari in qualche centro naturista, o chiedendo degli spazi pubblici appositi, come si fa ad esempio per una spiaggia? Potrebbe essere un’ulteriore opportunità per noi Naturisti, per far sempre meglio conoscere la nostra realtà e attenzione ecologica all’opinione pubblica.
Con Delibera Comunale del 2 agosto 2019, il comune piemontese di Varallo Sesia, ha autorizzato la prima spiaggia italiana legalmente naturista su fiume. La spiaggia, un piccolo spazio lungo circa 10 metri e largo 5 (meglio di niente), si trova sul fiume Sesia in località Balangera ed è storicamente frequentata da naturisti.
Infatti la zona è stata scelta dal Comune insieme ad A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana), che lo scorso luglio aveva organizzato su questa spiaggia un weekend naturista al quale avevano partecipato più di 50 persone. “L’iter è così ufficialmente iniziato – commenta a caldo il sindaco Eraldo Botta – A questo punto si farà domanda al demanio, ma si tratta di burocrazia”. “Abbiamo deciso di dire di sì perché nel 2019 i problemi dovrebbero essere altri e non quello di consentire uno spazio a chi desidera trascorrere il tempo in spiaggia nudo. Abbiamo deciso di non limitare nessuno nella sua libertà”.
“La spiaggia porterà nuovi turisti in Valsesia – aggiunge Botta – Soprattutto chi è costretto ad andare all’estero. Non c’è nulla di perverso nella spiaggia naturista. È dare modo di poter assecondare uno stile di vita, e siamo molto felici di averlo reso possibile”.
Ora sta a noi naturisti frequentare questa spiaggia, soprattutto per dare ragione alle giuste parole del Sindaco di Varallo Sesia: non c’è nulla di perverso in una spiaggia naturista, perché il naturismo è uno stile di vita educativo, famigliare, volto al rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente circostante attraverso la pratica della nudità in comune. Quindi, ancora una volta, ci preme sottolineare come il naturismo sia del tutto antitetico all’esibizionismo, allo scambismo, e/o a qualsiasi altro comportamento che non sia quello solito di qualsiasi altra spiaggia frequentata da adulti, bambini, giovani, vecchi in tranquilla serenità nella natura.
A fine anno 2000 uscì “Guida illustrata al nudismo” del filosofo, psicologo, teologo, e naturista Giovanni Chimirri, edito da Positive Press (Verona) con le illustrazioni di Ettore Frangipane.
Chimirri è autore anche di altre pubblicazioni sul nudismo e il naturismo, in questa Guida tratta in maniera sintetica argomenti profondi che ogni naturista ha affrontato e affronta, soprattutto parlando con chi naturista non è, i cosiddetti “tessili”. E molti concetti espressi dal Chimirri noi naturisti li sperimentiamo quasi quotidianamente, nel nostro nudo etico, sociale, educativo.
Pubblichiamo alcuni estratti di questa Guida, estrapolazioni che abbiamo diviso in due parti.
C’è in giro una gran desiderio di nudo. Basta sfogliare qualsiasi rivista, accendere il televisore, guardare gli accattivanti manifesti pubblicitari, per rendersi conto della pazzesca voglia di godere della corporeità nel suo stato di nudità. Ma questa voglia non è affatto qualcosa di caratteristico dell’epoca contemporanea in cui viviamo, bensì è connessa alla perenneesigenza che l’uomo ha di interpretare il proprio corpo.
Se biologicamente l’uomo è definito dai contorni della sua pelle, culturalmente egli vuole andare al di là e al di qua di essa. Tutta la storia dell’uomo può essere letta in base al suo sforzo di “cambiare pelle”, ossia di trattare il proprio corpo, proteggerlo, vestirlo e travestirlo, trasformarlo e trasfigurarlo, esibirlo e denudarlo. Ma cos’è il corpo se non la sacra dimora dell’anima, come già lo intendevano i greci?
Il corpo, nella sua bellezza, armonia e proporzione, non è che l’espressione dell’io. Vestito o svestito che sia, il corpo deve rivelare e “mettere a nudo” la personalità che in esso si nasconde. Oggi è soprattutto l’industria della moda a definire la nostra identità, ad assicurarci nei nostri ruoli sociali, a permetterci anche di presentarci come “altro” da noi […]
L’uomo è sempre qualcosa di più della sua condizione naturale, della sua situazione biologica; ragion per cui egli si proietta e vuole andare “al di qua” del nudo, ossia dentro e sotto la sua pelle, per scoprire il proprio Sé. Non si tratta soltanto di vincere le inibizioni verso la nudità (inibizione causata per lo più da un abbigliamento del tutto artificioso e spropositato), ma si tratta di vincere, ancor più in profondità, l’inibizione verso sé stessi, il timore di specchiarci per come veramente siamo, oltre le apparenze del proprio corpo visibile. La nostra nuda pelle è vissuta soprattutto come un elemento di separazione e frontiera tra sé e il mondo esterno: ma deve essere invece rivissuta come elemento di trasparenza e di comunione tra sé e gli altri, tra sé e il mondo naturale (aria, luce), tra sé e se stessi […]
Un altro punto di fondo che ci preme sottolineare è la questione etica della nudità.
Dagli atteggiamenti moralistici e scrupolosi di vittoriana memoria, si è passati per reazione e contrapposizione a un cieco anti-moralismo nel quale, archiviato ogni valore, rimane solo il piacere e il capriccio del singolo a guidare il comportamento dell’uomo. In questa situazione, la nudità ne esce assai malconcia e per nulla autenticamente liberata. Per quanto nudo si vede in giro, esso rimane ancora sostanzialmente un tabù. La disinibizione con la quale il nudo viene oggi proposto è solo apparente, e nasconde ancora molta confusione, molta conflittualità inconscia e perciò irrisolta. Per non parlare poi del gran contorno di volgarità, violenza, ambiguità, sfruttamento, commercio e pornografia che avvolge l’odierna nudità. Ecco allora lo scopo di questo libro: analizzare ogni concetto riguardante la nudità […] al fine di imparare a viverla in una maniera che sia davvero libera, naturale, salutare e fraterna […]
Il pudore è da un lato naturale e universale, ma dall’altro ha assunto manifestazioni diverse e forme particolari. Il pudore risulta come sdoppiato in pudore soggettivo e pudore oggettivo (le tante e molteplici norme, precetti, usanze e costumi).
Il pudore oggettivo varia nei tempi, nei luoghi, nelle circostanze, ed è qualcosa di relativo e non assoluto, che però rimanda a un valore interno e personale. Le parti del corpo (genitali, seno, capelli, piedi, occhi, bocca, natiche, ecc.), i comportamenti, i movimenti e i segni (parole, oggetti, sguardi, abbigliamento, espressioni del volto, ecc.), sono qualcosa di prevalentemente simbolico e polivalente: l’insieme di questo pudore oggettivo è qualcosa che va continuamente reinterpretato, ricostruito, cambiato e decodificato, in rapporto alle intenzioni, ai valori attuali del soggetto e alle circostanze sociali e storiche del presente […]
Lo sguardo è un luogo tipico per l’insorgenza del pudore. Il pudore non insorge però né in quei casi in cui ci si sente guardati come qualcosa di generico (esempi: per il pittore la modella è un qualsiasi “oggetto estetico”, per il medico il paziente è uno dei tanti “casi clinici”), e neppure in quei casi in cui, all’opposto, ci si sente guardati nella propria individualità personale, come avviene nei rapporti confidenziali, amorosi, intimi. Ma se il pittore e il medico si mettono a guardare l’altro desiderandolo nella sua individualità, provocheranno nell’altro, qualora se ne accorga, una reazione di pudore, una fuga e come “un ritorno su se stessi”. […]
Il pudore come “ritorno a se stessi” avviene proprio quando l’intenzione dell’altro non è quella che noi vorremmo, ma ha una direzione diversa e opposta; ed oscilla ambiguamente ora tra un modo di coglierci nella nostra individualità, ed ora invece nel coglierci come un oggetto generico.
Il nudista guarda il nudo altrui e si lascia gratuitamente guardare, ma come non guarda affatto il corpo altrui per libidine, così si sottrae allo sguardo perverso dei “guardoni” e non si lascia guardare da quella moltitudine di maniaci e malati mentali che non hanno capito né la propria corporeità, né quella degli altri.
Un altro modo di intendere il pudore nel gioco degli sguardi è quello di considerarlo come convergenza di buone intenzioni” e punto simbolico che raccoglie ogni possibile individuo. La persona non vuole essere oggettiva e non vuole lasciarsi pietrificare dallo sguardo altrui […]
Lo sguardo del nudista è uno sguardo riconoscente, rispettoso, valorizzante, che si espone gratuitamente (senza secondi fini, ndr) e che pretende quindi dall’altro un’uguale sincerità, lealtà e buone intenzioni.
Il vero sguardo, diceva Dante, è solo quello “che ingentilisce e abbellisce tutto ciò che guarda”.»
Pudore e dignità Naturista – Seconda parte
Pubblichiamo una seconda parte di alcuni tratti del libro “Guida illustrata al nudismo” del filosofo, psicologo, teologo e naturista Giovanni Chimirri, edito nel 2000 da Positive Press (Verona) con le illustrazioni di Ettore Frangipane.
Il principale simbolo del pudore oggettivo è il vestito, col quale da sempre il corpo umano ha dovuto fare i conti e decidere se presentarsi con o senza di esso. Valore del vestito e valore del corpo nudo, sono qualcosa di correlato, e l’uno non esclude l’altro. […] Davanti al nudo possiamo provare sentimenti positivi di meraviglia, liberazione, estasi, gioia, ammirazione, bellezza, amore, armonia con la natura. Oppure, d’altra parte, possiamo provare sentimenti negativi di timore, disgusto, trasgressione, disprezzo, panico, vergogna, vulnerabilità. […] Ma allora come deve presentarsi il corpo? Nudo o vestito? Risposta: non bisogna assolutizzare né il nudo né il vestito, poiché nella vita c’è posto e c’è bisogno di entrambi. Nella nostra esistenza ci sono momenti per stare nudi e momenti per stare vestiti. Il nudista non pretende certo di andare nudo in ufficio, ma il “tessile” d’altra parte non può imporre al nudista alcun ridicolo vestito (per quanto ridotto sia) mentre ad esempio prende un bagno di Sole o di acqua.
Abbiamo detto che il vestito è uno dei più comuni e usuali simboli del pudore, almeno nella civiltà occidentale; però dobbiamo anche dire che il vestito non è un effetto necessario o una manifestazione assoluta del pudore. […] Ciò significa che il pudore può esprimersi in modi diversi e che io posso essere tanto nudo e pudico quanto vestito e impudico, volgare e immorale. L’abito, in sé e da sé, non moralizza nessuno: tutto dipende dal momento, dai condizionamenti psicologici e sociali. […] L’usanza di coprire il corpo non è dunque un correlato indispensabile alla salvaguardia del pudore. […]
La nudità in sé, isolatamente considerata, non è né pudica né impudica. Sono le intenzioni con le quali è vissuta che la qualificano come buona o cattiva. Il concetto di nudità è poi, per lo più, un concetto della cosiddetta “società civile” o “società tessile”. […]
Ora, il nudo ha certamente relazione con la sessualità, ma non è necessariamente o sempre qualcosa di erotico e non è quindi necessariamente in rapporto con la trasgressione dei valori sessuali. L’erotismo del nudo non è qualcosa di naturale e universale, ma è qualcosa di acquisito, è un condizionamento psicologico, è un’autosuggestione, così come è un’autosuggestione il maggiore o minore eccitamento per la vista di alcune parti del corpo anziché di altre. La nudità integrale del naturista è poco o nulla erotica, non perché al naturista non interessi l’eros, ma perché è capace di non tirarlo in ballo quando non serve. […]
Stimola sempre di più il semi-nudo, il mascheramento del corpo o l’ambiguità del corpo, anziché la nudità nella sua semplicità, integralità e naturalezza. […]
Il pudore, al quale si appellano i tessili per negare il nudo (come se loro fossero poi campioni di pudicizia e moralità!), non è in pericolo nel nudo più di quanto non possa esserlo in altre mille situazioni e condizioni.
Il primo passo per difendere la nudità è quello di salvaguardarlo da ogni tipo di strumentalizzazione. […] Questo comporta che la nudità non è un mezzo al servizio di qualcosa d’altro, ma deve simboleggiare un fine e un valore in sé. Io non posseggo un certo corpo che un certo pudore m’impone di nascondere e coprire, ma io sono il mio corpo che vesto e svesto secondo le necessità e i miei gradimenti.
La mia intimità fisica è certo sbrigativamente protetta da quel simbolo del pudore sociale che si chiama “vestito”, ma bisogna fare attenzione che questo pudore non abbia “cattivi effetti collaterali” e che non impedisca la realizzazione di altri legittimi valori del corpo e dell’io.
E neppure è vero, come già osservava Platone, che il corpo nudo rimanga inesorabilmente indifeso: il mio pudore soggettivo e la mia dignità rimangono assolutamente, e avvolgono e proteggono perennemente la mia nuda pelle. Le antiche statue greche raffiguranti eroi e divinità nude, erano e sono avvolte da un misterioso e sottile velo di pudore, che le protegge molto di più di quanto non lo consenta un fittizio e inestetico rivestimento di abiti. […]
L’uomo moderno non è in grado di godere pudicamente della nudità, e continua malsanamente a vestire troppo il proprio corpo (in compenso si è specializzato a denudarlo, per godere della nudità sotto il profilo solamente erotico: grave riduzione delle potenzialità e funzioni del nudo!).
Ma da secoli sono noti i benefici dell’elioterapia, dell’idroterapia, delle saune, dei bagni di vapore, ecc.: tutte pratiche che richiedono la nudità integrale. […] Ma l’autoeducazione individuale alla nudità (per le persone che si avvicinano al nudismo in età adulta) è il primo passo da compiere per accettare poi la nudità altrui e per saper stare nudi con gli altri.
Stando nudi si conosce meglio il proprio corpo e quello altrui. Al fondo di tutto, però, ci deve essere un’adeguata formazione ed educazione ai valori della sessualità, poiché nudità e sessualità hanno stretti punti di contatto. Ma dobbiamo constatare che questa educazione alla sessualità e corporeità è minima, se non inesistente, sia nella famiglia (che è il luogo primario e fondamentale per l’educazione) che, successivamente, nella scuola. […]
In questa situazione di ignoranza e disordine, avviene quella gigantesca pruderia per la quale è il discorso serio sulla corporeità e sulla sessualità che diventa un tabù sessuale!
L’uomo moderno deve riscoprire la propria nudità, deve imparare a cogliere la propria nuda identità al di fuori di tutti i significati simbolici del vestito. Il nudo tonifica i sensi e frena l’aggressività. Dovunque la situazione lo permette o lo richiede, bisogna privarsi degli abiti. […] L’odierno liberalismo sessuale e la caduta di antichi tabù, non è stato però capace di liberare e valorizzare seriamente anche il nudo: ed è proprio questo quello che semplicemente vorrebbe il nudista.
Per “nudità” si dovrebbe intendere tutto il corpo privo di abiti; ma, poiché il nascondimento dei genitali è uno dei più usati comportamenti simbolici del pudore, ecco che spesso il concetto di nudità viene ristretto a quel corpo che li lascia scoperti. Basta essere nudi in “quei posto dove non batte il Sole” (NDR: cosa peraltro non vera per i naturisti) per venire considerati completamente e semplicemente nudi. […]
Ma ridurre la nudità (come la riducono i “tessili”) a una sfacciata e impudica esibizione di peni e vulve, significa non averla compresa per nulla. Per quanto possa sembrare strano infatti, la nudità nella sua integralità, semplicità e naturalezza, non vuole essere affatto e proprio per nulla una “bella mostra di genitali”. […]
Nella genuina nudità gli organi genitali sono certamente “in mostra”, ma nel contempo passano in secondo piano perché vengono conglobati nell’armonico contesto di tutto il corpo e di tutta la persona.
Conclusione: il nudista naturista non è un esibizionista di genitali (questo i tessili proprio non lo capiscono e, forse, non lo capiranno mai!) e né tanto meno un guardone di genitali. […]
Il nudista naturista non rivendica altro che la libertà del proprio corpo e della propria pelle e non vuole fare altro che presentarsi per quello che è, nel suo corpo e nel suo spirito, senza esaltare o esibire affatto nessuna parte fisica e specifica di se stesso.
Nel 1962 lo scrittore inglese Eric Frank Russell immagina un pianeta totalmente votato al Naturismo. Nel romanzo fantascientifico-satirico Galassia che vai, l’approdo di una delegazione terrestre su Igea, il pianeta Naturista, si inserisce nella cornice di un futuro in cui un pianeta Terra troppo ortodosso e tradizionalista scopre di non essere in grado di mantenere i rapporti con le molte colonie instaurate qua e là per il cosmo.
Noi naturisti lottiamo continuamente per ottenere e preservare spazi adeguati al nostro modo di concepire il rapporto con la natura. Se Russell è arrivato a immaginare che fosse necessario emigrare su un altro pianeta, per soddisfare questo proposito, il motivo è che nel futuro che descrive ogni colonia interstellare dell’Impero terrestre ha fatto propria una sotto-cultura della madrepatria, eleggendola a unico stile di vita ammissibile. Così, gli abitanti del pianeta Igea riconoscono nel Naturismo la propria vocazione, mostrandosi nudi e liberi al “vestitissimo” equipaggio mandato a rappresentanza della Terra.
La storia si ripete (o si ripeterà nel futuro galattico): sbarcando su Igea, il pianeta Naturista, la spedizione che aveva il compito di riportare le colonie terrestri sotto l’ala protettrice di una cultura millenaria dovrà fare i conti con le limitazioni imposte da quella stessa cultura. Gli igeani vivono nudi? Per non offendere la loro cultura i militari in libera uscita dovranno visitare il pianeta senza vestiti addosso (con la gentile concessione di indossare gli stivali).
Unita a un salutismo che non ammette vizi o debolezze, la nudità degli igeani diventa il pretesto per marcare una sostanziale differenza con i flaccidi e ansimanti terrestri. Allo stesso tempo, la nudità propone un modo di vivere alternativo, seminando il dubbio e stimolando la curiosità tra i membri dell’equipaggio.
I preconcetti che i nostri si sono portati dietro per migliaia di anni impediscono di accettare a priori la particolarità dei coloni di Igea, ma nonostante questo i visitatori terrestri si scoprono incapaci di stabilire quale delle due sia la cultura “giusta”.
E, di ritorno al pianeta Terra, non avrebbero di che stupirsi nell’incontrare naturisti che non hanno dovuto attraversare il vuoto spaziale per vivere le giornate senza vestiti.
Pubblichiamo un estratto del romanzo, edito da Mondadori per la collana Urania Collezione (n.25 del febbraio 2005)
Il secondo pianeta affiorò dallo spazio come una vivida palla verde-azzurra che girava attorno a un astro arancione pallido, parente stretto del Sole. Altri nove pianeti e una dozzina di satelliti completavano il sistema ma, secondo le antiche carte spaziali, Ige era l’unico abitato da esponenti del genere umano. Le macchine fotografiche entrarono in funzione appena il pianeta venne a trovarsi a una distanza sufficientemente ravvicinata. Apparvero vaste zone di foresta intatta, e molti fiumi che scorrevano senza venire attraversati da ponti. Tuttavia, una parte del territorio indicava che i colonizzatori non se n’erano rimasti con le mani in mano. Autostrade e ferrovie attraversavano buona parte delle vallate più grandi e più fertili, coltivate fino al limite delle foreste. Altre vallate, città e villaggi sorgevano un po’ dappertutto, e si vedevano anche fabbriche e altri segni di attività industriale. C’era una città in riva all’acqua con un sistema di banchine, e grandi velieri ancorati nella rada. Il tutto dava l’impressione di abitanti più numerosi e attivi che sul pianeta precedente. […] Gli igeani erano altissimi e ben fatti, dei veri Mister Muscolo. Ognuno di loro portava una borsa a tracolla, ed era elegantemente abbigliato con un paio di sandali… e nient’altro. Scrutando l’assemblea con malcelato disprezzo, uno dei due pronunciò un fraterno benvenuto: ─ Eccoli qua i terrestri… i soliti incorreggibili zozzoni! L’ambasciatore accolse l’osservazione come una botta in testa. Reagì d’istinto: ─ Sarebbe a dire? ─ Che continuate a nascondervi alla gloria dei raggi solari e alla faccia del creato ─ lo informò l’aborigeno. E puntando significativamente gli occhi sulle trippe dell’ambasciatore, osservò, rivolto al compagno: ─ Bisogna riconoscere che questo ha i suoi buoni motivi per vergognarsi del suo corpo, eh, Pincuff? ─ Già ─ approvò Pincuff. ─ A forza di insistere, si sa che l’ingordigia e la dissolutezza hanno il loro effetto. ─ Non vi permetto…! ─ protestò l’ambasciatore. ─ Hai sentito, Boogle? Lui non permette ─ disse Pincuff, sbottando in una risata. I suoi occhi si posarono sulla nave, notando le facce attonite che si affacciavano un po’ dappertutto. ─ E guarda quelli, Boogle. Hanno paura di venir fuori e di farsi vedere. Sembrano tanti vermi flaccidi. ─ Già ─ confermo Boogle. ─ Dio abbia pietà dei loro petti rachitici. ─ Poi si gettò a terra, eseguì venti flessioni, saltò in piedi e si massaggiò l’addome. ─ Vediamo un po’, fallo tu ─ disse con torno di sfida rivolto all’ambasciatore. ─ Per vostra norma, sono il rappresentante della Terra, non un acrobata da circo. ─ Dici sul serio? Be’, ma almeno una mezza dozzina di semplici piegamenti li potrai fare. ─ No. No e poi no. ─ Almeno uno ─ supplicò Boogle. ─ Tanto per cominciare. In seguito potrai aumentare la dose. Ti farebbe bene, sai? ─ Sono io che stabilisco quello che mi fa bene ─ dichiarò l’ambasciatore, deciso a controllare i propri nervi. ─ E non sono venuto qui per discutere di ginnastica. Desidero essere messo in contatto con qualche autorità. ─ Perché? ─ Per motivi strettamente confidenziali. ─ Ehi, non senti? ─ domandò Boogle a Pincuff, in tono sospettoso. ─ Qui c’è qualcosa che puzza. ─ Viene dalla nave ─ spiegò Pincuff. ─ È piena di aria viziata e di panni vecchi. Nessuno fa il bagno da mesi. Una vera stalla. ─ L’aria della nave viene pulita e sterilizzata sei volte all’ora ─ lo informò Grayder. ─ Lo credo bene! ─ replicò Pincuff. ─ Altrimenti potreste tagliarla col coltello. ─ Che zozzoni ─ aggiunse Boogle per buona misura. ─ Probabilmente rappresentano l’unica forma di vita che ha reputato necessario inventare i centri di disinfestazione. ─ E dove avete sentito queste cose? ─ chiede gelido l’ambasciatore. ─ Abbiamo studiato. Sappiamo un sacco di cose riguardo alla Terra. Là tutti sono fisicamente sporchi, seguono abitudini antigieniche, e hanno una concezione poco sana del proprio corpo. Sono malati, depravati, e infestati da microbi. Perseguitano chiunque non abbia paura di affrontare il vento, la pioggia e il sole nel suo stato naturale. ─ Questa la chiamate istruzione? ─ Certo, lo è. Cambiando tattica, l’ambasciatore arrischiò: ─ Immagino che questi siano gli insegnamenti che via hanno dato i Figli della Libertà, vero? ─ Per la barba di Satana! ─ esclamò Pincuff inorridito. ─ Ci ha presi per Doukhobortsy. ─ Se volete i Douk ─ fece Boogle sprezzante ─ sono al di là delle colline a rotolarsi nel fango. Ce li abbiamo mandati noi, duecento anni fa. ─ Perché? ─ Perché non c’era niente da fare, con loro non si poteva andare d’accordo. Una manica di scocciatori, sempre lì a fare prediche, che cercavano di convincerci a pensarla come loro, e ci mettevano in croce se rifiutavamo di lasciarci illuminare. Credevano che, siccome noi Naturisti eravamo sempre stati perseguitati per la nostra nudità, fossimo pane per i loro denti. Ci hanno lasciato venire qua con l’idea di sottometterci alle loro teorie, ma avevano sbagliato i conti. ─ Com’è andata a finire? ─ Abbiamo morso il freno finché non siamo stati abbastanza forti, poi li abbiamo cacciati verso sud. Chiunque fa causa comunque con i Douk, è un deficiente fatto e finito. Ma per fortuna noi Naturisti non lo siamo affatto. ─ eseguì un paio di piegamenti, saltellò, tir pugni nell’aria per qualche secondo, e infine concluse: ─ Mente sana in corpo sano. Dico bene, Pincuff? ─ Già ─ approvò Pincuff. L’ambasciatore cercò di sapene di più. ─ E voi siete più numerosi di quei… ehm… Douk? ─ Sicuro. In un rapporto di almeno 20 a uno. Loro stanno scomparendo. ─ Il che significa che i Naturisti occupano la parte più importante del pianeta? ─ Esatto. ─ Quindi, a tutti gli effetti, il vostro governo è il governo del pianeta? ─ Proprio.
Pubblichiamo un articolo de Il Messaggero del 26 giugno a proposito di un naturista tedesco nudo in scooter nei pressi di Berlino
Pizzicato mentre gira in scooter completamente nudo. «Avevo caldo». La polizia del Brandeburgo, a qualche decina di chilometri da Berlino, ha fermato un motociclista che andava sul suo scooter completamente nudo, pur se indossando sulla testa il regolamentare casco.
«Ma fa caldo…», si è scusato con gli agenti che hanno fermato l’uomo, esasperato come tutti i berlinesi dell’inconsueta e fortissima ondata di caldo che da giorni affligge la capitale tedesca, abituata al freddo rigido ma non alla calura mediterranea.
Dopo il controllo dei documenti, l’uomo si è rimesso al manubrio ed è ripartito: «guidare nudi non è proibito» ha spiegato un portavoce della Polizia alla Bild, che ha pubblicato una foto dell’uomo nudo in moto.
Posto idilliaco, panorama incantevole: frasi fatte, parole trite e ritrite. Ma poi ti ritrovi realmente in un posto idilliaco con un panorama incantevole, e cosa puoi dire se non questo? A poco più di 20 chilometri dal mare, nell’entroterra savonese, da otto anni Paolo ed Enrico, due giovani, naturisti da sempre, hanno lasciato i rispettivi lavori e si sono messi in società per rilevare “Il Costalunga”, camping naturista esistente da molti anni subito fuori il paese di Sassello, famoso per i suoi amaretti.
Paolo ed Enrico si sono messi subito al lavoro per abbellire, migliorare, allargare la struttura. E i risultati si vedono. Oggi “Il Costalunga” può ospitare non solo tende, camper e roulotte ma anche persone in bungalow e mobil-home.
Letteralmente immerso nel verde a perdita d’occhio del Parco del Beigua, meta ideale di passeggiate ed escursioni, raggiungibile attraverso una bella strada agevole anche per i camper e le roulotte “Il Costalunga” offre una pace e tranquillità naturista totale: dal camping non si vedono case e strade, solo colline, alberi e prati. Ha davvero ragione Paolo, mentre ci illustra i nuovi progetti di sviluppo: l’entroterra ligure è molto bello, anche più della costa. E il mare è lì a mezz’ora, purtroppo senza spiagge naturiste autorizzate; l’imbarco a Vado Ligure dei traghetti per Corsica e Sardegna è a soli 45 minuti.
Ma parliamo dei nuovi progetti, che vedranno nei prossimi due anni “Il Costalunga” trasformarsi da campeggio a struttura naturista completa. Tanto per capire cosa bolle in pentola: oggi il terreno autorizzato si sviluppa su una superficie di 1,5 ettari, domani sarà su 6 ettari! Quattro e mezzo nuovi ettari di natura incontaminata per fare passeggiate naturiste in tutta tranquillità. Sarà prevista anche un’area pic-nic, un percorso ginnico e un aumento degli spazi e delle strutture ricettive, per ospitare al meglio vecchi e nuovi naturisti. Naturisti che oggi sono soprattutto olandesi, con punte del 70%, anche se nei fine settimana le presenze italiane aumentano, arrivando a un rapporto 50/50. Ma i nuovi progetti riguardano anche ciò che già oggi esiste: il bar verrà ingrandito, ci sarà una nuova piscina con l’acqua a sfioro sul panorama incantevole (lo avevamo già detto? ), una sauna e un impianto fotovoltaico da 12 kilowatt. Una bella sfida, soprattutto verso le tempistiche della burocrazia italiana. Per fortuna, “Il Costalunga” può vantare ottimi rapporti con le istituzioni locali, in primis con il Sindaco di Sassello: e come potrebbe essere diversamente? Quando mai, in questo piccolo paese fuori dalle consuete rotte turistiche, hanno visto così tanti turisti stranieri a beneficio dell’economia locale?
A proposito di rotte turistiche e luoghi da visitare: poco prima di Sassello, per chi viene dal mare, o subito dopo per chi proviene da nord, c’è il paese di Stella, dove nacque Sandro Pertini (1896-1990), tra i politici più importanti del Dopoguerra e Presidente della Repubblica dal 1978 al 1985: si possono visitare la sua casa natale e la sua tomba. Dopo Stella, potete arrivare a “Il Costalunga” e alla sua natura incontaminata, come noi naturisti cerchiamo sempre.
Nell’ultimo rapporto disponibile del GSE, il Gestore dei Servizi Energetici nazionale, risalente all’agosto 2018 e relativo all’anno 2017, risultano in esercizio 774.014 impianti solari e fotovoltaici per complessivi 19.682 Megawatt installati (2,1% in più rispetto al 2016). Questi impianti hanno generato una produzione di 24.378 Gigawatt, pari a circa l’8% della produzione elettrica nazionale, in cui -ahinoi- la gran parte continuano a farla gli impianti termici, con il 66% del totale. Il restante è soprattutto frutto di impianti idroelettrici. L’eolico pesa per un 6%. Tornando a solare e fotovoltaico, guardando i dati a livello di regioni, per numero di impianti troviamo ai primi quattro posti Lombardia, Veneto, Emilia-Romagna e Piemonte. Colpisce il fatto che regioni con un irraggiamento solare assai favorevole come Sicilia e Puglia si trovino al sesto e settimo posto, dietro al Lazio. E colpisce vedere la Campania all’undicesimo posto con meno della metà, ad esempio, di impianti rispetto all’Emilia-Romagna; oppure la Liguria, addirittura al diciassettesimo posto.
Impianti solari nelle regioni italiane
Lasciando stare ogni considerazione socio-economica, troppo lunghe da fare in questa sede e fuori tema, la sensazione è che si perdano occasioni. Sensazioni rafforzate da quanto viene fuori dal rapporto GSE, che evidenzia un rallentamento dell’installazione di nuovi impianti: dal 2013 al 2017 il numero di impianti solari e fotovoltaici è passato da 596.355 a 774.014, pari a un +30%, con media annua del 7,5%. Nel 2017 sono stati realizzati 43.936 impianti, il 6% in più rispetto al 2016, e nei quattro anni precedenti, 2009-2013, erano passati da 76.593 a 596.355, con un ben più significativo + 679%, media annua superiore al 169%.
Potenza e numerosità impianti in Italia
Qui ha avuto un ruolo determinante la politica economica, che dai vari Conto Energia, che remuneravano in maniera soddisfacente i Kilowatt immessi ella rete elettrica, è passata dal 2013 a un rimborso fiscale del 50% in dieci anni per i privati, e un super-ammortamento del 130% per le Aziende. E’ rimasta una piccola remunerazione per l’energia immessa in rete, pari a undici centesimi per kilowatt.
Rimandando ogni altro approfondimento statistico al rapporto Gse che potete trovare sul web, la realtà è che in Italia per solare e fotovoltaico si può e si deve fare di più, c’è ancora molto margine di crescita, ma purtroppo stiamo rallentando anziché accelerare. Noi naturisti cosa e come possiamo fare per sensibilizzare maggiormente opinione pubblica e organismi politici?
Da più di 50 anni la Corsica è una delle mete del naturismo mondiale, punto di riferimento per molti italiani. Ogni estate circa 10.000 naturisti frequentano le strutture Corse, tutte sulla costa est. Abbiamo incontrato i titolari di tre di questi villaggi, che in più di vent’anni abbiamo visto crescere e svilupparsi con grande rispetto dell’ambiente e dell’etica naturista. La prima è Angie, che insieme al suo indimenticato e indimenticabile marito ha creato il successo di Bagheera, sulla lunga e grande spiaggia di Bravone, che oggi porta avanti con il suo staff efficiente e gentile. Poi abbiamo incontrato Marie-Claire di Riva Bella, sulla spiaggia tra Linguizzetta e Aleria, che con piglio sicuro continua lo sviluppo della struttura con grande attenzione all’ecologia. Infine abbiamo parlato con Xavier e Marie-José, fratello e sorella, titolari di una struttura naturista non sul mare, seppure a poca distanza, e immersa in una splendida cornice naturale su un fianco del torrente Furcone.
A loro abbiamo posto queste quattro domande: 1) Quando avete iniziato con il naturismo? 2) Che tipo di evoluzione, di cambiamenti, c’è stato da allora sulla tipologia di naturismo? 3) Qual è oggi l’andamento del naturismo in Corsica? 4) Come sono i rapporti con la Federazione Mondiale INF/FNI e quella francese FFN?
1) Bagheera condivide la lunga spiaggia di km con i villaggi Corsicana e Corsica Natura, anch’essi naturisti. Lì nel 1965 hanno iniziato a praticare il naturismo i tedeschi. Dove ora sorge il Bagheera erano terreni della famiglia del marito di Angie, che si commuove nel ricordarlo ora che non c’è più, e decisero di aprirsi a questo tipo di turismo. Dopo le prime difficoltà iniziali, dovute soprattutto al fatto che a quell’epoca le banche francesi non prestavano soldi ai Corsi (agli stranieri sì, ma ai Corsi no), lo sviluppo è stato continuo. 2) Oggi c’è più tolleranza verso i “momenti tessili” degli adolescenti, i naturisti duri e puri di una volta non lo permettevano: c’è meno spirito di comunità tra i naturisti attuali, di condivisione del naturismo come stile di vita. Oggi c’è la tendenza a considerarlo più un momento di vacanza, che un modo di pensare e di vivere. 3) Il naturismo qui in Corsica va bene, non ci sono flessioni, non solo qui al Bagheera. 4) I rapporti sono buoni, anche se lavoriamo poco con la Federazione francese; non hanno mai organizzato manifestazioni o eventi in Corsica. D’altronde siamo geograficamente un po’ a parte. Ad ogni modo, non richiediamo la tessera INF.
Una storia simile a quella del Bagheera la condivide Riva Bella, a poca distanza l’uno dall’altro.
1) Anche qui il naturismo a cominciato a svilupparsi nel 1965, grazie alla presenza di tedeschi sulla spiaggia antistante il camping di proprietà della famiglia di Marie-Claire, campeggio che allora non era naturista. Questa presenza numerosa di naturisti ha trasformato in breve tempo il camping in villaggio naturista: i tedeschi, da frequentatori della spiaggia, sono diventati clienti del Villaggio, che da allora si è sviluppato e ampliato per rispondere alla crescente domanda. 2) Una volta ci si accontentava di più, bastava si potesse praticare il naturismo in pace e rispetto reciproco. Oggi è sempre più forte la richiesta di servizi e strutture più lussuose: ecco perché RivaBella è sempre in evoluzione. Ha anche una Spa aperta anche ai non naturisti, in modo da farla utilizzare anche ai Corsi che, ovviamente, non tutti sono naturisti. 3) Facciamo parte del gruppo France 4 e beneficiamo della pubblicità che fanno, soprattutto su Internet, molto efficace. La nostra clientela è soprattutto italiana e francese, con gli italiani in aumento grazie anche alla presenza in alta stagione di Simona, una ragazza di Milano riferimento per i suoi connazionali che vogliono passare un periodo di vacanza qui da noi, e che il resto dell’anno svolge la professione di operatrice umanitaria nelle zone disagiate del mondo. Non abbiamo flessioni, anzi un aumento e un ringiovanimento della clientela. La percentuale di frequentazione naturista della spiaggia è pressoché il 100%, essendo una spiaggia autorizzata al naturismo per legge. Tra l’altro, proprio un sondaggio on-line di France 4 ha rilevato che il 95% di chi prova il naturismo la prima volta, poi ripete l’esperienza. 4) I rapporti con la Federazione francese sono buoni, comunque non richiediamo la tessera INF.
Ora ci spostiamo più in giù, nell’entroterra di Porto Vecchio, a pochi chilometri dal mare.
1) U furu nella lingua Corsa vuol dire “il forno”. Qui una volta c’era un mulino-forno. Nel 1968 un tedesco prese la costruzione abbandonata da anni, per ricavarne un bungalow naturista in muratura, con il terreno intorno. Nostro padre era proprietario dei terreni e faceva il muratore e diede una mano per i lavori. Così questo tedesco, insieme ad altri naturisti, prese a utilizzare d’estate il bungalow e mio padre li vendeva frutta e verdura. All’inizio degli anni ’80 si fecero dei nuovi lavori: la piscina, e delle nuove costruzioni, i tipici “casetti” di questa zona della Corsica. Lì è cominciata la storia di U Furu come è oggi. 2) La cultura naturista qui è iniziata con i tedeschi e continuata con gli olandesi, che hanno dato la loro impronta di naturismo. Oggi abbiamo anche molti italiani, e molti di questi che vengono a praticare il naturismo per la prima volta. 3) Non c’è flessione. L’evoluzione che abbiamo vissuto noi è con i Corsi, che oggi diventano naturisti in misura maggiore rispetto al passato. 4) Non abbiamo rapporti diretti con l’INF/FNI. I rapporti con la Federazione francese sono ottimi: la Presidente è nostra cliente da anni.
Pubblichiamo un estratto dell’introduzione della “Storia del Naturismo in Italia” di Daniele Agnoli, edita nel 2000 dall’Unione Naturisti Italiani con il contributo della Federazione Naturista Italiana. A distanza di quasi vent’anni i suoi contenuti sono ancora attuali, poiché ribadiscono i valori universali del Naturismo.
Benché ormai enciclopedie e dizionari ne abbiano recepito il concetto, vaste fasce di persone di diversa estrazione sociale non sanno bene in forma definitiva quale sia il significato della parola naturismo.
Il naturismo, pur essendo un’istanza profonda, atemporale, dell’anima umana, è nato storicamente in Germania e quasi contemporaneamente in Francia. In Germania il naturismo è sorto come Nacktkultur, ossia come civiltà e cultura della nudità (in tedesco il termine Kultur comprende sia il concetto di cultura che di civiltà). In Francia, prima che naturisme e nudisme, la nuova idea è stata denominata gymnosophie, ciò che ha lo stesso significato di Nacktkultur […] Nei Paesi anglosassoni prevale il termine nudism, che non è sbagliato, ma che può dare luogo a equivoci.
Poco importa l’etichetta che nei diversi Paesi viene applicata al movimento naturista: l’importante è che emerga, senza pericolo di malintesi, il concetto nella sua chiarezza.
Naturismo, dice l’ormai classica definizione formulata dalla Federazione Naturista Internazionale (INF-FNI) nel 1974 al 14° Congresso Naturista Mondiale, è: “un modo di vivere in armonia con la natura, caratterizzato dalla pratica della nudità in comune, allo scopo di favorire il rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente”.
Chi analizzi bene tale definizione si rende conto che essa implica una concezione globale della vita, che non è soltanto un vago adeguamento alla legge naturale […]
Per maggiore chiarezza, sarà bene stornare fin dal principio una concezione del naturismo, diffusa soprattutto nei decenni passati, ma tuttora non del tutto estinta, secondo cui il naturismo non comporterebbe lo stato di nudità. In altre parole questa concezione limitativa del naturismo accetterebbe tutte le prerogative salutistiche e terapeutiche del naturismo, ad esclusione peraltro della pratica della nudità. Tale concetto di naturismo non può essere accettato e non è accettato dalla Federazione Naturista Mondiale e dalla Fenait, la Federazione Naturista Italiana […]
L’idea naturista è l’unica fra tutte le visioni antropologiche e del mondo che oggigiorno ponga come sua premessa e suo momento essenziale lo stato di nudità del corpo umano ovunque ciò sia possibile, cioè non sia sconsigliato da controindicazioni di natura meteorologica, ambientale, professionale e, fino a un certo punto, sociale. Basti questa affermazione per comprendere quali difficoltà la pratica del naturismo incontri in una società stereotipa come quella italiana, disturbata da atavici complessi sessuali. L’incapacità di realizzare nella propria vita emozionale l’armonia delle proprie componenti psichiche porta l’italiano medio al rifiuto del corpo nudo, al quale riserva, a seconda dell’educazione ricevuta, un atteggiamento di scherno, di disprezzo, di derisione, ma anche di libidine, comunque sempre in un rapporto falsato, come se il proprio corpo nudo non fosse l’unica realtà vera, sensorialmente percepibile, che a ciascuno appartiene nel corso della propria vita, ossia della propria, unica, esperienza del tempo.
Da ciò nasce un dissenso tra il proprio io vestito, apparentemente razionale, e la propria completa, vera realtà personale, coinvolta nei misteri dell’inconscio, nell’istintualità non ancora redenta, nel torbido coacervo di sentimenti, pensieri, sensazioni che determinano le nostre scelte a nostra insaputa. La nudità è accettata come momento di trasgressione, ma in realtà spaventa l’italiano medio, apparentemente disinvolto e sicuro di sé, invero oppresso dal retaggio di una cultura e civiltà umanisticamente raffinata e sofisticata, ma avulsa da un contatto genuino e immediato con il proprio io sensibile. La visione del sesso e del corpo umano interamente nudo suscita nell’italiano medio reazioni del tutto imprevedibili. Soltanto a nominare le parole “nudo”, “nudità”, anche persone che si ritengono disinibite vengono prese da sussulti e rigurgiti psichici tali per cui diventa impossibile qualsiasi disquisizione sulla sanità, sulla normalità, sul potere psicoterapeutico del naturismo […]
E’ interessante, sintomatico ed emblematico constatare come anche in Italia, parimenti che all’estero, l’adesione al naturismo è interclassista, interetnica, egalitaria, interprofessionale, interrazziale, pur tenendo conto dei diversi valori culturali ed etici delle persone. Spesso persone di modesta cultura e digiune di medicina hanno tuttavia una perfetta intuizione del potere terapeutico della nudità naturale, sia per quanto riguarda l’aspetto fisico che quello psichico […] Un naturismo ancorato alla sua base della pratica della nudità come condizione e simbolo della luce che deve illuminare il corpo e l’animo umano. In questa prospettiva si inseriscono come naturali e concomitanti conseguenze l’umanesimo e l’umanitarismo, il rispetto della propria e dell’altrui persona, il culto della famiglia e la responsabile educazione dei figli, la vita sana, il lavoro, lo sport, l’equilibrio nei sentimenti e nella sessualità, un’onesta gioia di vivere.
Daniele Agnoli (1927- 2013), Provveditore agli Studi e Commendatore della Repubblica Italiana, è stato il primo Presidente della Federazione Naturista italiana. Fondatore della rivista “Naturismo”, pubblicata dal 1972 al 1998, è autore di numerosi articoli e pubblicazioni, tra le quali “Breve storia del Naturismo nei Paesi di lingua tedesca”, “Storia del Naturismo in Italia” e “L’idea naturista in Francia”.
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