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  • Distinzione tra naturismo e nudismo

    Distinzione tra naturismo e nudismo

    di Pino Fiorella
    Grant Drumheller, Spiaggia Nudista
    Grant Drumheller, Spiaggia Nudista

    Sono stati scritti fiumi di parole sulla distinzione tra nudismo e naturismo, ma aggiungere ancora qualcosa sull’argomento è necessario, anche perché sovente, anzi molto spesso, c’è chi è tentato di scindere in due parti questa filosofia di vita caratterizzata dalla pratica, da un lato, della semplice nudità, e dall’altro dalla pratica di un nudismo etico, cioè naturismo.
    In relazione al semplice nudismo, si può dire dire che vi è una scuola di pensiero che afferma che il nudismo sarebbe solo uno degli obiettivi del naturismo. E ciò è anche vero, dato che il naturismo persegue anche altri obbiettivi oltre all’eliminazione del tabù del nudo, come l’igiene psicofisica, il rispetto della natura, l’autoaffermazione, l’autoidentificazione, ecc., ma tale affermazione dimentica di chiarire che la pratica della nudità è il principio cardine del naturismo, e non come invece si sostiene che il naturista, una volta approdato al nudismo, “deve lasciarselo alle spalle o mantenerlo soltanto come fatto piacevole e distensivo per periodi di tempo limitati, essendo poco importante rispetto al cambiamento di visione che il naturismo dà all’esistenza”.
    E come se ciò non bastasse, c’è anche chi pretende di liberamente interpretare le delibere della Federazione Naturista Internazionale (INF-FNI) citando l’anno 1953, perché a partire da tale data è stata introdotta la netta distinzione fra il “naturismo nudista” della INF/FNI e un “naturismo non nudista” di altre organizzazioni, interpretando questo fatto come espressione tangibile del “principio di tolleranza”. Ma qui la tolleranza c’entra poco o nulla, perché se si tratta di organizzazioni che non fanno parte dell’INF-FNI è ovvio che possano fare ciò che vogliono, e quindi è evidente che non debbano essere considerate organizzazioni naturiste, come si vedrà più avanti nello spiegare il significato della parola naturismo.

    Un lungo dibattito

    Distinzione tra naturismo e nudismo

    Tralasciando la lunga sequela di inesattezze, errori storici, interpretazioni sbagliate, considerazioni strampalate, che dimostrano l’estrema ignoranza di chi pretende di sapere senza avere prima letto la storia del naturismo, ci concentriamo sul concetto di nudità che è il cuore dell’idea naturista. E lo facciamo perché regolarmente viene sollevata l’annosa questione che naturismo e nudismo non sarebbero la stessa cosa, per cui questi due termini non sarebbero sinonimi. Inoltre, si afferma che fare del solo nudismo sarebbe banale e che il naturismo dovrebbe essere improntato alla massima tolleranza (preso atto del fatto che stiamo diventando una società multietnica); e ancora, si aggiunge, che le riviste naturiste dovrebbero parlare soltanto di naturismo e invece sono piene di foto di villaggi, centri vacanze, spiagge nudiste, ecc.
    Ebbene, se si rispondesse a tutte queste critiche dicendo che si tratta di sciocchezze, di vere e proprie stupidaggini che si fondano sull’ignoranza di cui si diceva sopra, ci verrebbe senz’altro ribadito che non abbiamo argomenti per replicare. Invece gli argomenti ci sono, eccome!
    Innanzitutto va precisato subito che fare del solo nudismo non è un fatto banale, e ciò per il semplice motivo che la nudità integrale lascia scoperti gli organi genitali, il che implica l’abbattimento, conscio o inconscio, di un tabù ancestrale, cosa questa che non è affatto banale e che anzi presenta difficoltà estreme di carattere psicologico da parte di un individuo condizionato dal tabù del nudo.
    Per quanto riguarda invece il concetto di tolleranza, è necessario chiarire che la tolleranza naturista non può spingersi oltre un certo limite, perché l’accettazione di persone vestite nei centri naturisti, fatti salvi i casi di necessità, igiene e quant’altro rende il vestito necessario, metterebbe in crisi l’idea naturista e la scardinerebbe alla base.
    Circa le riviste naturiste c’è poco da dire: che cosa si vorrebbe che queste facessero, oltre a pubblicare notizie e articoli di cultura naturista, se non la pubblicità ai centri naturisti, pardon “nudisti”, come dicono questi contestatori che accusano i centri di favorire soltanto la pratica del “semplice nudismo”, fra l’altro cosa non vera, trattandosi di nudismo comunitario e promiscuo.
    Per rispondere a tutti questi quesiti non si deve far altro che prendere in esame la prima contestazione (dato che le risposte alle altre sono implicite nel discorso che segue), e cioè che naturismo e nudismo non sarebbero la stessa cosa. Ebbene, per spiegare che invece i due termini indicano la medesima cosa, e quindi di fatto sono sinonimi, è necessario fare un passo indietro nel tempo per tornare alle origini del naturismo.

    Cenni storici

    Distinzione tra naturismo e nudismo

    La “gimnosofia” (gymnos=nudo – sofia=saggezza) è nata nel 1926, anno della fondazione della rivista francese “Vivre d’Abord”, mentre il termine “naturismo” esisteva già prima della gimnosofia. Detto ciò, occorre dire che pochi allora avevano il coraggio (per esempio in Italia, dove eravamo in pieno regime fascista) di parlare apertamente della connotazione nudista implicita ed essenziale del naturismo. E per spiegare questo fenomeno è necessario rifarsi alla storia del naturismo in Europa.
    Ricordiamo che all’epoca della nascita del movimento naturista il sentimento di assoluta e preconcetta ripulsa nei confronti della nudità era il frutto di una sorda e ottusa mentalità borghese di vittoriana memoria. Per questo motivo, cioè per non urtare quella mentalità, Marcel Kienné de Mongeot, fondatore del movimento naturista francese, preferì adoperare il termine “gimnosofia”, che ovviamente nessuno conosceva, dietro il quale però si celava la parola “nudismo”. E per chiarire ulteriormente il concetto, Kienné de Mongeot citava il dottor Fougerat de Lastours, assertore convinto della pratica ginnica, che sosteneva come il termine “nudismo” avesse un significato peggiorativo, se non equivoco, e in certi casi addirittura licenzioso.
    Pertanto la “gimnosofia” altro non è che “nudismo” a cui, però, è stata contemporaneamente associata una filosofia di vita e un etica nuove. A questo duplice aspetto della “nuova idea”, cioè nudismo e vita naturale (e quindi nudo-naturismo”), è stato dato il nome di “naturismo”. Di conseguenza affermare che naturismo e nudismo non sarebbero la stessa cosa significa dire nient’altro che una sciocchezza, una stupidaggine dettata dalla non conoscenza della storia delle origini del naturismo e della sua evoluzione nel tempo.
    Comunque, rispetto a queste posizioni non mancarono i dissidenti, come, per esempio, Jean Deste, che nel suo libro “Le Nudisme” (1981), non volle di proposito abbandonare la dizione “nudismo”, pur conoscendo la definizione ormai affermata di “naturismo” adoperata al posto di “nudismo”: una diatriba che avrebbe poi portato al termine forse più corretto di “nudo-naturismo”, cioè di quell’insieme di regole che orientano l’individuo verso una vita più naturale e più sana, dalla quale la nudità non può essere bandita per il suo potere taumaturgico in relazione a conflitti psichici irrisolti. Inoltre, va ricordato ch’erano i lontani anni Sessanta quando in Francia il termine “nudisme” veniva cancellato e sostituito con quello di “naturisme”, anche perché ci si era resi conto che le parole “nudismo” e “nudista” erano spesso, come detto, male interpretate. Il Deste era consapevole di questo fatto quando nel 1981 pubblicò il suo libro, ma lo fece per non farci dimenticare che il naturismo è nudismo. Se poi qualcuno continua a sostenere che naturismo e nudismo sono due cose diverse, si prenda la briga di andare a leggersi il volume “L’idea naturista in Francia” di Daniele Agnoli dove scoprirebbe che il naturismo, inteso nella sua completa implicazione nudistica, era già chiaro all’atto della fondazione della Féderation Français de Naturisme nel 1948 e dell’INF/FNI avvenuta nel 1953.
    E anche i tedeschi successivamente si sarebbero uniformati a questa dizione sostituendo il termine “Nacktkltur” (cultura della nudità), coniato da Henrich Pudor (1865-1943), con “Freikorperkultur” (libertà e cultura/civiltà del corpo libero) da cui ne è derivata la sigla internazionale FKK, che oggi purtroppo viene anche usata per finalità non naturiste.
    Un altro principio controverso è quello della nudità “obbligatoria”, una polemica che ha radici lontane e che i detrattori del naturismo definiscono come una posizione fondamentalista. Già nel 1989 Erik Holm lanciava la sua filippica contro il nudo facoltativo con il suo opuscolo “Quo vadis Fkk?”: “Mi limito a dire che la nudità del corpo umano è la peculiare caratteristica che contraddistingue il nostro movimento, unico a propugnare questa condizione – naturale e culturale insieme – dell’uomo. Senza di essa il nostro movimento perderebbe, oltre alla sua credibilità, la sua stessa ragione d’essere”.
    Anche Jorg Damm, figlio del noto pioniere Karwilli Damm, fondatore della Biblioteca Naturista Internazionale, si è pronunciato sulla pericolosa tendenza al permissivismo tessile che sta insinuandosi nei centri naturisti. Jorg Damm esprime il suo disappunto constatando come tanti ritengano che si possa fare dello sport vestiti o parzialmente vestiti, e che i giovani possano essere autorizzati a portare un costume quando si trovano nell’età della pubertà. Accettare questi comportamenti, dice il Damm, significherebbe imboccare una strada molto pericolosa, in
    quanto questi comportamenti finirebbero con l’incrinare nella sua essenza l’idea naturista che,
    in questo modo, s’incamminerebbe sulla strada di un’errata interpretazione del concetto di tolleranza. Questa interpretazione pretenderebbe di ridurre la pratica nudista a pochi momenti, quali prendere di sole, fare una nuotata in piscina, fare la doccia, ecc.
    Questo problema della nudità integrale non vincolata, o condizionata, è stato sollevato anche dalla Federazione Naturista Tedesca nel 1993, che attraverso una mirata inchiesta ha voluto conoscere l’opinione dei naturisti su questa delicata questione. Ebbene, la maggioranza dei naturisti si è espressa in senso favorevole alla nudità integrale nello sport e nelle cosiddette strutture di servizio (negozi, bar, ristoranti, supermercati, posta, ecc.). Insomma, il mondo naturista, o perlomeno la maggioranza, ritiene che la nudità debba essere una esperienza globale il cui motto dovrebbe essere nudità sempre in qualunque luogo, ovviamente sempre con decoro, ordine, pulizia e con le dovute precauzioni igieniche.

    E in Italia?

    Anche in Italia, nel 1981, infuriò la polemica su chi voleva differenziare il nudismo dal naturismo. Il problema era stato sollevato dal dottor Luciano Pecchiai con uno scritto indirizzato al “Corriere Medico”. La risposta della rivista “Naturismo”, era stata però ineccepibile:

    “Il Pecchiai fa un duplice errore escludendo il nudismo come parte essenziale del naturismo: un errore storico ed un errore ideologico. L’errore storico consiste nell’identificare la figura di Lamberto Paoletti (1881-1954) con la nascita del naturismo italiano nel 1930. In realtà il Paoletti non è stato il primo a parlare di naturismo in Italia, perché già l’avevano fatto i triestini Tullio Cordon (1923), Eugenio Paulin ed Ernesto Gorischegg (1927). L’errore ideologico, invece, consiste nell’estrapolazione del naturismo italiano dal suo contesto internazionale. Infatti, chi ha avuto il merito di avere concepito autonomamente la prassi fondamentale del naturismo nudista, ha potuto dare consistenza scientifica alla propria intuizione soltanto dopo aver letto le pubblicazioni alcuni dei più validi e autorevoli esponenti del naturismo internazionale (Ungewitter, Seitz, Kock, Zimmermann e il de Mongeot)”. Come giustamente ha scritto Daniele Agnoli, “spesso e volentieri ci si dimentica che l’idea naturista è l’unica fra tutte le visioni antropologiche del mondo che oggigiorno ponga come sua premessa e suo momento essenziale lo stato di nudità del corpo umano”.

  • Il Suncave Gardens di Cerveteri

    Il Suncave Gardens di Cerveteri

    Suncave Gardens - Grotte etrusche

    Dal 2018 a Cerveteri, nella provincia di Roma, c’è una nuova struttura Naturista: il Suncave Gardens True Nature.
    Situato tra il lago di Bracciano e la spiaggia naturista di Santa Severa, a soli 20 minuti di treno dal centro di Roma, il Suncave Gardens si sviluppa su 3 ettari di terreno verdissimo nei pressi della necropoli etrusca Patrimonio Mondiale dell’Unesco.

    Gli attuali proprietari naturisti hanno fatto un grande lavoro di riassestamento delle parti esterne, che giacevano abbandonate da anni, piantando alberi, piante ornamentali e fiori di ogni tipo, in modo da avere fioriture e colori in ogni stagione. Tre sono le peculiarità caratteristiche del resort: un orto biologico, che con i suoi prodotti permette ogni giorno a Leslie, raffinata cuoca di alto livello, di esercitare la propria abilità in cucina; un bio-lago, meta di aironi, rondini e falchi; e, non ultimo, anzi, la serie di grotte etrusche.
    Ecco il perché del nome Suncave Gardens.

    La struttura è aperta da maggio a ottobre, e può ospitare fino a 12/14 persone, in due grandi stanze con bagno che danno sul giardino, e in un cottage di 75 mq.
    Vengono organizzate gite e tour nei dintorni, compresa ovviamente la Città Eterna, lezioni di cucina e orto biologico, e attività per bambini, come dare da mangiare agli animali della fattoria.

    Gli ospiti arrivano soprattutto dall’Italia, ma anche dall’Europa del Nord: naturisti, certo, ma anche neo-naturisti, come capitato con una famiglia ticinese, che, arrivati tessili, sono ripartiti convinti naturisti.
    Ma, d’altronde, sappiamo bene che, una volta provati il benessere fisico e la pace interiore del Naturismo vero e sincero, rispettoso di sé e degli altri, indietro non si può più tornare.
    Maggiori informazioni potete trovarle sul sito web del Suncave Gardens True Nature.

  • Intervista a Luca Mercalli

    Intervista a Luca Mercalli

    Luca Mercalli
    Luca Mercalli

    Naturistitalia ha intervistato Luca Mercalli, noto meteorologo, climatologo, divulgatore scientifico e accademico italiano. Il Prof. Mercalli è da sempre impegnato nel diffondere uno stile di vita più attento alla riduzione dell’impatto ecologico, e nel far conoscere i gravi pericoli dei cambiamenti climatici che stiamo causando e subendo.

    1) “Non c’è più tempo”, così si intitola il Suo ultimo libro edito da Einaudi. Non c’è più tempo per reagire perché la situazione è irreversibile, oppure non c’è più tempo per aspettare di reagire?

    Luca Mercalli: Non c’è più tempo per aspettare di reagire. La situazione è ormai pregiudicata, irreversibile, però possiamo ancora limitare l’entità dei danni. Il danno è già in corso, non possiamo più tornare a un ambiente come era prima. Possiamo ancora evitare la catastrofe: tra un danno catastrofico e un danno tollerabile, soprattutto per i nostri figli e nipoti, abbiamo ancora questa seconda opzione.
    Ma non c’è più tempo, perché più aspettiamo e più questa possibilità di limitare i danni svanisce.

    2) “Il Naturismo è un modo di vivere in armonia con la natura caratterizzato dalla pratica della nudità in comune che ha lo scopo di favorire il rispetto di se stessi, il rispetto degli altri e quello dell’ambiente”, secondo la definizione della Federazione Mondiale INF-FNI redatta nel 1974.
    Rispettare l’ambiente quindi per rispettare noi stessi, per dare e per darci un futuro vivibile. Come mai molti oggi non comprendono che, distruggendo l’ambiente distruggiamo noi stessi?

    Luca Mercalli: Purtroppo distruggere è un’attitudine antropologica dell’uomo, l’abbiamo sempre fatto. Siamo sempre stati dei predatori. La grande differenza è che in passato eravamo pochi: basti pensare che gli esseri umani 10.000 anni fa non raggiungevano i 5 milioni di esemplari. Poi abbiamo raggiunto il miliardo nell’anno 1800, e oggi sfioriamo gli 8 miliardi.
    Da predatori abbiamo invaso tutti gli spazi del Pianeta. E lo abbiamo fatto in passato con mezzi modesti, oggi invece con una tecnologia dirompente, che accelera tutti i danni che stiamo facendo all’ambiente. L’umanità non ha ancora maturato che, per la prima volta nella sua storia, o si pone dei limiti oppure porterà alla rovina la sua possibilità di sopravvivenza.
    Il nostro Pianeta ha dimensioni e risorse limitate, e i dati, la realtà, sono sotto gli occhi di tutti: gli spazi vitali sono sempre più ristretti. E non intendo dire spazi di natura incontaminata, perché ormai incontaminati non sono più nemmeno i fondi degli oceani e le vette delle montagne più alte, ma spazi dove almeno i livelli di compromissione non siano totali.

    3) Movimento Greta: i più giovani sembrano risvegliarsi, dopo gli anni tra la metà dei settanta e la metà dei novanta del secolo da poco trascorso, ma non gli adulti, almeno non con la stessa intensità. Soprattutto sembrano non risvegliarsi quelli che gestiscono il potere: non solo politici, ma anche top manager, giornalisti e influencer. Come mai, e cosa si deve fare?

    Luca Mercalli: Gli spazi di manovra sono ormai limitati. Il movimento dei giovani, stimolati dall’azione di Greta Thurnberg, ha avuto un momento di notorietà con il grande sciopero mondiale del 15 marzo 2019.
    Però, anche se ne è stato annunciato un altro in settembre, mi sembra che la tensione sociale su questi problemi sia troppo bassa: sono passati sei mesi e non è successo ancora nulla di concreto.

    4) “Il mio orto tra cielo e terra” (Aboca edizioni) è il titolo di un altro suo libro. Ognuno di noi può sempre fare singolarmente qualcosa, nel suo piccolo, di utile per l’ambiente e il clima. Cosa può fare ognuno di noi di non utopistico, nel pratico e immediato, da subito…anche se non ha un orto?

    Luca Mercalli: Quel libro riguarda la mia esperienza pluridecennale con l’orto sostenibile, che non tutti possono avere e fare. C’è un altro mio libro che insegna a fare qualcosa in termini pratici, “Prepariamoci” (ed. Chiarelettere), nel quale c’è anche l’orto ma ci sono anche tutte le altre cose che possiamo fare individualmente a casa nostra.
    Possiamo fare molto!
    Sono i consumi che incidono sull’ambiente. Ci sono quattro grandi settori dove ognuno di noi può dare il suo contributo al clima e all’ambiente: la casa, i trasporti, il cibo, e quello generico dei nostri consumi personali. La casa è un grande colabrodo energetico. Sono pochissime oggi in Italia le case che sono state riqualificate dal punto di vista dei consumi energetici. Si può fare con la casa di proprietà, ma anche se si sta in affitto in un condominio. Oggi ci sono, con gli ecobonus, le modalità amministrative per avere uno sgravio fiscale per l’isolamento termico, i vetri doppi, nuovi mezzi di riscaldamento come pompe di calore, pannelli solari, fotovoltaici e così via.
    Il secondo grande asse è quello dei trasporti: come ci muoviamo e perché ci muoviamo? Ci muoviamo troppo e male. Quindi ridurre i trasporti inutili. Ad esempio, io da due anni ho scelto di non prendere più l’aereo, che è il mezzo più inquinante, per
    futili motivi quali le vacanze. Scelgo posti più vicino a me, o prendo il treno: in Europa è possibile visitare tutte le grandi capitali con un viaggio in treno. Poi un’automobile piccola, non i giganteschi Suv che fanno 7 chilometri con un litro, ma una che ne fa 20 o 25. Se è possibile un’auto elettrica, ovviamente ricaricata con energia rinnovabile. Ripeto, dobbiamo cercare di sopprimere i movimenti inutili.
    Oggi con il telelavoro e con mezzi quali Skype si possono evitare riunioni che fanno prendere un’auto, un aereo, un treno.
    Il terzo grande settore è il cibo. Ridurre il consumo di carne, ridurre il cibo esotico, il cibo industriale. La produzione, il trasporto, il confezionamento del cibo rappresenta
    il 25% delle emissioni globali, quindi anche a casa nostra, con le nostre scelte, possiamo fare la differenza con quello che mettiamo in tavola.
    Infine il quarto settore, quello dei consumi dettati dalle nostre scelte di vita. Da questo punto di vista essere naturisti riduce sicuramente i consumi, a partire dal minor uso degli abiti. Gli abiti sono una voce importante dei consumi. Probabilmente i naturisti sono meno sensibili al terribile tarlo della moda, che fa buttare via abiti a manetta, anche se sono ancora buoni. Passano pochi mesi, ci si sente inadeguati e bisogna continuamente sostituirli con qualcosa di nuovo, anche se quello che si ha funziona ancora benissimo. Non dico che bisogna andare in giro come degli straccioni, però dobbiamo fare scelte più oculate su ciò che acquistiamo, una calzatura, un vestito.
    E come gli abiti, c’è il telefonino, c’è tutta quella enorme quantità di prodotti che diventano inutili e che poi si trasformano in rifiuti, quindi in un altro dei problemi ambientali.

    5) L’astronauta Luca Parmitano, da pochi giorni nuovamente in orbita, ha detto “il deserto avanza, è avanzato molto dall’ultima volta che sono stato quassù”. Cambiamenti climatici, fame, migrazioni: noi opulenti occidentali finiremo costretti a emigrare a nord per coltivare il grano, magari fino in Scandinavia per coltivare le vigne?

    Luca Mercalli: È il tema di un romanzo di Bruno Arpaia, “Qualcosa, là fuori”, pubblicato qualche anno fa da Guanda. Immagina gli italiani affamati dalla desertificazione che scappano verso la fine di questo secolo per raggiungere la fertile Scandinavia ed emigrare là, ma vengono falciati dalle mitraglie delle motovedette svedesi che sul Baltico fanno quello che noi oggi facciamo sul Mediterraneo.
    È un romanzo molto realistico.

    6) Perché l’ecologia, la salvaguardia del nostro ambiente viene visto come anti-economico, anziché come un’opportunità, anche di business?

    Luca Mercalli: In realtà si può fare del business con l’ecologia, e lo si sta già facendo. In genere il business lo si fa quando si riesce a essere più efficienti.
    I nostri processi industriali sprecano perché sono nati in un’epoca di sviluppo dove c’era abbondanza di risorse, di materie prime: negli anni ’60 del Novecento il petrolio costava meno dell’acqua, e quindi abbiamo messo su un sistema dissipativo.
    Oggi è possibile cambiare una bella fetta di questi sprechi di materie prime e di energia. In questo modo si fa business, lo si sta già facendo. Moltissime industrie si accorgono che, con i prezzi crescenti dell’energia, con la tassazione ambientale che nei Paesi occidentali comincia a entrare, si può diventare più efficienti, e risparmiare, sprecando e inquinando meno.
    Però non basta: una volta che uno ha tagliato gli sprechi, poi cosa facciamo? Il problema è proprio dell’economia in generale, non è più possibile basarsi su una crescita infinita in un Pianeta finito. Deve cambiare il modello economico, il Pil non può essere la nostra ragione di vita.

  • Orti condivisi Naturisti

    Orti condivisi Naturisti

    Orti condivisi

    La ricerca dei benefici di una vita salutare, a contatto con la natura, ha dato origine alla riscoperta degli orti condivisi, per la promozione di uno sviluppo sostenibile che favorisca anche migliori relazioni tra le persone.

    Per orto condiviso si intende un gruppo di persone che si occupa della coltivazione di spazi pubblici o privati, trasformati in orti da gestire in comune condivisione: queste persone non sono necessariamente proprietari, ma hanno comunque il permesso di coltivarli. In un contesto urbano, condividendo la passione per l’agricoltura biologica, tali gruppi di persone compiono un’azione di pubblica utilità, perché evitano il degrado di zone periferiche o di aree verdi abbandonate, contribuendo alla loro manutenzione e miglioramento.

    Già a partire dagli anni ‘70, alcuni studiosi dell’agricoltura biologica incoraggiavano la coltivazione di un proprio orto, considerandolo un mezzo per limitare i problemi causati dall’agricoltura intensiva. Chi si avvicina alla pratica degli orti condivisi su principi di agro-ecologia, ha modo di mettere in pratica in prima persona un atteggiamento ecologico della produzione del cibo, un atteggiamento con cui prendersi cura con maggior consapevolezza della propria salute e di quella della propria famiglia. Inoltre, si ha l’opportunità di contribuire alla riduzione dell’impatto sull’ambiente, diminuendo i trasporti, gli sprechi di cibo e le esigenze di packaging, evitando anche cibi provenienti da colture intensive.

    L’attenzione per l’ambiente e per la natura di chi collabora alla gestione di un orto ha evidenti effetti positivi sulla percezione del proprio “essere nella natura”: il Naturismo potrebbe scoprire nella pratica degli orti condivisi un’iniziativa certamente affine ai suoi principi. Perché allora non inaugurare una pratica di orti naturisti, magari in qualche centro naturista, o chiedendo degli spazi pubblici appositi, come si fa ad esempio per una spiaggia? Potrebbe essere un’ulteriore opportunità per noi Naturisti, per far sempre meglio conoscere la nostra realtà e attenzione ecologica all’opinione pubblica.

  • Varallo Sesia, prima spiaggia italiana naturista lungo un fiume

    Varallo Sesia, prima spiaggia italiana naturista lungo un fiume

    Varallo Sesia

    Con Delibera Comunale del 2 agosto 2019, il comune piemontese di Varallo Sesia, ha autorizzato la prima spiaggia italiana legalmente naturista su fiume. La spiaggia, un piccolo spazio lungo circa 10 metri e largo 5 (meglio di niente), si trova sul fiume Sesia in località Balangera ed è storicamente frequentata da naturisti.

    Infatti la zona è stata scelta dal Comune insieme ad A.N.ITA (Associazione Naturista Italiana), che lo scorso luglio aveva organizzato su questa spiaggia un weekend naturista al quale avevano partecipato più di 50 persone.
    “L’iter è così ufficialmente iniziato – commenta a caldo il sindaco Eraldo Botta – A questo punto si farà domanda al demanio, ma si tratta di burocrazia”.
    “Abbiamo deciso di dire di sì perché nel 2019 i problemi dovrebbero essere altri e non quello di consentire uno spazio a chi desidera trascorrere il tempo in spiaggia nudo. Abbiamo deciso di non limitare nessuno nella sua libertà”.

    “La spiaggia porterà nuovi turisti in Valsesia – aggiunge Botta – Soprattutto chi è costretto ad andare all’estero. Non c’è nulla di perverso nella spiaggia naturista. È dare modo di poter assecondare uno stile di vita, e siamo molto felici di averlo reso possibile”.

    Ora sta a noi naturisti frequentare questa spiaggia, soprattutto per dare ragione alle giuste parole del Sindaco di Varallo Sesia: non c’è nulla di perverso in una spiaggia naturista, perché il naturismo è uno stile di vita educativo, famigliare, volto al rispetto di sé stessi, degli altri e dell’ambiente circostante attraverso la pratica della nudità in comune.
    Quindi, ancora una volta, ci preme sottolineare come il naturismo sia del tutto antitetico all’esibizionismo, allo scambismo, e/o a qualsiasi altro comportamento che non sia quello solito di qualsiasi altra spiaggia frequentata da adulti, bambini, giovani, vecchi in tranquilla serenità nella natura.

  • Verità  e menzogna

    Verità  e menzogna

    Verita e Menzogna

    Leggenda vuole che un giorno la Verità e la Menzogna si siano incrociate.
    “Buongiorno”, disse la Menzogna.
    “Buongiorno”, rispose la Verità.
    “Bella giornata”, disse la Menzogna.
    Quindi la Verità si sporse per vedere se era vero. Lo era.
    “Bella giornata”, disse allora la Verità.
    “Il lago è ancora più bello”, rispose la Menzogna.
    La Verità guardò verso il lago e vide che la Menzogna diceva il vero e annuì.
    La Menzogna disse: “L’acqua è ancora più bella. Nuotiamo.”

    La Verità sfiorò l’acqua con le dita ed era davvero bella e si fidò della Menzogna.
    Entrambe si spogliarono e nuotarono tranquille.
    Qualche tempo dopo la Menzogna uscì, si vestì con gli abiti della Verità e se ne andò.
    La Verità, incapace di vestire i panni della Menzogna, cominciò a camminare senza vestiti e tutti erano inorriditi nel vederla così.
    Questo è il modo in cui ancora oggi le persone preferiscono accettare la menzogna camuffata come verità e non la nuda verità.